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UN POEMETTO DI DANIELE CAVICCHIA

UN POEMETTO DI DANIELE CAVICCHIA

“La settima volta che la rividi fu in un sogno,/accarezzava l’erba che copriva/le cicatrici del mondo e mi suggeriva/una preghiera che solo in paradiso/poteva essere udita,/la guardai come un segreto da custodire.” Questi sono i versi del XVIII capitolo (stavo per dire canto) del poemetto di Daniele CavicchiaLa solitudine del fuoco” che occupa gran parte delle pagine del suo libro omonimo e ne è il cuore, il centro e anche una specie di nucleo germinativo. Ci sono, in questi versi, quattro parole che mi sembrano assai significative, da usare come passe-partout o come grimaldello per l’intero libro. Le parole sono sogno, segreto, cicatrici, preghiera. L’universo espressivo e poetico di Cavicchia è molto compatto e quasi inscalfibile, ma usando le chiavi giuste, si può penetrare nel suo fortilizio per lasciarsi invadere dalla presenza carica della parola, dai suoi sentimenti e dalle sue profonde emozioni. Così, si crea il bisogno di un ascolto, di un’apertura, di un lasciarsi invadere, di un lasciarsi occupare da Continua a leggere →

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L’ULTIMO DE ANGELIS

 

L’ULTIMO DE ANGELIS

«Insegnatemi il cammino, voi che siete/ stati morti, attingete la nostra/ verità dal pozzo sigillato, staccatevi dal tempo/ (…) torneremo a casa, vi diremo». Così si chiudeva, nel 2010, l’ultimo libro di versi di Milo De Angelis, Quell’andarsene nel buio dei cortili, con un appello agli scomparsi a fare da guida all’io, perché questi potesse dirli, restituendo loro in qualche modo una presenza. Sono versi che al lettore potevano far pensare a certi momenti precedenti della sua poesia, da sempre occupata, in effetti, da un «pensiero ultimo» capace di farsi totalità, fino alla paradossale coincidenza di opposti (penso a certe uscite memorabili, già nel lontano esordio del 1976, in Somiglianze: «questa morte non è solo svanire/ ma insieme, un poco, esserci»). Ora quegli stessi versi appaiono anche un ponte che si affaccia sulla nuova raccolta di Milo De Angelis, Incontri e agguati (Mondadori), nella quale Continua a leggere →

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POETRIX BAZAR DI ALFREDO GIULIANI

POETRIX BAZAR DI ALFREDO GIULIANI

C’è, nella scrittura di Alfredo Giuliani, sempre “un dialogo ritmico tra le parole”; parole che pensano se stesse e che si attraggono e si respingono. E questa straordinaria virtù, naturalmente, appare come evidenziata nella sua poesia. Per la potenzialità stessa della poesia; perché, come riconosce nella sua consapevolezza critica lo stesso Giuliani, “la poesia sa di poter concentrare in sé, virtualmente, una significanza profonda e anche una possibilità di gioco con i colori e con il corpo delle parole”. La ricerca verbale, nello spazio particolare della poesia, si svolge tanto in senso verticale, nella frammentizzazione analitica della parola, quanto in senso orizzontale, nell’estensione del tratto linguistico. Due sensi di marcia secondo i quali Giuliani ha proceduto, negli anni, contemporaneamente. Tra le ultimissime raccolte Poetrix Bazar (Pironti) è la prova massima e ricapitolativa, in un certo senso la summa Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA ZANZOTTO

Andrea Zanzotto

AL MONDO

Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire

il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»
un po’ più in là, da lato, da lato.

Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa’ buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.

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CAOSMOGONIA DI NANNI BALESTRINI

 

CAOSMOGONIA DI NANNI BALESTRINI

Il decreto di impossibilita dell’avanguardia, promulgato dal postmoderno e mai revocato dipoi, anzi prorogato ancora recentemente da fonti autorevoli, non lo si può smentire altro che con la prassi. E prima d’ogni altra rifacendosi alla prassi degli autori che hanno fatto parte dei gruppi di avanguardia e che continuano ad essere in servizio attivo. A meno che, beninteso, la loro attività attuale non vada a ritroso di quella pregressa, come è accaduto talvolta in pentitismi vari. Non così la scrittura di Nanni Balestrini che conferma la scelta originaria mantenendo i presupposti degli anni Sessanta, naturalmente adeguandoli alla realtà odierna, però con immutata carica offrendo, come in questa raccolta  Caosmogonia (Mondadori), un testo di qualità molto alta e di forte impatto nei riguardi di un presente sempre più chiuso e sconfortante. In sunto, i presupposti di Nanni Balestrini fin dai tempi dei Novissimi erano: il valore del caso come criterio costruttivo e creativo; l’uso del montaggio come procedimento principe, affidato addirittura alla macchina, negli esperimenti pionieristici di poesia “cibernetica”; il ritaglio quasi chirurgico dei materiali linguistici assunti e utilizzati in spregio al significato banale dell’espressione; di conseguenza la Continua a leggere →

