Valerio Innocenti è nato nel 1962 a Viareggio, dove vive. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: Novilunio (Luci del Porto), La casa dell’uva fragola (Marco Del Bucchia Editore), La valigia di Lisbona (Edizioni le Mimose), Il Serpentino (bilingue italiano-inglese, Giovane Holden Edizioni), Nella tana del ghiro (Giovane Holden Edizioni, premio speciale “Tematica” Premio Lord Byron Porto Venere Golfo dei Poeti 2019). Scrive  in italiano e in inglese ed alcune sue poesie sono state antologizzate sia in Italia che all’estero. In particolare, quattro suoi componimenti in inglese sono stati inseriti  in “The Hilton House Poetry Awards 1999”, edited by Michael K. Moore (ISBN 1-900824-51-5). Una sua raccolta bilingue, Selected Poems, a cura di Joseph Tino, è stata pubblicata nel New Jersey (USA). Ha collaborato con Marisa Cecchetti alla prima traduzione in italiano delle poesie di Barolong Seboni , Nell’Aria Inquieta del Kalahari / In the disquiet air of Kalahari  (Lieto Colle). Insieme a Carla Polleschi ha pubblicato un libro bilingue sulla vita di Ildegarda di Bingen (A Thousand Years Like One Day/ Mille Anni Come Un Sol Giorno, Bandecchi & Vivaldi). Alcune sue poesie sono state inserite nel libro Imago, patrocinato nel 2011 dal Comune di Viareggio. Ha tradotto Mitoraj  Mercati di Traiano (catalogo della mostra del 2004, Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma).

yeatso62@hotmail.com

English

POESIE

da NOVILUNIO

Leviga
la morte
il corpo:
nutre
di cenere
sparsa
costante
certezza.

Cura in cantiere
Tra breve finirà lungo stallo.
D’estenuanti regate narra la prua
ed il bompresso di raro coraggio.
Armonie di mogano ed acciaio
acredine leniranno di dama
ed antica fama si rinnoverà
cancellando onta di salsedine
e della teredine il fremito.

Si sogneranno oziose serate
con ballo tra dolci increspature
dopo successi d’audaci virate.

Gabbiano nella burrasca
Donò se stessa
e un pasto leggero,
mi bagnò le labbra
di frizzante vino;
di accesa voglia
diventò bufera
e volo di gabbiano
tra nuvole di lino
e sul mio cuore.

da LA CASA DELL’UVA FRAGOLA:

Il bocchino
Deturparono due crepe
screziate da croco sottile
la veste d’avorio.

Sfoggiato, forse, di sera
( chi lo sa? Deve essere
stato chic sotto la luna!)
o mero limite
all’esizio del fumo…

Lo penetrano due formiche:
procurerà loro biasimo
la scia d’alcaloide?

Ritorno in via Fiume
Ecco il grigio cancello
dove un tempo ho siglato
le mie reti più verdi.

Ecco l’acida vecchia
che, fendendo una scopa,
atterriti ci scaccia.

Ecco l’Elsa felina
così solo bramata
che ora mostra la figlia.

Ecco il cuor che si scioglie
a saper che ora l’Elsa
è la nuora di casa.

Le leccornie piccanti
e quei vivi momenti
son sorbetti e sorrisi.

E la sera raccoglie
queste scaglie di voci
shakerate dal vento.

Vuoto indugio e mi sento
mentre dentro le donne
con le imposte m’escludono.

La casa dell’uva fragola
Avvolge la sera
la casa dell’uva.
Biancore di luna
par frutto donare
a morso tardivo:
rivedo battaglie
tra infide canne,
sassi e mosconi,
con acini viola
distanti un salto.

Un velo di calce
cancellò imprese.
La vite non scorgo
ch’a mente e cuore
feriti dolcezza
elargì in chicchi.

Pare sacrilegio
L’esser cresciuto.

All’arco piegata
Fliugika, la tua
origine di guerra
scaglia la mente
a nessi di nerbo
per dirimere liti.
Flèche rammenta
sùbito guizzo di falce
o di falsi amici
veleno che, col verbo,
repente colpisce.

Largisti pasti
prima della scia
di polvere da sparo
verso i no frost.

Sei di Cupido, dagli
dèi alle sognanti
creature di Peynet.
Remoti i fasti
di Agincourt e Tell
ma che passato
è il tuo!
Forgiasti fede e pensiero
e stregoni ti posero
tra umide foglie su
ferite o ti scoccarono
contro mostri neri
che sfidavano il sole
con scudo d’eclissi.
Artefice di pioggia
ti credono ancora
nella bruciata Africa.

