La Poesia italiana del Secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century

Pietro Aloise


 

Pietro Aloise Ŕ nato il 19/06/1943 a Bucita-S.Fili (Cosenza). Nel 1954 ha raggiunto la madre a Roma ma nel 1961 si Ŕ trasferito a Treviso dove ha cominciato a suonare con alcuni gruppi musicali. Nel 1970 Ŕ ritornato a vivere a Roma frequentando la casa discografica RCA per proporre le sue canzoni. Come autore musicale ha scritto per artisti come Rita Pavone Lasciati andare a sognare Canzonissima 1971, Anastasia Dellisanti Una Immagine di noi Disco per l’estate 1974, Gruppo musicale I Panda Voglia di morire Festivalbar 1976, Nicola Di Bari L’artista, Marisa Sannia Piccola strada di cittÓ, Domino Io senza te San Remo 1997. Nel 1975 come cantautore ha pubblicato con la EMI due 45 giri Com’eri bella e Ma quanto amore c’Ŕ. Dal 1978 ha collaborato con Radio Rai come consulente musicale mentre dal 1985 ha collaborato con Michele Mondella responsabile della BMG (ex RCA) alla promozione di artisti come Lucio Dalla, Gianni Morandi, Renato Zero, Giorgia, Luca Carboni e successivamente Venditti, De Gregori, Ron, Paoli, Arbore, Oxa, Ruggeri, Castelnuovo, Locasciulli, Bersani, Mike Francis e tanti altri. Nel 1988 esordisce con la silloge Nonostante tutto i fuochi sono accesi prefazione Dante Maffia mentre nel 1990 ha dato alla stampa la prima raccolta Le trappole della nostalgia prefazione Renato Minore, Renzo Paris e Giuseppe Neri Premio CittÓ di Tropea Brutium e Premio Alessandro Pinto a Palinuro. Nel 1993 pubblica L’amore comunque prefazione Walter PedullÓ mentre nel 1999 ha dato alla stampa la silloge in dialetto calabrese Ji¨ri ca ‘un si scýppanu premio Rhegium Julii come miglior poeta calabrese; la motivazione Ŕ stata letta dalla poetessa Elena Clementelli. Nel 2003 pubblica Insostenibili tremori prefazione Lucio Dalla e Sergio Valzania. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesie in dialetto calabrese PÓscqua Ŕ s¨lu ‘na festa? prefazione Antonio Piromalli e Roberto Roversi nota di lettura Francesco De Gregori  Premio Nicola Giunta, Premio Speciale Giuria Camaiore e Menzione Speciale Giuria Premio Palmi. Nel 2007 ha pubblicato il volume Corri poeta corri prefazione Giampaolo Rugarli e Giovanna Marini  nota di lettura Vincenzo Mollica premio Sandro Penna. Nel 2011 con la poesia dialettale E’ grÓnne assÓi Premio Fabrizio De AndrŔ. Nel 2012 ha pubblicato Antologia Poetica 1988-2007 prefazione Davide Rondoni, Giuseppe Neri  nota di lettura Mario Castelnuovo. Il 29 aprile 2015 la Commissione Cultura del Comune di Cosenza gli assegna una targa Nemo Propheta In Patria presso il Teatro Rendano. E’ stato ospite di vari programmi culturali su Radio 1 e 2 mentre il TG1, TG2 e TG3 Calabria hanno segnalato le sue raccolte cosý come molti illustri critici le hanno recensite su vari quotidiani italiani.

 

E-mail    aloise.pietro@alice.it

Link     www.sanfili.net/pietro_aloise.html


Le trappole della nostalgia

 

Il gelataio

 

In quel meriggio assolato

la piazza era un deserto

e seduti all’ombra di un telo

Carmela

scacciava mosche e vespe

impazzite.

Un cigolio c’insospettý

e come lucertole girammo la testa-

nel tremolio dell’aria

c’era qualcosa che avanzava

accompagnata

dal frinire delle cicale.

All’ombra di un pioppo si ferm˛

e infischiandosene

di quella salutare quiete

che i paesani si godevano-

cominci˛ a battere un tamburo

gridando in ogni via

che si poteva acquistare

per poche lire

una crema ghiacciata da leccare.

La piazza

divent˛ un’oasi in festa-

una insolita ebbrezza colpý gente

 avvezza ai sospiri

consumare in fretta

quella delizia in una coppetta.

