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LA POESIA DELLA SETTIMANA ROVERSI

Roberto Roversi
MI FERMO UN MOMENTO A GUARDARE
 Non correre. Fermati. E guarda.
Guarda con un solo colpo dell’occhio
la formica vicino alla ruota dell’auto veloce
che trascina adagio adagio un chicco di pane
e così cura paziente il suo inverno.
Guarda. Fermati. Non correre.
Tira il freno alza il pedale
abbassa la serranda dell’inferno.
Guarda nel campo fra il grano
lento e bianco il fumo di un camino
con la vecchia casa vicina al grande noce.
Non correre veloce. Guarda ancora.
Almeno per un momento.
Guarda il bambino che passa tenendo la madre per mano
il colore dei muri delle case
le nuvole in un cielo solitario e saggio
le ragazze che transitano in un raggio di sole
il volto con le vene di mille anni
di una donna o di un uomo venuti come Ulisse dal mare.
Fermati. Per un momento. Prima di andare.
Ascoltiamo le grida d’amore
o le grida d’aiuto
il tempo trascinato nella polvere del mondo
se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto.
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LA POESIA DELLA SETTIMANA BALDINI

Raffaello Baldini

A N’ E’ SO 

Invìci mè l´è un pó ch´a pràigh, ad nòta,
quant a m svégg, ch´a so lè, ch´a n´arcàp sònn,
l´è la vciaia? a n´e´ so, l´è la paéura?
a pràigh, e u m pèr ´d sintéi, a n´e´ so,
cmè ch´a n fóss da par mè, a n´e´ so, cmè che,
l´è robi ch´l´è fadéiga, a déggh acsè,
mo a n´e´ so gnénch´ s´a i cràid o s´a n´i cràid.


NON LO SO 

Invece io è un po´ che prego, di notte
quando mi sveglio, che sono lì, che non riprendo sonno,
è la vecchiaia? non lo so, è la paura?
prego, e mi pare di sentire dentro, non lo so,
come se non fossi solo, non so, come se,
sono cose che è difficile, dico così,

ma non so nemmeno se ci credo o non ci credo.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA UNGARETTI

Giuseppe Ungaretti

PREGHIERA

Quando mi desterò
dal barbaglio della promiscuità
in una limpida e attonita sfera

Quando il mio peso mi sarà leggero

Il naufragio concedimi Signore
di quel giovane giorno al primo grido.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA ZANZOTTO

Andrea Zanzotto

AL MONDO

Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire

il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»
un po’ più in là, da lato, da lato.

Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa’ buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA ACCROCCA

Elio Filippo Accrocca

L’IMPRONTA

Se potessi portarti
qualche cosa di quello che hai lasciato
di qua… fammi sapere che desideri.

Beato chi non sa, chi non ricorda:
la memoria è da uccidere, non l’uomo.
Altro che un dono, la memoria è un peso.

Però se mi mancasse pure lei,
oltre che te, mi resterebbe il nulla:
la condanna sarebbe più straziante.

Le tue cose, gli oggetti col tuo nome
sono tappe del vivere
che ci danno l’impronta dei tuoi passi.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA RABONI

Giovanni Raboni

NOTIZIA

Solo qualche parola,

solo una notizia sul rovescio del conto

sbagliato dal padrone.

Forse è tardi, può darsi che la ruota

giri troppo in fretta perché resti qualcosa:

occhi squartati, teste di cavallo,

bei tempi di Guernica.

Qui i frantumi diventano poltiglia.

E anch’io che ti scrivo

da questo luogo non trasfigurato

non ho frasi da dirti, non ho

voce per questa fede che mi resta,

per i fiaschi simmetrici, le sedie

di paglia ortogonali,

non ho più vista o certezza, è come

se di colpo mi fosse scivolata

la penna dalla mano

e scrivessi col gomito o col naso.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA CAPRONI

Giorgio Caproni

A RINA

Nell’aria di settembre (aria
d’innocenza sul chiareggiato
colle) sopra le zolle
ruvide mi sono care
le case a colori grezzi
del tuo paese natale.

Scherzano battendo l’ali
candide sui tetti a fiore
giunti, le colombelle
nuove.

Mentre commuove
dei voli l’aria il giro
tondo, nel cielo ai tocchi
festevoli delle campane
è il lindore dei tuoi virginei
occhi.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA MONTALE

Eugenio Montale

XENIA

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due

noi siamo una sola cosa.

 

 

 

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LA POESIA DELLA SETTIMANA CANALI

Luca Canali

METASTASI

La mia vita aveva radici
avvelenate. Ora che non ho
più vita, ma una sequela
di giornate slegate, allucinate,
il veleno è passato
nella mia voce altezzosa
o in apparenza dimessa.

Non prendetela
dunque sul serio, è solo
una foce di rivi
inquinati da amore
di arido falansterio o da odio
dolente d’integri vivi.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA MORICONI

Alberto Mario Moriconi

 URBANESIMO

Madre, tu hai sbagliato
tu m’hai buttato fra i cementi lisci
ch’ero ancor gleba erbosa, senza
consentimento,
ch’ero ancor vento,
e per questi rigagnoli
̶  neve, ero, d’Appennino, ̶
ero aroma di pino, fra i miasmi
d’un addome di vicoli.

E non è a campo la tua sepoltura
nemmeno.

M’hai scodellato nella città laida,
che già ne aveva troppi, d’orfani,
con padre e madre vivi, sì proclivi
al canto molle e allo spuntato
lazzo e all’avvampo
e svampo immediato, gente
che “tene ‘o core” (riposto)
“e ‘o ca…” (non so) ma
d’altro niente,

come me.

Volevo a campo
la mia sepoltura.

(da “Decreto sui duelli”)