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ELIS ISLAND DI SILVIO RAMAT

ELIS ISLAND DI SILVIO RAMAT

Ancora una volta Silvio Ramat è riuscito a sorprenderci con un libro di poesia. Dopo Il Canzoniere dell’amico espatriato (2009 e 2012 in seconda edizione accresciuta), dove si revoca in dubbio addirittura la paternità dei testi attribuiti a un amico lontano, dopo il poemetto eponimo in La dirimpettaia e altri affanni (2013), dove il poeta si fa narratore di una vicenda drammatica osservata dalla finestra per 20 capitoli di 16 versi ciascuno, ora in Elis Island la metrica diventa duttile strumento epistolare in un fitto carteggio con l’amica Elisabetta.Graziosi, italianista dell’Università di Bologna. L’Elis del titolo è appunto abbreviazione del nome della corrispondente, ma naturalmente Elis Island non può non ricordare per identità di pronuncia l’isoletta davanti alla baia di New York, Ellis Island, un tempo primo approdo degli emigranti negli Stati Uniti e oggi celebre per la Statua della Libertà, giusto il sottotitolo Poesie da un esilio. Silvio Ramat infatti immagina di scrivere da un luogo misterioso, ignoto perfino a lui, al tempo Continua a leggere →

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I PICCOLI DETTAGLI DI LUCIANO ERBA

I PICCOLI DETTAGLI DI LUCIANO ERBA

Luciano Erba appartiene a quella “linea lombarda” che Anceschi nell’omonima antologia del 1952  identificava nell’esperienza letteraria legata al mondo della borghesia lombarda e della civiltà industriale, in cui sono calati i poeti del così detto “Lake District” Como-Varese-Luino. Si tratta di un humus culturale profondamente segnata da una vena realistica e pratica, variamente articolata e risolta in termini ironico-fantastici tali da tradurre, in poesia, la messa a fuoco oggettiva in allusione e in ragguaglio marginale e distratto. Dentro la “linea lombarda” di cui occupa il versante a destra (“conservatore illuminato” lo definisce Raboni, “petit bourgeois” si definisce da solo), Erba si individua, in una sostanziale continuazione della tradizione poetica della generazione precedente, come l’esponente Continua a leggere →

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ANTICLIMAX DI LUCA CANALI

ANTICLIMAX DI LUCA CANALI

Ricordi a brandelli e ossessione di esistere. Nel duplice dramma Luca Canali ha sempre convissuto con la propria esaltante consapevolezza di essere un testimone in perenne viaggio. Capace di attraversare la violenza brutale del mondo contemporaneo e di descrivere da sapiente navigatore anche l’universo degli antichi Romani. Imbattendosi costantemente nel mostro orrendo della morte da sconfiggere o narcotizzare tramite una lucida autoironia. Con questa visione materialistica del procedere Luca Canali, classe 1925, giunge ora con leggerezza di scrittura alla silloge Anticlimax (Biblioteca dei Leoni, pp. 96, € 12) nel quotidiano tentativo di trovare un equilibrio fra realtà alienante e lucida follia. Traccia dopo traccia Luca Canali descrive le diverse trasformazioni, condannato a dolore, angoscia, infelicità, deperibile essenza, universale corruzione, decomposizione imminente. Non a caso il titolo stesso del Continua a leggere →

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ALBERTO MARIO MORICONI L’INCENDIARIO

ALBERTO MARIO MORICONI L’INCENDIARIO

È stato definito «il poeta più originale del nostro secondo Novecento» (Cesare Segre), che «sfugge a ogni possibilità di inquadramento nel panorama della poesia novecentesca» (Elio Gioanola), la cui «sperimentazione di grande originalità nel panorama del nostro Novecento non ha molti esempi che le si possano avvicinare» (Giorgio Patrizi) e il cui linguaggio «ridefinisce i confini del genere “poesia”» (Niva Lorenzini). Alberto Mario Moriconi, che è scomparso nel 2010 a novanta anni, ci ha lasciato in eredità un’esperienza straordinaria e inimitabile di poesia che mescola la più viscerale stratificazione colta a umori solfurei nella formula di una luciferina energia intellettuale di matrice illuministica. Un procedere ironico che si può vedere nelle righe che dedica alla sua vita di poeta (in Vita becera del poeta, da Un carico di mercurio): “Meno / la vita becera / del poeta, / mi tengo il ceffone / o mal lo Continua a leggere →