Cercai l’innamorato sguardo

tirando con forza la sua gonna-

quante lacrime su quel muretto

che ci separava da quel carretto-

Carmela

era ricca dentro

nelle tasche

possedeva il vento.

 

****

 

Chiappetta Carmela

13-6-1896/14-5-1962

 

Quando portavi abiti rattoppati

e i tuoi passi erano veloci-

con dignitÓ

 affrontavi giorni grigi

per consolare i miei occhi tristi-

e stanca ma felice t’involavi

verso casa

per imboccare l’adorato fanciullino

 che pigolava

come un’affamato uccellino.

Adesso-

sotto questa croce arrugginita

in bilico

 per la poca terra-

formiche e lucertole scorrazzano

fra sterpi e sassi assolati-

e fregandosene

della tua immortale dolcezza

testimoniano la latitanza

di colui che tanto hai amato.

Quanti baci

e quante ninne nanne

t’inventavi

in quelle notti senza luna-

quando le mie paure

si rifuggiavano sul tuo petto.

 

****

 

A nonna Francesca

 

Il castagneto finiva lý-

e  quel nido

 in cima al paese

era un posto sicuro per placare

i languori dello stomaco.

Un grande letto

 sempre disfatto-

ospitava un corpo

alla deriva-

ma ogni volta che mi affacciavo

sulla porta-

di luce

s’illuminava quel viso.

Quella notte invece

la brutta bestia

s’impossess˛ della sua dolcezza

 e di quelle piccole ricchezze

che mitigavano le mie amarezze.

(*) AssettÓte

‘ntu˛rnu a chiru liŔttu

fýmmini cc¨ re vŔste nývure

prigÓvanu e ciangýanu-

‘mmŔntre ‘mpŔdi

Nann¨zzu miu si vattýva

 ‘u piŔttu

c¨mu s’avýssi fÓttu nu grÓnni piccÓtu.

All’improvviso-

un’insolita canzone mi rapý-

e incantato

 da quella voce malinconica

disertai quella stanza di dolore

per correre in quella casa

dove in alto sul com˛

c’era esposta

(come un’angelo sull’altare)

una cassa con quattro rotelline

e un vetro illuminato

che trasmetteva

“ma l’amore no”.

Ignoravo

l’importanza di tanto

amore

e quei ricordi (come piogge

di marzo) affogano gli occhi.

 

(*) Sedute/intorno a quel letto/donne vestite di nero/pregavano e piangevano-/mentre in piedi/nonno Pietro si batteva/il petto/come se avesse fatto un grande peccato.//

 

L’amore comunque

 

 

Naufragare all’inferno

 o in paradiso

 Ŕ lo stesso-

l’importante sei tu

gioia e disperazione

della mia resurrezione-

per inebriarmi

 della tua verace bellezza

e vivere

 questa inattesa

e miracolosa follia

come un leone

e non come un coglione

intrappolato

da una morale

invadente

 e dal fascino lezioso

 di una incolpevole passione.

Abbracciami-

e nell’immensitÓ del tuo abbraccio

condannami.

 

****

 

Berr˛ le tue lacrime

e setaccer˛ i tuoi affanni

affinchÚ

il nero che ti avvolge

come un viscido serpente

scivolerÓ via.

Guarda

ho spogliato le farfalle-

indossa

 i colori che vuoi.

 

****

 

Emozioni

 

Aspettare

che argini di gelo

cedano

e un fiume di fuoco

divori

questo corpo alla deriva

per diventare cenere-

danzare nel vento-

scoprire l’immenso.

Oh luna luna

ubriaca i suoi occhi

incontrandomi.

 

 

Insostenibili tremori

 

 

Ah…se potessi azzannare

quella pollastrella smorfiosa

che sculettando con malizia

provoca incendi devastanti-

e inconsapevole?

della sua provocante sensualitÓ

mostra

con gesti monacali

i suoi allettanti

immaturi gioielli

a quel brufoloso e imbarazzato

sbarbatello

a cui basta solo scrollarsi

l’uccello

per eccitarsi e vantarsi

di essere un mandrillo-

m’inchioderei come uomo

ma risorgerei come un Dio.

Imbarazzante

Ŕ la condizione in cui mi trascino.

