La Poesia italiana del Secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century

Cesare Ruffato



Cesare Ruffato è nato nel 1924 a Padova e risiede a Vicenza. Ha frequentato gli studi classici e univeristari conseguendo la laurea in Medicina e in seguito a libere docenze in Radiologia (1958) e Radiobiologia (1964). In campo scientifico ha pubblicato, oltre a numerosi articoli in varie riviste italiane e straniere, varie opere monografiche. In campo letterario è presente con le seguenti opere: Tempo senza nome (Rebellato, 1962), La nave per Atene (Scheiwiller, 1962), Il Vanitoso pianeta (Salvatore Sciascia,1965), Cuorema (Rebellato, 1969), Caro ibrido amore (Lacaita, 1974), Minusgrafie (Feltrinelli, 1978), Poesia trasfigura (Campanotto, 1982), Proposizione Ellittica (L'Arzanà, 1982), Parola bambola (Marsilio, 1983), Trasparenze luminose (Società di Poesia, 1987), Padova diletta (Panda Edizioni, 1988), Floema della pietra (Panda Edizioni, 1988), Prima durate dopo (Marsilio, 1989), Parola parola (Biblioteca Cominiana, 1990), El sabo (Biblioteca Cominiana, 1991), I bocete (Campanotto, 1992), diavoleria (Longo, 1993), Lo sguardo sul testo (Campanotto, 1995), Etica declive (Manni, 1996), Scribendi licentia (Marsilio, 1998), Saccade (Libroitaliano, 1999), Il poeta pallido (Marsilio, 2005).

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Da Tempo senzanome, 1960


Vedo le luci dell'altra riva

avvicinarsi lente sulle acque

e sento il loro tremare nel mio sangue.

Questa notte è solo parole

che varcano sponde.

Le membra sono ulivi

la bocca è una valle le mani un vento.

II mondo non sa il mio segreto

ma tu conosci i miei approdi.

Il tuo volto esce dall'acqua

soave come un'onda.

Preghiamo il tempo

che ci porti lontano.

 

 

 

Un tempo senza nome



Sciogliere nel sangue

questa roccia tanto amica.

Ora che sono vicino alle nubi

e il cielo mi annega

so di capire il tempo

che mi sta intorno senza nome

puro come la voce d'iddio.

Mi segui nel mare di vento

che intristisce la pelle

e crei la mia opera.

Restare così fissi

ascoltando le mani

che cercano il vuoto la pietra.

 

 

 

da La nave per Atene, 1962

 

 

Contrazione rapida (Delfi)

 

Dentro la pigra mitosi

dell'inverno abbiamo attinto

il grido schiumoso del fuoco

gli aromi,il sibilo di lunghi

viaggi. Dalle cime un caldo

solcava smerigliava

le rovine prestigiose

il cilindro della nostra estate,

qualche suono-cinabro ai cipressi.

A soqquadro quelle pietre

ci parvero esate,

parole sulla soglia,

astrusi trofei scherniti

dagli aghi di pino.

Fummo tempuscolo di fuoco,

contrazione rapida, aquila

accorta sinapsi.

 

*

Sulla losanga del gabbiano

nei cristalli glissa, s'affila

dei frutici fatua

supinazione lacunare

diaframma-mare.

Negli archi il mio dorso

nudo, giungla d'arenaria,

gomiti seni liquidosi, foglia

d'un volto di barca, cruna

drepano-luna.


Da il : " Vanitoso Pianeta", 1965

 

Le valli planano rondini

plancton sulle strisce di fieno,

varicosità nelle dita, curve

stridenti nell'asma della sera.

Il fiume-luna gremisce nella città,

il diapason dei grilli distilla

storia anonima oltre serre

di fumo, muove i gatti ai camini,

il dorso dei prati

ai nodi d'amore.

Nel pulviscolo afoso perisce

l'incognita, ogni acerba costante.

 

*


Nelle frange l'estate ha colori

aridi, strappati alle rondini.

In questo giorno

purezza d'un segno, tu porti

la croce dell'airone in altro

strato, più vero, chiaro

arteria della pietra.

 

da Cuorema, 1969

In testamento consegnare il cuore

a un dabbene metamorto non compos sui

così nel fragile esistenziale

non c'è più stile ma metavivere

in attesa di farsi dono o di riceverlo

e veramente un nostro frammento

potrà legarsi monile

tessera della banca degli organi

elevazione dell'indice sopravvivenza

i miei vasi si venderanno all'asta

non mi preoccupa il prezzo

ma le mani del venditore

e le case degli acquirenti

Un po' di noi si continua morendo

io in te o tu in me sarebbe tenerezza

perseguire astutamente fine bellezza.

 

 

da Parola Bambola, 1983

 

 

La sera sull'altro versante dell'avventura

proprio trascurabile nei vezzi

mistici della lontananza.

