Oliviero
BEHA

Oliviero Beha è nato a Firenze nel 1949 e viveva a Roma, dove è scomparso nel 2017. È stato un giornalista libero da qualsiasi vincolo, sia che si occupasse di sport sia che intervenisse sui temi più scottanti d’attualità, sulla carta stampata, in radio e televisione. Ha pubblicato le raccolte di versi: Inverso (Interstampa, 1982), Ripercussioni (Edizioni del Leone, 1986), Lo Stige in piazza (Edizioni del Leone, 1994), Meteko (Nino Aragno Editore, 2010) e i romanzi: Sono stato io (M. Tropea, 2004), Eros terminal (Garzanti, 2009). Tra i libri di inchiesta e di costume: I nuovi mostri, Dopo di Lui il diluvio, Il calcio alla sbarra, Il culo e lo stivale, Un cuore in fuga.

https://it.wikipedia.org/wiki/Oliviero_Beha

POESIE

Mandarini e pere
Con la mente al confino
e la polvere
cara negli occhi
che aprile traluce
dalle inferriate dell’inverno…
sono piccoli e secchi
gli ultimi mandarini
come quando – tu giovane –
vieni fatto già vecchio
dal mondo
in un mare che affoga
le stelle in pericolo.
Ma già i fiori di pero
ammobiliano l’alba,
sul crinale cosciente
dell’ennesima luce…

Maledizione
È pieno di rigore
realistico
questo ricatto della realtà
e – maledizione –
alla fine non offende.
Prosciuga solo
o ti schiaffa improvviso
davanti
il tuo volto esangue
nella scheggia di un periodo ipotetico
spesso anche irritato
dai verbi irregolari,
come una stemperata marcia
dell’irreversibile
come l’unica certa pelle
illacerabile.

Il pensiero
Il pensiero
è un gatto nel buio.
Ma il pensiero
ha anche dei piccoli
ed è gravido
nella mattina
posando lento
e riflessivo
la sua scorza.
Il pensiero
s’inerpica
e fa balzi,
si nasconde
e si crogiola,
il pensiero
mostra
nel nuovo buio
le pupille affilate
di sempre.
Il pensiero a volte
divora
i suoi piccoli
nel timore
di non saperli allevare.

Deleghe pronominali
L’opzione vola via
nel pomeriggio
la vita esce
da sotto la porta
siamo qui.
E voi poi mi direte
quanto sia
spaventoso
imparare a vivere
in terza persona.

Thermos
Sì, è vero,
sono di sangue caldo
in un thermos
di logica.
E i brividi gialli
dell’Aniene
sotto il ponte
di screpolata vecchiaia
mi mettono i brividi
quasi la vita
fosse un’altra,
a differente
temperatura.

Oscura illuminazione
Nel buio
una promessa di brina.
Ma anche prima
è stato così.
Il prima è una ferita
che ti stringe la vita
la brina uno spalto
il buio
una condanna dall’alto.

Grisaglia
Straniero. Nel parco
nell’autunno
nella gente. Nel parco.
Nella poesia
della grisaglia al tatto.
Senza cravatta.
Nel parco nell’autunno
nella gente.
Nella sera. Nei colori.
Straniero. Qui.

Dna
L’inverno è più vero dell’estate,
più compatto, sussurra maggio
stillando polline
dal dna del mio giardino.
Può essere, non ne so abbastanza.
Dal fonte battesimale escono
solo e sempre nomi
erba e porfido, ruota e spirito
tu e io. Mio Dio.
Non ne so abbastanza.
La vita di un verso è un verso
e dura il momento di scriverlo,
subito essendo ancora maggio.
Veniamo tutti dal paese
di cui si è perso il nome, la stagione,
il cuore. Il tempo
e il suo rispetto. Ricorda: erba
e porfido, ruota e spirito
tu e io…

Feroci settenari
E all’improvviso una vita
minore, seppellita insepolta
quasi dentro la vita,
non chiusure e aperture
non bagliori sui vetri
non promesse. Memoria.
Ti ha abraso la storia.
Tu credevi, speravi.
Ti eri fatto un’idea.
Incenerita. Rinvieni, alla vita.
Devi urlartelo, solo,
nel silenzio degli occhi:
tuo fratello è cambiato
in un puro momento
non è suo quello sguardo
è cambiato, cambiato,
non è lui non sei tu.
Questo tempo è stempiato.
No, non voglio saperlo,
l’evasione continua
§smuore vizza altra vita
nella quale la vita
si fa vita passata,
il giardino marcendo
nella luce malata allo specchio
dell’aria biodegradata.
Una vita nel niente. Per tutti
quell’unica vita. Morente.

Sento
Sento la mente
nei miei occhi
come cambiasse
l’orizzonte
(degli umori,
della luce)
come fosse più alto
– o più basso –
il mio cielo
pulsando
il cuore
della testa
e l’idea
che tutto
sia illusione
facendosi languore
in ogni senso.
Alternativa
mente.

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