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LA POESIA DELLA SETTIMANA: MINORE

RENATO MINORE
E poi viene la voglia di raccontare
e capire quel che vedi: il runner
con la sporta che traballa controlla
il tempo del suo misero prezzo,
chiede euro davanti alla vetrina
il marocchino e con sgarbo è allontanato,
e la cassiera un po’ s’allieta perché
la macchinetta ora l’aiuta a raccogliere
il resto per le monete e quel piatto fungino
lo immagini come il segno divelto
dall’internet del bosco dove le piante
ancora parlottano tra loro e creano
la sotterranea rete sociale, e li c’è
anche chi ascolta il respiro della nascita
dell’universo, il vento delle particelle oscure
che attraversano i corpi senza ferirli.

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BONADÈ EMULO DI RIMBAUD

BONADÈ EMULO DI RIMBAUD

Emulo originale di Rimbaud ed esemplare incarnazione del “poeta maledetto” è oggi, nella sua esperienza che intreccia vita e letteratura, Lorenzo Bonadè, con il suo linguaggio visionario. Anche per Bonadè il poeta infatti deve farsi veggente ed esplorare l’ignoto, accettando di abbandonarsi al disordine dei sensi in uno stile di vita provocatorio, pericoloso, asociale o autodistruttivo che contempla gli eccessi (“Ho ripreso i sentieri, i vicoli stretti. Ho abbandonato le strade maestre”), perché sondare il mistero dal “cantone dei peggiori ladri, farabutti e covo d’ogni vizio: prostituzione, ricettazione, spaccio di droga, mercato nero” richiede forme nuove e una lingua che riesca a pronunciarle. Sotto la realtà apparente, quella percepibile con i sensi, ce n’è un’altra più profonda, a cui si può Continua a leggere →

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L’ISOLA DEI TOPI DI BERTONI

L’ISOLA DEI TOPI DI BERTONI

Vedere un nuovo titolo, una nuova raccolta di testi di Alberto Bertoni – a ormai sette anni da Traversate (2014, Società editrice fiorentina) e a tre dall’antologia Poesie 1980-2014 (2018, Aragno) – è stata per me un’emozione facile, ben presto tramutatasi in entusiasmo. Ho acquistato e letto quasi subito L’isola dei topi (Einaudi), letteralmente divorandolo in pochi giorni, complice anche il fatto che fossi appena uscito da una lettura che si è rivelata per me veramente estenuante, À rebours di Huysmans. Ripercorrendo ancora adesso il testo, tenendolo tra le mani, sfogliando le pagine che strabordano di segni, punti esclamativi e piccoli appunti, riesco forse a isolare qualche filone, aggrapparmi a qualche idea sparsa qua e là in questo libro che, pur essendo corposo, mantiene una Continua a leggere →

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IL FANTASISTA DI JACOBELLIS

IL FANTASISTA DI JACOBELLIS

Gianfranco Jacobellis, Il fantasista del mare (Biblioteca dei Leoni). Ci sono parole che sono il vero esordio , l’approdo al tempo che si muove e fa rumore e a quello che appare fermo, statico, muto. Parole che diventano versi per una costruzione ‘capovolta’ del senso o per una decostruzione ragionata dei significati. Comunque sia, versi come “ed è per questa eclissi virtuale / che la vera povertà / è dello spirito”, generati dalla ‘prova del mare’ di Gianfranco Jacobellis e contenuti in questo suo Il fantasista del mare, affiorano da un nulla inaccettabile per affermare una possibilità ‘strumentale’ o meglio ‘strumentistica’ di mondo, per riattivare una musicalità del senso prima che la sua aderenza al reale. Un reale mortificato, logorato, che genera spesso parole camuffate, enigmatiche, estreme per Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BERTONI

Alberto Bertoni
CHE COS’È LA POESIA
Dice già tutto
di cos’è la poesia
il ricordo che Ida Porena ha trascritto
seguendo Paul Celan in giro
per le tombe di Cerveteri
un giorno del ‘64
quel suo chiudersi a riccio, il volere
passarci da solo
dal buco nei tumuli
giù per il buio
come se a camminare fosse un morto
qualcuno che vestito di scuro
alle vere dimore fa ritorno

E noi, in ordine sparso,
a seguirlo di un passo

Di qua dal confine del senso
e del lutto

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IL FRANCESCO D’ASSISI DI GRIMALDI

IL FRANCESCO D’ASSISI DI GRIMALDI

Come un nuovo Tommaso da Kempis che ha scritto l’Imitazione di Cristo, Fabio Grimaldi ha scritto Ardore di vita. Francesco d’Assisi (La Vita Felice). Entrambi “Pazzi di Dio”, l’uno per il tramite di Gesù Nazareno, l’altro per Francesco d’Assisi. Grimaldi aveva già scritto un poemetto intitolato L’ape e la rosa, in cui brillava la sua passione per la natura e la dottrina, imparata dal padre, sulla coltura delle api. Qui la materia si è fatta più umana e più sottile. L’autore è stato travolto e conquistato dalla storia del grande Santo. In fondo, niente di più naturale. Avvicinare Continua a leggere →