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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BALDASSARI

TOLMINO BALDASSARI

E’ piuvéva fôrt
a sèma insen tórna a la têvla
fora e’ piuvéva fôrt
e l’éra bël a ‘tê d’ascólt
l’aqua ch’la batéva int i cop
la saltéva int ca córta
la curéva in i fos
u ngn’éra prinzipi u ngn’éra fen
e’ mònd e’ duréva d’dentar

Pioveva forte. Eravamo insieme intorno alla tavola / fuori pioveva forte / ed era bello stare in ascolto / della pioggia che batteva sui coppi / saltellava nella corte / correva nei fossi / non c’era principio non c’era fine / il mondo durava dentro

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BARBERI SQUAROTTI

Giorgio Barberi Squarotti

VIA DUCHESSA JOLANDA
Nell’astratto mattino, fuori d’ogni
stagione e un’aria ferma, di cristallo,
sotto il sole deserto, la ragazza
ah forse non più giovane, ma intatta,
la maglia azzurra, corta, i fianchi lucidi,
nudi e abbronzati ancora, contemplava
incantata le guglie, gli archi, i vasi
di cera con i fiori rossi, le ombre
che si affacciavano a finestre tremule,
i volti lussuriosi o forse solo
già morti. Ferma, resta senza attesa
o ammirazione, eppure nell’assenza
così perfetta e viva che non più è
la pura forma davanti alla porta
vanamente aperta perché entri il tempo.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GHIRARDI

Giulio Ghirardi

ALI POVERE
Ali povere.
Per non dire concrete.

Volano sopra i ricordi,
sopra l’inchiostro anemico
dei documenti.

Chi vola
lascia cadere una firma,
una sterile interiezione
sulla topografia romanzata
delle storie a noleggio…

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SOVENTE

Michele Sovente

DI SBIECO
Lungo rantolo all’ombra
mondo confuso diviene
lingua di grumi ingombra
e asfittica pianta. Il prisma
slitta l’enigma. La grazia
soccombe. Tutto si tiene.
L’occhio strabico strazia
piumaggi e fossili. Si vive
si scrive di sbieco.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GOVONI

Corrado Govoni

PUNTA SECCA

Sei magra e lunga eppure hai tanta forza plastica

nel corpo gentile che se abbandoni i gomiti sul pozzo

o contro il muro del cortile il bel corpo rovescio

serrati gli occhi strette le labbra sciolti i ginocchi

con quell’uncino di riccio nel mezzo

della fronte e ad un capriccio improvviso ti distacchi

t’impenni e via saetti come da fionda su quegli

alti tuoi tacchi di stella che nel sole

quasi non ti si vede più tanto sei bionda;

si può giurar per certo che tu con quel tuo

premer duro un incavo hai aperto

nel docile marmo e nel muro.

Attacchi d’ali strappate ti palpitan le reni;

così sottile e senza seni li hai tutti nei ginocchi.

Ma l’orchidea tu l’hai negli occhi.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BELLEZZA

Dario Bellezza

ANDIAMO A RUBARE
Andiamo a rubare: il furto si addice a un poeta!
Nessuno veramente sa che cosa sia, intero,
un poeta! Un grande sapiente o veggente?
Magari! O soltanto un criminale! Un ladro
di lumi, di vite clandestine vissute
nel silenzio dei giorni tutti uguali.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: LUZI

Mario Luzi

Questa felicità
Questa felicità promessa o data
m’è dolore, dolore senza causa
o la causa se esiste è questo brivido
che sommuove il molteplice nell’unico
come il liquido scosso nella sfera
di vetro che interpreta il fachiro.
Eppure dico: salva anche per oggi.
Torno torno le fanno guerra cose
e immagini su cui cala o si leva
o la notte o la neve
uniforme del ricordo.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PERICH

Giovanni Perich

PROVE DI MORTE

Ma questa è già la “non sopravvivenza”,
il post mortem virtuale:
quattro lustri e più dopo,
l’assalto al treno (“vuoto”, come aveva
aggiunto, ironizzando,
l’uomo magro ed itterico, civile)
alle otto di mattina alla stazione
di Firenze, e la nave da crociera
nella teca dell’atrio, prima della
diaspora per Scandicci, tra le solite
fitte al pensiero di Angela, qui,
tra queste lente curve e case e insegne,
mai venuta o ventura. E che sinistro
miracolo, sapendo
che sono, altri vent’anni, un miraggio,
che tutto sembri
così vicino, ancora sembri ieri.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: FORNI

Pier Massimo Forni

COSA DIRE D’OGNI COSA

Cosa dire d’ogni cosa
avuta o stata non so.
Non sai che della vita
ho un moderato orrore
e una memoria ritrosa
che crolla, con grazia,
le spalle. Lo sai, io
non lascio al passato
che un flaconcino di sangue:
ben stretta tengo la mia ferita.

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NATALE – Una poesia di Ungaretti musicata da Joe Natta

NATALE – Una poesia di Ungaretti musicata da Joe Natta

Giuseppe Ungaretti

Natale

Non ho voglia / di tuffarmi / in un gomitolo / di strade // Ho tanta / stanchezza / sulle spalle // Lasciatemi così / come una / cosa / posata / in un / angolo / e dimenticata // Qui / non si sente / altro / che il caldo buono // Sto / con le quattro / capriole / di fumo / del focolare