La Poesia italiana del Secondo Novecento - The Italian Poetry of the second half of the 20th century
Alberto Mario Moriconi
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Alberto Mario Moriconi, nato a Terni, vive a Napoli fin dalla fanciullezza. Penalista, poi docente di letteratura drammatica all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, pubblicista: in particolare, critico e rubricista culturale de Il Mattino. La sua opera poetica: Vortici rupi mammole (Gastaldi, Milano 1952), Trittico fraterno (Ceschina, Milano ’55), Anno Mille (Rebellato, Padova ’58), Le torri mobili (Guanda, Parma ’63), Dibattito su amore (Laterza, Bari ’69), Un carico di mercurio (Laterza, ’75), Decreto sui duelli (Laterza, ’82), Il dente di Wels (Tullio Pironti, Napoli ’95), Io, Rapagnetta Gabriel - e altre sorti (Pironti, ’99) Sue opere sono state tradotte in più lingue. Un’ampia bibliografia della critica dal 1952 al 1987 sulla sua opera è consultabile nel volume La poesia di Moriconi di Franco Lanza, ed. Liguori, Napoli 1988, pp.137-153, preceduta da una rassegna della detta critica, pp.105-131; ed una bibliografia essenziale fino al 1998 segue una serie di saggi (di Marcello Carlino, Elio Gioanola, Giuliano Gramigna, Niva Lorenzini, Francesco Muzzioli, Raffaele Nigro, Tjuna Notarbartolo, Antonio Piromalli, Giorgio Patrizi, Giuseppina Scognamiglio) su La poesia di Moriconi pubblicati da Nord e Sud, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, aprile-maggio 1996 e agosto 1998.


VITA BECERA DEL POETAMeno la vita becera del poeta,mi tengo il ceffone o mal lo rendo, tento schivare il briccone e m'industrio briccone, scendo nella mia stima, patteggio, mi svendo.Oh ma a quel nono patto mi rizzo, rilutto, m'impunto: strappo il contratto. Sì sì, riscalo la china. Miserabile, porto quel mio gesto d'oro in regalo ai miei. Con gli occhi a una cima, rimbocco il mio sozzo angiporto.(da "Un carico di mercurio")URBANESIMOMadre, tu hai sbagliato tu m'hai buttato fra i cementi lisci* ch'ero ancor gleba erbosa, senza consentimento, ch'ero ancor vento, e per questi rigagnoli - neve, ero, d'Appennino, - ero aroma di pino, fra i miasmi d'un addome di vicoli.E non è a campo la tua sepoltura nemmeno.M'hai scodellato nella città laida, che già ne aveva troppi, d'orfani, con padre e madre vivi, sì proclivi al canto molle e allo spuntato lazzo e all'avvampo e svampo immediato, gente che "tene 'o core" (riposto) "e 'o ca..." (non so) ma d'altro niente,come me.Volevo a campo la mia sepoltura. .* Morto mio padre, quando avevo cinque anni, mia madre si trasferì e mi trasferì dall'Umbria nativa a Napoli.(da "Decreto sui duelli")PESCE RONDINES'io fossi turchino e più corto sarei quel pesce rondine (celo due, forse, aluzze vertiginose),del pari attratto da coste umane, e da oscuri venti interni distratto, ritratto. Né è più l'età per la mia sete d'alto mare.Balzo a tre o quattro metri sul viscido pelo e per cento metri anch'io volo: e il goffo rituffo, in vista d'un molo calcinato, in un liquido letame.Non ho né squame né ali turchine, son tozzo non corto, pesce gregario sì, e solo,nel fondo del tossico porto di Napoli.(da "Decreto sui duelli")L'ETERNA RIMA IN ORE (IL DISTACCO)Solo chi non è amato muore senza dolore: il solo desolato ch'ora si aspetta amore.Ma io che ho amato e amato e sono stato amato e sono ancora amatoinvidio il desolato che senza un cane muore accanto, e sorride un compianto al mio schianto d'amore sognando amore, vita, all'uscita da questa sua vita camposanto.(da "Io, Rapagnetta Gabriel")PRIMO PARTOE urlò e urlò contro metalli e usci abbaglianti... D'un tratto bisbigliò: "Salvate lui."(da "Dibattito su amore")PRIMA GRAVIDANZA (IL GIGLIO)E Adamo ripeteva: "Ma tu partorirai con gran dolore, eh?"Ed un turgore guaente, un fumido vermiglio lezzo espulse un giglio.E ancora l'eiulìo, Caì Caì, dell'inesperta, Caì... "No, no, su!" Adamo lo levò - "carino!..." - a Dio. Caino, insomma.