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UNA POESIA DI RUFFILLI MUSICATA DA JOE NATTA

UNA POESIA DI RUFFILLI MUSICATA DA JOE NATTA

SERVI DEL MONDO

Le falsità / dell’intelletto, / gli oscuri mostri / del pensiero, / l’effetto / delle vane immagini / sul cuore, / l’eterno ricorso / alle risorse dell’amore, / l’ombra del vero eluso / senza reale soluzione.  / Con solo un dato certo / in fondo / neppure più / la previsione, / del tempo perso / per servire il mondo.

PER I SUOI SETTANT’ANNI

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SCOTELLARO

Rocco Scotellaro

LA LUNA PIENA
La luna piena riempie i nostri letti,
camminano i muli a dolci ferri
e i cani rosicchiano gli ossi.
Si sente l’asina nel sottoscala,
i suoi brividi, il suo raschiare.
In un altro sottoscala
dorme mia madre da sessant’anni.

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LUCINI DECADENTE E SCAPIGLIATO

LUCINI DECADENTE E SCAPIGLIATO

Gian Pietro Lucini è stato un poeta ribelle, animato da intenti rivoluzionari, insofferente all’ipocrisia e al perbenismo di facciata. Una sorta di anarchico-democratico si potrebbe dire, i cui versi trasudano sentimenti di vendicazione. Ma dietro l’outrance verbale di Lucini si percepisce un piglio sarcastico, un’ironia seria, amara, dolorosa. Dietro le sue parole composite e volgari si cela un’anima che pena, un cervello ardito, un cuore ferito che può sembrate crudele. Tutta questa umanità attrasse non solo i futuristi pirotecnici ma anche dei giovani. Difatti Lucini fu invitato a scrivere su Quartiere latino, rivista che ebbe pochi numeri ma con un Lucini sempre in prima fila, lui che pure ha Continua a leggere →

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UNA POESIA DI BIGONGIARI MUSICATA DA JOE NATTA

UNA POESIA DI BIGONGIARI MUSICATA DA JOE NATTA

IL MISTERO DELL’AMORE

Come se avessi scelto di non desiderarti

per tenerti all’interno stesso del desiderio

 

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‘GLI STRUMENTI UMANI’ DI SERENI

‘GLI STRUMENTI UMANI’ DI SERENI

Nel rileggere gli Strumenti umani  (Il Saggiatore) di Vittorio Sereni ci si sente ancora oggi divisi tra due sensazioni contrastanti, già segnalate a suo tempo da Cesare Garboli: quella di essere «ospiti, assolutamente indiscreti» di questi versi, trovandoci tuttavia di fronte a un «discorso che ci riguarda strettamente da vicino», sospesi davanti «all’impossibile epifania di un segreto» che parla a nome di tutti (Garboli, 1968, p. 165). La concretezza, l’oggettivazione che spingeva Sereni a non inventare mai nulla («in genere io sono pignolo su questi dati», scrive a Continua a leggere →

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PALAZZESCHI E IL MELODRAMMA

PALAZZESCHI E IL MELODRAMMA

Recita con arguzia una poesia del tardo Aldo Palazzeschi di Via delle cento stelle intitolata Il melodramma: «Non v’è dubbio che lo spirito italiano / del nostro ultimo tempo / si sia temprato al fuoco del melodramma. / Il melodramma è l’esponente / di questa nostra ormai invecchiata / ma ancora resistente civiltà. / Accettata tale premessa / resta solo da domandarci / se l’italiano / melodrammatico per natura / abbia creato il melodramma / o il melodramma abbia creato lui / melodrammatico di conseguenza». Sta di fatto che fin da giovane, con assoluta precocità, Aldo Palazzeschi Continua a leggere →

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PER I SETTANT’ANNI DI PAOLO RUFFILLI

PER I SETTANT’ANNI DI PAOLO RUFFILLI

Per i settant’anni di Paolo Ruffilli (è nato il 4 luglio del 1949) il blog di Italian Poetry propone all’attenzione ciascuno dei suoi libri di poesia attraverso la recensione di un noto critico. Nell’ordine: Piccola colazione (Garzanti, 1987) letto da Giuseppe Pontiggia, Diario di Normandia (Amadeus, 1990) letto da Vittorio Sereni, Camera oscura (Garzanti, 1992) letto da Andrea Zanzotto, La gioia e il lutto (Marsilio, 2001) letto da Luigi Baldacci, Le stanze del cielo (Marsilio, 2008) letto da Dario Fo, Affari di cuore (Einaudi, 2011) letto da Daria Galateria, Natura morta (Aragno, 2012) letto da Elisabetta Brizio. Con gli auguri di Italian Poetry, Poetry International e Lyrikline.

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‘NATURA MORTA’ DI RUFFILLI

“NATURA MORTA” DI RUFFILLI

SIGNIFICAR PER VERBA. SI STACCA LA PAROLA, UN ANTEFATTO DI NATURA MORTA (Aragno Editore)

Poesia, per Paolo Ruffilli, è inquisizione del fondo del vivente, la ricerca di trame sedimentate attraverso una immaginazione che trasvaluti il senso romantico del termine. Trafiggere e valicare l’evidenza, fingersi, immaginare. Avere di mira la saturazione, assumere l’oscurità che alla luce intrinsecamente compete, invenire la verità «del retroscena», vincolandola allo strato della scena. Effratto il limes dell’evidenza, cioè dell’erronea cognizione, il paradigma dell’immaginazione promuove l’emergenza de profundis di realtà che permarrebbero inaccesse a una visione superficiale e pregiudizialmente lacunosa. L’immaginazione cui Ruffilli fa riferimento è immersa nella Continua a leggere →

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LO STADIO SELVAGGIO DELLA PAROLA IN RUFFILLI

LO STADIO SELVAGGIO DELLA PAROLA IN RUFFILLI

L’orgasmo, ha scritto in tempi andati Paolo Ruffilli citando Pascal, è come uno starnuto. Così si era messo senza tergiversazioni dalla parte dell’ironia. E scantonava dal tema erotico con il suo metronomo cantante e irrisorio, distraendosi con gli sfondi e le situazioni di contorno (il cattivo gusto dell’arredamento della camera da letto, la luce fioca e triste di una lampada del comodino, il crepitare del parquet al movimento degli amanti clandestini, l’incepparsi della lampo…) o dissolvendo l’altro in “oggetto delirato” dell’amore, personaggio assente o Continua a leggere →

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VENA LIRICA ED ENERGIA CIVILE IN RUFFILLI

VENA LIRICA ED ENERGIA CIVILE IN RUFFILLI

Ad occuparsi, in poesia, di carcere e carcerati non sono in molti e, da noi in Italia, nessuno prima e con la forza espressiva di Paolo Ruffilli nel libro Le stanze del cielo (Marsilio Editore). Ruffilli è un poeta di profonda liricità, ma ha sempre anche una sua vena civile, che gli risulta costituzionalmente irrinunciabile, nella sua pur spiccata individualità, come specchio del vivere in un paese e in una società, e bene lo sottolinea Alfredo Giuliani nell’ampia prefazione al volume. Le stanze del cielo parlano così di un problema sociale, ma è l’io che riflettendo si interroga Continua a leggere →