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TONINO GUERRA

TONINO GUERRA

La rivisitazione, sinora mai così accurata e completa, dell’opera di Tonino Guerra,fa de Il paese che è dentro di me di  Luigi D’Amato (Maggioli Editore) un punto di riferimento insostituibile per chi voglia conoscere a pieno la scrittura del poeta di Santarcangelo e del “Circolo del giudizio” di Santarcangelo di Romagna, il gruppo dei poeti di cui Tonino Guerra faceva parte. L’indagine ermeneutica portata ai diversi campi della produzione artistica di Tonino Guerra, poeta, sceneggiatore, pittore e artista, tende a ricostruire in un discorso organico ed originale, con la ponderata chiarezza della scrittura critica, gli intrecci fondamentali che hanno legato una delle voci più alte della nostra poesia Continua a leggere →

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‘SANGUE AMARO’ DI VALERIO MAGRELLI

‘SANGUE AMARO’ DI VALERIO MAGRELLI

È ripartita in dodici sezioni l’ultima raccolta poetica di Valerio Magrelli, Il sangue amaro (Einaudi), dodici come i mesi di un anno e come i fogli di un calendario; e questa analogia fondamentale pare confermata dalla presenza, in sesta posizione, di un gruppo di testi esplicitamente modellati nella forma dell’almanacco, mese per mese, intitolato Annopenanno. Questa epigrafe – con uno dei numerosi bisticci e giochi di parole presenti nell’opera – precisa ulteriormente il senso del libro, retto in buona parte da una meditazione sul tempo attraversata dalla schisi tra andamento ciclico e traiettoria rettilinea, e ne espone inoltre una delle cifre patiche più importanti: quella pena, disposta sull’arco che va dal dolore al furore, legata all’osservazione del tempo e, in misura non minore, dei suoi abitatori. È un acre e definitivo disgusto per la vita il sentimento primario espresso dal Sangue amaro, una rabbiosa Continua a leggere →

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‘TELEPATIA’ DI GIAN MARIO VILLALTA

‘TELEPATIA’ DI GIAN MARIO VILLALTA

A distanza di cinque anni da Vanità della mente, che gli aveva procurato riconoscimenti importanti, Gian Mario Villalta ha pubblicato una nuova raccolta di versi, Telepatia (LietoColle). Si tratta del libro più crudo e più duro che questo poeta abbia scritto. E anche del più anti-letterario, perché in questi componimenti che alle risorse della poesia attingono comunque senza timore, la letteratura non costituisce in alcun modo un’alternativa alla vita, una possibilità di sublimazione o di redenzione, anche soltanto conoscitiva. La poesia, insomma, qui non salva nulla e nessuno, a cominciare dall’autore. Composto di diciannove poemetti scanditi quasi tutti in quattro movimenti o sequenze, il libro si può leggere come un accerchiamento progressivo di quella che non saprei definire altrimenti che come una ferita esistenziale. Detto più semplicemente: come una slogatura, un’asimmetria tra se stessi e una Continua a leggere →

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‘VERSI ESICASTI’ DI ENRICO D’ANGELO

 

‘VERSI ESICASTI’ DI ENRICO D’ANGELO

Se c’è un poeta che ormai da vari anni, con ferma convinzione (senza i ripensamenti o le retromarce compiute da altri autori “neometrici”) mostra di perseguire nella propria scrittura un classico rigore verbale, questi è Enrico D’Angelo. Ciò lo fa sembrare, a un primo sguardo, un aedo di ordinaria e stretta tradizione; mentre, invece, la sua poesia, letta con più attenzione, rivela una sottesa capacità di mediare l’antico e il moderno, realizzando una sorta di neo-stilnovismo, risultante, appunto, dalla fusione tra un’atmosfera lirica più o meno recente e quella dei tempi andati. Una ulteriore conferma in tal senso giunge da questi Versi esicasti (in parte già apparsi in una cartella d’arte, Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA UNGARETTI

Giuseppe Ungaretti

PREGHIERA

Quando mi desterò
dal barbaglio della promiscuità
in una limpida e attonita sfera

Quando il mio peso mi sarà leggero

Il naufragio concedimi Signore
di quel giovane giorno al primo grido.