 

****

 

Carmela

 

Quando il buio c’inondava

 rapinando le ore al giorno

 e i gelidi coriandoli

 c’isolavano come appestati-

 seduti

 accanto al fuoco

 Carmela attizzava la brace

 e raccoglieva la cenere

 per cuocere le patate-

 e tra una nenia e un rosario

 scrutavo con stupore

 e timore

 le inquiete ombre sui muri

 sobbalzando

 ad ogni schioppo di scintille

 che  scatenavano

 un giocoso scompiglio

 in me

 e  una gioiosa letizia

in quel fiore innamorato

che mal sopportava gl’improvvisi

 abbracci

 di quel benedetto scricciolo

irrinunciabile supplizio.

 Ah…

 se la morte avesse un poco

 di quella grazia.

 

****

 

A Luigi Tenco

 

L’eco della guerra

era lontano.

La rivoluzione culturale

albeggiava

mentre

 imbrillantinato corteggiavo

 il sogno americano.

I Beatles

 entusiasmavano

Luigi Tenco

 inteneriva-

e abbracciato a fanciulle

sculettanti e ammiccanti

tra uno slow e un’aranciata

emergevano

 imbarazzanti fragilitÓ.

Erano anni d’incoscienza

e di allegria

di attimi fuggenti

d’incontenibile spavalderia-

e travolto

dalla curiositÓ dei turbamenti

m’infilavo in quei letti

impregnati

 d’inconfessabili tormenti

affrontando

come un’acerbo sposo-

dune assolate che avvampavano

labbra assetate che incendiavano.

 

 

PÓscqua Ŕ s¨lu ‘na fŔsta?

 

A Santufili

 ‘u trŔnu s’Ŕ fermÓtu-

 e ‘mmiŔnzu a chiru f¨mu

 fýschji

 e p˛rte vatt¨te cc¨ f˛rza-

Mel¨zza

 sup’’e spÓddri m’Ó azÓtu-

 ‘na balýcia ‘i cart¨ni Ó pigliÓtu

e ppŔ chira sagli¨ta

s’Ŕ abbijiÓta.

Dui chil˛mitri a pŔdi

‘un su’ assai-

 ma chira sýra ‘a luna ser’ammucciÓta

 e ‘u viŔntu fischÓva

da’ muntÓgna a ra campÓgna-

e ‘mmŔntre l’Órvuli traballÓvanu

c¨mu giagÓnti ‘mbriÓchi-

MÓtrima caminÓva chjiÓnu

ppŔ chira strÓta sc¨ra

ca n’avŔrra purtÓtu a Bucýta.

ArrivÓti vicýnu a ru campusÓntu-

‘u sulýtu schÓntu m’assartÓtu

jiazzÓnnumi ‘u sÓncu-

e ppŔ mi fÓre ‘na pýcca ‘i curÓggiu

cuminciÓi a cacagliÓre

‘na cantilŔna bucitŔse:/

sýmu arrivÓti? n’Ótra pedÓta-

sýmu arrivÓti? n’Ótra pedÓta-

 sýmu arrivÓti? n’Ótra pedÓta.

 E quÓnnu avýmu bussÓtu

a ra p˛rta nu˛stra-

e nÓnna CarmŔla n’Ŕ appÓrsa

cc¨ ‘na cuvŔrta ‘ncu˛ddru

e l’u˛cchi c¨rmi ‘i meravýglia

 ‘u sýgnu da’ cr¨ci ni sýmu fÓtti-

 e vasÓnnucci c¨mu fÓnu ’i migrÓnti-

spussÓti c¨mu s¨nu ‘i zappÓturi

quÓnnu s’arricu˛glianu a ra cÓsa-

 ‘intru liŔttu ni sýmu ficcÓti

e ‘ntra chire vrÓzze cÓude

mi s¨gnu ‘ncacanÓtu.

TÓnnu

c¨mu d˛ppu-

‘a guŔrra ppý Mil¨zza Ŕ frun¨ta

all’¨na d˛pu menzjiu˛rnu

 du’ vientitrý gi¨gnu duamila e sŔtti-

quÓnnu chira br¨tta baiÓssa

l’Ó sucÓtu l’Órma.                            

