Claudio Pagelli è nato a Como nel 1975 e vive a Rovello Porro in provincia di Como. Di poesia ha pubblicato: L’incerta specie (LietoColle, 2005), Le visioni del trifoglio (Manni, 2007), Ho mangiato il fiore dei pazzi (Dialogo, 2008), Buchi Bianchi (e-book, Clepsydra, 2010), Papez (L’Arcolaio, 2011), La vocazione della balena (L’Arcolaio, 2015), La bussola degli scarabei (Ladolfi, 2017), L’impronta degli asterischi (Ibiskos Ulivieri, 2019, Premio San Domenichino, Premio Lago Gerundo). È presente in numerose antologie fra cui “iPoet 2019, Lunario In Versi” con la raccolta Leopardi vs Superman. Sue poesie sono state tradotte in inglese e in spagnolo. Dal 2004 è presidente dell’Associazione Artistico Culturale Helianto.

https://claudiopagelli.weebly.com/

www.helianto.it

claudiopagelli@yahoo.it

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POESIE

da PAPEZ

Il pugile
Il suo dente mi si è conficcato
proprio qui – vedi? – diceva
toccandosi la cicatrice all’indice.
era a terra e buttava sangue,
tremava tutto, una specie di coda
strappata a una lucertola in fuga,
il corpo aperto come una rosa
e una pozza rossa intorno da far paura.
Ora quindi – capisci – alzo i tacchi
anche se mi calpesti i piedi,
lo sguardo basso, la guardia alta
solo a coprire il volto
da quel pugno che rompe ogni cosa…
non qui, gli zigomi già dimenticati
sul ring, più giù – di dentro – diceva
sfiorandomi il cuore con un destro leggero.

Il parassita
Pancia e mani e gambe
ancora a zonzo nella polvere –
ad orecchio di genetica
si direbbe diretta discendenza
dall’orrida stirpe degli acari
o da quella confinante
di qualche sghembo parassita…
s’ impazzisce anche così –  il sangue
che sbanda pigro nei fotogrammi, la scusa della crisi
come norma liscia che sbava dalla bocca,
la divina trasformazione in cuscino per ingannare il peso,
il gioco astuto della colpa…

Il pollo
È questo, lo sai, lo sbilenco universo
della poca sopravvivenza
il magro avanzo della buona novella
smarrita nei nostri occhi –
Capitan Futuro appeso per il collo
ben pulito e cotto
al forno, come un pollo
(sbranato tutto, anche l’osso)
resta la lingua fragile
di quei sogni da sognare di nascosto –
l’aumento di stipendio, il cuore in salute
il virus più raro alla gola del capo…

da LA VOCAZIONE DELLA BALENA

Il team leader
Perde tutto perfettamente, senza sbavature
o negligenze – dalla bocca neanche un lamento
(forse qualche sghemba preghiera
fra le guance della sera, con certezza
non è dato sapere) – quasi un principe
un aristocratico della sconfitta
se non fosse per certe magliette
con la barzelletta idiota del comico alla moda,
una volta persino il grande boomerang di Mazinga….

Call center
Ora che tutto riparte
in questa selva lampeggiante di voci
le cuffie sono meduse leggere
sulle teste degli operatori che oscillano come boe marine
e le bocche gonfie di parole, promesse d’occasioni nel mercato virtuale
l’abbonamento migliore alla novità in visione –
l’estrema spremitura della buona volontà…

Il farmaco
Nella testa una bava di xanax
una specie di danza con la dama più lenta…
il collo di Marco cede a scatti come uno yo-yo anni ottanta….
il farmaco gli scivola nel sangue, lo spegne a tratti
improvviso riaccende gli occhi matti
quando il trillo punge i timpani –
la formula sacra tatuata sulla lingua
mandata a memoria come una preghiera che salva…

da LEPARDI VS SUPERMAN

*
Somigliava a Clark Kent
il controllore del treno
diretto a Milano.
Faccia da bravo ragazzo,
occhiali neri, sorriso impacciato.
Per un istante l’ho immaginato
volare fra i vagoni,
sgominare un attentato
di un Lex Luthor minore,
un terrorista pendolare…
poi tutto è tornato normale,
controllata la vidimazione
s’è dissolto alle mie spalle
nel suo giro di ricognizione –
fuori la luce prometteva pioggia
avvicinandosi a destinazione…

*
Se solo sapessero
chi sono davvero –
un pezzo di niente
il riflesso di un fumetto
un costume da indossare
a qualche festa di carnevale…
se solo sapessero
chi sono, dentro –
l’uomo ragno che se ne fotte di tutto,
del girotondo senz’anima del mondo.
Sembrava ieri
il morso del ragno, il predestinato,
il supereroe mascherato…
oggi,  precario anche il sogno
lascio Goblin alla sua verde follia
e io mi godo la mia, una birra a colazione
un giro in centro e così via…

*
Da giovane
leggeva fumetti in continuazione
una specie di ossessione, una predilezione
per quelli in bianco e nero
dove facile era vedere le cose,
il bene da una parte, il male dall’altra .
Ancora non sapeva la scala dei grigi,
l’astuzia dei colori, le infinite sfumature…

*
Si guarda la faccia
e non la riconosce
diversa anche la voce
come un graffio, un chiodo in gola –
in mano una foto di un tempo lontano,
un giorno di vento col suo mantello nero
e al centro, sul petto
il disegno di un pipistrello.
La vita una specie di fumetto
tutto chiaro, tutto esatto
(Batman il bene, Joker il male)
impossibile sbagliare.
E ora si guarda la faccia
e non la riconosce
diversa anche la voce
come un graffio, un chiodo in gola…