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‘JUCCI’ DI FRANCO BUFFONI

JUCCI DI FRANCO BUFFONI

Il primo libro di poesia di Franco Buffoni dopo l’Oscar uscito ormai nel 2012, Jucci (Mondadori) è in realtà un romanzo in versi o, se vogliamo stare nel genere annunciato, un poema d’amore per Jucci, l’eponima, inedita protagonista femminile, amata in gioventù dall’io poetante (lo spiegherà la nota finale), a cui si dà direttamente voce nelle strofe in corsivo. È un romanzo d’amore tragico, che culmina nell’evento luttuoso e che diventa dunque da un certo momento requiem per la donna morta. Un requiem paradossale, certo, che si cambia assai spesso, nella prospettiva postuma scelta dal libro, in un inno alla bellezza, ma soprattutto alla forza ottusa e cieca che possiede chi Continua a leggere →

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UN POEMETTO DI DANIELE CAVICCHIA

UN POEMETTO DI DANIELE CAVICCHIA

“La settima volta che la rividi fu in un sogno,/accarezzava l’erba che copriva/le cicatrici del mondo e mi suggeriva/una preghiera che solo in paradiso/poteva essere udita,/la guardai come un segreto da custodire.” Questi sono i versi del XVIII capitolo (stavo per dire canto) del poemetto di Daniele CavicchiaLa solitudine del fuoco” che occupa gran parte delle pagine del suo libro omonimo e ne è il cuore, il centro e anche una specie di nucleo germinativo. Ci sono, in questi versi, quattro parole che mi sembrano assai significative, da usare come passe-partout o come grimaldello per l’intero libro. Le parole sono sogno, segreto, cicatrici, preghiera. L’universo espressivo e poetico di Cavicchia è molto compatto e quasi inscalfibile, ma usando le chiavi giuste, si può penetrare nel suo fortilizio per lasciarsi invadere dalla presenza carica della parola, dai suoi sentimenti e dalle sue profonde emozioni. Così, si crea il bisogno di un ascolto, di un’apertura, di un lasciarsi invadere, di un lasciarsi occupare da Continua a leggere →

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L’ULTIMO DE ANGELIS

 

L’ULTIMO DE ANGELIS

«Insegnatemi il cammino, voi che siete/ stati morti, attingete la nostra/ verità dal pozzo sigillato, staccatevi dal tempo/ (…) torneremo a casa, vi diremo». Così si chiudeva, nel 2010, l’ultimo libro di versi di Milo De Angelis, Quell’andarsene nel buio dei cortili, con un appello agli scomparsi a fare da guida all’io, perché questi potesse dirli, restituendo loro in qualche modo una presenza. Sono versi che al lettore potevano far pensare a certi momenti precedenti della sua poesia, da sempre occupata, in effetti, da un «pensiero ultimo» capace di farsi totalità, fino alla paradossale coincidenza di opposti (penso a certe uscite memorabili, già nel lontano esordio del 1976, in Somiglianze: «questa morte non è solo svanire/ ma insieme, un poco, esserci»). Ora quegli stessi versi appaiono anche un ponte che si affaccia sulla nuova raccolta di Milo De Angelis, Incontri e agguati (Mondadori), nella quale Continua a leggere →

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POETRIX BAZAR DI ALFREDO GIULIANI

POETRIX BAZAR DI ALFREDO GIULIANI

C’è, nella scrittura di Alfredo Giuliani, sempre “un dialogo ritmico tra le parole”; parole che pensano se stesse e che si attraggono e si respingono. E questa straordinaria virtù, naturalmente, appare come evidenziata nella sua poesia. Per la potenzialità stessa della poesia; perché, come riconosce nella sua consapevolezza critica lo stesso Giuliani, “la poesia sa di poter concentrare in sé, virtualmente, una significanza profonda e anche una possibilità di gioco con i colori e con il corpo delle parole”. La ricerca verbale, nello spazio particolare della poesia, si svolge tanto in senso verticale, nella frammentizzazione analitica della parola, quanto in senso orizzontale, nell’estensione del tratto linguistico. Due sensi di marcia secondo i quali Giuliani ha proceduto, negli anni, contemporaneamente. Tra le ultimissime raccolte Poetrix Bazar (Pironti) è la prova massima e ricapitolativa, in un certo senso la summa Continua a leggere →

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LA POESIA DELLA SETTIMANA ZANZOTTO

Andrea Zanzotto

AL MONDO

Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire

il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»
un po’ più in là, da lato, da lato.

Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa’ buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.