Nell'insieme cappuccetto vermiglia

il bosco di doni eumei.

Rade e men. Tedio assurdo

reca rivoli pigmei e satiri.

Un po' di pioggia morbida marmi mani

lagrime marie

scendendo sul nero sulle pieghe del vento

cambiano e cumulano seduzione.

Colori superflui talora

sui minori idilli di precisione.

Notte di felicità che non muti paese.

 

*

 

Stormire dormire il tesoro a un palmo

e tagliato il cielo.

La corsa

si disperde sale sul pelo

di piccoli diletti e cicale.

Il loro palpare minuto e amici di strada

nel principio ecologico da salvare.

È da ripetere il miracolo

dell'acqua plena.

Nelle ragnatele scalmanate quasi uguali

di poco conto

sino al gusto della trama.

Tardano a trovare la luce e riperdono le ninfe

del mattino o il dono. Narrandosi ancora...

 

 

da Trasparenze luminose, 1987

 

Diversamente l'infanzia nei boschi

riflette valori più seri

nelle rime del sogno e delle interrogazioni.

I segnali esplorano le sequenze di entrata.

Si scopre con umiltà la curva degli specchi

che rimanda con molta cura le apparenze

indesiderabili e la solitudine vertiginosa

*

All'inizio smarrimenti omerici e splendidi

nomadi tagliano la tela, invisibili

e più veloci della luce, esclusi

dalla foto di gruppo.

Rifondano stime particolari.

Il binocolo aggiusta i materiali fedeli

*

Il futuro li penetra nella paura del vuoto.

La metafora del mondo interpella gli alberi

*

Afferrano i profili con disagio

fra ostacoli e domande. Le istanze

del possibile si ostinano in legami

strani. Utopia il ritorno dallo sfondo.

Si dispongono all'umore impeccabile

come ideografie per un libro d'amore.

Pare sia sempre

il centro a mollare per primo

*

Una sintesi pianissima.

In tante piccole esche

una forma superflua di contatto.

Indossano proprio bene il fantasma.

La pagina aderisce alla vita.

*

Il mattino sbilenca le solite illusioni.

Puntano dove non sono che testo

o festa o evenienza. Si squadernano

nella direzione verbotortile che lascia

udire il precipizio l'intervallo.

Palco poetico senza corone.

Disperdono vasi di creme ed edemi

in un viaggio nell'anima linguistica

 

 


da Padova diletta, 1988

 

La pagina ancora una volta sta stretta

non regge l'orbita la costruzione

la riga strabica è lontana

nuoto a rana bradicardico

fra polvere emozioni e scadenze

 

 

 

Uccelli e le luci

 

Sei quasi spettro carenato con ossa

pneumiche tra poco ce la fai a decollare

Icaro fasullo prodotto dell'ingegno

e di colpo il vuoto mi perfora

non ho adipe da perdere 1'ombra lunga

della scabra identità mi intimizza

cogli intellettuali volanti

nell'estro surreale del nuovo regno.

 

 

da Prima durante dopo, 1989

 

 

Preludio alla vita

 

Non sai assegnare nomi alle cose

e bleffi la tua origine veloce

con la smorfia del mandorlo in fiore

 

la ragione è chiara: le collisioni blu

spampanano lo sforzo

di cogliere le voci della luce

e i riflessi delle ombre.

Forse ti attieni al fenomeno

che rincorre i profili del pensiero

 

quindi il respiro inventato dal principio

tensioattivo, talora strazio

nella culla termostatica.

E le ombre che non entrano negli occhi

ma furtive rappezzano divaricano

le gambe strofinano le posture

 

 

 

 

di Francesca

 

Era un giorno di vento

le foglie cadevano sincere.

Era buio ma c'era il sole

o forse no, non ricordo.

Poi sono morta

col sorriso sulle labbra,

E ora cosa m'importa che il cielo

mi copra, che la terra mi soffochi?

Io sono morta. Niente conta più.

Dopo aver scoperto che chi era Dio

è un uomo che vive, pensa, soffre

sogna, dopo che ho bevuto le sue parole,

le sue lagrime si sono fuse colle mie.

Ora sono morta morta. È bello morire

sorridendo. E anche se non vivrò più

che importanza può avere ora che so?

 

 

da Sciarada Malinconica

Guarda quegli alberi neri di tramonto, come incrinano il cielo curvo e come stillano colore - senza fiato assorbivo 1'ora i muri spugnosi della strada deserta il viola e l'arancio riflessi tra le mani, e mi sentivo solo. Col mio nome, col mio essere binario, la mia paura di reagire. Quella volta - e tante altre - avevo sorriso ma avrei pianto volentieri...

