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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SANDRO PENNA

Sandro Penna

FINESTRA
È caduta ogni pena. Adesso piove
tranquillamente sull’eterna vita.
Là sotto la rimessa, al suo motore,
è – di lontano – un piccolo operaio.

Dal chiuso libro adesso approdo a quella
vita lontana. Ma qual è la vera
non so.
E non lo dice il nuovo sole.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GAROFALO

Patrizia Garofalo

CANTILENE E NENIE
Cantilene e nenie
stasera tornano
trascinano un passato innocente
e sonni dimenticati
non le ho mai sentite
le ho cantate tanto tempo fa
ma non le ricordo.
Il vento
ha sbagliato finestra.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: INSANA

Iolanda Insana

IL PENSIERO DELL’ALTRO

il pensiero che si ha dell’altro
e c’è bisogno di pensarlo l’altro
per non tapparsi gli occhi
davanti all’indigenza e alla sofferenza
rimirandosi nello specchio concavo
del proprio ombelico

non conta la cosa che si dà o si riceve
conta la creatura a cui si pensa e si dà la cosa
e per non sbagliare è sempre meglio dare che contare

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GIANI

Maria Teresa Giani

Bozzetti di primavera  III

Dalla luce traggono l’energia del volo

le rondini, pattinatrici agili del cielo;

i corpi ascetici, rastremati dal viaggio

tra continenti, da biada rada tra scali

rari, graffiti in movimento, conquistano

sciando a falci tese un superiore stadio

di profonda altezza, e di gaiezza fanno

stridere l’aria, squassata dall’invernale

inerzia e noia, la cerchiano con liturgica

grafica eleganza, come anelli nuziali

tra terra e cielo.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GATTO

Alfonso Gatto

ISOLA
Avvicinarsi all’isola, a quel soffio
marino ch’è nel lascito del cielo,
e scoprirla di pietra, di silenzio
nell’agrore dell’erba, nel relitto
del làstrico squamato dai suoi scisti:
questo è rabbrividire sul mio nome
improvviso nel mònito del vento.
Più nessuno lo chiama, e l’esser solo
a scala del mio sorgere, riemerso
dal mio sparire all’avvistarmi, è spazio
che l’aperto raggiunge per fermare,
per chiudere alla stretta del suo scoglio.
Il viaggio, l’amore, in quell’arrivo
fermano il conto e il tempo, nello spazio
il nome nel raggiungermi mi chiude.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BALDASSARI

TOLMINO BALDASSARI

E’ piuvéva fôrt
a sèma insen tórna a la têvla
fora e’ piuvéva fôrt
e l’éra bël a ‘tê d’ascólt
l’aqua ch’la batéva int i cop
la saltéva int ca córta
la curéva in i fos
u ngn’éra prinzipi u ngn’éra fen
e’ mònd e’ duréva d’dentar

Pioveva forte. Eravamo insieme intorno alla tavola / fuori pioveva forte / ed era bello stare in ascolto / della pioggia che batteva sui coppi / saltellava nella corte / correva nei fossi / non c’era principio non c’era fine / il mondo durava dentro

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BARBERI SQUAROTTI

Giorgio Barberi Squarotti

VIA DUCHESSA JOLANDA
Nell’astratto mattino, fuori d’ogni
stagione e un’aria ferma, di cristallo,
sotto il sole deserto, la ragazza
ah forse non più giovane, ma intatta,
la maglia azzurra, corta, i fianchi lucidi,
nudi e abbronzati ancora, contemplava
incantata le guglie, gli archi, i vasi
di cera con i fiori rossi, le ombre
che si affacciavano a finestre tremule,
i volti lussuriosi o forse solo
già morti. Ferma, resta senza attesa
o ammirazione, eppure nell’assenza
così perfetta e viva che non più è
la pura forma davanti alla porta
vanamente aperta perché entri il tempo.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GHIRARDI

Giulio Ghirardi

ALI POVERE
Ali povere.
Per non dire concrete.

Volano sopra i ricordi,
sopra l’inchiostro anemico
dei documenti.

Chi vola
lascia cadere una firma,
una sterile interiezione
sulla topografia romanzata
delle storie a noleggio…

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SOVENTE

Michele Sovente

DI SBIECO
Lungo rantolo all’ombra
mondo confuso diviene
lingua di grumi ingombra
e asfittica pianta. Il prisma
slitta l’enigma. La grazia
soccombe. Tutto si tiene.
L’occhio strabico strazia
piumaggi e fossili. Si vive
si scrive di sbieco.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GOVONI

Corrado Govoni

PUNTA SECCA

Sei magra e lunga eppure hai tanta forza plastica

nel corpo gentile che se abbandoni i gomiti sul pozzo

o contro il muro del cortile il bel corpo rovescio

serrati gli occhi strette le labbra sciolti i ginocchi

con quell’uncino di riccio nel mezzo

della fronte e ad un capriccio improvviso ti distacchi

t’impenni e via saetti come da fionda su quegli

alti tuoi tacchi di stella che nel sole

quasi non ti si vede più tanto sei bionda;

si può giurar per certo che tu con quel tuo

premer duro un incavo hai aperto

nel docile marmo e nel muro.

Attacchi d’ali strappate ti palpitan le reni;

così sottile e senza seni li hai tutti nei ginocchi.

Ma l’orchidea tu l’hai negli occhi.