La Poesia italiana del Secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century

Milo De Angelis


 

Milo De Angelis è nato nel 1951 a Milano, dove vive. Le sue raccolte di poesia: Somiglianze (Guanda, 1976), Millimetri (Einaudi, 1983), Terra del viso (Mondadori, 1985), Distante un padre (Mondadori, 1989), Biografia sommaria (Mondadori, 1999), Dove eravamo già stati. Poesie 1970-1999 (Donzelli, 2001), Tema dell'addio (Mondadori, 2005), Poesie (Oscar Mondadori, 2008), Quell'andarsene nel buio dei cortili (Mondadori, 2010). Ha pubblicato il libro di narrativa La corsa dei mantelli (Guanda, 1979) e il saggio Poesia e destino (Cappelli, 1982). Ha diretto la rivista di poesia “Niebo” e la collana omonima per le edizioni La Vita felice. È traduttore dal francese.


E-mail: milodeangelis@alice.it

 

da Tema dell’addio

*

Milano era asfalto, asfalto liquefatto. Nel deserto
di un giardino avvenne la carezza, la penombra
addolcita che invase le foglie, ora senza giudizio,
spazio assoluto di una lacrima. Un istante
in equilibrio tra due nomi avanzò verso di noi,
si fece luminoso, si posò respirando sul petto,
sulla grande presenza sconosciuta. Morire fu quello
sbriciolarsi delle linee, noi lì e il gesto ovunque,
noi dispersi nelle supreme tensioni dell’estate,
noi tra le ossa e l’essenza della terra.

*
Non è più dato. Il pianto che si trasformava
in un ridere impazzito, le notti passate
correndo in Via Crescenzago, inseguendo il neon
di un’edicola. Non è più dato. Non è più nostro
il batticuore di aspettare mezzanotte, aspettarla
finché mezzanotte entra nel suo vero tumulto,
nella frenesia di tutte le ore, di tutte le ore.
Non è più dato. Uno solo è il tempo, una sola
la morte, poche le ossessioni, poche
le notti d’amore, pochi i baci, poche le strade
che portano fuori di noi, poche le poesie. 

*
Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.


L'idea centrale


È venuta in mente (ma per caso, per l'odore
di alcool e le bende)
questo darsi da fare premuroso
nonostante.
E ancora, davanti a tutti, si sceglieva
tra le azioni e il loro senso.
Ma per caso.
Esseri dispotici regalavano il centro
distrattamente, con una radiografia,
e in sogno, padroni minacciosi
sibilanti:
"se ti togliamo ciò che non è tuo
non ti rimane niente".



Da Finale d’assedio



*

nell’azzurro di Via Varé, nel ristorante

che ti ha visto piangere, nelle triglie

antiche, nell’acqua del momento. Avverrà,

dicevi, tutto quello che è stato,

avverrà. Eccoli, gli ostaggi della via Pàl,

sono nella mente e sono lì, si aggirano

tra i tavoli, hanno il segno

sacro della fine. E tu,

sempre più vicina, sei l’oscura melodia

di ogni adolescente, l’acume e lo spavento,

di chi chiede tutto, profugo del tempo

con il viso bianchissimo e un pegno

che non durerà oltre di noi,

l’unica data che mi osserva e mi aspetta,

l’unica data.



*

Mi attendono nascosti. Talvolta

li ho portati alla vita, al grande

alfabeto del momento. Ma loro tornano lì,

muti, si stringono a un palo,

non ne vogliono sapere. E il mondo

sembra un’eco della frase

che non trovano più, caduti nel buio

di un gesto qualunque, un sabato,

in un centro commerciale.

Parlo di eroi,

naturalmente, corpi che avevano una spina

sul quaderno.



*

A volte, sull’orlo della notte, si rimane sospesi

E non si muore. Si rimane dentro un solo respiro,

a lungo, nel giorno mai compiuto,

si vede la porta spalancata da un grido. La mano feriva

con una precisione vicina alla dolcezza. Così

si trascorre ignoti dal primo sangue

fino a qui, fino agli attimi che tornano a capire

e cercano il significato dei corpi e restano

imperfetti e interrogati.