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FABIO SCOTTO “IN AMORE”

FABIO SCOTTO “IN AMORE”

 

Il 2016 è stato un anno fecondo per Fabio Scotto, che, dopo il pluripremiato La nudità del vestito (Nuova Editrice Magenta, 2016), ha pubblicato per il fiorentino Passigli In amore, un libro poderoso di 145 pagine che trova nel titolo, in quell’essere ‘dentro l’amore’, la sua ragione di scrittura. È lo stesso Scotto ad avvisare il lettore, nella sintetica nota che chiude il volume, delle modalità di composizione di questo libro: «la raccolta è iniziata anni fa, era il giugno del 2011, come un ampio flusso poematico apparentemente senza argomento e scritto a spasmi; mi piaceva l’idea di lasciare correre liberamente la penna come una deriva di pensiero e memoria, ancorandola a minime epifanie, a emozioni fugaci, in un’erranza totale, non per questo ‘automatica’, nel senso riduttivo e meccanico dato al termine dai surrealisti. Poi, dopo varie interruzioni, la materia è andata poco a poco coagulandosi, da un iniziale Continua a leggere →

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I CIELI DI CLAUDIO DAMIANI

I CIELI DI CLAUDIO DAMIANI

 

Leggo da tanti anni i versi di Claudio Damiani, che ha da poco pubblicato, in omaggio a Beppe Salvia, giovane poeta precocemente scomparso più di trent’anni fa, Cieli celesti (Fazi Editore, pp. 163, 18 euro), e ogni volta sono sorpreso dalla loro tenera freschezza, e autosufficienza, come quella, evangelica, dei gigli nei campi. Resta in testa un’armonia del creato che gli arcigni maestri del recente passato ci avevano fatto dimenticare, come se fosse perduta. Si può scrivere una poesia sui gatti che ti guardano mangiare e ti capiscono nel profondo più dei filosofi che ti vorrebbero interpretare? Sì, è possibile. Come anche scriverne un’altra sugli alberi che non possono parlare ma sanno tante cose che noi neppure immaginiamo. E un’altra ancora sul «chiacchiericcio concitato» degli uccelli che d’autunno si radunano e si preparano per partire. Il Soratte oraziano, nel suo riferimento assoluto quasi fuori dal tempo, è sempre Continua a leggere →

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LE RAGIONI DELL’ARTE SECONDO VITTORIO COZZOLI

LE RAGIONI DELL’ARTE SECONDO VITTORIO COZZOLI

Nella bandella che firma in seconda di copertina, Paolo Ruffili parla di Dunque, l’Arte che vuole? (Biblioteca dei Leoni) come di “una novità assoluta nel panorama della poesia contemporanea”. Definizione che mi convince, sì, ma solo a metà, perché a dirla com’è, non è solo quest’ultimo nato di Vittorio Cozzoli a essere una novità assoluta nel panorama della poesia contemporanea, ma l’opera intera di Vittorio Cozzoli, o perlomeno la più recente: diciamo quella che s’incontra leggendo le maggiori prove pubblicate nell’ultimo decennio da questo outsider della bassa cremonese che da più di quarant’anni, in realtà, beve e assimila visioni da linfe che risulterebbero urticanti a quasi tutti i poeti “laureati” o à la page, lavorando a una sua idea inattuale del “fare poesia”, nell’ombra della società letterata, in quieta, fidente attesa del giudizio dei tempi lunghi o ultimi, che è quello che conta per lui e dovrebbe Continua a leggere →