(da "Dibattito su amore")LE NUOVE SOLUZIONI (PER MANZONI )"Vuoi tu, Lucia Mondella, per tuo legittimo sposo qui il signor don Rodrigo?" E poi il divorzio. Mutar di prospettive. - Mutatis mutandis... - "A te l'anello e la pillola anticoncezionale..." - ... omnia munda mundis -(da "Dibattito su amore")FALLOSilvia, rimembri ancoraEcco quel davanzale donde mi sorrideva gioventù donde la gioventù. E che fu il marmo tombale alla tua verde virtù.Eccole quelle scale per cui volavi tu, e scivolasti male, dissero: e bello fu.(da "Dibattito su amore")NO ALL'" INFERNO " (PER FRANCESCA E PER GIANCIOTTO)Virtù, anche tu fortuna.Date a Gianciotto un vero stinco, o un arto d'alluminio, di pròtesi perfetta: poi, poi, menategli Francesca... la ravegnana, che ignora, cui,in batticuore, al cospetto, e il pudica- mente ostinato occhio al suolo, di lui primo apparì quel piè. Le sbalza l'occhio le rotea... e in quello di Paolo, a un canto, svolò batté.Fate a Gianciotto un piè dritto: e lui ci pesta peccato e delitto.La trafiggeva (poi, trafitto...) il fresco occhio cognato, mordace audace: "Pace, ora, pace... o suora..."L'occhio ferito esplora tutto in lui gaio e ritto.Oh avesse, per bon'ora, prima di quel ch'è torto - nera virgineità! - lei scorto l'aspero austero pelo o quella dentatura guerrïera del Ciotto o mensurato la muscolatura...Virtù, pur tu ventura.(da "Decreto sui duelli")MATTINATE DEL PADRE VEDOVOMezz'ora di sfizio, cent'anni di guai. E voi mi vedete sul mio cantone, coi miei quattordici figli e figlie, ciascuno alla sua magione.Sfizio, mezz'ora: soffiavo "oh dimmi: ma tu li conti?... " "Certi momenti pure, coi conti?!..." lei, cara: cara e così di parto se ne partì.Facendo il pieno (sfizio) si va lontano: e crescitene quattordici!...E busso là, l'ospizio, mi dà una minestrina. C'è una suorina per chiamarmi papà.(da "Dibattito su amore")I VESPRI SICILIANILa mano che toccò basso avvampò il vespro.Non la mano militare prensile d'alture, che ha ghermito e serra spalti e guglie, il nocchieruto pugno che spiaccia e sgretola: le nude e aperte dita, una mano smagrita, che convulsa ama, e che morbida corse da sé a un corpetto, e poi giù gonna tentò formicolò: nel vespro, sul sacrato, la mano d'un soldato solitario. Non l'artiglio ferrato che ferisce e arraffa, che brandisce i tetti come dadi e se gli cale all'aria scaglia e i campanili svelle ai vili Panormiti: una mano, sì, maschia, ma sguantata di ferro, calda madida... gelata... forse una mano morta, lungo una gonna, che trasalì, e toccò il basso d'una donna e la bassura - il vespro era già cenere - accese ed il pallore popolano lo scorno e il corno contro l'armatura e quella che sonava squilla l'Angelus batte a martello e coltello e coltello fuor degli stracci a ballo contro armatura e armatura e armatura... Talché la città vile ribolle, il campanile chiama e infollite folle accozza e sciama in turbini e straripa da stretti a piazze dai lastrici a sabbia a glebe a rupi a creste... Talché Palermo fu franca e l'isola, miracolo! miracolo!Una mano... l'ora che oscura, e in che prepara cena la tua donna... una mano innocente... la sera, e primavera, sul sacrato, e struggente l'estranea salmodia... la mano del soldato desolato forse lambì la gonna di santa Rosalia.(da "Un carico di mercurio")LA DISOCCUPATA E LA MERETRICEEssa dice dice d'un posto, è riccia mora, la pelle scabra [però avrebbe attratto (ancora?...)],forse le spetta (il posto), confida, e l'amica nega, saputa, nel viscido scendere, un'ansa intestinale, della ventruta tonitruante città.Che forse, può darsi, l'avrà, no? "... Dio ssolo 'o sape." L'amica nega: "Con quelle cape!..." "E nun sonco, vuò dicere, mo, manco cchiù bella... no?" "Tu non si' quella che si dà, cumm'io mi do, me donco."Scendono per le budella della città (sfocianti al mare, all'Immacolatella)."I' nun dico 'fai male:' nu 'o saccio fa'!" "Porta l'onore - e cuntame - a 'o monte di pietà. S'impara, impara." "E nun sonco cchiù chellaca 'mparà può... Tu credi, 'cu cchelle ccape, niente da fare'...?""Tu sei un'Immacolatella che niente d' 'o mare sape."