SUL FILO DELLA POESIA

SUL FILO DELLA POESIA
Mario Baudino, Franco Buffoni, Ennio Cavalli, Rosita Copioli, Vittorio Cozzoli, Maurizio Cucchi, Enrico D’Angelo, Vivian Lamarque, Isabella Leardini, Renato Minore, Roberto Mussapi, Susanna Piano, Paolo Ruffilli, Patrizia Valduga, Gian Mario Villalta

Mario Baudino
GIUDITTA
Se ti guardi né lontana né vicina
se un poco ti discosti dallo specchio
e ti sorridi, e credi in fondo non sia tutto
questa contiguità che ci sfarina
la soglia delle ore, l’attesa incantatoria
l’incerto gracchiare della segreteria
telefonica, l’informe parodia
d’amori, strazi, orgasmi, la baldoria
del caso, le impalpabili
quotidiane elusioni, la dubitosa caccia
che un po’ s’impenna e un poco si distende
Per folate m’insegue la tua faccia
se pure esisti, al fondo mi sorprende
l’assai ironica centralità del naso

Franco Buffoni
SCI NORDICO
Senza guanti né occhiali né berretto
L’estone vincitore della gara,
La barba chiara imbrinata dai diamanti,
La tuta damascata una preziosa
Pelliccia da leccare. Sdraiato sul traguardo
Solleva lo sci destro liberando
Il falco tra le gambe,
La cerniera abbassata a sciogliere le spalle,
Pronto ad esigere pungendo dopo cena
Con la barba e le mani.

Ennio Cavalli
LAGGIÙ SI BALLA
C’è sempre un intoppo, un precipitato di cose
negli stantuffi dei fusi orari.
Da una parte annotta,
dall’altra prendono il largo velieri-giocattolo.
Laggiù si balla, qua i sogni
si aggrappano allo schienale dell’ultima corriera,
ne è rigonfio il portariviste.
Non conosciamo il numero degli adepti
le domande respinte
le risposte dei sensori.
Non dicono tutto neanche l’ora terza
l’ora sesta
la brina sul davanzale
il bicchiere della staffa.

Rosita Copioli
SIAMO POCO MENO CHE FORMICHE
Siamo proprio meno che formiche…
Senza l’uscita dall’antico dolore
che non risparmierà le spoglie
di ciò che era l’amore.

Eppure le mimose.

Per più di quarant’anni l’Occidente
conobbe la pace.
L’Iliade restava in Oriente.
Finché si riapersero le porte di Giano.
Guerre di Slavi, uomini lupo a due passi,
sbranavano ancora. Genocidi.
Ideologie, religione, mercato
Le porte si aprirono dovunque.
Non si spalancavano fuori:
erano dentro al cuore.

Eppure le ginestre, e le rose.

Vittorio Cozzoli
DA UN MURO INCISO
(Ospedale psichiatrico di Volterra)
Un andare, trasandato lungo muri grigi.
In mancanza di eternità hanno ammassato
diecimila cose vecchie”. Un caos? Sì,
e non solo ordine chiede, ma il perché
della sua forma. E qui anche tu capisci.
Lo vedi inciso in quel muro (paziente
il muro, in basso quei due uccellini
senza nido, impaziente l’artista)
non importa in quale anno,
importa il secolo.

Maurizio Cucchi
EUCALIPTO
Ho poca, pochissima
confidenza con voi, che pure ammiro,
nel vostro quieto, silenzioso
ergervi anche nella via
qui di fronte trafficata. Ma il mio pensiero torna
tranquillo a quella salita d’isola,
a Levant, che ci portava
dal porto alla dolce piazzetta surreale
tra tiepidi corpi esposti in minima malizia,
e il profumo che sprigionava l’eucalipto,
come laggiù lassù a Hanging Rock,
era capace di rendermi a un tratto,
fra terra, tronchi e fronde,
incongruo dilettante amico d’alberi.

Enrico D’Angelo
QUESTO GIORNO
Questo giorno come questa pagina
svolta che non sa se terminare a ieri
o essere per l’indomani, che estrema
ritenta la luce proprio ove intimo
tremore è l’ultimo pensoso sguardo;
e, tenera in sé di segni e di sogni,
in noi così resta incontro del tempo
con il tempo, quando ci leggeremo.

