“DALLA CASA CONTROVENTO” DI ROBERTO CASATI

La poesia di Roberto Casati, in questa raccolta, si presenta come un itinerario che attraversa la memoria personale e collettiva, la genealogia familiare e la storia civile, il paesaggio naturale e la dimensione amorosa. Dalla casa controvento (Puntoacapo Editrice) non è un mosaico di frammenti isolati, ma un organismo che respira, che si muove tra le stagioni della vita e le stagioni della storia, con un tono sobrio e meditativo, capace di trasformare il quotidiano in simbolo e di collocare la vicenda privata dentro un orizzonte più ampio. Il poeta stesso dichiara la sua poetica: la poesia come scultura, come togliere, come rivelare. Non accumulo, quindi, non decorazione, ma scavo. Questa dichiarazione si traduce in testi brevi ma nei quali si percepisce un respiro anche etico, profondo, rigoroso, organizzato in pochi (spesso sei) versi suggellati da un distico conclusivo. È una misura, quella imposta dal Poeta, che impone al lettore concentrazione e che, proprio nella brevità, trova la sua forza: ogni componimento è un frammento che si chiude e si rilancia, un sigillo che apre un nuovo piano di senso. In questo – appare pleonastico dirlo – il richiamo a una certa tradizione poetica che dalla metà/fine dell’Ottocento ad oggi non ha mai smesso di dar vita ad eccelsa creazione è del tutto evidente. Citeremo qui tre componimenti, in particolare, in quanto esemplificano ed illuminano a parere di chi qui vi scrive le diverse anime della raccolta. In Dita livide, la genealogia familiare diventa fondamento identitario: la figura del padre, collocata in un paesaggio di vento e resistenza, è emblema di una poetica che costruisce “controvento”, con fatica e ostinazione. Qui il dialogo sotteso è evidentemente con il Pavese, che in Lavorare stanca ha saputo, tra le altre cose, trasformare il quotidiano in mito, e col Sereni, in particolare dove intreccia memoria privata e storia collettiva. Nel testo  In memoria di Giorgiana Masi, la poesia si fa, almeno in parte, testimonianza civile. Il sorriso e gli slogan giovanili si infrangono contro la violenza politica, e l’innocenza si perde tornando verso casa. È un testo che colloca la vicenda personale dentro una tragedia collettiva, e che richiama Pasolini per la capacità di trasfigurare la cronaca in mito, ma fors’anche di più, Montale, per l’uso del correlativo oggettivo come segno di una condizione storica. In Resta incerto il volo dell’airone, il paesaggio rurale diviene specchio dell’interiorità. L’airone, la risaia, il fosso: immagini concrete che si caricano di simbolismo, ancora una volta come in Montale, dove il paesaggio è essenziale e rivelatore, ma anche come in Zanzotto, laddove la lingua si piega a rendere la densità fonica e visiva del mondo naturale. L’airone diventa figura liminare, segno di confine e di memoria. Un simbolo-non ancora del tutto simbolo, in altri termini. Questi tre testi mostrano le anime di Dalla casa controvento: una memoria genealogica, una testimonianza civile e, infine, una trasfigurazione paesaggistica. L’intera raccolta è attraversata, poi, da simboli ricorrenti — la casa, il vento, l’acqua, la ferita — che costruiscono una costellazione coerente, anch’essa con evidenti richiami alla tradizione poetica nostrana. La casa è luogo identitario e laboratorio di resistenza; il vento è forza avversa e misura etica; l’acqua è tempo e memoria; la ferita è traccia e riconoscimento, in questa meravigliosa raccolta. Leggendo la raccolta, essa si manifesta per il lettore come divisa in sezioni, quasi fossero punti di sosta e riflessione. Ciò che dirò su di esse non clona certo il titolo delle sezioni dell’opera stessa, ma rappresenta il risentito mio personale, come lettore attento dell’opera. La sezione genealogica: la prima parte della raccolta è dedicata alla memoria familiare. Qui emergono figure di padri e nonni, gesti quotidiani, paesaggi rurali. La genealogia diventa fondamento identitario: la casa, la cascina, la vigna, il mulino sono luoghi che custodiscono la memoria e che, nel ricordo, si trasformano in simboli. È una poesia che documenta e celebra, ma senza nostalgia: il passato è interrogato come radice, non come rifugio. La genealogia si fa così racconto di una comunità, e la memoria privata diventa memoria collettiva, in dialogo con Pavese e con la tradizione della poesia rurale italiana. La sezione civile e storica: la raccolta si apre poi alla memoria collettiva. Testi dedicati a Giorgiana Masi, ad Aldo Moro, al golpe cileno, al genocidio di Srebrenica collocano la vicenda personale dentro la tragedia storica. La poesia diventa testimonianza, ma senza enfasi retorica: sono immagini sobrie, dettagli concreti, che restituiscono la violenza della storia attraverso la densità del quotidiano. Qui Casati dialoga con la tradizione della poesia civile italiana, da Pasolini a Sereni, e rinnova la funzione della poesia come strumento di memoria e di responsabilità etica. La sezione amorosa: molti testi evocano figure femminili, amori giovanili, memorie di intimità. La sensualità è sobria, filtrata da immagini quotidiane: un mazzo di carte, un sorriso, un bacio. È una poesia che celebra l’amore come esperienza fondativa, ma che lo colloca sempre dentro il paesaggio e la memoria. Un amore, in altri termini, che non è mai esperienza a sé, ma esperienza condizionata dal già esperito. Qui il dialogo silenzioso di Casati appare essere con la poesia di Neruda, ma con un tono più meditativo e prosciugato, che evita l’enfasi e cerca la misura. L’amore diventa così parte integrante della memoria, non episodio isolato, e si intreccia con la genealogia e con la storia. La sezione del paesaggio: il paesaggio rurale è protagonista: vigne, risaie, aironi, mulini, stagioni. La natura diventa correlativo oggettivo di stati interiori. È una poesia che trasforma la natura in specchio dell’anima, come in Montale, e che ne restituisce la densità fonica e visiva, come in Zanzotto. Il paesaggio qui non è sfondo, ma figura attiva, che parla e che custodisce. È un luogo prossimo che si fa memoria, che conserva tracce, che diventa archivio di esperienze e di emozioni, un paesaggio che, nonostante la diversa cifra stilistica ed espressiva, mi ha ricordato molto le mie letture di Gianni Celati. L’epilogo: la raccolta si chiude con un epilogo che raccoglie i fili della narrazione e dove la verità cercata nella memoria, la fragilità del ricordo, la protezione di ciò che resta sono preminenti. È una chiusura che non sigilla ma rilancia, coerente con la poetica del distico conclusivo. L’epilogo è quindi insieme confessione e promessa: custodire a caro prezzo ciò che è stato rotto. È un passaggio potente che non chiude, ma apre, che lascia il lettore con la consapevolezza della fragilità e della resistenza della memoria. Dalla casa controvento è un libro, dunque, che unisce memoria familiare, paesaggio naturale e vicende storiche, componendo un mosaico di esperienze individuali e collettive. La scrittura di Casati si distingue per essenzialità e rigore, per la capacità di trasformare il quotidiano in simbolo e di collocare la vicenda personale dentro la storia. In dialogo inespresso ma presente con Montale, Pavese, Neruda, Sereni e Zanzotto, ma anche con Celati, Casati recupera e rinnova in questa sua ultima Opera la tradizione poetica italiana con un impianto modulare originale e con un’etica della memoria che è insieme privata e civile.

Sergio Daniele Donati

Prefazione

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