Chi pensa, nei musei,
che non indichi solo
l’agognata uscita?
Chi pinte e freccette
brandisce guarda mai
la pendola con i
dardi domati come
specchio dell’esistenza?
L’illusione più dolce
è allora quella di chi
si scaglia verso
nuovi canti di cucù.

da LA VALIGIA DI LISBONA:

Seiede, l’ava salcigna
Siede, l’ava salcigna,
accanto al figlio di chi
fame, pecore e freddo
ebbe un tempo compagni.
“ Tuo padre comprò,
per conto d’altri,
del buon sanguinaccio.
A cachi avvezzo,
castagne e polenta,
carpì unghiata che bocca
all’addiaccio gli sciolse.
La bocca il dito cercò
per giorni e giorni.
Fu poi cibo il ricordo”.

Un senso pregnante
Un senso pregnante
avvolge il silenzio.

Le inibizioni
di chi mai rideva
l’unica certezza.

E dalla valigia
(quella di Lisbona,
che non si chiudeva!)
si svolge suadade.

Anche le stelle muoiono
Anche le stelle muoiono
nell’illusione d’eterno.
Un filamento d’inchiostro
sull’ingiallito quaderno
non svela l’universo:
è solo una condensa
su uno specchio opaco
che mostra per converso.

Tu, che i grandi versi ignori
Tu, che i grandi versi ignori
e con i tuoi soltanto sei loquace,
sappi che quando i miglior serti
avrà sfrondato tempo edace,

scorrerà ancora Ippocrene
ma tu sarai polvere che tace.

Ridon del pioppo
Ridon del pioppo
tra carezze del vento
tremule foglie.

da IL SERPENTINO:

In biblioteca
Vive voci di morti,
come accompagnate,
su rimati binari,
il mio peregrinare!

Con voi puri accenti,
non becero vociare,
verso remote stanze
mi guidano sicuri.

Basta un emistichio,
specchio di vitalità,
a nutrire il cuore
col succo del verbo.

In mostra su scaffali,
sprovviste di scadenza,

provviste per la vita.

La strega apprendista
S’infilò i bei guanti di capretto,
trafisse una rosa le cui spine
già combuste sposavano l’alloro
nella brace che incendiò il giardino.
Ma infranse la regola del cerchio
per un’ape un tantino birichina:
sì che tutto l’inferno invocato
contro chi fuggì con l’ucraina
implose nei visceri al mattino
facendogli esclamare: “ Troppo vino!”

Senza amore e solidarietà
Senza amore e solidarietà
s’espande enorme deserto
sul fragile nostro percorso
e buio senza stelle guida
occhi che restarono chiusi.

Panchen lama
Tre palline di tsampa
per l’anima eletta.

E per ben tre volte
su diafano foglio
impresso quel nome.

Altre dinamiche,
strepiti o brame
posson scalfire
eterno volere?

da LA TANA DEL GHIRO:

Morte di un traduttore
Tagli e torsioni
della margotta
potevi elencare
da poliglotta
ché negli idiomi
sfumasti te stesso
dietro uno schermo
di carta tradotta.

Lo scarno rapporto
dei carabinieri
su grumi di sangue
e su occhi straziati
è certo difforme
da rime e iperbati
che han rinvenuto
sui fogli vergati.

Se apprendere lingue
è erigere ponti
per menti e coscienze
e nuovi orizzonti
tu fossa scavasti
di talpa angusta
ma vita randagia
non t’ha fatto sconti.

Nel passaggio
Ruscellano i ricordi
di petali e ricami
nel carsico affiorare
di giorni ormai lontani.

Poi placido torpore
smorza l’emozione
e palpebre suggella
provvida iniezione.

La mano che accarezza,
seppur per un secondo,
le pare proprio quella
di chi la mise al mondo.

Ѐ proprio lo smartphone
Ѐ proprio lo smartphone,
dei dati sgravato,
che può ricordarci
di quanto il vissuto
sia strame, rottami,
cocci, perduti ami,
e quanto creduto
funzione fàtica
si muti assai spesso
in scoria erratica.

TRADUZIONI

The gull in the gale
Herself she gave
and a light lunch,
washing my lips
with sparkling wine.
In lively lust
she was the gale,
the flying gull,
on lily clouds
and in my hearts.

In the library
Living voices of the dead,
how well you lead the way,
through the rails of your rhymes,
on my unquiet quest!

I simply need to follow
your pure and winsome call
to reach the outmost realms.

The juice of half a rhyme
will quench the direst thirst.

Not “best by” date marks
such food for thought:

It shall outlast us all.

Panchen lama
Three little tsampa balls
for the chosen one.

And that name on the
transparent sheet three
times in a row.

How can alien uproar
and greed affect what
divine will has set?

Even the stars die
Even the stars die
in lifelong deception.
A filament of ink in
the yellowed copybook
cannot unveil the whole:
it is but condensation
on an opaque mirror
wrong way round.

The slim and wrinkled
The slim and wrinkled
grandma is sitting
beside the boy whose
dad lived with cold,
sheep, constant hunger:
“ He was once sent
to buy sliced ham.
Used to chestnuts, olives
and unripe berries,
he cut off a piece which
soothed his chapped mouth.
His finger reached for
his wishful lips for
many a longing day.
Loss then foddered his soul”.

Death
rubs
bodies
and feeds
constant
certainty
with strewn
ashes.