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IL PRESENTE INSONORIZZATO DI TOMMASO DI FRANCESCO

IL PRESENTE INSONORIZZATO DI TOMMASO DI FRANCESCO

Esiste una poesia che dichiara esplicitamente i suoi temi e le sue occasioni, la sua postura e la sua pronuncia davanti ai fatti dell’esistenza. È questa una poesia sempre databile, parafrasarle, disposta più o meno volentieri, cioè più o meno consapevolmente, a farsi leggere e archiviare entro il cosiddetto spirito del tempo e le sue medesime occasioni: il maggioritario poetico, indipendentemente dalla qualità dei versi, oggi ad altro non ambisce, infatti, se non alla tempestività e alla memorabilità della propria dizione. Cinquant’anni oramai di scritture poetiche, unitamente a prose di racconto e di romanzo, collocano viceversa la parabola di Tommaso Di Francesco su un versante di infungibilità e di consapevole, vigile e non meno rigorosa, alterità rispetto all’orizzonte di attesa. La sua costellazione Continua a leggere →

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I CLASSICI NELLA POESIA DI RENATO MINORE

I CLASSICI NELLA POESIA DI RENATO MINORE

Che Renato Minore abbia intitolato la sua raccolta di poesie, Nella notte impenetrabile (Passigli Editore), con una citazione del più enigmatico autore della letteratura latina non è soltanto un omaggio a Petronio, di cui vengono tradotti, nell’ultima sezione, alcuni versi del Satyricon (dove nocte soporifera, con aderenza analogica, viene tradotta “nella notte impenetrabile”). È anche, credo, un accostamento ideale, una sintonia allusiva con quella mobilità di registri e quella levità di passo che aveva indotto Nietzsche a definire Petronio “piedi di vento”: di un vento che “guarisce ogni cosa, costringendo ogni cosa a correre”. L’apertura di un orizzonte circolare è già attuata nella prima sezione, “A chi contempla il cielo in una notte stellata”: dove la poesia diventa raggio cosmico, conquista antropologica e ascolto interiore in una interazione metafisica ed esistenziale di rara intensità e lucidità. In un Continua a leggere →

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IL TEMPO NELLA POESIA DI SANDRINO AQUILANI

 

IL TEMPO NELLA POESIA DI SANDRINO AQUILANI

Ora che mi trovo a introdurre questa nuova raccolta poetica di Sandrino Aquilani, C’è tanta poesia (Sprint Edizioni), mi rendo conto che non è semplice trovare una definizione adeguata, così completa da rappresentare la fisionomia e lo spessore della persona. È un uomo dal carattere versatile e poliedrico, interessato a conoscere la Vita in tutti gli aspetti che la caratterizzano: le sue esperienze spaziano in tutti gli ambiti, dal politico al sociale al culturale. In ogni campo da lui frequentato ha gettato semi che sono cresciuti nel tempo fino a diventare piante rigogliose: progetti e iniziative da lui organizzati si sono trasformati in occasioni per dare il giusto valore a temi legati al sociale e, in generale, al mondo della cultura. Nelle stesse poesie troviamo traccia di questa “ricchezza” di contenuti che Continua a leggere →

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LA ROMA DI ELIO FILIPPO ACCROCCA

LA ROMA DI ELIO FILIPPO ACCROCCA

Elio Filippo Accrocca (1923 ̶ 1996) è uno dei maggiori interpreti della poesia italiana del secondo dopoguerra: nelle sue liriche, improntate ora a una pensosa consapevolezza della realtà, ora a una vivace simbologia, ora a una volontà di sperimentazione, è costante la presenza di Roma. Dal suo sodalizio con gli amici pittori e soprattutto con Vespignani, Buratti e Muccini nacque il cosiddetto “Gruppo di Portonaccio”. Le sue tre prime raccolte di poesie, composte prevalentemente negli anni del secondo dopoguerra (Portonaccio, 1949; Caserma 1950, 1951; Reliquia umana, 1955, ripresi poi e confluiti, con altri versi scritti anche prima del 1949, in Ritorno a Portonaccio, 1959) delineano l’immagine di una sofferta presenza umana che, al di là dell’occasione  ̶  la guerra, la vita di caserma, Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA RABONI

Giovanni Raboni

NOTIZIA

Solo qualche parola,

solo una notizia sul rovescio del conto

sbagliato dal padrone.

Forse è tardi, può darsi che la ruota

giri troppo in fretta perché resti qualcosa:

occhi squartati, teste di cavallo,

bei tempi di Guernica.

Qui i frantumi diventano poltiglia.

E anch’io che ti scrivo

da questo luogo non trasfigurato

non ho frasi da dirti, non ho

voce per questa fede che mi resta,

per i fiaschi simmetrici, le sedie

di paglia ortogonali,

non ho più vista o certezza, è come

se di colpo mi fosse scivolata

la penna dalla mano

e scrivessi col gomito o col naso.

