
Goffredo
PARISE
Goffredo Parise è nato a Vicenza nel 1929, trasferito con la famiglia a Venezia, nel 1951 pubblicò il primo romanzo, Il ragazzo morto e le comete, cui seguì nel 1953 La grande vacanza. Si stabilì a Milano, lavorando alla casa editrice Garzanti, presso la quale uscì nel 1954 Il prete bello, che lo fece conoscere al vasto pubblico. Seguirono Il fidanzamento nel 1956, Amore e fervore nel 1959, Il padrone nel 1965 (Premio Viareggio), Gli americani a Vicenza nel 1966, Sillabario n.1 nel 1972 e Sillabario n.2 nel 1982, oltre a una serie di reportage sia giornalistici che narrativi: Cara Cina (1966), Due, tre cose sul Vietnam (1967), Biafra (1968), Guerre politiche (1976, su Vietnam, Biafra, Laos e Cile), New York (1977), L’eleganza è frigida (1982, sul Giappone), come inviato tra l’altro del Corriere della Sera. Si è dedicato alla poesia specialmente nella fase iniziale e in quella finale della sua vita e le sue poesie sono raccolte principalmente in I movimenti remoti (1948) e nel postumo Poesie (1998). Per i problemi di cuore all’inizio degli anni ottanta si era traferito a Ponte di Piave, ricoverato all’ospedale di Treviso, è morto nel 1986 a 57 anni.
https://it.wikipedia.org/wiki/Goffredo_Parise
POESIE
*
Dove andiamo?
Dove ci porta l’inquieta atmosfera?
nei giorni di pioggia,
nei giorni di burrasca,
quando le umide orbite
anch’esse stillano,
stravolte, illuminate,
nel cuore dei temporali?
quando le persistenti litanie
sbattute dagli scrosci violenti
si frantumano
in mille solitari richiami?
*
Pareva questione di un attimo
afferrare il bandolo
invece
di colpo
fu troppo tardi
come animali
non restava che
attendere il gas.
Ma quanto lunga l’attesa
quasi quanto il bandolo
e non sentivi
che il sibilo era già
cominciato da tempo.
*
Nel fumogeno antro
di terza classe
prese posto un uomo
con abiti e cappello nero
barba e riccioli di fiamma
ai viaggiatori volle
imporre discrimine?
Nessuno può dirlo
ma a chi attaccò bottone
l’uomo rispose
no hay de Kabbalar
Più tardi aprì una fessura
della sua borsa nera
da medico
per cavare un untume kosher
Fu un attimo
un bambino vide brillare
all’interno
bisturi e pinze.
*
I tamponi poco chiari
inzeppano i cul de sac
del canale sotto bassi archi
di case ex patrizie
e stillicidio di fogne:
promenade di losche tope.
È questo il destino
della pigrizia
Dove non è piacere
è mestizia.
*
Fu il ramarro e non tu
smunta formica
a udire le sirene
Chi lo vide Ulisse?
forse l’occhio del polipo
attratto dalla luna
ma fauna d’acqua
ne udì la chiglia
per sentito dire.
*
Il pneuma è ostico
il gurgo impossibile
per eccesso di specialità
gastrotecnica
Qualcuno ex muratore
o maestro di scuola
ha deciso
che l’umanità
deve sfoltire
i radi capelli
o lasciarne altri, più folti
da sfoltire a loro volta
L’uomo non è che tricot
dove la viltà si addensa
per un minuto di più
di miserabile vita
come non toccasse anche a loro
agli ex muratori
che in buona salute
covavano cenere
sotto la brace
Non è più tempo dei più
i meno giocano la partita
fino alla coppia fatale
della scala reale
Dollaro o rublo
annullano il fixing
nel cinerario finale
Vale.
*
Denuda la tua foto signorina
nelle affinché di Ambra solare
fammi sentire l’odore
e della tua pelle
e di iodio del ‘34
ora che i pontoni
non hanno più crosta
né il sale rafferma
dopo il bagno
Sciogli
il costume di lana
blu con riga bianca
e assorbi
del sole del Lido
quanto ti dice
la pubblicità.
*
Vento di nord
gela la valanga
e sullo scricchio strazza
sbattere di pernici
L’occhio del camoscio
tira a sinistra
di alte vette
Poi arriva il film
primavera sdrucciola
sull’irta gronda
acqua appare
sul più alto ghiaccio
goccia non sincera
di lapido sole
chiude il silenzio
il gracchio corvo
su lunghe distese
di ominetti.
*
Trecentomila o muori
messaggia tua madre
ottuagenaria e cieca
platinata croupier
nel gioco della vita
ne sa ben più di te
devi obbedire
alle ore contate
dalla longeva megera
chi più di lei
conosce il tuo quid
l’ovulo è marcio
già da gran tempo
non è certo
questo di primavera
vento
a farlo rifiorire
Ma il gioco è corto
e l’orto non farà in tempo
a dare i suoi frutti
prima che tu abbia dato i tuoi
Come vediamo si tratta
della cifra del vivere.
*
Orsù Jack
animo Wladimir
alzate i fari
più alti
illuminate le uniformi
di questi vecchi Papi di pezza
Uff che polvere
che cipria
guarda quello Jack
credeva di essere un re
Uff che stracci
Non era certo così
quel danese vestito tutto di nero
non pareva nemmeno morto
Via via ragazzi
troppa polvere di storia
disinfestiamoci
presto ragazzi
Questo è ciò che fu
tuffiamoci ora nell’uranio
e che l’ombra del nero principe sia con noi.
*
Come me anche tu
cerchi compagnia
ma non tra i canini
Diffidi dei proverbi
e a Darwin credi
quanto basta per esistere
Ma sai che l’onore
ha regole senza specie
il pedigree obbedisce
a chi gli è simile
Magra è l’onda
della bestia di stile
e tu sei bestia di stile
sei tra coloro
che non fanno banda
Pensiero di setola
ma olore di lord
ti degnò la magra
la sprecona lady
dell’universo.
*
Solo perché il suo verso
somiglia a una goccia d’acqua
come tante ne cadono nell’universo
nessuno crede al merlo d’acqua
Eppure se spiove
eccolo glottare
a lunghi sorsi
e senza regola
Simile al non essere
ma essere
deve essere per il merlo d’acqua
una blague
non configurata
nella storia naturale
Forse Charles lo sapeva
ma riservò l’interrogativo
ai non credenti.