 

 

 

da Parola pìrola,1990

 

Parola Droga

 

Parola pìrola pàrola nel scuro

doping scorpion sbate sul muro

specioso colabrodo la sfibra

sangue servelo figà langue

in bivachi imbriagoni infumega

magna fora tuto ingrassa giro

losco smorsa l'istinto de vita

vis-ciosa calamita stracopa 1'anema

brusca al fiele la boca.

De la socia ben altro torente

xe stà dito scrito contrito.

 

 

 

Parola pìrola pàrola al buio/fa doping scorpione sbatte sul muro/specioso colabrodo lei sfibra/sangue. cervello fegato, langue/in bivacchi etilisti affumica/sperpera alimenta giro/losco, spegne 1'istinto di vita/vischiosa calamita distrugge l'anima/pota al fiele la bocca./Della ribalda ben altro torrente/è stato detto scritto

 

 

 

da El sabo, 1991

 

 

El sabo discoteca psichedelica

Luna afrodisiaca in covo

oci paonassi, peoci ratrapíi

mulin de fandonie, lambada alcolisà

tabacae de velen

crack e ecstasy che i cani no snasa

spicioli micidiali

albo de bolidi fracassai

clinamen de fantasmi al metadone

ore picole sonambule

de psicomedesine. No serve gnanca

a consolare i bruschi el mistero

del rito nel proprio specio scuro

viliaco. Epure a corpo morto

se insiste nel delirio prometeico

forse a robare el vero

che se sa 'na falsità del pato

socíale che tien su la vita,

forse la sfida finale

de 1'anema soto un cielo

che bisogno ga de purga.

 

 

Il sabato discoteca psichedelica/luna afrodisiaca nel covo/occhi paonazzi, pidocchi contratti/mulino di fandonie, lambada etilista/tabaccate di veleni/crack ed ecstasy che i cani non annusano/spiccioli micidiali/album di bolidi fracassati/clinamen di fantasmi al metadone/ore piccole sonnambule/di psicofarmaci. Nemmeno serve/a consolare i foruncoli il mistero/del rito nel proprio specchio oscuro/vigliacco. Eppure a corpo morto/si insiste nel delirio prometeico/forse a rubare la verità/che si sa un falso del patto/sociale che sostiene la vita,/forse per la sfida finale/dell'anima sotto un ciclo/che abbisogna d'essere purgato

 

 

 

da I bocete, 1992

 

 

Na frana da diluvio

un buso nero tra cei europei

e quei del mondo poareto

co quarantamila morti al dì,

prima del domila sentosinquanta

milioni ris-ciarà la fine per fame

da sterminio evitabile co pochi schei.

Più de meso milion a l`ano

orbo, più de diese milioni

miniprofughi e un milion xe orfani

nati da mare col virus de l'Aids.

La strage famosa dei inosenti

se scancela al cospeto de 'sta qua

genìa ruinosa de erodi

in grana bravae e petrolio.

I spetri killerini che desso

discola strepito mitra cortci

co grinta mafiosa vien fora

da 'ste pignate turbie

che infanga impapina sassina l'aura

de l'infansia che no capirà mai.

 

Una frana da diluvio/un buco nero tra hamhini europci/e quelli del mondo povero/con quarantamila morti al giorno,/prima del duemila centocinquanta/milioni rischieranno la fine per fame/da sterminio evitabile con pochi soldi./Oltre mezzo milione all'anno/cieco, più di dieci milioni/miniprofughi e un milionc sono orfani/nati da madri col virus dell'AIDS/I.a famosa strage degli innocenti/sparisce di fronte a questa/masnada rovinosa di erodi/con soldi bravatc c petrolio./Gli spettri killerini che ora/fanno discoli rumore mitra coltelli/con grinta mafiosa escono/da queste pentole torbide/che infangano rendono esterrefatta assassínano l'aura/dell'infanzia che non comprenderà mai.

 

 

 

da Diaboleria, 1993

 

 

 

El dialeto

 

Lo scometo neta biologia

dei bocete e de la vita calante

alcova rinverdia de scritura

de l'età maura. Nel sesto decenio

el me xe spanìo da vero sincero

smissià coi libri de le docense

foto zale scartofie de pension

gnancora definia po sinque ani,

coi spasmi del precordio e pression

el me nitzanana anca nel troto

roto senile eI me liga aI conereto

cavandome i selegati sensa sigarme

par sgorbi de acenti e ortografia

nel voIerlo maridare co la lengua

matricolada. EI m'intiva sempre

versendome l'eden e I'Eva fruà

de la langue. Me smissio inretoricà

sensa idee ciare e co passiensa

voria riscrivare tuto ma me lasso

parlare segnare da bon ad libitum.

