Renato Greco è nato a Cervinara (AV) nel 1938, poeta di Ariano Irpino (AV), dove ha passato l’infanzia e la prima giovinezza, e vive a Modugno, alle porte di Bari. Le sue raccolte più recenti di poesia: Un brusio d’anime (Ladolfi, 2012), Colloqui e amabili fraseggi (L’artedeiversi, 2013), Il vero dello sguardo (Ladolfi, 2013), La parola continua (Sentieri Meridiani Edizioni, 2013), Finzioni e altri inganni (L’artedeiversi, 2014), Variabili geometrie (L’artedeiversi, 2014), Quaderni palesini II (Tabula fati, 2015), Quaderni palesini III (L’artedeiversi, 2016), Sulle riviere del maestrale (L’artedeiversi, 2016), Derive (Tabula fati, 2017), Se quale sia il mio idioma (L’artedeiversi, 2017), Con il mio canto fermo (Tabula fati, 2018), Quaderni palesini IV (Ladolfi, 2018), Quaderni palesini VI (Ladolfi, 2018), Stato dell’arte (Genesi, 2018), Il non supposto signor G. (L’artedeiversi, 2019), La poesia dell’anima (La Vallisa, 2019). Ha al suo attivo un’opera di poesia epica in 5 volumi dal 1996 al 2000: La lunga via, da ieri fino a dove, Epopea umana (dall’Oscurità al V secolo a. C., in 146 sequenze di endecasillabi sciolti e relative note storiche di complemento, Edizioni dal Sud) e le raccolte antologiche: Autoantologia, Poesie scelte 1955-2000 (Edizioni dal Sud, 2002), Biografia d’amore, Poesie scelte 1950–2005 (Edizioni dal Sud, 2005), Dediche (Besa, 2009), La sabbia, il vento, Poesie scelte 1952-2010 (a cura di D. M. Pegorari, Sentieri Meridiani, 2011, tradotta in Spagna da Turpin Editores di Madrid, nel 2012, col titolo La arena, el viento), Mattinali e tramonti dell’opera compiuta (L’artedeiversi, 2015). È autore di saggi, tra gli altri, su Salvatore Quasimodo e Vittorio Bodini.

rengreco2@gmail.com

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POESIE

da POESIE 2003/2004

Galli in cortile
——Capo tribù semita di Kabul barbuto
con turbante e caffettano neri, sta’ fermo!

——Non avventare dagli occhi lampi di fuoco,
bestemmie miste alle preghiere del Corano!

——Non agitarti, fermo!, maledetto pollo!,
quasi il sole si copra col tuo mantello nero!

——Non costruisci proprio niente, neanche il regno
che vorresti creare del tuo dio in terra!

——Anch’io, anch’io, anch’io! La foga mi spinge
a grandi passi impettito nel mio cortile!

——Se tu così nel tuo, io nel mio! Galli
feroci che il destino non faccia incontrare!

——E se minuscolo a tuo petto, non ti temo,
rizzo la cresta, gonfio il petto: e chicchirichì!

Uno fuori dal branco
Il bambolotto lustro delle televisioni.
Il divo milionario dei ritmi più alla moda.

Le teste vuote che stravedano per loro.

Le folle ossessionate di ragazzi soltanto
che cercano l’occasione di “farsi”,
(come dicono).

Nessuno sognerà altro che d’assentarsi,
lasciare il suo presente senza vie di sbocco
e un modo per stordirsi, uscendo da se stessi
per poi sentirsi peggio ogni giorno di più.

A tutti sfuggirà chi ci guadagni in questo
mondo dell’artificio.
————–Solo qua e là, non sempre,
uno fuori dal branco avrà lampi di luce
nel sonno tormentato credendo di sognare
nelle sue lunghe notti un’isola beata.

Ricca, ma di silenzi e quasi senza folla.

