RENATO MINORE: TUTTO IMPARAMMO DELL’AMORE

Mai prima d’ora Renato Minore ci aveva dato un libro così pienamente calato nella vulnerabilità, Tutto imparammo dell’amore (La Nave di Teseo): si è vulnerabili dinanzi ai sentimenti, ai ricordi, ai sensi di colpa; e si è vulnerabili dinanzi alle domande sempre più grandi e sempre più essenziali che la vita insegna e impone. Sono morse, queste poesie, da qualcosa che lancina, che non dirime e non redime, e che si frantuma in una pensosità tutta protesa a invocare sottovoce un colloquio, un’apertura, un incontro. C’è anche dell’ironia, è chiaro, c’è anche del sarcasmo, ma tutto, in questo libro, è rivelato nella linea della fragilità dal piccolo, ostinato assedio di un'”ansia leggerina / leggerina”. Arriverà un temporale, magari portato da una “nuvoletta azzurra”: si sa che sarà così; o forse no, forse non arriverà niente, e la nuvoletta svanirà e basta, segno effimero di sé stessa. Questo libro completa l’immagine che avevamo del Minore poeta e in qualche modo la arricchisce e la rinnova: chi ne conosce la scrittura, ne avrà una conferma e una sorpresa; chi invece dovesse essere al primo incontro con questo autore, avrà la possibilità di scoprire le diverse modulazioni di una voce riflessiva e intimista, salace e piagata.

Simone Gambacorta

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