 

 

A San Fili/il treno si Ŕ fermato-/e in mezzo a quel fumo/fischi/e porte sbattute con forza-/Amelia/sopra le spalle mi ha sollevato-/la valigia di cartone ha preso-/e per quella salita/si Ŕ avviata.//Due chilometri a piedi/non sono molti-/ma quella sera la luna si era nascosta/e il vento fischiava/dalla montagna alla campagna-/e mentre gli alberi barcollavano/come giganti ubriachi-/mia Madre camminava piano/per quella strada buia/che ci avrebbe portato/a Bucita.//In prossimitÓ del cimitero-/la solita paura mi assalý/gelandomi il sangue-/e per farmi un poco di coraggio-/cominciai a balbettare/una cantilena bucitese:/siamo arrivati?(e Lei replicava) ancora un passo -/siamo arrivati?ancora un passo-/siamo arrivati?/ancora un passo.//E quando abbiamo bussato/alla nostra porta-/e nonna Carmela ci Ŕ apparsa/con  una coperta addosso/e gli occhi pieni di meraviglia/il segno della croce ci siamo fatti-/e baciandoci come fanno gli emigranti-/stanchi come sono i contadini/quando ritornano a casa-/nel letto ci siamo infilati/e in quelle braccia calde/mi sono accoccolato.//Allora/come negli anni a venire-/la guerra per Amelia Ŕ finita/alle ore tredici/del ventitre giugno 2007-/quando quella brutta puttana/gli ha succhiato l’anima.//

 

‘U viŔntu

S’Óza-

 e p¨ru cÓ ‘un si výdi

                                                      cummÓnna.

 ‘A v¨ci sua

 Ó nu rispýru affann¨su-

 ‘ddr¨vi pÓssa

                                             mýscha t¨ttu

 e n¨ddru p˛ fÓri nŔnti.

 PÓzzu e cicÓtu

 f’annacÓre l’Órvuli c¨mu fÓ

cc¨ ri cÓnni-

 e re fr¨nni trŔmanu

                                             s˛nanu                                                                      

                                                                       cÓdunu

e si spŔrdunu-

 p¨ru ’i n¨vuli divŔntanu piŔcuri.

 Frýddu

                           o cÓudu

mi piÓci assÓi-

 m’attýzza c¨mu quÓnnu ‘na fimmina

mi si strýca cc¨ ru c¨lu

                                                        sbaniÓnnu.

 ‘U viŔntu-

 c¨mu vŔni

                       

 e s¨lu tÓnnu t¨ttu si cÓrma-

 m˛-

 m’arripu˛su pur’iu

 e curcÓtu c¨mu ‘n’aciŔddru

 su˛nnu c¨mu nu quatrariŔddru.

 

 

Si alza-/e senza farsi vedere/comanda.//La sua voce/ha un respiro affannoso/dove passa/confonde tutto/e nessuno pu˛ fare niente.//Pazzo e cieco/fa dondolare gli alberi come fa/con le canne-/e le foglie tremano/suonano/cadono/e si sparpagliano-/anche le nuvole diventano pecore.//Freddo o caldo/mi piace molto-/mi eccita come quando una donna/mi si struscia con il sedere/smaniando.//Il vento-/come viene/va/e solo allora tutto si calma-/adesso-/riposo anch’io/e coricato come un uccellino/sogno come un bambino.//

 

Su’ nu puŔta

 

Sign¨ri ‘i t¨ttu-

Sign¨ri ‘i nŔnti-

v¨a sýti ‘na bÓnna i fanfar¨ni

 brÓvi s¨lu a fÓri prumýsse

ca p¨a ‘un mantinýti mai.

Sýti accussý smargiÓssi

e prisunt¨si

ca vi prisintÓti ‘ntra chiÓzza

accumpagnÓti da’ m¨sica

e da re bannŔre

ppŔ gridÓri minchjiÓte

a ra gŔnte

ca ppŔ ‘gnuranza ‘un capýscianu-

e ‘nc¨nu ppŔ cumminiŔnza

vi vÓttanu p¨ru ‘e mÓnu.

IU SU’ NU PUETA

 e ppŔ fýssa a mýa

‘un mi pigliÓti.

‘U sÓcciu

ca ‘e par¨li ca scrývu

e cÓntu

su’ c¨mu velŔnu ppŔ v¨a

misirÓbbili quacquarÓqua-

ma ca Ŕ sÓngu

ppŔ ra gŔnte ca ‘un vu˛nnu finÓiti.