(da "Un carico di mercurio")LA PROPRIETÀIl giorno in cui distinsi il mio dal vostro, io persi tutto il nostro immenso tutto, il giorno in cui recinsi andò distrutto quel confine che c'era l'orizzonte solo d'ogni vagare nostro leggero incantato. Così io m'inibii con una siepe ogni monte, ogni mare, per amor d'una zolla incondivisa, su cui sol io picchiare, friabilissima zolla. E a chi tentò, per ruzzo, inconsapevole di barriere, saltare picchiai in fronte; e a chi bere poi volle alla mia polla, mia d'un tratto, e sete e vita estinsi.Né uno m'abbruciò la siepe, risero i selvaggi di me, quel folle: e il folle moltiplicò le sue zolle, le sue zolle, le sue... I miti selvaggi ridevano!(da "Il dente di Wels")ELOGIO DELL'ECONOMIACon sua tale ossessione del risparmio, andava spegnendo a sassate i fanali ai viali. S'attenuò anche il lume degli occhi, per la riserva al domani - e apposta udì anche di meno, - e il lume ch'è nei medii cranii, e, ipoteso già, i pulsi minimi dei cuori sani (non seppe oh degl'insani l'alte tensioni, gl'irraggi e il bruciare). Ovvio, ovvio, anzitempo defunse (consunse meno giorni). "Che sperpero di fiori..." Riemerso dalla cassa, soffiò su tre candele.(da "Il dente di Wels")LE LIBERTÀ STATUTARIEIn pergamena è porta a noi la libertà... E allora, io taccio? e sto? perché? dilaga errore orrore il dolore dolore... Perché tace e pensa su una petraia di secoli un saggio.Le libertà... e oggi ecco ripensa lo slogan della Ford Motor Company: "Il modello T vien fornito nel colore che desidera il cliente purché questo colore sia i1 nero." - La prima auto costrutta, il T, con il sistema della catena di montaggio, della catena... -Sulla piramide si tace, forse chiuso alla pena, forse nemmeno cogita, il saggio.(da "Decreto sui duelli")DI GARIBALDI SÌquell'una spada, di mano dolente, ch'io invocherei - sparita ov'è?... - di bisturi al mondo...forse fu un sogno d'Italia e di Sud America, di peoni e cafoni(da "Decreto sui duelli")CATONE E I DUE SCIPIONICatone è il Maggiore; Bruto, il Minore; Tullio, Cicerone; Publio, Scipione Mag- giore; Lucio, suo fratello.Stecchito e spiritato Cato, beve l'aceto, alfine Cato respigne tra le sue vigne a Literno Scipio, non mai inebriato di possa e gloria. "O Roma di me indegna, non avrai in più, da me, tu, le mie ossa."Ma Tullio loda le virtù sterpigne di Cato - e Tullio è uomo d'onore.(Publio bruciato, Cato incalza e incarcera Lucio per mariuolo: il probo e povero.)E piace a Dante più che Scipio Cesare, Bruto, poi, niente! - e sì, che Dante sa e delli vizi umani e del valore.(da "Decreto sui duelli")PINDARO E SERSEPindaro scelse l'attesa, l'ha sciolta vinti i Persiani, or verseggia per l'Attica. Mastro egli è d'epinici, gli epicedi lascia a Simonide.(da "Io, Rapagnetta Gabriel")MIRACOLO PER COPERNICO Dove si sostiene che il Sole si sta e la Terra si muove solo a partire dalla prima metà del XVII secolo di nostro Signore.Tolomeo non mentì. Mentì Copernico. L'enorme sfera stava, ab initio, caduta all'Artefice fuor della danza universa e obliata."O Sole, statti, e tu, mite Luna, aspetta" ingiunse Giosuè con la colante spada: e il Sole, è vero, ristette: mistero del suo servile, perenne, correre in tondo, soccorrer l'ignava cosa, e senza di lui diaccia e per lui prolifica d'un moto di mostri.Tolomeo con nud'occhio lodò l'alto giro amorevole ché al nudo piè sentiva il basso e tumido livido stare. Mentì Copernico, e il telescopio di Galileo...ma sul rugghiar dei roghi degli eretici, in orazione fissi a Lui torcendosi - "Dio, confondi i fanatici gli atroci armigeri d'un