
Leonardo
PELAGALLI
Leonardo Pelagalli è nato a Roma nel 1999. Attualmente vive a Pontinia (LT). Nel 2022 e nel 2025 ottiene rispettivamente le lauree in Lettere Moderne e in Filologia Moderna presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Durante gli anni universitari scrive vari articoli inerenti alla letteratura francese antica e alla letteratura italiana moderna e contemporanea. Collabora, inoltre, al progetto CLIAP, mirante alla schedatura bibliografica dei libri poetici editi nel XV e XVI secolo. Ha collaborato con la casa editrice Ilfilorosso che ha dato alle stampe alcune sue liriche adesso presenti nelle edizioni 67, 68 e 69 del semestrale culturale curato dal suddetto editore. Sempre con la stessa casa editrice ha pubblicato nel 2021 una raccolta di liriche dal titolo Ruit hora,che è stata successivamente esposta al Salone del libro di Torino nelle edizioni del 2021 e del 2022. Il suo componimento Soffocamento è risultato meritevole di segnalazione per la sezione Poesia inedita dell’XI edizione del premio F. Graziano 2023. Alcune sue poesie sono state pubblicate e recensite su la Repubblica nella sezione Bottega della poesia a cura di Maurizio Cucchi e Vittorino Curci. Nel 2024 l’editore Ensemble ha pubblicato la sua seconda raccolta poetica, Versi d’occasione.
leonardo_pelagalli@hotmail.com
https://sites.google.com/view/leonardo-pelagalli/bio
POESIE
da RUIT HORA
Parlano fronde a pallidi corsi
Lungo ebani perlacei
s’intrecciano
fantasmi di fango,
culle del silenzio
dove si placano sillabe.
Come striduli aneliti
i gorghi di rame
poderosi ridestano in ventri
dissepolti
e lente lacrime
d’ambra
bagnano bocche
terrose.
Pesano i giorni
Nubi d’anemoni cingono
marmorei lamenti, nude carni
consumate da gemiti e zolfi.
Si esalano da torbide acque
piaceri defunti, e angosce
spiraliformi struggono stelle.
Eburnee preghiere
svaniscono nell’eco
del vento…
Canto I
Vieni dall’ombra
dall’ombra tu nasci
come tenue ricordo
e hai parole di nebbia
e desideri voraci
disperdi nelle ore di morte
accesi crepuscoli
oh passione defunta
nella culla della mia ansia
d’un tratto riaccesa
e un’umida sete m’avvolge
Canto II
Pena
licheni di luce
inondano la mia angoscia
in trame di pioggia
pozzo sepolto
della tua voce
mi parla in forma di fumo
croci scintillanti
sui salici notturni
racchiuse in vitrei silenzi
nei barlumi del tuo volto
Canto V
Stormi defunti
fonti sgorgate
da cime di luna
pace stillante
bagnate il mio corpo
d’aromi e camelie
ossa smarrite nel vento
che stelle rivestono
nel mio latteo lamento
nel sogno sfumato
Canto VIII
Esilio
primizia il tuo nome
nato nel buio
o fiume di cedri
fluente su volti bramosi
sgretolati in carne di mirti
diradati sul tuo corpo imbuiato
e il velo è una falange
che il lume riscalda vorace
dispiegato sul tuo respiro morente
e i lamenti dei dannati
anelano al frutto
disperato groviglio di sospiri e bacche
e le tue labbra posi lungo il Kedron
Canto IX
Il tuo seme
piegato nel tuo seme m’abbandono
lieve riso del vento
nell’aria tremante
paludi d’abisso
naufragate sulla mia carne
accoglimi Signore
nelle acque della tua parola
edera sonante
su tirsi folti di luce
dove annegano lune
palpitanti nel tuo silenzio
Canti del deserto (Ruit hora):
Canto I
Dall’altare del tuo silenzio il mio volto di pietra
morde le notti, spasmo della carne
nel groviglio dell’incanto,
io ascolto gli abissi nel chiaroscuro del mistero
dove labbra muoiono lievi alle foci del peccato
che stormi trasportano nelle culle di miele
in cui dorme il ricordo
e bacche e rugiada tramontano nella mia assenza,
fiati scolpiti nel marmo che lamenti recate
alle porte del sangue, immense e dischiuse
nel respiro del tempo dove soli di smeraldo
nelle viscere della sera pregano in spirali d’agonia
il fango del mio nome.
Canto III
Nel palpito del vento un lume s’accende in cosmo
nell’ostia del tuo nome che graffia le gengive
in echi di selve sbriciolate
nelle pupille gravide di terra
e il cerchio roseo della pozza diventa
baratro di animali dove falci di cielo
m’attorniano il collo di morte suadente
sullo spigolo del cuore nel blocco del petto
intonate in nenie sgretolate in versi
del mio canto in bocche intermittenti
che in stendardo mi coli in morte nelle preghiere
o tesa in fiato all’estremità del labbro
ma rilegata in pioggia rinasci nei corridoi del buio
e parole mutate in ali di falena stringono
il seme frantumato dell’inchiostro
e puntellata in chiodi fluisci in pleniluni
nell’acquitrino del corpo da termiti picchiettato
nel frutto del silenzio in salmi sviscerata.
