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NATALE – Una poesia di Ungaretti musicata da Joe Natta

NATALE – Una poesia di Ungaretti musicata da Joe Natta

Giuseppe Ungaretti

Natale

Non ho voglia / di tuffarmi / in un gomitolo / di strade // Ho tanta / stanchezza / sulle spalle // Lasciatemi così / come una / cosa / posata / in un / angolo / e dimenticata // Qui / non si sente / altro / che il caldo buono // Sto / con le quattro / capriole / di fumo / del focolare

 

 

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PAOLO RUFFILLI: NATALE

Paolo Ruffilli: NATALE

Emerge su dal fondo
esonda la parola
a rompere il silenzio
e pronunciare al mondo
ciò che aspetta
ancora nell’assenza,
ciò che fluttua
nell’andare più indistinto
ancora lì senza
la forma né i contorni
nel simbolo lucente
che emerge e vale
del giorno ritornante
del natale
e che di colpo cessa
di essere in procinto
e si fa vivo da incolore,
si assume e circoscrive
come contenuto
del suo contenitore
dentro il reticolo del nome.

 

 

 

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LA POESIA DI FABIO DAINOTTI

LA POESIA DI FABIO DAINOTTI

La vocazione poetica di Fabio Dainotti comincia a manifestarsi in maniera concreta negli anni Sessanta (Diario poetico, 1964) e Settanta (ne L’araldo nello specchio, 1996,  confluiscono le liriche del decennio 1964-1974) per poi continuare, con cadenza costante, a dare frutti: La ringhiera, 1998; Ragazza Carla cassiera a Milano trent’anni dopo, 2001; Un mondo gnomo, 2002; Ora comprendo, 2004; Maliardaria, 2006. Poesia apparentemente semplicissima, in quanto fondata su sentimenti pensieri fatti quotidiani, e , al tempo stesso, complessa, poiché la connotano una lieve ironia spesso dissimulata e l’esatta misura della parola. Di qui la brevitas propria non solo di Continua a leggere →

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IL ‘CONFINE’ DI CATTAFI

IL ‘CONFINE’ DI CATTAFI

Secco duro gessoso
apparve il disegno del paese.
Là portammo le nostre
leggi, sistemi
di peso, di moneta, di misura. Continua a leggere →

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ZANZOTTO FISICO E METAFISICO

ZANZOTTO FISICO E METAFISICO

Notava Eugenio Montale in un suo memorabile intervento dedicato a La Beltà, che in Andrea Zanzotto si esprime “il tragico dissidio tra quella che i cristiani dicono anima e ciò che gli scienziati dicono psiche”. Indicando questo nodo, Montale coglieva nel segno circa attualità e futuri sviluppi dell’opera del poeta, illuminandone tecniche e strategie messe in atto nel rispondere per via scrittoria a tale rilevazione, a tale insopito, rinascente bisogno di accertamento: “Zanzotto non descrive, circoscrive, avvolge, prende, poi lascia”. È così, in effetti, che Zanzotto si Continua a leggere →

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LA SCRITTURA DI VALERIO MELLO

LA SCRITTURA DI VALERIO MELLO

Valerio Mello in Cercando Ulisse (Italic Pequod) cerca sé stesso nel nome di Ulisse, e la sua mente dà forma alle cose in funzione di questo problema speculativo. Il dramma del giovane Mello, un siciliano trapiantato al Nord che non ha tagliato le radici ma di continuo le rafforza nel ricordo di mitiche lontananze, si svolge fatalmente anche sul filo di memorie – sì, ormai memorie – di letteratura contemporanea (cito Quasimodo e il quasimodismo). Impossibile evaderle. Tuttavia «la clemenza dell’incertezza» lo fa consapevole di uno strappo necessario; ed è lì che la parola viene sottratta al Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SCARSELLI

Veniero Scarselli

ERETICHE GRIDA

Abbi finalmente pietà
di chi non ha saputo trovarti
pur nella bellezza sconvolgente
di questo tuo incredibile universo,
e neppure nel grembo pieno di Grazia
di quest’isola protesa verso il cielo
con l’anelito tenace e forsennato
d’ogni pietra e d’ogni essere vivente
e allora s’è fermato ad aspettarti
con il groppo antico alla gola
d’un povero cane abbandonato
che dopo tanto ostinato frugare
fin presso alla porta della Morte
s’è sdraiato sulla tomba del padrone.

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MARGHERITA GUIDACCI

MARGHERITA GUIDACCI

Nella poesia del secondo Novecento Margherita Guidacci ha senz’altro costituito una presenza di rilievo: una presenza appartata, deliberatamente solitaria, fieramente lontana dalle cronache e dalle mode, ma proprio attraverso queste forme di solitudine scelta – scambiate a torto da qualcuno per superbia –originale e storicamente efficiente. Scriveva Emily Dickinson in una delle bellissime lettere a suo tempo tradotte dalla Guidacci: «Dipingerei un quadro capace di commuovere fino alle lacrime, se avessi la tela adatta, e la scena sarebbe la solitudine, e le figure solitudine, Continua a leggere →

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IL ‘LETARGO’ DI GIULIO GHIRARDI

IL ‘LETARGO’ DI GIULIO GHIRARDI

Niente è più naturale del letargo per alcune specie animali. E per i poeti. Che rinunciano all’io per comprendere la vita. Un uomo dorme fra grattacieli di libri, spostando talvolta qualche piano, consapevole che i crolli cartacei non fanno notizia. Non ricorda il nome della pianta fiorita perché i fiori vivono per una sola giornata. Non tira la coda al pensiero. Lo lascia quieto nella sua tana. Aspetta che gli venga incontro, spontaneamente. Non è «L’uomo che dorme» di George Perec, non si compiace della sonnolenza, dell’amnesia, del letargo come distacco totale dalla Continua a leggere →

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LE IMPRONTE DI FABIO BARBON

LE IMPRONTE DI FABIO BARBON

Scrivere d’amore non è facile. Bisogna avere la mente sgombra dai luoghi comuni che il genere abusato ha disseminato nei meandri della nostra memoria: “Il verbo amare / è il più coniugato, / ma nei tempi e nei modi / è il più bistrattato” si legge, appunto, in una poesia di Femminili impronte (Biblioteca dei Leoni) di Fabio Barbon. Occorre disporre di quel passo sciolto che permette alla scrittura di scombinare il senso comune e i significati Continua a leggere →