Sulla poesia di Mariella Bettarini (1942-2026) hanno espresso lusinghieri giudizi, nella lunga e articolata produzione che abbraccia più di venti libri, critici di diverso indirizzo e formazione, a partire dai suoi primi versi a proposito dei quali ebbe a scrivere Mario Luzi: “Sono poesie belle per quell’accento mosso, aderente, di verità vissuta – provata – nel raccoglimento; belle anche perché quella verità è giovane e si presenta come tale (rivelazione), con le movenze precise e nello stesso tempo incantate di quello stato, senza alzare la voce, senza profittare della sua autorità.” Walter Siti, nel saggio II neorealismo nella poesia italiana, ha messo in luce una posizione pressoché unica nel panorama dei poeti italiani: “Credo che la Bettarini sia stata uno dei pochissimi scrittori di poesia a portare avanti pervicacemente il rapporto poesia/altro, poesia/mondo, poesia/occasioni e a darne conto lucidamente. La nostra autrice percorre da così tanti anni un suo originale, personalissimo sentiero poetico che mostra come, nella poesia autentica, mente e passione, etica e biografia si tengano mirabilmente, sino a dar vita a qualcosa di tenero, di lieve, di miracoloso.” Negli ultimi anni, accogliendo la più recente produzione nella collana del Ramo e la foglia, Roberto Maggiani ha scritto: “La poetica di Mariella Bettarini è, prima di tutto, umana: nel senso più alto, meraviglioso e confortante del termine. Poi sociale, politica, spirituale e persino scientifica. Sì, perché Mariella ha auspicato e intrapreso, seppur non in modo globale, l’unità del sapere umanistico e scientifico. In questo senso, ci lascia spunti di grande ispirazione.” Della sua poesia, la stessa Bettarini ha dichiarato: “la definirei dell’esistere e del resistere. Dell’esistere perché è sempre stata legata alla mia vita, all’umanità. Del resistere, perché in questo mondo in cui la poesia conta quasi niente, continuare a tentare di diffonderla in modo realistico è una resistenza importante.” E della Bettarini si ricorda appunto anche l’attività importante in una lunga serie di iniziative culturali, tra cui in particolare la fondazione di “Salvo imprevisti”, periodico di grande rilevanza per la poesia degli anni settanta/ottanta, che ha poi continuato le pubblicazioni col nuovo nome di “L’area di Broca”. Per non parlare dell’impegno strettamente al femminile, culminato sulla rivista “Poesia” con la rassegna dal titolo Donne e poesia, antologia di circa cento autrici italiane dal 1963 al 1999.

