Francesco Zevio è nato a Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona, nel 1992. Ha studiato a Padova (lettere moderne) e a Roma (Accademia Vivarium Novum), in Francia (Aix-Marseille Université) e in Germania (Universität Augsburg). Ha pubblicato la raccolta di versi Suite dei mondi (Robin Edizioni, 2019) e il libro Latino in cinque minuti (Gribaudo, 2019). Con il pianista e compositore Jozef F. Pjetri ha dato vita a Cultura in Atto, associazione culturale con sede a Padova. È inoltre cofondatore della compagnia di poesia, pantomima e musica Mime en Mi Mineur, attiva in tutta Europa. Oltre che con Cultura in Atto, ha esordito con Ritorno a Capo, collabora con la rivista Pangea, con Parentesi storiche, con AION-Linguistica e con il giornale online Ilsoleitaliano di Monaco di Baviera.

francescozevio@yahoo.it

POESIE

da SUITE DEI MONDI

Notturno Marsigliese
Nostra e più atra, la notte alla marina.
Più freddo il vomito che Borea
rigurgita dal vuoto dei viali e boulevard
———-al mare nostro.

L’immonda tenia, che mastica
cunicoli di bava
—–nera nel tuo cranio, posso forse udirla
avvelenarti questo istante
se ti premo le mie labbra sulle tempie
sventurata amica
e non mi riesce di stanarla –
di farla infine uscire allo scoperto
con questi baci, inutili
———-e impotenti… di netto

troncandone il venefico anatema
———col suo corpo, tra i miei denti.

Parc du pharo
Vento sui trifogli
silvidi e ruscelli d’etere
———marino – il tuo profumo dove l’erba
scapiglia e la tua chioma sciolta,
mentre persa osservi e ti ricerchi nelle forme
sconfinate di sole
——————di Marsiglia. Nulla so

di me
di te
—-di noi – vorrei donarti
un anno e poi due mesi
un anno e poi due mesi
di amore e di coraggio
———e libertà infinita.

Vesperidi
Que pouvais-je boire à cette jeune Oise…
A. Rimbaud

Fiamma nel fiore di birra
brucia il cervello nell’alcool –
la sera oltre i platani scintilla
—–nel viola tramonto, in alto.

Giù, tra i tavoli e le panche,
giovani vociano a festa –
il vino di Cerere si spande
—–sul ghiaino e l’erba fresca.

Ma il fiume, oltre gli arbusti
profuma d’acqua e silenzio…
liquore più inebriante, tra i giunchi
—–e i bassi salici, d’assenzio.

Amare, senza pensieri
amare ed essere amati.
Senza volgersi a ciò che fu ieri
—–ai giorni a venire, o andati,

tornare a bere da sguardi
celesti di desiderio…
dolce è la sera, né troppo tardi
—–per illudersi sul serio –

per scorrere, andare via…
sfuggire alla propria sorte,
abbandonandosi alla Poesia
—–come Ofelia alla sua morte.

Scorreranno alcool e notte
le voci all’ombra del verde…
le luci del vespro, oltre le volte
—–dei platani, via – disperse.

Aquilo
Spessa cortina
—–grigia, sporca d’azoto,
irrompi tetra e già hai ingurgitato
il massivo all’orizzonte
e il frangionde dei tetti incrostati dalle valve
———delle tegole usurate. Metropoli

bambina… di capricci
innocenti
—–e spietati – quando ogni vita
piegata sotto il peso della pioggia
———-c’è sorella, e un velo di pianto disseta il cielo
——————di Marsiglia, una ragazza

esile, tra il vetro
al quinto piano fuma stenta
desolata
—–la tempesta. I nostri

mali, immobili
a opposte finestre si compenetrano,
—–si ignorano.

Aliquis Nympha
Nostri gli armonici dell’alba, e nostro
il tenero morire del meriggio
———-alla sua sera.

Nostro l’amore madido dei prati,
dei botton d’oro e i pisacàni a macchia
———–tra l’erba scura.

Non pronunciare il mio nome, se tu
vorrai serbare di me, del ricordo
la vita più vera – tu chiudi gli occhi
———–e baciami ancora.

Roma amor   [frammento] a P.P.Pasolini
[…] La terra a mezzanotte
la luna malaticcia ed il remoto
—–abbaiare dei randagi. Dei volti da
“stringere il cuore…” avresti detto
tu, con la tua insanabile
——————-dolcezza. Fu questo

forse il teatro
—–della tua più struggente tragedia,
o lungo l’Appia, o la Flaminia
———non ricordo – eppure tutte le strade
——————–(dico così, per rompere un po’ il ghiaccio)
portano a Roma… negl’anni ‘70
come oggi, nell’era che già da un decennio
si affaccia sul vuoto ordinario
———del “nuovo mondo”
——————e millennio. E così entrambi