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NEI SENTIERI DI UMBERTO PIERSANTI

NEI SENTIERI DI UMBERTO PIERSANTI

Rose e marmellata: “dopo la marmellata con il burro/al grande parco scendi/sopra i muri,/tra i meli e le rose/passi e respiri”. Rose; e anemoni, e colchici, e papaveri, e giacinti, e primule, e, prima di tutto, favagelli. Come nell’intera storia poetica di Umberto Piersanti, anche in questo ultimo libro Nel folto dei sentieri (Marcos y Marcos) sfavillano i fiori, nominati con la precisione di uno sguardo individuante e amoroso, che ne fa sprigionare la loro luce assoluta. “Luminoso” è uno degli aggettivi più frequenti e significativi del libro, spesso in coppia con altri che ne esaltano la forza evocativa, come in “chiaro e luminoso”, “ridente e luminoso”. Un “luminoso” di una tonalità inconfondibile, tutta piersantiana, che spicca nel panorama di una poesia, non solo italiana, che, al contrario, predilige le tonalità scure. Ma un fiore (o un’ora, o un evento) è luminoso solo in quanto è “assoluto”, cioè, nel senso etimologico del termine, “sciolto”, separato dal tempo “baro”; un fiore (o un’ora, o un evento) “remoto”, anche qui nel senso di rimosso dall’oggi e collocato in un orizzonte mitico, nell’eden “fragile/ e assoluto”, sempre perduto (“l’eden che ci è concesso/è sempre perso”): come tutta quella nata dopo e dal romanticismo, anche la poesia del nostro è percorsa da Continua a leggere →

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I VERSI INCIVILI DI ENNIO CAVALLI

 

I VERSI INCIVILI DI ENNIO CAVALLI

 

Ennio Cavalli è un poeta che per mestiere ha svolto il giornalismo nel servizio pubblico. È partito dalle cronache per arrivare ai versi, ma conservando la presa sull’attualità. Non ispeziona il suo ombelico, ma le ulcere del nostro tempo.
“Quando l’inciviltà domina il campo, la poesia si fa incivile, sibilo di frecce concentrato”. Così spiega il titolo del suo libro di versi: ”Poesie incivili 2004-2017” (Nino Aragno Editore). Crede nel rimedio omeopatico della parola caustica che svaria tra ironia e invettiva.
Scrive che l’immaginazione è al potere perché il potere “schiva le leggi e ne calza di nuove come guanti di gomma per non lasciare impronte”.
La sua poesia incivile gli aumenta le difese immunitarie verso le contraffazioni, per resistere meglio alle intemperie Continua a leggere →

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LA POESIA DI PASQUALE DI PALMO

LA POESIA DI PASQUALE DI PALMO

A dieci anni di distanza dal precedente Marine e altri sortilegi, Pasquale Di Palmo pubblica una nuova, compiuta raccolta con un titolo che difficilmente potrebbe dirne meglio il tema e la scansione, la compresenza delle figure rappresentate e l’inevitabile rilievo di una centralità: “Trittico del distacco” (Passigli, prefazione di Giancarlo Pontiggia, postfazione di Maurizio Casagrande,). Centrale è il luogo doloroso dove il padre del poeta vive il declino della sua vita, la perdita della memoria, del corpo e dello spirito: una via crucis che lo sguardo del figlio segue attraverso le sue stazioni con occhio lucido e pietoso, con tenerezza e malinconia. Ed è una malinconia che si lega a un senso acuto del tempo e a un ordine delle cose che prevede “sommersi e salvati”, e la scrittura di Di Palmo si sofferma essenziale su chi non ha più voce, o ne conserva una parvenza ormai inabile, così come conserviamo un corpo che gli anni corrompono. Essenziale, e si vorrebbe dire antiletteraria (da parte di un raffinatissimo cultore delle avanguardie letterarie del Novecento, soprattutto francesi, come Pasquale Di Palmo), se questo termine non Continua a leggere →