Autonomia,
casa del poeta
Non so se si domanda cosa cavi,
in fatto di nome e soddisfazione
il moderno poeta, dallo scrivere
che fa del suo più intimo sentire
nella spietata società di sempre
che non coltiva il campo dello spirito
nel più sciatto e banale rapportarsi
ai valori dell’utile e concreto.

Io, sì, me lo domando. Per la legge
di chi pratichi un’arte senza gloria
e malgrado il silenzio che comporti.
E, tuttavia, non desisto o freni
in alcun modo la mia voce, sola,
per dire al mondo che ci sono anch’io.

Sebbene da essa non mi venga nulla
e nemmeno ai poeti che conosco.

Con essa, mi consegno a queste pagine
da cui non colgo altro che il mio crescere
d’animo e di persona non schierati,
pur nella condizione di un nessuno.

Inverno
Il gelo suggerisce inverno.
Inverno è una lista di proscrizione.
Io, ero fuggito prima.

Ma esaminiamo se è costato
allontanarsi di là
e con quali parole.

Non mi è costato molto, in verità,
e non ho speso una parola.

Occhio ai commenti degli sfortunati
costretti a rimanere al gelo
che non sgravi nessuno d’influenze,
malori e febbri o cali di pressione
e sfinimento per i giorni grigi
che non lascino scampo ai colori.

Io, ero fuggito prima,
evitato i mari in tempesta.

Mi sono trasferito ai tropici
dove, come in sogno, mi giunga
ora la voce che mi suggerisce:
“Inverno, va’ al diavolo
e ti dico in vero poco”.

Procedimenti
Gradualmente, a piccole tappe,
——diminuisce il dolore dell’anima
non so se per l’età o per stanchezza.

La grande bestia sanguinaria
——allontana da me i suoi uncini
e io siedo nella consueta stanza,
——muto e quasi assopito, come
il piccolo burocrate che è chino
——diligentemente sui suoi registri.

I solitari raramente hanno
——amici – solo conoscenti –
sonora esclusa luce delle notti.
——Io corro più del mio dolore,
lo allontano dal mio recinto
——che non soggiaccia che ai silenzi.

Le grandi piogge del dissenso
——hanno scavato una distanza
nelle montagne del dovere
——adoperarsi a ogni costo.

Io costruisco la mia opera
——sui fondamenti della lingua
fra i rigori della forma
——e di parole misurate.

Malasorte
Hanno tradito il seme che cresceva
——nella natura libero e selvaggio,
aggirato i problemi e le coscienze
——credendo in un teorico futuro
se non per pura fame di profitto
——e non preoccupandosi per altro.
Per essi soltanto l’oggi è che conti
——e odiano che glielo si rinfacci.

Dalle loro mani dipende
——un incertissimo avvenire.
Né alcuno ha fatto da contrasto
——alla perniciosa tendenza
all’autodistruzione, alla rovina.

Ogni voce contraria non fa testo
——per la loro mentalità distorta.
Hanno importante il momento da cogliere,
——l’apparenza che vinca la sostanza.

E basta che ogni tanto un’illusione
——faccia fare un solo passo all’indietro
da queste infami strade compromesse
——e si gridi al miracolo, al portento,
dimenticando quello che ci aspetti.

Elastici e poesia
Si stabiliva la distanza.
Dieci passi, più cinque.
In modo che non vi
fossero dubbi per nessuno
e gli elastici uguali.

I sottili, usati per fermare
gli incartati.
Che non sarebbero
mai arrivati al muro.
Avrebbero richiesto
ali per farlo.
Ci si schierava, rigorosi,
e si lanciavano gli elastici.

Non vincevo mai a quel gioco.
Erano bravi più di me.
L’elastico da me scagliato
cadeva spesso a qualche distanza
dal fatidico muro.

È come adesso,
che vorrei tagliare
un mio traguardo personale
nella poesia complessiva
ed esso mi si sposti
in là nel tempo
che inizi a mancarmi.

Distante
Distante e come un sogno evanescente
il luogo in cui ti piacerebbe stare.

Anche importa con chi: oppure mentre
la donna incontri che sapresti amare.