vero... - che è, poi, il vero?" - in orazione, fumanti, in faville, ed al Sole sbiancato, che sobbalza, che vacilla e devia dal suo percorrere eterno, e poi sui tizzi umani e la cinigia fetida in furia imporpora, e ogni nube cassa, ed i campi i greti brucia ai malvivi, ai ventri di città fermenta pèsti... l'"Eppur si muove," gemito sospiro vile di Galileo, fu scherno e grido suo, di Dio, che squassò scagliò la Terra a un frenetico prillìo, bloccato il Sole: ed al guinzaglio intorno al Sole, o come la ciuca alla noria, ella corre e corre, ché s'ella si ferma ella è persa."E si muove!" balzò, vi dico, Galileo, alla scossa d'abbrivo, cieco in Arcetri - non più telescopio... - e vide!... un attimo: il Sole, spossato quietato, ridergli misterïoso.(da "Decreto sui duelli")IL LENTO MATRICIDIO (II PALINODIA DI GIACOMO)... ogni già selva, duna.E il mare s'abbituma, si raggruma.Per tutti i cieli fuma."... l'estrema estrema untura!" "o natura, o natura, te l'aspettavi, poi, tu, dai figliuoli tuoi...?"("ma i nuovi impianti di ripulitura... le 'docce' le 'docce' dei Lager!...")"Chi ti chiamò 'matrigna'? Ah, sì, fui io: Leopardi. Anch'io ti disconobbi: madre fin troppo pia con gli eccelsi bastardi in apparenza simili a Giacomo Leopardi: e anzi da te fatti, madre mia, meno gobbi e più vivi: e ti fotti."(da "Io, Rapagnetta Gabriel")BALLATA DEGL'IMPICCATIVILLON: "Pietà pietà di noi"I COMPAGNI: "e d'ogni altro appeso" "e ogni appendibile" "e degli appenditori""pietà diciamo del mondo che penzola da una corda invisibile."(da "Decreto sui duelli")PAESAGGIO SENZA FIGURETutto fuggente, sfuggente, nulla di un Vero: e in me nulla di statico, sì di labile, no di torbido, d'insincero: cuore illanguente ché tropp'ha veramente battuto; laringe ardente per il troppo, insulso canto a un salso vento, fraterno canto, e per un fitto groppo di vario pianto. Per dedali, ad un falso di tramiti, morgane - ne rutilava, il deserto - e Utopie spente: da Arpie e Gòrgoni - o sol violente esse al pari parvenze? - forse anch'esse poi spente. E tradito e ferito, anch'io spento... e qui, ritto. Da chi? Perché? se sotto e intorno a me, nïente, il brulicare d'un violento niente.(da "Il dente di Wels")LA GLORIAUn po' di più conosciuti: la fama. Un po' di più complimenti: la gloria. Frustrata, irrisa brama pure del degno, spesso: e la laurea rama tu speri innestata a un cipresso, almeno: ti batti, ti sbatti, ti batti... trascuri, maltratti chi t'ama, ti perdi chi t'ama.(da "Il dente di Wels")LA VITTIMA DEL SOR MEEssa non ha il cuore di dirmi questa parola consolatrice: "Tanto, lì dietro è la morte. Lascia rovelli e zuffe: presto ogni ambascia..." No, finge la pia d'annuirmi, e mi segue ancora infelice alle porte cui busso e che forzo e s'impiglia e ne piglia anche lei negli estremi miei matti attacchi alla sorte. Consorte, verace con...sor...te.Con Sor Me.(da "Il dente di Wels")MIO SPORTChi si scalmanò "Forza, forza Binda!" né mai pigiò pedali e "Forza Nuvolari!" né mai girò un volante è quei che poi le ali tenta e ritenta del cosmonauta Dante.(da "Il dente di Wels")POESIE TRADOTTEIN INGLESEQUEEN BEThe young queen on her first and usually last flight couples with thefirst drone to reach her. The nuptial flight is broken tragically by thedownward plunge of the mutilated male, almost eviscerated: the queencarries, fixed in her body, his genital organs, of which the waitingworker-bees will help her to rid herself. But she retains inside, in thesperm-case, his seminal fluid which will suffice to fertilize her periodicallyand copiously almost up to her death. All the other maies, now superfluousfor procreative ends, voracious idlers will be massacred by the femaleworkers destined to perpetual virginity.Queen bee, Love: a gold fleck in high blue, an illusion pursued by a carefree horde of the death-bound... and one one has reached the fugitive queen