Canto VI
Sfilami in fili di candori
là dove il tuono mi colma,
prigioniera di salme
che le folgori del mare m’agiti contro
dalle galere di voci
e le campane festanti d’aironi
riecheggiano la creta diurna
in danze di spiriti sanguigni
e il sole rosso dei sospiri
degli infermi e dei defunti
abbraccia i nuovi nati
al dondolìo delle tue braccia
che il fegato mi storpiano
tra il riso della cenere
mentre l’istante mi sfugge labile.
Canto VII
Fra le trecce dell’alba canto i vangeli,
mia tomba che mi culli con le palme del martirio
mia sete che m’inebri,
e il grembo che m’appare dinnanzi
io lo vidi da bambino
immemore del verde e dell’azzurro
mentre i flutti che sfilano sul volto odorano di terra
e con la benda del mirto la fronte t’afferro
quando l’inverno dormiente fra le cosce
si dirama per le lingue
graffianti la tua pelle
e il triangolo della sera mi cala dentro gli occhi.
Canto X
Solco della terra m’abbevero alle tue ciglia,
strage d’affamati che pendi dai miei occhi,
stornello che divieni foce per la bocca
in inverno t’inchini al mio corpo,
capitello della sera dove in onde m’aggrappo
mentre le nozze dei versi esplodo in cetre
per la giostra del corpo
e recatemi dunque i piaceri dell’orgia
sgretolati in fango sulle tombe dei vigneti
o stormi cittadini affluiti sul mio corpo
che in luce mi spargo fra le tue labbra
ma il ventre della luna è scivolato negli occhi
e i cieli stritolati dalle serpi mi pendono in versi,
strattonami le labbra che sanno di rovina
sfamami in terra che il mio volto ricopra,
ballata del cuore vestita di morte,
che il corpo t’assaporo con ardore d’incenso
e i dossi delle lingue si diramano in voce
che batte agli argini del sogno
quando le arpe del labbro storpieranno torrenti,
primavera dei morti fruga la tua bocca…
da VERSI D’OCCASIONE
Rinascita
Lo stridente sussurro dei cespugli
ricorda giornate di sole nebuloso
dove uomini senza nome e senza storia,
intimoriti dalla notte e dalla stasi,
vagavano persi
nell’attesa di un lieve sussulto
finché un lampo
improvviso
di luce
gli ricordò di essere vivi.
Soffocamento
In questa mattina di calma apparente sento soffocarmi.
L’atmosfera sembra come sospesa, statica.
I condomini iniziano lentamente a svuotarsi
e il traffico a fluire.
La vita continua a scorrermi accanto
mentre io resto immobile, ad aspettare.
Abbandono
La terra arsa dal silenzio
racchiude il vuoto dell’abbandono,
vivido ricordo di luce e assenza…
Passaggio
Il silenzioso passaggio dei nostri corpi
è un vortice indistinto di vite, voci, sogni
che si perdono
nel battito dei giorni.
Il sicario
L’ho fatto per soldi, solo per quello.
Gocce di sangue ancora caldo mi sporcano
il viso e i vestiti.
Una vita di meno, sconosciuta,
si trova a terra ai miei piedi.
Il cranio aperto in due
da un colpo di revolver…
Ma ora non c’è tempo per questi ragionamenti,
il momento è passato.
Devo lasciare l’appartamento,
devo farlo adesso.
Attesa
L’attesa del tuo sguardo taglia l’aria
angoscia il sonno e il respiro.
La città diviene un baratro
dove il desiderio si sposa con la notte
che ne annuncia in silenzio
la fine.
Ricordo metropolitano
Sguardo assente, lontano dal frastuono cittadino.
Forse immersa in un pensiero ricorrente
o angosciata nell’attesa di un evento sconosciuto.
Nervosa e tremante osservavi dal finestrino
il mondo scorrere, rapido…
Solitudine
Rumori lontani di città che svaniscono.
Strade deserte, silenziose, fredde.
Non una carezza
né un bacio
sulla mia fronte pallida di pellegrino.
Silenzio
Silenziose labbra di mare vuoto,
schive, irraggiungibili,
chiuse nel vostro mutismo,
giocavate a nascondervi nei mille volti delle città,
specchio dell’isolamento.
Il riposo
Tepore estivo, capelli sciolti al vento,
sguardo volto all’orizzonte.
Il riposo si delinea lentamente sulla tua pelle vissuta,
inganno degli anni.
Indifferenza
La speranza nelle tue parole
è un groviglio di strade sotterranee
rinchiuse nel mutismo dell’indifferenza.
Il tuo dolore, anonimo, svanisce
tra le luci di strade e palazzi senza nome,
nel conforto ingannevole della sera
che ti culla e ti uccide sorridendo.
Tu respiri e muori nella città.
La fine
Presenza-luce, assenza-silenzio.
Nessun rimedio, lenta attesa della fine.
Le ossa sono mangiate dalla cenere.
Mi volto intorno, ma il tuo sguardo non è più qui.
Ricordo di estati, di salsedine e di mare…