Voli
I grandi voli del pensiero,
gli intimi voli che uno faccia
viaggiando in ogni luogo e tempo.

Senza bisogno di valigie
né di compagni avventurosi.

Nelle domenicali docce
giocandosi in piedi il momento
sotto lo scrosciare dell’acqua.

Si mettano ali, si voli
con trepidi squilli del cuore.

È volo adatto a più traguardi
che copra miglia e miglia altrove
senza cercare mai ritorni.

Sfidando ogni legge o legame
nel baratro rosso del sangue.

I miei motivi
I miei motivi, antichi ragazzi come me,
dall’inizio alla fine di un lunghissimo scrivere.

——Ma voi li conoscete per l’animo inquieto
——e la gioia di dire e per la vena facile.

Anche per questa, sia, ma come corollario
dello stupore d’essere e sentirsi un diverso.

——Uguale in tutto agli uomini e solidale fratello
——ma, tuttavia, illuso dall’arte mia povera.

Avrei voluto dirvi di più e meglio, certo,
trarre dal mio bagaglio mirabili leggende.

——Ma ho penato, e tanto, scavato anche nel fango
——sperando di trovare la gemma da donarvi.

Ora non è il momento di fare del teatro.
Mentitemi, vi prego.
———————Ditemi che mi amaste!

da L’ARENA, EL VIENTO

ALAS INVISIBLES TUS PARDOS
Alas invisibles tus pardon
pelos tendràn en la tarde
y mayo por ti olerà de acacias
que estàn a punto de florecer. En el silencio
repentino de los pàjaros
murmurarè despacio tu nombre
y me sonreirà de la sombra
tu rostro africano.
Tus manos seràn flores sobre de mi
brotados y le apretaré temblando,
pregundandote perdona del engano:
de la estaciòn y de la juventud,
de este nuevo amor que me toma
por ti que no sabes y que te acampas,
como un idolo antiguo paro a la oscuridad,
mi beso adorador.
1952 – 1989  –  La llave cayò a mar

FUGA DE BACH
Prodigue una nave y no me vuelvo
a mirar porque es interminabile.
Secuestrada escucha tu paso conducire
yunto a mì. La catedral està vacia,
cantante a la pasiòn del antiguo
Bach. Me he sentado sobre sillas largas
y sobre la alfombra una botella vacia
en el mientras un disco  gira sobre su pilar
y veo tus ojos subitamente
que guinan y luego devuelve, lejanos.
Llego las manos en acto de rogar,
quizàs llore un poco, mientras  una paz
nueva me baja en pecho y te agradesco
no haber llegado hasta yo, para me
haber sonreido de lejos.
1964 – 1989  —  La llave cayò a mar

PRESENCIAS SULFUREAS
Las presencias sulfùreas en los suenos.
Particulares formas de presagio
de que  se propaga el espectro de cada
imprombable estructura.
Mensaje
allucinante.
Màscaras grotescas.
Acercamientos minimos,
ay dulzuras,
a la esencia real de las cosas.
1972 – 1991 – Cantas sobre el anochecer

INVENTARIO ECLESIAL
la iglesia es el lugar donde se recoge
lo mejor del barrio el domingo.
nos ves a las mujercitas, los muchachitos,
el farmàceutico, el abogado, el doctor,
el empleado, obrero, dirigente,
a veces el politico por votos,
el esbirro disfrazado de burguès,
las senoras de clase y de docena,
el prestinaio, el artesiano en justo,
algùn studiante de liberaciòn,
un pueblo denudo de compungidos
vestido con su vestido mejòr.
no hay un credente.
1995 – 1995 —  Minucias y otros casus de hoydia

NUESTROS OTONOS
Tu otono es parecida a una fiesta
alrededor de una anteiglesia de campo.
Os giran los colores de los novivos
y los vestidos de las campesinas
llegadas a divertirse y a parlorear.
Hay alla una ruinosa fragante concentraciòn
de tenderetes colmados por poco,
que seràn manana quién sabe dònde.