in heat. A leap dance laugh sob, the sky bed, the whole of nuptial life in one flight, mad flight, that spiralling embrace that tracks the Sun to its nest, which a drunken death shatters... Fecund and widowed she glides languid.Ave, regina... Are you hugging your spoils close?... Okay! Okay! What are your thoughts ? ... Love ... Enough of love, wise one: a gold fleck sped to the Sun.... a nest inside the Sun!... - a plunge, terrible, a mad chimera.Pregnant, pale she glides. The others, a silent escort."Return... the best of him with me, in me... Pull it out of me, put it away... like a spent standard... I am still on fire, still..." They extracted the standard.DRONES: "Ave regina, among the death-doomed again choose and enjoy..."QUEEN: "O workers, those parasites, break them, the drones, sweep them- fat and slack-to the winds. I had my lover at the zenith: intoxicated I shattered him."DRONES: "Queen, the doomed wait chastely."QUEEN: "Drunk I gelded and broke him. He fell from the height of me,-we almost touched the Sun- he spun down gutted like Icarus without his feathers. He fainted with pain, fainted with pleasure. And I did not faint? Did not empty myself, my wings never wavered? I am left to my perennial cloistered pregnancies."WORKERS: "Left to her cloistering perennial pregnancies."DRONES: "Ave regina, those who are about to die..."WORKERS: "They bustle on the honey: now they are bursting."DRONES: "From each one's 26,000 eyes they long for a sign from you: to the sky the sky!"WORKERS: "They gasp for breath: they mount no petal."QUEEN: "You drones..."WORKERS: "Ssssss! they are growing drowsy, drowning in the honeycombs. The sky tomorrow, kind Majesty."THE QUEEN MOTHER (unburdening herself): "The nuptial life, don't speak of it to me, friend, it's a lightning-flash, an instant's aberration, a madman's torch on the Eiffel Tower, a whirling match-head that dares the Sun. It is... It is a soft looping down, of death.And what does she have to show for it (the queen!)? My exploits! a downflow, a rush of eggs, friend, that never go to market: daughters and daughters and daughters, more than the hive can hold."Thus the old Mother groans.THE WORKERS' Invocation to the young queen: "Procreate, great sovereign, with all the seed and the future of the hive. The panic and the prayer of us drudges weak, earthbound, inert tied to your leap on the Unknown."She breaks the steep flight and the cruel kiss: glides, the sperm-case gravid, our sovereign.Having soared that one time, she reigns with what she brings back."Queen, the celibate and doomed await your new launching and the sky..." "Igelded him shattered him.He fell from the height of me-almost the Sun."She sees it again. Burns again? Around the queen who trembles dazzled, they massacre the plump male virgins.And having soared that one time she reigns with what she brings back. She weaves... after her blue vertigo shut in between wax walls, across the years, Spring does not pollinate her, no more glinting of wings, perennial claustral half-shadow, she weaves thousands of livesWORKERS: "eggs"thousands thousands of lives she broods and counts, and re-counts them, and broods.The one time she soars, and the kingdom lives.Semichorus OF WORKERS: "Penelope of a dead Ulysses (dead with dishonor.)"THE QUEEN'S Lament: "All at once they even threw away my standard."Semichorus OF WORKERS: - "A chaste Penelope of a dead..."Second semichorus OF WORKERS: "Or was she Penthesilea in the real encounter with her Achilles?"Love lifts to heaven, heavenly Love kills...QUEEN: "... one is hardly revealed.""One is never revealed..." sigh from the hive.