La Poesia italiana del Secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century

Maurizio Cucchi



Maurizio Cucchi è nato a Milano, dove vive, il 20 settembre 1945. È consulente editoriale e pubblicista. Collabora attualmente al quotidiano "La Stampa". Ha pubblicato, tra gli altri, questi libri di poesia: Il disperso (Mondadori 1976 e Guanda 1994), Le meraviglie dell'acqua (Mondadori 1980), Glenn (San Marco dei Giustiniani 1982. Premio Viareggio 1983), Donna del gioco (comprendente anche Glenn, Mondadori 1987), Poesia della fonte (Mondadori 1993. Premio Montale), L 'ultimo viaggio di Glenn (Mondadori 1999), Poesie 1965-2000 (Mondadori, 2001), Per un secondo o un secolo (Mondadori, 2003), Jeanne d'Arc e il suo doppio (Guanda, 2008, Vite pulviscolari (Mondadori, 2009). Ha inoltre curato un'antologia di Poeti dell'Ottocento (Garzanti 1978), il Dizionario della poesia italiana (Mondadori 1983 e 1990), e, con Stefano Giovanardi, l'antologia Poeti italiani del secondo Novecento (Mondadori 1996). In prosa: Il male è nelle cose (Mondadori, 2005), La traversata di Milano (Mondadori, 2007), La maschera ritratto (Mondadori, 2011). Ha diretto per due anni la rivista "Poesia" (1989-1991), ha tradotto dal francese opere di vari autori tra cui Stendhal, Flaubert, Lamartine, Villiers-de-I'Isle Adam, Valéry.

 

 

da L'ULTIMO VIAGGIO DI GLEEN

 

La prima immagine é il Lago di Garda,

scavata in bianco e nero fino all'Ortles.

 

Sarò solo un bambino,

ma mio padre vive in eterno.

 

Dopo la Jugoslavia, nel luglio '41,

con firma fiorita

salutava la Magda.

 

 

 

 

 

a Mauro

 

 

Il paese era sparso sulla schiena del colle

e mi scorreva limpido negli occhi.

Nell'aria illogica di un sole svizzero

come la donna bidimensionale

in visone e scarpe di plastica

che aspettava il bambino a scuola.

<<Non sento quasi niente - ho detto -.

Però ti fermi su, alla chiesa,

e lasci che io vada solo in mezzo al bosco:

per rispetto, almeno, per raccoglimento>>

 

 

 

 

 

 

 

C'era un bel sole quel mattino di maggio.

Glenn se ne andava in moto dalla periferia,

la 6,35 in una tasca del vestito beige.

Vide l'amico nella casa al confine

e mangiò alla sua tavola

tranquillamente.

Tina era sempre golosa,

ecco perché il cercatore di funghi

che attraversava il bosco,

gli trovò addosso,

trentasei ore dopo,

la tavoletta di cioccolato.

 

 

 

 

 

 

 

Glenn, come lo chiamavo nella mia mente io,

o com'è più dolce e semplice

com'è più vero:

Luigi.

Resti per me una crepa d'affetto

o un lampo intermittente nel cervello.

E anche tu, che non l'hai mai visto,

lo ami.

Tu che hai taciuto, e oggi non taci più,

hai la memoria smangiata come la tua macula:

cerchi e non trovi più

nemmeno la sua voce.

 

 

 

 

 

 

 

Facevo il viale: per arrivare al campo.

Attorno, uomini coi badili,

e io piangevo poco.

Ma davanti alla scatola col tuo vago sorriso,

bellissimo, con la camicia scura aperta

e il distintivo del ferito,

il gelo mi è venuto dentro.

<<Cosa vuoi che ti dica?>> ho fatto allora

con le mie rose in mano e con paura,

<<forse è già il tempo dell'indifferenza>>

Forse sono decotto, forse io stesso,

sono solo memoria di me stesso.

 

 

 

 

 

 

 

Lui se ne andò gettandoci

nell'improvviso smarrimento.

In un sacchetto della polizia,

ecco gli assegni, il pettine,

la benda per il polso...

 

Ciao, dico adesso senza più tremare.

Io ti ho salvato, ascoltami.

Ti lascio il meglio del mio cuore

e con il bacio della gratitudine,

questa serenità commossa.