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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BETOCCHI

Carlo Betocchi

UN DOLCE POMERIGGIO D’INVERNO
Un dolce pomeriggio d’inverno, dolce
perché la luce non era piú che una cosa
immutabile, non alba né tramonto,
i miei pensieri svanirono come molte
farfalle, nei giardini pieni di rose
che vivono di là, fuori del mondo.

Come povere farfalle, come quelle
semplici di primavera che sugli orti
volano innumerevoli gialle e bianche,
ecco se ne andavan via leggiere e belle,
ecco inseguivano i miei occhi assorti,
sempre piú in alto volavano mai stanche.

Tutte le forme diventavan farfalle
intanto, non c’era piú una cosa ferma
intorno a me, una tremolante luce
d’un altro mondo invadeva quella valle
dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
cantava l’angelo che a Te mi conduce.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PIERSANTI

Umberto Piersanti

IL FAVAGELLO
è d’un giallo squillante, nessun fiore
l’uguaglia anche se prendi l’anno intero
copre a febbraio i greppi
verdissima è la foglia
umida sempre un poco e immacolata
quando la neve cade che ritarda
il favagello resta sotto intatto

se sta sotto la neve tre giorni sani
e viene una ragazza che lo coglie
dinnanzi alla specchiera, in un bicchiere
col gambo dentro l’acqua poi lo mette
sale nel vetro l’uomo, sale le scale
bussa alla porta
e aspetta se lei apre

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: DE LIBERO

Libero De Libero

AUTOBIOGRAFIA
È un veliero la mia vita
dall’infanzia segnato sulla mano
e l’ancora sta dentro la terra.
Perciò nel mio sonno
alberi fanno verde cielo
ma sono oscuri i semi
dell’estate mia.
Se m’è fatica svegliarmi
quel gallo mi rinnegherà?
Fossi nato da una pianta
a fianco avrei il genitore.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PICCOLO

Lucio Piccolo

IL RAGGIO VERDE
Da torri e balconi protesi
incontro alle brezze vedemmo
l’ultimo sguardo del sole
farsi cristallo marino
d’abissi… poi venne la notte
sfiorarono immense ali
di farfalle: senso dell’ombra.
Ma il raggio che sembrò perduto
nel turbinio della terra
accese di verde il profondo
di noi dove canta perenne
una favole, fu voce
che sentimmo nei giorni, fiorì
di selve tremanti il mattino.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: RAMAT

Silvio Ramat

COLORI PER UN ANNO: ARANCIONE
La bacca viva esplode fuori campo,
veli di plastica frenano il colpo,
da olivo a olivo una marea di grinze,
qualcosa dalla ragnatela afferra
i filosofi, li prosciuga nell’unica
goccia di sangue del loro cuore.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: FREZZA

Luciana Frezza

NOSTALGIA
Chissà in quale
canneto di carta o verde
fantasma errante coorte
falciata alla radice
al di là di quali porte
nell’andito scuro di botteghe
in disuso dietro quale
muro di eluso rione
giace il piccolo corpo
di Amore dopo l’ordita
esecuzione.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SCOTELLARO

Rocco Scotellaro

LA LUNA PIENA
La luna piena riempie i nostri letti,
camminano i muli a dolci ferri
e i cani rosicchiano gli ossi.
Si sente l’asina nel sottoscala,
i suoi brividi, il suo raschiare.
In un altro sottoscala
dorme mia madre da sessant’anni.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ANTONIO SANTORI

Antonio Santori

INFINITA III

Ecco la valle: non confonderla
con uno spazio d’intese,
dove il verde e il giallo
formano canali da percorrere.
Senti ancora impensabile
la strada da qui a lì
e i traguardi parziali
che nessuno di noi
ha ancora colto.
Tutto è vulnerabile
per questa via; gli stessi
sguardi che incontrano
animali (in volo o in fuga)
o un volto.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BELLINTANI

Umberto Bellintani

IL GATTO CHE RITTO SI DORME
Il gatto che ritto si dorme
al sommo del palo in questa quiete
dell’aria al pomeriggio di fuoco,
e la rana che grida terrore
dove il fosso s’incurva,
sono voci dell’arcano, e la cetonia
stremata sul sentiero e l’acqua
infesta di torpore e morte;
voci dell’arcano
che dilagan talvolta allora
che tutto s’addensa nel cuore,
preme e non sai
se di vita diversa un esser vivo
un irrequieto immortale
o d’altri mondi a noi cala la voce.
Altro non sai che tu vivi
di questo senso profondo della vita
che ti snerva e che puoi
affascinato dare il fianco alla morte.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ITO RUSCIGNI

Ito Ruscigni

LUME DELLA RAGIONE
Appena
sfiora l’arco del viso
il lume che hai in  mano
e di certo non rischiara
il buio della notte
che piomba sul giorno

Pure
l’assennato uso
rende il passo sicuro
e scansa l’inciampo mortale