(From the volume "Dibattito su Amore", Laterza) Translated by Ruth Feldman and Briah SwannAIR MISHAPInquest opened on three safety-bolts, six locks blown like cotton millipedes. Suddenly the door squirted into two metallic moths, they twirled at fifteen thousand feet, fluttered down towards lily-white clouds, to a ring a glistening viscous field of Baltic Sea.The eddy sucked into the oval void a pillow a purse a shoe and she was all but ravished: the sparkling, motherly grey-eyed one. Athletic arms flexed she gripped the oval trapdoor's side arched her supple belly terrified above those milky shrubs, steaming asphodels; a savage wind searched her flesh but all its fury could not drag her -vivid blood-down to that ephemeral bed of asphodels. Her dear companions caught her. The wound resounded in the ample bird, which spiralled downward. Smith straightened out at six thousand feet that son of a ... Through heaven a wayward radio rattled 'Save Our Souls". And the four hostesses arose in song. Windblown, grey-eyed Pallas sang, but tremulous within; the three companions sang blue-robed with her, beat a martial Christmas air from Ireland's glens. Then, recovering in the chill, one by one a hoarse voice and a clear added to the chorus passengers, fresh from their brush with death. They wiped the frost from skin and eye, while little girls sang out, sang out to Christmas.(From "Dibattito su amore", Laterza)POLLITURESHe who greased the seven seas, -squid and shark before they reached the pan, still in their recesses- he is upright, more so than his ancestors, who were more than upright monkeys, more than seven sages.He who gives extreme unctuousness to the wilderness is not that poor player, Will, who struts and frets his hour then collapses on the dusty boards -just one backdrop, no swing wings. Once he played the fool, small fry; now in his tracks flock and field expire; he tars the springs, chars the sky, everywhere boring through the oily global heart to baste and fire-waste the globe.The son of the most upright is bent already, thigh and shin curtailed, at his perennial steering-wheel -a fanciful tortoise-and he moves along the limitless chalk of barren landsbut to the stars to the stars he heaves his putrid breath which swells on the horizon in a multicoloured air-filled mushroom like a mountain and below the northern ices burn and bubble craters sink in one same blaze.He has beaten everything dinosaur and virus, twisted everything in his dwelling-place this upright one. He pierced the global heart, oily throughout: extreme extreme unctuousness. Oh nature nature, did you expect this, did you, from your sons...? 'polluture?' 'What about new plants for disinfecture... the showers the showers in the Lager!....' 'he made teeth from gold and melted the teeth of the showered to gold' 'a tall human lampshade laughs at the latest news.'The brook thirsts, the earth is hard.What once was field, is dune.Tar rots the sea in clots.Above it all, the heavens fume.Thus he manures, this black well of learning, this cess, for its final flowering-the total graveyard.While some, yes, towering steel shaft stands ready for flight to another -already charred- star.(From "Un carico di mercurio", Laterza) Translations by Margaret StrausIN FRANCESEMORT DU MOINEAUUn moineau dans mes mains est mort hier.Il n'a pas éveillé de pensée dans le coeur de l'enfant qui l'a pris. "Il est tombé" dit-il, sans regret.Le moineau a piaulé, piaulé... bondi de mes doigts il m'est tombé... "Adieu!" le gamin commenta. Moi seul... Moi seul ai pleuré des cieux, des cimes, des tiges enfermées dans le pépiement de peur.Pourtant, je souriais, moi seul, à cet enfant faisant un rire de son adieu.