*
Il cielo mostrava i denti
parlava la sua lingua di lampi,
aperti gli ombrelli come meduse a mezz’aria
si rincasava ubriachi dopo la festa.
Dal vicolo che sbuca sulla piazza
un tizio vestito da Joker, verdi i capelli,
viola la giacca, chiamava qualche amico a raccolta,
dalla finestra un Robin sovrappeso
gli rispose con un cenno d’intesa –
la notte era una promessa, le streghe ancora in pantofole
a farsi belle davanti gli specchi, oscuri cavalieri
supereroi per un’ora, nessuno mai
che si travesta da Leopardi, pensai,
camminando nella sera…

*
Tornato a casa
a fine giornata,
levata la maschera
si rannicchiava a terra
come un feto nudo allo specchio.
Scavava col dito, premeva sul cranio
cercando altro nel vetro
(il riflesso di un pensiero,
l’ombra di un angelo) –
di Ettore nessuna notizia
fuggito chissà dove
dissolto, così, nell’aria
come un sogno al risveglio…

da LA BUSSOLA DEGLI SCARABEI

La mosca
Vira improvvisa –
una giravolta nell’aria
salvandosi dallo schianto
(resta lo scheletro di uno schiaffo
il gesto nudo nel rito della cattura).
Lei presa da altri giri, altre capriole
fra i bracci bianchi del lampadario
coi suoi occhi grandi a scrutarmi dal soffitto…

Il ragno
Il ragno ci guarda dall’alto
(appeso col suo filo
all’angolo buio del soffitto).
Chissà che ne pensa
del nostro chiacchiericcio
nel suo parapendio domestico,
quali le priorità dell’aria
e della terra vista al rovescio…

Le formiche
Una volta, da bambino
ne avrò bruciate a decine
forse l’intera colonia…
(ree la sera prima
di una spedizione furtiva
sul braccio ingessato
del mio amico di cortile).
Era l’ira della facile vendetta
la crocefissione perfetta
di un dio minore, la felicità medievale
dell’inquisitore…

Lo scarabeo
Anche nelle notti senza luna
trova sempre la sua strada
(l’ho letto da qualche parte
una rivista, un articolo di giornale)
o nell’aria che respira nebbia
come in quella poesia di Whitman –
un’acrobazia fatta di stelle
è la sola bussola che gli occorre…

da L’IMPRONTA DEGLI ASTERISCHI

*
un bimbo karateka
mi coglie alla sprovvista, sparisce
dalla vista come un ninja in miniatura
e colpisce da dietro, con la furia
dei nani che non conoscono Biancaneve…

*
nel suo mondo vince il bucaniere
l’arte della gioia senza gloria
senza il cappio della norma
che strangola tutti quanti – salvi solo i pirati
che bruciano galeoni in alto mare…

*
con sguardo barbaro, aperto
all’ignoto, strappa l’erba coi denti
senza temere danni, futuri giudizi –
si dice sia un segno del tempo
un déjà vu, un indizio di Medioevo…

*
ha sentito dire che è solo finzione
che non esiste il cavaliere
il buon samaritano sulla strada di Gerico
che siamo bianco su bianco
filari di numeri, virgole, parentesi di molecole…

*
di chi fosse la colpa
ancora non sapeva – si diceva
degli occhi scabri della madre
dei frantumi della mascella e del cuore
del tranello del male, di un virus intestinale…

*
erano segnali nascosti, voci fuori campo
come una cicatrice sotto il mento,
il linguaggio sconosciuto dell’inganno
il tradimento di una promessa –
neanche un sospetto, fino al collasso…

*
se ne stava così – lunga e magra
abbracciata alla sua ombra –
una scultura di Giacometti, un’acciuga
con i tacchi, la sigaretta sempre in bocca,
gli stracci a terra, il dito medio agli astri…

*
nato per caso, col petto aperto
di chi non teme tempeste
cerca la gloria di Achille
assalendo le gambe delle maestre,
la gola di Ettore nella polvere del cortile…

TRADUZIONI

Jesús y la lagartija
Te escondes detrás de la cruz
como un insecto a la sombra del sol
desgranando el canto del rosario
para ocultar tu verdadero rostro,
la corona de espinas que te ahorca las venas estrechas,
el flébil flujo de las virtudes que se encrespa a la luz
cada mirada entona la cifra del cálculo,
la lúcida prisa de la lagartija
que se lanza hacia la mosca.

El hombre de arcilla
Tú cavas mi arcilla
con tus hombros de sangre,
tu corazón de esponja
me bebe la venas profundas.
Eres alta como un cristal
que se me derrumba en la garganta,
y toda la violencia que estrecho
entre los dedos es llamarada
improvisa, el perfil de dios
tu cuerpo decepcionado.
(Traduzioni di Diego Tapia)

*

The wasps
under the wheels, in the smell of fruit
ripening on natural duty
summer begins as usual
scattering its hot vertebras –
also wasps want to play
among the white stones of our garden,
at the window a child smiling
between geranium fire and bread crumbs…

The roach
a real illusionist
that roach
rescued from the sole doom…
(I thought about the instinct rust,
the sudden swallow of the sight)
a wonder the disappearance
between the wardrobe and the fan …
(Traduzioni di Silvia Zaffino)