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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BRUNO

Pietro Bruno

COLONIA

Me ne ricordo tanti

in quella spiaggia

che se il tempo

ci avesse messo in fila,

per passare,

ancora sarei lì

a trascinare a riva

l’orizzonte.

Passa il tempo del gioco

con l’ultimo fischio del prete.

Dimenticata nel cortile

è la gioia che si gonfia

si alza e rimbalza

che arriva ai tuoi piedi

e puoi prenderla a calci.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: OMBRES

Rossana Ombres

La terra cominciò a tremare

La terra cominciò a tremare così forte!

Caddero muri
con tutti i loro interni carichi e caldi
si chinarono gli alberi
a raccogliere le loro foglie.
Una fiamma percorse i fiumi con salti da delfino
e le bocche delle sorgenti,
gridarono ognuna la propria meraviglia!

Un furore del sottosuolo
creò
e immediatamente moltiplicò
forme dall’avvenenza slittante:
placodonti di crogiuolo, devotissime
iguane e granseole meticolose.

L’anima, trasecolata, produsse santi.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: CAPPI

Alberto Cappi

PRIMO CANTO DELLA NEVE

quando venne la neve

la neve portò bianchi glicini

e dolci tortore di farina

quando venne la brina

anima candida luce di luna

quando candì il giorno intorno

e l’oro si fece solo sole

quando la notte si annodò

e nodo e nido furono uno

quando il violino suonò le note

della terra bruna e del mare

quando ritmando e poetando

siamo tornati ad amare

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ROSSI TESTA

Roberto Rossi Testa

L’ULTIMA PAGINA

È morta prima d’essere

la storia che avrei scritto.

Sbircio l’ultima pagina:

bianca, ma in controluce

ha già solchi tracciati,

e la penna mi cade.

Stesi le mani a un fuoco

che fa battere i denti;

meglio allora l’aperto,

scaldarsi nella corsa,

gridando “Ancora grazie”

correre ciecamente

all’abbraccio del vuoto.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: LOI

Franco Loi

Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient

Sèm poca roba, Diu, sèm squasi nient,

forsi memoria sèm, un buff de l’aria,

umbría di òmm che passa, i noster gent,

forsi ‘l record d’una quaj vita spersa,

un tron che de luntan el ghe reciàma,

la furma che sarà d’un’altra gent…

Ma cume fèm pietâ, quanta cicoria,

e quanta vita se porta el vent!

Andèm sensa savè, cantand i gloria,

e a nüm de quèl che serum resta nient.

(Siamo poca roba, Dio, siamo quasi niente, / forse memoria siamo, un soffio d’aria, / ombra degli uomini che passano, i nostri parenti, / forse il ricordo d’una qualche vita perduta, / un tuono che da lontano ci richiama, / la forma che sarà di altra progenie… / Ma come facciamo pietà, quanto dolore, / e quanta vita se la porta il vento! / Andiamo senza sapere, cantando gli inni, / e a noi di ciò che eravamo non è rimasto niente.)
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LA POESIA DELLA SETTIMANA: MERINI

Alda Merini

COME UN’OMBRA

Veleggio come un’ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
  per essere mangiata da chissà chi. 
Io penso che l’inferno
sia illuminato di queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s’addormenta mai.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ARCELLI

Ilde Arcelli

CREATURE

Sale ai ginocchi l’erba 

maculata dell’inverno 

mentre sotto la crosta 

già striscia marzo 

e l’oscura forza che affatica

la terra: lì crepita il bulbo,

si ramifica in figli 

che nasceranno deboli 

come quelli umani. 

Perduto nei millenni il cielo 

— il cielo che ogni cosa 

fa piccola quaggiù — 

solo la terra ha voce 

le sue creature storte 

un po’ contuse dentro: eppure 

qualcosa canta piano — adesso —

nel cuore che sa

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SPAZIANI

Maria Luisa Spaziani

NULLA DI NULLA

Strappami dal sospetto
di essere nulla, più nulla di nulla.
Non esiste nemmeno la memoria.
Non esistono cieli.

Davanti agli occhi un pianoro di neve,
giorni non numerabili, cristalli
di una neve che sfuma all’orizzonte 
– e non c’è l’orizzonte –.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ROVERSI

Roberto Roversi
MI FERMO UN MOMENTO A GUARDARE
 Non correre. Fermati. E guarda.
Guarda con un solo colpo dell’occhio
la formica vicino alla ruota dell’auto veloce
che trascina adagio adagio un chicco di pane
e così cura paziente il suo inverno.
Guarda. Fermati. Non correre.
Tira il freno alza il pedale
abbassa la serranda dell’inferno.
Guarda nel campo fra il grano
lento e bianco il fumo di un camino
con la vecchia casa vicina al grande noce.
Non correre veloce. Guarda ancora.
Almeno per un momento.
Guarda il bambino che passa tenendo la madre per mano
il colore dei muri delle case
le nuvole in un cielo solitario e saggio
le ragazze che transitano in un raggio di sole
il volto con le vene di mille anni
di una donna o di un uomo venuti come Ulisse dal mare.
Fermati. Per un momento. Prima di andare.
Ascoltiamo le grida d’amore
o le grida d’aiuto
il tempo trascinato nella polvere del mondo
se ti fermi e ascolti non sarai mai perduto.
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LA POESIA DELLA SETTIMANA: BALDINI

Raffaello Baldini
A N’ E’ SO 
Invìci mè l´è un pó ch´a pràigh, ad nòta,
quant a m svégg, ch´a so lè, ch´a n´arcàp sònn,
l´è la vciaia? a n´e´ so, l´è la paéura?
a pràigh, e u m pèr ´d sintéi, a n´e´ so,
cmè ch´a n fóss da par mè, a n´e´ so, cmè che,
l´è robi ch´l´è fadéiga, a déggh acsè,
mo a n´e´ so gnénch´ s´a i cràid o s´a n´i cràid.

NON LO SO 
Invece io è un po´ che prego, di notte
quando mi sveglio, che sono lì, che non riprendo sonno,
è la vecchiaia? non lo so, è la paura?
prego, e mi pare di sentire dentro, non lo so,
come se non fossi solo, non so, come se,
sono cose che è difficile, dico così,
ma non so nemmeno se ci credo o non ci credo.