calchiamo i pascoli notturni
———-naturale animi pabulum
forse perché da sempre
il nostro camminare in mezzo agl’uomini
solleva giusto un circo d’ombre
——————irrazionali
puntualmente soffocate
—–dal giorno… solo di notte
si leva l’elegia del cosmo
e quelle ombre reclamano una voce – o forse
sono il solo a ingannarmi
che qualcuno mi risponda dal notturno labirinto
—–di quest’ora, tra le sagome
d’alberi più nere del nero
———della notte, al limitare dei campi
il volo impercettibile nell’aria
—–di civetta ai querceti
—————–Athene noctua, sacra a chi conosce
forse per non riconoscermi
flatus vocis, o testarda mimesis,
o ancora l’ultimo, anonimo
—–temporis laudator… maestro d’ombre
che viva piuttosto a suo agio
dietro un sipario di acuto sentimento
———e astrusa cultura proteiforme.

Eppure, vita pura
—–sia tu ombra od uomo certo
almeno questa notte, lascia che ti chiami
——————–Fratello
forza del passato… ieri come oggi
tra borgate o all’ombra della acacie, il nostro amore
è per i vivi –
—–è nella Tradizione.

Mattutino
L’aurora partoriente acceca i merli
—–tra i sorbi senza foglie – sorbi carichi
di brina, di rubini così rossi…
anche l’anima soffre le sue doglie.

In piedi, nero
—–sopra i tetti, un secco manovale
annoda funi
si aggiusta i pantaloni e fuma solo
————–contro il cielo.

Ordinerà caffè e cappuccini
con gli operai che spurgano i tombini –
Venere Ctonia, un po’ di calore
per queste mani escoriate senza amore

il fumo delle loro sigarette
e il latte sporco, ardente ai minareti
—–dei pioppi ischeletriti sono offerte
di poveri, viziosi anacoreti.

Ah per una stilla di vita
spremuta dallo strazio dell’esistere ‒
tra spine già fermenta l’infinita
poesia delle future rose mistiche.

Kinigi
Quieres comer algo?
Nei dintorni di Csobánkapuszta

Il piromante mesoamericano
ha tagli ustioni piercing aztechi
come una scimmia di ramo in ramo
salta tra piatti tortillas ceci

Gli altri aspettano e fumano il sonno
allungati tra stracci in giardino
una ragazza ha un collo da sogno
e un bacio rovente miele e vino

Giocano tutti al fuoco e alla vita
cosa cercano qui in Ungheria?
Cercano lei la mela proibita
corrono gli anni scorrono via

Conosco gente di tutti i tipi
pianisti accattoni saltimbanchi
ognuno ha i suoi crucci e giorni grigi
ognuno prova a tirare avanti.

A gran dispitto
[…] ed el s’ergea col petto e con la fronte
Dante

 “Eccolo! ‒ il grande spregiatore!
Che cerca qui tra noi? ‒ che vuole?”

Sì, nel suo sguardo è una sete infinita,
e spregia il vostro mondo ‒ merci e onori.
Adora il verde d’edera e d’allori
e vuole solo vita… vita, vita!

Saecli incommoda
Sento vociare: “guardate, un poeta!”
Io direi: “guardate, una zucca vuota!
Guardate! Un pavone analfabeta
che con le parole ‒ ha fatto una ruota!”

Treni e popolo del web
Trenitalioti miei, vi vedo assorti
nelle rispettive realtà aumentate.
Fate, aumentatevi… ma siate accorti:
perché vi stanno incretinendo a rate.

Studio di plastica in atélier romano
Abbandonata s’una sedia squallida
tra quella turba anonima, sedevi,
Venere Ctonia dalla linea pallida
del mento… come in antichi rilievi

la guancia sostenendo con la mano,
molcendo i tuoi capelli in riccioletti –
e mentre al ritmo del respiro, piano,
s’alzano e adagiano i seni perfetti,

scivoli su me gli occhi di diaspro
lubricamente… e allinei il medio al labbro
mordendol piano, voluttuosamente…

e mi rugge nelle vene il vino aspro
d’Ebe – oh tu! Ti scolpisce in versi il fabbro,
e già domani non sarai più niente.

da TESTAMENTUM, OMAGGIO A F. VILLON

C
Mors sola fatetur… disse
il poeta Giovenale
dell’uomo e le sue fisse
e corpuscola in generale.
A questi versi m’associo
e aggiungo, già che ci sono:
sol la Morte passa il mocio
sulle miserie dell’uomo.

CI
Ah! Ma questo, se non sbaglio,
(e se non ricordo male)
mise già allo sbaraglio
Thomas Eliot e Montale…
non ho certo la pretesa
di calcare i loro passi!
(Uno si rinchiuse in chiesa
l’altro… nella sua sintassi).

CII
Io preferisco scalzarmi
e starmene un poco al fresco,
e nel frattempo impararmi
greco, latino e tedesco –
mi presento: son Francesco,
poeta errante e non letto:
vendo un poema burlesco
a dieci centesimi l’etto […]