(Du livre "Anno Mille", Rebellato) Trad. Marcel HennartLA MÈRE DE BALZACLaid, il fut renfermé en pensionnat par sa belle maman. "En sept ans, pour moi pas de vacances, deux visites tu m'as rendu. Je grandissais - moi laid, et toi belle, belle... - appréhendant ta ressemblance".Mais les mères doivent-elles s'attendrir sur un fils laid, si d'autres fils jolis elles ont... et paresseux, irrégulier aussi, indocile, et fumeux, endetté gaspilleur, bon bachelier notaire manqué et qui puis noircit, la nuit, de fébriles registres démesurés, son propre état-civil, d'autres engeances enivré à jeter au monde de nous repu et bouillonnant et sot?Cou de taureau, un lutteur...toujours en son froc blanc la nuit il est assis mais assis il lutte au dedans,le débiteur chronique que pressent les effets, et chaque page l'enchevêtre, qui dix fois indomptée déforme sa vision,il lutte avec la Dette comme avec l'Ange Jacob jusqu'à l'aube, l'Ange la Dette, qui le hait et l'aime car elle exprime de lui le sang de mille créatures éternelles.À côté de lui agonisant, maman: "Oh mon pauvre fils, fou!... grand oh buveur de café la nuit".(Du livre "Decreto sui duelli", Laterza) Trad. MoriconiSYNTHÈSESeul, Seul encore... Personne ne m'a tendu la tasse de la consolation, pour ce que j'ai de vie, pour ce que j'aurai donc de mort d'ici peu.Seul. Epaissis les ans, grossie la troupe des sots ennemis, je survole la lutte entre nous, qui est notre vie,soupirant je survole: c'est donc déjà être mort.Désarmé, vain, vers un port parmi les brouillards rame le coeur. Brouillards immenses... Mort, seul... Parle, Seigneur...(Du livre "Le torri mobili", Laterza) Trad. Marcel HennartIN SPAGNOLOEL SAUCERasgué a mi antojo esbozos frígidos y fértiles de victorias: he caído, consciente de los malos pasos, armas y venenos gratos al siglo descartando regiamente pobre. Desnudo jovencito, de ojos agudos, dado a los cachones precoz y arrojado feroz a la orilla. Goteando, jaspeado de luna helada, me estremecía y levanté el puño al halo de sangre, a las pitas negras, que acaso eran enredos de sierpes humanas, allá arriba, al aullido a las garras de la maleza negra, que me esperaba - las oleadas galopaban a mis lomos. Serpiente y toro, el león y la zorra me vi alrededor a luz de relámpagos, o divisé en mí, en al abismo de mí, enardecido... Y salió de las tinieblas una sombra, lenta, encorvada: que me acalló sumisa; me envolvió en paños, y cavó mi ira en un pesado sueño sobre la fina arena. Al alba hasta soñé dulcemente: un nido de hombre bueno, un comedor, los hijos... Abrí las cejas al sol alto: mamá me sonreía al lado, el mar un chapoteo de torrentito.Sólo así disipados, a veces, enemigos y acechos.Conocí los despiadados esbozos fértiles de las victorias vuestras. Sólo siempre escuchaba las elegías mías; peanes pero de niños, silencios de amplias necrópolis, por las vías Apias. -Aquí estoy. ¿Fuerte, flaco?¡Oh, qué fácil es agredir, dilatarse grama, ortigas: abrirse flor, es éste, áspero milagro! Doblarse como el sauce...¿De qué victorias rompí esbozos rígidos? ¿Caí, después? ¿Me rendí o vencí? ¿El sauce, llora, que tiembla al ajeno correr undoso, y en alto abriga tibieza de vuelos? De cabeza el torrente lo deshoja mugiendo, brinca, quiebra, roba, bulle... y feble se detiene, luego, se vacía en un gran campo de agua soñoliento.(Del libro "Le torri mobili', Guanda)TODOS EN LA CRUJÍAHermana Muerte,sí, como una hermanita que sierra los ojos al paciente, enfermo del mal de haber nacido, y lentas húmedas pupilas vuelve a camas en que crujen pesadillas, gimen amores, lloriquean los primeros, adormilados, antojos de los chicuelos.Pasa y suspira, y aquí y allí apaga, y a todos, poco a poco, de la delirante crujía, adormece.Y Tú, Doctor, mañana nos visitas, desnudos nos llamas... ¡Sin enojo...!(Del libro "Dibattito su amore", Laterza)DOS DEDOSDa la mano a quien cae, y a quien se levanta, a quien sube también: y corra aéreo por la cuesta florida: hallará cumbre seca, desierta la vida, y a sí mismo alto en la nada (así en la cuna oscilaba). Y tú, dale la mano antes: la desdeñará: luego... Luego aquella frente dura, cera mojada, tendrá falta de dos trémulos dedos.(Del libro "Dibattito su amore", Laterza) Traducciones por Vincenzo Josía