Vivian Lamarque
MI SONO FERITA
Mi sono ferita
Con la punta
Della mia matita.
La cercavo questa notte
Tra le lenzuola
Per scrivere una parola.
Questa mattina sul braccio
Ho trovato un puntino rosso
Come di una i.
Della punta della mia matita
Che bella la mia ferita.

Isabella Leardini
NEL BUIO DI STELLE MARINE
Nel buio di stelle marine
si inginocchia il morto e il vivo.
Viene la notte che sa solo pensare
il pensiero continuo del mare.
Quando il mare pensa ha un battito
un lampo che tocca la riva
e si perde.
Non è progettuale il mare
è grande stanza aperta di stanze
creatura risacca di creature.

Renato Minore
21 MARZO
Dico del vento, ulula sopra l’albero,
dico del grido di chi muore incendiato,
dico dell’altezza che mi sovrasta,
dico del lombrico che pure ci somiglia.
Dico di ciò che resta,
il resto sul palmo della mano
mi illumina, sfugge, evapora,
tempo misurato per accogliere.
La parola guizza, mente, elude
tra ambizione e smacchi, corre
sotterranea a fior di pelle,
lingua morta che abita e resiste
in ogni lingua che pensiamo viva.

Roberto Mussapi
A SUA MOGLIE
Da quando ci intrecciammo e fummo sposi
il nostro amore è stato sempre pieno.
Allora restiamo allegri questa notte,
nella festa, nei giochi, finché il bel tempo dura.
Ma a un tratto mi viene in mente la via che mi aspetta,
balzo dal letto e mi affaccio sul davanzale.
Le stelle e i pianeti sono sbiaditi nel cielo,
la strada è lunga e io non posso restare.
Vado a servire, sul campo di battaglia,
non so se e quando potrò tornare.
Ora ti tengo la mano, solo un profondo sospiro,
più tardi il pianto, quando saremo divisi.
Cerca di goderti i fiori della primavera,
ma non scordare il nostro tempo d ‘amore.
Sai che io tornerò, se sono vivo,
se muoio saremo per sempre nell’anima uniti.

(Imitazione dal poeta cinese Su-Wu, 100 a.C.)

Susanna Piano
LA LATTA
Mille gocce rimbalzano sull’asfalto
altre mille cadono nello stagno

sulle rane verdi dal piacere
e sulle lumache

piove per la gioia di qualcuno
e la tristezza di altri.

Piove dentro una latta
con su scritto “Teme il gelo”

Paolo Ruffilli
PIOGGIA E VENTO
Ascolto inconsapevole nel sonno
la pioggia che gorgoglia
scrosciando giù per le grondaie,
dure raffiche improvvise
contro la parete della stanza
mentre, sognando, ansimo e sospiro
per la voglia infine di fuggire
al cupo turbine ventoso
che si immagina e si sente
e al cupo conto dei morti che
la vita ci riserva indifferente
spesso e volentieri senza riposo.

Patrizia Valduga
ANIMA, PERDUTA ANIMA, CARA
Anima, perduta anima, cara,
io non so come chiederti perdono,
perché la mente è muta e tanto chiara
e vede tanto chiaro cosa sono,
che non sa più parole, anima cara,
la mente che non merita perdono,
e sto muta sull’orlo della vita
per darla a te, per mantenerti in vita.

Gian Mario Villalta
GUARDARE, VEDERE
Il treno in ritardo di un’ora e un quarto
sta rovinando l’addio
ai due non più giovanissimi amanti.
Scruta l’ora, lui, senza farsi accorgere
e lei guarda in giro, dopo le strette e i sospiri,
gli sguardi occhi negli occhi prolungati
e finiti. Poveri amanti, distanti
già prima di partire (è lei che parte)
e tornare all’altra vita al più presto
(è già via con la testa
lui, alle cose da fare…)!
E povero me, che tra i tanti
che partono, solo, non noto
il profumo d’estate, non le alte
ragazze in canotta, ma loro.

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