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RICORDO DELLA SPAZIANI

RICORDO DELLA SPAZIANI

Nata a Torino il 7 dicembre 1922, morta a Roma il 30 giugno 2014, Maria Luisa Spaziani ha rappresentato una delle voci femminili più significative ed affermate della poesia italiana del Novecento. Ha vissuto a Roma, dove tra l’altro è stata per breve tempo moglie di Elémire Zolla, celebre studioso di misticismo ed esoterismo. Ha insegnato a livello universitario Letteratura tedesca e poi, materia di cui era davvero maestra, Letteratura francese a Messina. Dopo l’esordio nello «Specchio» di Mondadori con Le acque del sabato (1954), la poetessa ha autorevolmente attraversato Continua a leggere →

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L’AMORE SECONDO LUCIANNA ARGENTINO

L’AMORE SECONDO LUCIANNA ARGENTINO

Scrivere d’amore non è facile. Bisogna avere la mente sgombra dai luoghi comuni che il genere abusato ha disseminato nei meandri della nostra memoria inconsapevole e occorre disporre di quel passo sciolto che permette alla scrittura di scombinare il senso comune e i significati correnti. Ed è proprio ciò che consente a Lucianna Argentino di comporre un percorso inedito dell’amore che non cessa di essere angelico mentre diventa cannibalesco, dall’ombra del letto alla luce del cielo: In canto a te (Samuele editore). Un percorso insieme nobile, di ampio Continua a leggere →

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IL TEMA DEL DISSOLVIMENTO IN PAGNANELLI

IL TEMA DEL DISSOLVIMENTO IN PAGNANELLI

La vicenda umana e poetica di Remo Pagnanelli appare tutta scandita dall’inesorabile richiamo della morte, basso continuo della malinconia. Nessuna semplificazione omologante tra nosologia psichiatrica e scrittura – arte e vita, come si diceva un tempo, – ma non può sussistere dubbio che l’esperienza di Pagnanelli poeta (Quasi un consuntivo, Donzelli, a cura di Daniela Marcheschi) ponga le radici nella sua sindrome depressiva, la cui oscillazione tra Stimmung  e psicopatologia è da lasciare al giudizio di chi ha potuto conoscerlo. Già nell’incunabolo Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PORTA

Antonio Porta

PER CASO

per caso mentre tu dormi
per un involontario movimento delle dita
ti faccio il solletico e tu ridi
ridi senza svegliarti
così soddisfatta del tuo corpo ridi
approvi la vita anche nel sonno
come quel giorno che mi hai detto:
lasciami dormire, devo finire un sogno

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IL PERCORSO DI ANTONIO PORTA

IL PERCORSO DI ANTONIO PORTA

Un canto dell’anti-lirico, quello di Antonio Porta de I rapporti – un contrappunto che fluisce silente da una trama polifonica sottesa, dalla giustapposizione di segmenti iconici ed icastici slegati solo sintatticamente, come isolati in uno sguardo al microscopio –. Una vivisezione di momenti come i fotogrammi di cui parla Bergman: “Nessuna altra arte è come il cinema. Va direttamente ai nostri sentimenti, allo spazio crepuscolare nel profondo della nostra anima, sfiorando soltanto la nostra coscienza diurna. Un nulla del nostro nervo ottico, uno shock, ventiquattro quadratini illuminati al secondo e tra di essi il buio”. E proprio di cinesi si tratta, e di buio, anche se scleroticamente Continua a leggere →

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DIALETTICA AMOROSA IN RAFFAELA FAZIO

DIALETTICA AMOROSA IN RAFFAELA FAZIO

Raffaela Fazio in L’arte di cadere (Biblioteca dei Leoni) interpreta la dialettica amorosa come un’intensa dinamica vitale, che richiede sacrificio e abnegazione, che consuma e impegna l’esistenza senza riserve, in un dono totale di sé che comporta il trascendere il proprio io per abbracciare l’altro: “Io sono / la punta dell’iceberg boreale / e sotto / ci sono ancora io / ma con un altro pronome personale.” (Dalla sezione Alter ego).  Ciò richiede “l’arte di cadere”, appunto, un salto nel buio, in un abbandono fiducioso ed estremo, disponendo a tagliare gli ormeggi di ogni punto di Continua a leggere →

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RICORDO DI ANTONIO SANTORI

RICORDO DI ANTONIO SANTORI
C’è sempre stato un Altrove nella mente e nella parola di Antonio Santori (Montreal 1961- Civitanova Marche 2007). Ne era davvero convinto, esiste un atto, quello del nominare, attraverso il quale l’uomo investe di significato, dà un compito e quindi un senso ad ogni elemento della realtà. Come fosse davvero possibile uscire da sé per arrivare al … fondamento dell’essere. E tornare, dopo aver ascoltato e visto. Ma tornare da dove? Da un luogo Altro, dove è come se le cose esistessero in attesa di essere scoperte e portate alla luce. Un limen, un confine da attraversare, una linea sopra la quale tentare di mantenere l’equilibrio per provare così ad osservare e ascoltare quello che la Natura ha Continua a leggere →

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NATURA E PAESAGGI IN FRANCESCO PIEMONTE

NATURA E PAESAGGI IN FRANCESCO PIEMONTE

L’analisi della realtà e l’indagine dell’esistenza intese come continua, quotidiana, ricerca di intima armonia e perfezione – raramente raggiungibili – sono alla base della silloge poetica I nostri giorni perfetti (Biblioteca dei Leoni) di Francesco Piemonte. Il poeta ha la sensazione che l’individuo nel mondo che sta cambiando sempre più in fretta, a causa della corsa alla computerizzazione e al virtuale, soffra di solitudine e si senta estraneo agli altri: «Ci imbozzoliamo, chiusi sul nostro vuoto» (p. 72). E ai suoi occhi attenti e indagatori è “come se, all’improvviso, senza Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ROSSI TESTA

Roberto Rossi Testa

DONNA CHE SEI LA SORTE

Donna che sei la sorte, e che conosci
ciò che ancora non so:
sorridimi una volta,
non sospingermi sempre dove imparo
solamente a morire.
Ogni ramo si tende incontro al sole;
per me, fa’ che non tardi:
fu già irriconoscibile l’aprile,
nell’estate che volge alla sua fine
fammi almeno sentire il dolce alito,
la tua carezza, che doveva crescermi.
Lascia che viva un poco,
ormai che parto;
e poi, sul tuo cammino,
sia vera la promessa, e chiaro il giorno…
Tu sei la luce in forma di sorriso,
ti guardo, e col tuo sguardo vedo il dio
che dentro al petto canta;
anche se non mi ascolti e non mi parli,
anche se fuggi: e mi rimane un velo,
solo un velo di te,
nella mano protesa, mentre affondi.

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LE VISIONI DI ROSSI TESTA

LE VISIONI DI ROSSI TESTA

«Pentecoste» appartiene alla stagione felice di una creatività cui non posso non pensare con grande affetto e con qualche rimpianto, pur essendo ormai conscio dei suoi limiti e persino dei suoi pericoli. Salutato ai miei esordi come “un inquietante Lautréamont“, negli ultimi anni, con un carico di esperienze non sempre liete ed invero anche in modo reattivo, mi sono riaccostato alla mia maniera originaria; ma nella seconda metà degli Ottanta ebbi una specie di grazia, che mi diede accesso ad una serie di “visioni intellettuali” e m’indusse ad oggettivarle in versi che tentavano Continua a leggere →