Parecido es el mio a un triste corteo
de tìos que cuchichean entre ellos
y buscan el momento para derretirse,
dejando los pocos intimos a entristecer
extraviados bajo el fresco de los cipreses.
Sobres es un cielo uniforme, todo gris,
irregolarmente lagrimoso,
mientras que los violines tardan sobre lo flébil.
1985 – 1995 – Camino entre las estrellas

FELIZ CULPA
No, no lo tendriamos nuestro,
el impulso que nos empuja
en las desaventuras a la autoestima
o en los desastres a buscar la vida.

Ni a mi darìa
inigualado amor
y alivio y razòn de mi mismo
la inclinaciòn  al sueno,
a la bellezza,
si éste de cantar
es el feliz,
dolce y terribile
mi culpa.
1990 – 1997 – Obra nona

CARRETA DE LOS MARES
Aquel humilde buque que revuelta
después de màs que trenta anos todavia el mar,
llegò ayer en el puerto a descargar.

Firme legado al quelle, vientre vacio,
en medio a otros disfrazados a arte,
a chimenea apagada.

Entre los puentes iluminados
de las màs jòvenes hermanas, a tarde
casi parece no semos,
lento a entrenarse del orìn.

Tres marineros y un cocinero
de color lo esperan acabar.
1990 – 1998  –  Màs luz de sombra

MI CORAZON DE PAPEL
Mi corazòn de papel es tan fràgil,
que con nada los trapos. Arrùgalo
dunque juegos, sin hacer caso.

Mi corazòn de papel es tan blanco,
que lo ensucias con nada y aquellas huellas
no basta toda la sangre a limpiarle.

Mi corazòn de papel està tan hecho,
que basta ya alguno pliegue y una solata
para verlo sombrero a un albanil.
1990 – 1999  —  La evidenzia de los vivos

TIA MARIA
Sobre la tia Maria fue prohibido
poner pregunttas a los adultos.
El se divisò, blanca de pelos,
sesiòn a la ventana al primer plan:
los se llevaron en habitaciòn las comidas.
Por quantos anos fue asì la istoria
de aquel siempre lleva dique,
del silenzio que fue solicitado
para no molestar a la anciana juntada,
ahora enferma,
retirada él antes de la guerra,
duena de la casa y la tierra,
en su reducido espacio de dos habitaciones
a causa de una desilusiòn de amor.
1991 – 2000  –  Desde  lugares  anteriores

GEMA
Quien puede tenerte su, él es encantado.

Quien te llevas a la mano, te acaricias tiernamente como flor rara.

Feliz quien te hablas, quien te tocas, quien duerma junto a ti en
tu resplandor.

No le importa que eres tan dura
y fuerte y angolosa, cuando senalas,
asì fàcil, su curazòn de viario.
1990 – 2002  –  El  pianeta  sumergido

HIJOS DEL VIENTO
Somos hijos del viento y volàtines.

Hemos llegado  del aire, no es nuestro
y el viento, a un rasgo, privarà de ello.

Ha sido el viento a llevarnos aquì
y serà el viento a reconducimos calle.

Como sabemos que estarà en el viento
que seremos olvidados, por fin.
1991 – 2003  –  Los  paisajes  sensibles

OTRA COSA CURIOSA
es que no me gusta por un detalle de que
sea glotòn, que sé: el seno bien formado,
las caderas estrechas, la curva ridonda de
las nalgas, la suavidad, el olor, otro, pero
como en ella estàn bien junto incluso
discordando, cada uno, de algùn modo:

ejemplo, el pequeno estrabismo que la
hace despistada mientras me mira, las
piernas largas, el labdomen un poco
corto, los brazos sutiles, las manos
fuertes, el color pàlido de la piel:

y ella mismo, se lo dijera que me
gusta por lo menos en lugar de por
el màs que le atrae en cada mujer,
muy la entretendria y dirya:
lo supe ch’eri estùpido, pero asì!
2001 – 2007  –  En  contrapunto
(Trad. Michele Vigilante)