 

 

 

 

Lo scommetto netta biologia/dell'infanzia e della vita calante/alcova rinverdita di scrittura/dell'età matura. Nel sesto decennio/è in. me sbocciato proprio sincero/mescolato coi libri delle docenze/foto gialle scartoffie della pensione/non ancora definita dopo cinque anni,/cogli spasmi del precordio e della pressione/mi fa la ninna nanna anche nel trotto/rotto senile mi lega al concreto/strappandomi i segreti senza sgridarmi/per errori di accenti e d'ortografia/nel volerlo maritare con la lingua egemone. Sempre mi indovina/aprendomi il paradiso e la Eva consunta/della langue. Mi mescolo retoricizzato/senza idee chiare e con pazienza/vorrei tutto riscrivere ma mi lascio/ parlare segnare per bene ad libitum.

 

 

Spasemanti

 

Da quando el volante m'insende

incapo neí posti batui dai pedoni

qualche sparuta farfala incredula

me rasenta e slissega la mente

de 'ste moche no se sa più gnente

qualche muceto de parole ciare

pesae forse ciamae lemmi e rare

me dà el naturale ma no le toco

gnanca le scrivo, finta de no saverse,

no le me magna e in busìa veniale

el naso se slonga e m'impinocio.

 

 

Da quando il volante mi nausea/mi ritrovo nei luoghi percorsi dai pedoni/qualche farfalla sparuta incredula/mi sfiora e scivola il pensiero/non si sa più niente di queste moine/qualche grumetto di parole chiare/ponderate chiamate lemmi e rare/mi dona il naturale ma non le tocco/nemmeno le scrivo, si fa lo gnorri/non mi divorano e in bugia veniale/il naso si allunga e divento Pinocchio.

 

 

da Etica declive, 1996

 

 

L'intorno del sogno

 

 

 

Un cavedio ecologico di sogno

la luna si specchia nell'argento

di parole. Paranoica tensione

stizza la luce della ragione

il volo amico in Sicilia annusa

la cicoria della mafia.

 

Nella voce visiva qualcosa

tra loro fa lo gnorri e non c'è posto

per le lagrime filaccie. L'impazienza

subbuglia un cuore cionco di confronti.

Il delay esegetico forzerà

le porte della mente.

 

La flora incalcolabile sulla cima

del colle esplode foto ghiottona

scatta il sole smagliante sul fiume

verbigerano umori di poesia.

 

La voce subdolamente porta via

spaziotempo, vento che irretisce

dall'aereo energia di luci e domande

arrotolate. Una supercorda regge

concetti eleganti culmini del cuore

ghiotterie gnaomosce di pronuncia.

 

 

Valori di quiete diffondono

nelle mani quando Pilato è lontano.

L'editore raccomanda di bozzare

le tabelle ormai per il prossimo mese

se l'atmosfera è cordiale. Un libro

piomba in visione sul cranio

la traduzione potrebbe anche andare

tra inspiri profondi e furti di sonno.

 

 

 

da Saccade, 1999

 

 

II fiume patisce i panorami adattabili

la probabile fine vicina nel cemento

serpeggia icastico magra stringa

invidia le nuvole. Pedoni del verde

e dell'azzurro intitoliamo

sassi strani e ciò che scrive

la loro sosta. Sul greto neoAlice

col piede cortese li muovi in meraviglia

vesti schive ti segnano emozioni.

Mi richiami il muco di lumache

nella brezza pesante trafficata

che si affanna a levarsi a raffinare.

 

*

 

L'occhio attempandosi strabuzza

con ironia nervosa. Controllo l'occhiale

e il ticket prima che si elevi

a quote sovrane. Scorgo sfumati

la chimica della mente a tentoni

l'alone del caos alle spalle

i provinciali tronfi pellegrini

tra pizze e cestini, la citrulla

muffa politica. Mi restano intimi

le rondini disperse la miope primavera

qualsiasi finta e sintomo muto

in vecchi libri da restaurare.

 

*

 

Il glicine arboreo con viavai

di formiche se ne va nel restauro

permissivo dell'ambiente. I fiori

belli discosti agli dei troppo cari

girano intorno inverosimili

colori e un altro giorno.

Alle ceneri di stelle luttuose dedico epilobio d'oblìo

e il mio resto nelle nebbie

smogate della pianura devastata

che il mio passo ancora un po' sdipana.

 

 

 

 

Al centro volante e cloche cerebrali

ricerca disperata di comfort

d'una idea di partenza continua.

Nel cruscotto sonycassette psico

1'antifurto il bottone per l'aria

luminosità e spazio degli interni acuiti.

Bollo ed assicurazione a rischio

uno spray alle ascelle, un mascara

rompicollo, il corpo foudatz che sa ove

si può arrivare pure nel sonno.

Un baby nel cuore del rnotore

un colmo portacicche megafiltro

carte bancarie più ville e casette

in condono protetti dal solido

corrotto per trucchi e spese di gestione.

Omnia animalia tristia per questi

italiani perfetti al hop in Europa.