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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BELLEZZA

Dario Bellezza

NELLA LUCE FIOCA MI LECCO
Nella luce fioca mi lecco
le ferite mortali e la mia
anima foglia leggera va
in cerca del Padrone
Chi è nell’ombra solo sa
quanto il giorno è mortale
Bianca statua solare
che non incanta più la mia
morta anima.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: MONTALE

Eugenio Montale

FORSE UN MATTINO
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore da ubriaco.

Poi, come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
alberi, case, colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ZANZOTTO

Andrea Zanzotto

LUNA STARTER DI FESTE BIMILLENARIE
21- 22 dicembre 1999
Fotomodella d’altissimo rango
in piena forma sembri questa sera,
pur sempre amica Luna,
non si direbbe granché dilatata
dentro il gran sottozero
che rende ogni belletto menzognero.
Ma di certo un lievissimo cachino
ti sfugge mentre adocchi sulla Terra
formicolar la gente assatanata:
perché ben sai
che gran parte del senno umano ormai
nel tuo mirabil tondo è congelata.
Invano striglia Astolfo l’ippogrifo
ed il carro d’Elia s’appresta invano.
Al mondo per le sue presenti mete,
non serve il senno, basterà la rete.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SARA FRUNER

Sara Fruner

HORROR PLENI
il falco e un occhio guercio
uno stivale in lacca
sopra un piede monco

l’humour nero di una calza
che funerea spunta
dalla bocca di un cassetto

il sudore del caos
assediato dall’ordine
l’orco bianco delle idee

lo spazio stilla ricordi
il buffone ride incurante
accucciati invochiamo le stelle

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SUSANNA PIANO

Susanna Piano

MICCIA
Esplodono le parole
quando non vogliono
starsene sole.

Ma la miccia
chi l’ha innescata?

Ho visto passare
la Poesia
ma si è defilata.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: LEONETTI

Francesco Leonetti

L’ODORE DEL VENTO

Di tutti i fiori rimane l’odore nel vento,
e ritornano gli astri nei prati del cielo.
O amata, perché ti tremano le labbra, e i tuoi occhi
copre un velo di pianto? Così la morte.
Cresce l’erba nel mattino, fumo nasce, e va col vento;
e sia di noi come del fumo,
e sia di noi come dell’erba!

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PENNATI

Camillo Pennati

OSSERVO L’OMBRA
Osservo l’ombra che in perfetto staglio
riprende le proiettate forme di ciò che in verticale
intercetta al momento quella fronte pastosa
di luce adesso dilagante del sole.

L’ombra che si ritrae e impallidisce
poi si rafforza e si scurisce quasi a velarsi di nero
e fa da meridiana al corpo consistente del reale
che a sé seduce in ogni giacitura orizzontale.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ROSSI TESTA

Roberto Rossi Testa

POCA LUCE

Adesso un altro nome è la mia impresa,
un altro vento gonfia la mia vela;
nuove stelle nel cielo, e una montagna
che emergendo dal blu mi viene incontro.
Io non sapevo allora; non credevo,
nella mia pace armata, che mai più
avrei cercato il turbine e lo schianto.
Ma niente nella vita ha fatto un salto,
tutto è fedele a sé, tutto è annodato;
ciò che è duplice e varia
è solo la parola che lo narra.
Così che fra di noi non ha importanza
chi attacca o si difende,
chi prende o a farsi prendere acconsente,
chi fermo attende e chi irrequieto danza.
Ardo della tua calma,
vibro della tua luce nera e calda.
Tu che hai freddo e che tremi àlzati e guarda.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SINISGALLI

Leonardo Sinisgalli

PIANTO ANTICO
I vecchi hanno il pianto facile.
In pieno meriggio
in un nascondiglio della casa vuota
scoppiano in lacrime seduti.
Li coglie di sorpresa
una disperazione infinita.
Portano alle labbra uno spicchio
secco di pera, la polpa
di un fico cotto sulle tegole.
Anche un sorso d’acqua
può spegnere una crisi
e la visita di una lumachina.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GOZZANO

 

Guido Gozzano

L’ESILIO
per una «demi-vierge»
I.
Non ti conobbi mai. Ti riconosco.
Perché già vissi; e quando fui ministro
d’un rito osceno, agitator di sistro
t’ho posseduta al limite d’un bosco.

Bene ravviso il sopracciglio fosco
le bande fulve… Chi segnò di bistro
l’occhio caprino gelido sinistro?
Or ti rivedo in un giardino tosco,

vergine impura, dopo mille e mille
anni d’esilio. Tu, fatta Britanna,
scendi in Italia a ricercarvi il sogno.

Sono tre mila anni che t’agogno!
Ma com’è lungi il sogno che m’affanna!
Dove sono la tunica e le armille?