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IL PRIMO CAPRONI

IL PRIMO CAPRONI

Il primo Giorgio Caproni propone spesso al lettore testi di dimensioni inusuali per l’epoca: testi lunghi, con un impianto colloquiale-narrativo, in anni in cui la poesia italiana è attraversata dalle prove di una lirica condensata, di stampo ermetico, che predilige le folgorazioni, le illuminazioni, la proposta di un linguaggio criptico e alto. Tuttavia, sia ad una impressione visiva che alla prova di una lettura ad alta voce, qualcosa nel ritmo non è così apertamente esplicito, così apertamente narrativo come l’impianto apparentemente colloquiale  può far sembrare a prima vista. Colpiscono Continua a leggere →

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LA RICERCA DI CARLA PAOLINI

LA RICERCA DI CARLA PAOLINI

Anche in Moti Moventi (Controluna) Carla Paolini continua, dalla sua postazione defilata, un lavoro sulla parola, soprattutto su quello che la parola, anche singola e apparentemente celibe, produce, all’interno del testo da una parte, all’interno del corpo che la emette dall’altra. Ne avevo già parlato qualche anno fa QUI e QUI, in relazione soprattutto, all’epoca, a una poesia in cui “il linguaggio coagula ulteriormente attorno a parole affini o parenti” e dove la parola stessa è un oggetto manipolabile, concettualmente, fino a farne una sorta di installazione, un testo cioè Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: RENZO CREMONA

Renzo Cremona

LA VITA CHE CONOSCIAMO
la vita che conosciamo
è solita spiegarsi
solo d’inverno,
quando sembra un’impronta
sulla superficie
e il lago è gelato.

talvolta capita, però,
che in alcuni punti
il ghiaccio sia più sottile che altrove.

e d’improvviso capiamo
che la verità sta sul fondo.

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L’AUTOIRONIA DI VALERIO INNOCENTI

L’AUTOIRONIA DI VALERIO INNOCENTI

Valerio Innocenti, La casa dell’uva fragola (Marco Del Bucchia Editore). Quello  di crescere è un privilegio che ci viene dato, ma contiene in sé anche la sventura dell’abbandono e della rinuncia. Da piccoli, dopo un temporale, sembra di poterlo raggiungere con un salto il cielo di cobalto, poi il passo si fa pesante e il cobalto si stinge. E mancano i chicchi d’uva fragola ad addolcire le ferite. Ma sarebbe un errore pensare che questa raccolta di Valerio Innocenti sia intessuta di ricordi e proiettata nel passato. La casa dell’uva fragola non dà spazio al ripiegamento su Continua a leggere →

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RICORDO DI ACCROCCA

RICORDO DI ACCROCCA

Elio Filippo Accrocca (Cori, Latina, 1923 -Roma 1996) è uno dei maggiori interpreti della poesia italiana del secondo dopoguerra: nelle sue liriche, improntate ora a una pensosa consapevolezza della realtà, ora a una vivace simbologia, ora a una volontà di sperimentazione, è costante la presenza di Roma. Il culmine della sua poesia è rappresentato dalla raccolta Siamo non siamo (1974). Ha insegnato sino al 1977 all’Accademia di Belle Arti di Foggia di cui è stato direttore. Dal suo sodalizio con gli amici pittori e soprattutto con Vespignani, Buratti e Muccini nacque il cosiddetto Continua a leggere →

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‘DISSOLVENZE’ DI ZANGHERI

‘DISSOLVENZE’ DI ZANGHERI

La raccolta di Stefano Zangheri Dissolvenze (Edimond), come già rivela il titolo e come anche il poeta dichiara ad introduzione delle sue poesie, si incentra sull’evanescenza dell’esperienza della vita, di cui nulla resta stabilmente nella mente dei viventi – le memorie si dissolvono nel tempo e per altro già subito si sfaccettano in tante immagini transitorie e sovrapposte che tutte insieme non riescono che a delimitare molto vagamente quanto esperito. Il termine è mutuato dal cinema, dove l’ultima immagine di una scena o di una sequenza di scene si offusca fino a Continua a leggere →

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LA ‘SCRITTURA COME CIGLIO’ DI LERONNI

LA ‘SCRITTURA COME CIGLIO’ DI LERONNI

La realtà si è eclissata. E con essa la Storia (qualsiasi cosa si voglia intendere con questa parola). Resta soltanto una voce e non è per fortuna quella lagnosa del solito io extra-large che respinge anche i lettori più resistenti e audaci. È, semmai, la voce di un veggente che parla da un tempo e un luogo indefiniti, una voce a cui si presta ascolto con fiducia istantanea, senza un motivo plausibile e senza fatica. La realtà si è sì eclissata ma non è scomparsa, è il sottofondo di quella voce che parla di noi, del nostro essere al mondo. I tragitti e le strategie della parola sono davvero sorprendenti a volte. La nuova raccolta di poesie di Giacomo Leronni (Scrittura come ciglio, puntoacapo Continua a leggere →

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LA POESIA IN CAMMINO DI RUFFILLI

LA POESIA IN CAMMINO DI RUFFILLI

Per Paolo Ruffilli la poesia è qualcosa di mobile, perennemente in cammino, mai cristallizzata in una età, in un tempo o in uno spazio. E proprio per questo nel suo nuovo libro Le cose del mondo 1978-2019 (Mondadori), che raccoglie in qualche modo scegliendone una trama, individuandone un percorso, una lunga stagione poetica, non si ravvisa nulla di ultimativo; non è un bilancio – sarebbe una tentazione facile –  né un’anamnesi, ma semmai un punto di ripartenza. L’uscire perenne di casa, il primo gesto, come dalla stessa poesia che inaugura la sezione significativamente titolata Nell’atto di partire  («Nel porsi in viaggio, prese le distanze / e tutte le misure per quello Continua a leggere →

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AMBROSINI: LO SPIRITO DEL FLÂNEUR

AMBROSINI: LO SPIRITO DEL FLÂNEUR

Pierluigi Ambrosini di Bergamo non è certo un autore alle prime armi. Ha pubblicato nel 1988 la raccolta Notturni e di recente Caccia al Tesoro, opera interessante e complessivamente riuscita soprattutto per un uso misurato del registro ironico per l’approccio erotico-estetico in senso  esistenziale alla complessità della vita. Ambrosini conosce certamente il dolore e la precarietà dell’esistenza, ma vi si accosta con lo spirito del flâneur (nel senso attestato dal Continua a leggere →