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LA POESIA DI LINDA MAVIAN

LA POESIA DI LINDA MAVIAN

Linda Mavian è felicemente giunta con I rimanenti mari (Campanotto Editore) al quinto e sicuramente più innovativo se non anche più importante libro di liriche. L’attuale silloge suddivisa in tre sezioni, avendo ognuna un proprio titolo, “Limite di sorveglianza”, “Limite inesperti”, “Una veste più ampia”, raccoglie in una prospettiva stilisticamente ardita, ma concettualmente unitaria, temi e momenti, episodi e ricordi, immagini e sentimenti, di una avventurosa navigazione poetica che metaforicamente si è inoltrata nelle sue spericolate rotte ad attraversare zone quasi inaccessibili del “mare” misterioso della parola e di quello non meno insondabile dell’esistenza. Si deve intanto sottolineare fin da subito che si tratta di una raccolta che nel complesso risulta validamente segnata per originalità di modi e di accenti dall’esito innegabile di una raggiunta smagliante maturità espressiva, a riprova ulteriore non solo di una vocazione, da parte di Linda Mavian, autentica ed insieme continuamente feconda, ma pure di una sua ormai Continua a leggere →

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LA FIGURA DELL’IO IN ANNA MARIA CARPI

LA FIGURA DELL’IO IN ANNA MARIA CARPI

Il carattere primo sia della poesia sia della vicenda poetica di Anna Maria Carpi è la singolarità. Nata nel 1939 a Milano, ha cominciato a pubblicare piuttosto tardi, all’inizio degli anni Novanta, quando i poeti della sua generazione, ma anche di quella successiva, già da tempo avevano trovato un’identità e una collocazione precise. Trattandosi di una persona di lettere, in particolare di una studiosa di letteratura e, tanto più, di una traduttrice molto apprezzata della poesia tedesca, una simile sfasatura ha di per sé qualche significato. Questo tuttavia non è che il tratto più esterno di una differenza più sostanziale che la Carpi lungo tutto il corso della sua opera in versi non ha mai smesso di rivendicare, e che riguarda i modi stessi dell’espressione poetica e insieme, a livello tematico, il sentimento del proprio particolare destino, l’inconciliabilità, non importa se nel bene o nel male, del proprio sentire con quello degli altri, a partire dal riconoscimento di una ferita iniziale  ̶  “la macchia dell’origine perdura”  ̶  mai Continua a leggere →

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I RACCONTI IN VERSI DI ARNALDO EDERLE

I RACCONTI IN VERSI DI ARNALDO EDERLE

A una prima lettura Poemetti e Racconti in versi (LietoColle) di Arnaldo Ederle coinvolge nell’incalzare degli argomenti, per la viva colorazione affettiva, per gli incanti descrittivi e naturalistici. Oltre questa luminosa superficie il libro mostra la sua unità di fondo: la scrittura fluida e continua, il periodare ampio, il frequente interrogarsi e catturare l’attenzione di chi legge, perché l’autore gli parla, gli descrive quello che sta vedendo (“Tre e mezzo, la discesa scende fino/a mezza costa, case nude senza uomini”), gli espone riflessioni, ricordi (“Ecco, ritorna il suono, ecco/torna il colore lo splendore”), si mostra con la sua esperienza di vita e la maturità raggiunta, la sua psicologia e filosofia. Cosa conta per il poeta? La natura, soprattutto primaverile: “Il verso dell’usignolo, / che si perde tra le fronde delle foreste / in Continua a leggere →

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L’IDEA SIMBOLISTA DI MARIO LUZI

L’IDEA SIMBOLISTA DI MARIO LUZI

Nei versi di Mario Luzi c’è molto il senso della vita, quasi un’idea entusiasta ed estatica del vivente, il quale non può che essere esaltato (e non invece mortificato) dalla consapevolezza della sua caducità, della sua fine. Perché l’impressione è che quello che viviamo qui altro non sia se non un aspetto di una vita più durevole e che nel cosmo ci siano delle corrispondenze nelle quali potremo riconoscerci, cioè dei luoghi in cui la nostra esistenza ha il suo corrispettivo. Tornando a sfogliare il volume delle sue Poesie (Garzanti Editore) è subito chiaro che Mario Luzi vive la sua esperienza di uomo, prima che di poeta, nell’ottica dell’anelito spirituale, in una chiave di cristianesimo luminoso e geometrico che può avere la sua corrispondenza simbolica nella facciata del Duomo di Firenze, città che è Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA CAPRONI

Giorgio Caproni

A RINA

Nell’aria di settembre (aria
d’innocenza sul chiareggiato
colle) sopra le zolle
ruvide mi sono care
le case a colori grezzi
del tuo paese natale.

Scherzano battendo l’ali
candide sui tetti a fiore
giunti, le colombelle
nuove.

Mentre commuove
dei voli l’aria il giro
tondo, nel cielo ai tocchi
festevoli delle campane
è il lindore dei tuoi virginei
occhi.