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I VIAGGI DI GIANCARLO BARONI

 

I VIAGGI DI GIANCARLO BARONI

Con me farai il giro del mondo, invita Magellano quasi un monito per il lettore che va a leggere quest’ultimo lavoro del parmense Giancarlo Baroni, Le anime di Marco Polo (Book Editore). Un autentico avvio per un percorso poetico attraverso storia e geografie, scandito da nomi illustri di esploratori e santi (da Ulisse a San Zeno) quanto di personaggi meno conosciuti ma splendidamente emblematici (un farmacista durante la rivoluzione francese, vandalo a Notre-Dame). Sono  tutti viaggi reali ma filtrati da proiezioni fantastiche, immaginari lirici più che documentari. Le anime di Marco Polo di Giancarlo Baroni è una raccolta poetica originale, che ci fa risvegliare da un certo torpore liricheggiante dell’attuale scena italiana. Poesia dopo poesia emergono infatti le anime dei personaggi, in una lirica Continua a leggere →

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LA CONTINUA RICERCA DI VITTORINO CURCI

 

LA CONTINUA RICERCA DI VITTORINO CURCI

Liturgie del silenzio (La Vita Felice) è la recente raccolta di poesie di Vittorino Curci. Nelle quattro sezioni, Doni terrestri, Elogio dei viventi, Cronache del disamore, Appartenere a un tempo, l’arma del silenzio discende dalla coscienza dell’oblio con coraggio per guardare oltre la reivenzione del tempo umano. Si spalancano scene trasfigurate affidandole ai versi in costante dislocazione dal sé e dall’altro. L’unico luogo abitabile è il silenzio per imparare e disimparare lo sradicamento del passato che spesso si ripresenta con un retrogusto amaro, imperfetto. La continua ricerca di Vittorino Curci si spinge verso il riconoscimento della purezza dell’umanità. L’approdo è Continua a leggere →

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LA POESIA DI DARIO BELLEZZA

LA POESIA DI DARIO BELLEZZA

Non si è mai parlato tanto di Dario Bellezza come nei due mesi che hanno preceduto la sua morte, trascurando tuttavia il suo lavoro di scrittore e sfruttando cinicamente il suo caso umano. Lui se ne rammaricava con gli amici, consapevole della responsabilità di aver alimentato negli anni il suo personaggio disegnato dentro una condizione maledetta di stampo tardo-romantico segnata dalla “dannazione” (sua parola) dell’omosessualità. Proprio in quella circostanza, Bellezza aveva previsto il silenzio più assoluto dopo la sua morte. Come puntualmente si è verificato, in un’assenza critica tanto più evidente nei confronti del suo lavoro di poeta perché avvenuta a fronte di esaltazioni pseudocritiche, in questi anni, di poeti inconsistenti o molto meno consistenti di quanto fosse lui. La mancanza del Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA ACCROCCA

Elio Filippo Accrocca

L’IMPRONTA

Se potessi portarti
qualche cosa di quello che hai lasciato
di qua… fammi sapere che desideri.

Beato chi non sa, chi non ricorda:
la memoria è da uccidere, non l’uomo.
Altro che un dono, la memoria è un peso.

Però se mi mancasse pure lei,
oltre che te, mi resterebbe il nulla:
la condanna sarebbe più straziante.

Le tue cose, gli oggetti col tuo nome
sono tappe del vivere
che ci danno l’impronta dei tuoi passi.

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LA BAMBINA DI RENZIA D’INCÀ

LA BAMBINA DI RENZIA D’INCÀ

L’ultimo libro di versi di Renzia D’Incà, Bambina con draghi (Biblioteca dei Leoni), sta ricevendo l’attenzione di non pochi critici. Avendo personalmente partecipato a recenti presentazioni di questa opera, mi occorre di notare che ci siano tre possibili distinti tipi di approcci o punti di vista/lettura che alla fine risultano complementari: uno riguarda la tematica “femminile”, l’orgoglio e la fierezza di una donna che esplora anche con ironia la spesso drammatica condizione psicologica e umana del mondo-donna di oggi anche nella nostra società. L’altro approccio è una inesausta indagine sulla psiche, nella infinita gamma delle situazioni, condizioni, trappole, che soprattutto la famiglia d’origine (col dualismo fratello maggiore/padre) e la vita di coppia possono presentare: si deve osservare Continua a leggere →