VrusciÓtili-

strazzÓtili

e gnucýtili ‘e puisýe mia-

‘un vi vasterÓ ‘na výta

e n’esŔrcitu ‘i liccac¨li

 ppŔ mi fÓri sprignÓre

picchý accussý-

armÓtu ‘i pýnna e cÓrta-

v’aspiŔttu sŔmpi

tra nu p¨ntu e ‘na výrgula

ppý vuommicÓrvi ‘ncu˛ddru

‘a misŔria da’ ricchýzza vu˛stra.

 

Signori di tutto-/Signori di niente-/voi siete una banda di millantatori/bravi solo a fare promesse/che poi non mantenete.//Siete cosý vanitosi/e presuntuosi/che vi presentate nelle piazze/accompagnati dalla musica/e dalle bandiere/per gridare cazzate/alla gente/che per ignoranza non capiscono-/e qualcuno per convenienza/vi battono anche la mani.//IO SONO UN POETA//e per fesso/non mi prendete.//Lo so/che le parole che scrivo/e canto/sono come veleno per tutti voi/miserabili uomini insignificanti-/ma che sono linfa/per quei popoli che non vogliono confini.//Bruciatele-/strappatele/e ingoiatele le mie poesie-/non vi basterÓ una vita/e un esercito di ruffiani/per farmi scomparire/perchÚ cosý-/armato di penna e carta-/vi aspetter˛ sempre/tra un punto e una virgola/per vomitarvi addosso/la miseria della vostra ricchezza.//

 

 

Corri poeta corri

 

 

Eccomi qui-

al volante dell’auto

e padrone del mio tempo

fuggire

da quest’atavica bellezza

che incanta

 e fa sognare popoli

 affamati di conoscenza.

 

Eccomi qui

per destinazione libertÓ-

lasciarmi alle spalle

giorni ringhiosi

per gioire

della musica di un temporale-

stupirmi

per una foglia che cade.

 

Eccomi qui-

 a macinare chilometri

senza pi¨ catene-

e libero come una rondine

duettare con Battisti

“pensieri e parole”-

e baciato da tanta fortuna

faccio l’occhiolino alla luna.

 

****

 

E’ stato un caso

incontrarti?

Una fotocopiatrice ci separa-

e per consolarmi di quei giorni

 uggiosi

quando il cuore annaspava

nell’ansia-

imbriglio questa scalpitante

emozione.

Come sei bella!

Il tempo

 che mortifica il mio corpo

inventa per te

 i colori pi¨ teneri.

PerchÚ non parli?

Non disprezzarmi se esisto.

Questo Ŕ amore-

e l’unica violenza

 che posso immaginare

Ŕ smettere di amarti.

Un sorriso-

e tu da quella parte-

io chissÓ dove

a inventare un’altra scusa.

 

****

 

Il respiro della risacca.

Sguardi di tenerezza.

Mani curiose.

Corpi che tremano.

Bocche che si cercano.

Cuori che galoppano.

Emozioni che avvampano.

Braccia che s’incatenano.

Ti amo incontra per sempre.

Il paradiso all’orizzonte.

 

Questo m’invento la notte-

di giorno 

corteggio un’algida poesia.

 

 

 

Antologia Poetica 1988-2007

     (Improvvise emozioni)

 

In quel tardo mattino del ‘43

 mentre le cicale cantavano

e i contadini falciavano il grano-

una giovanissima sposa

partoriva

sopra un tavolo da cucina

il frutto di un amore

abbagliante.

Ricordare quei momenti

Ŕ impossibile e mi dispiace-

ma sono certo

di essere stato festeggiato

e poi

amorevolmente accompagnato

attraverso stagioni solari

o imprevisti temporali-

fino a quando i loro sguardi

hanno cessato di consolarmi.

Oggi

che la noia non mi appartiene

e le rughe sono solo un distinguo-

mi danno

 per l’assediante precarietÓ

che insidia la mia libertÓ-

e supplico

quei cari Angeli

di abbracciarmi ancora

esattamente come allora-

affinchÚ

avvolgendomi di serenitÓ

 e di coraggio-

quest’angoscia sfibrante

mi abbandoni-

e in pace forse con Dio-

rassegnato forse mi avvio

verso quel riluttante…addio?

 

****

 

PerchŔ Dio

inonda di colori

i tuoi occhi

e i miei

senza pietÓ

l’illanguidisce?

 

****

 

Delicato-

forse innamorato

Ŕ il tempo con te-

ruvido e ringhioso

forse geloso

lo Ŕ con me.