La Poesia italiana del secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century
Pietro Bruno

Pietro Bruno è nato a Messina nel 1942. Ha pubblicato la raccolta di poesie "Il sole tramonta ad Oriente" (Ed. del Leone, 1985)
e, nel 1996, un poema in quadri, "Futuro Anteriore", sempre per la stessa Casa Editrice. Suoi versi sono apparsi su numerose riviste
ed è presente nell'antologia "7 Poeti del Premio Montale" (Scheiwiller, 1988) risultando tra i vincitori di tale premio, sezione inediti, nel 1987.
E' autore di romanzi per ragazzi. Ingegnere, vive e lavora a Padova.
Bibliografia essenziale: P. Ruffilli, "Rassegna Libraria", 20 gen 1984;
F. Goldin, "La Vita del Popolo", 6 apr 1986;
G. Marchetti, "La Gazzetta di Parma", 8 mag 1986;
G. Palmisano, "Il Piccolo", 18 ago 1986;
A. De Nando, "Logos" gen 1987;
M.L. Spaziani, Prefazione a "7 Poeti del Premio Montale" (Scheiwiller), 1988;
P. Ruffilli, editoriale per "Futuro Anteriore", 1996; A. Maestri, "Nemo", gen 1998.
da PRIMAVERA (Al caffè Pedrocchi) * - La moglie di Aldo, mio fratello che è morto, la moglie che non stava tanto bene ha voluto trovare a Vicenza la figlia malata… - Forse il cambiamento d'aria… - Macchè, l'hanno ricoverata. - Oh, per carità! - Dacchè è morto il marito sembrava indifferente, un po' stava a Vicenza, un poco dalla nuora. - Cosa vuoi, la nuora! - E il ragazzo? - Il ragazzo ha ormai la fidanzata. Con le spalle rivolte alla vetrata (e filtra il pomeriggio tra i suoi capelli radi tenuti alti come gloriosi labari in parata) sta parlando quella che ride sempre o almeno così pare. Forse le labbra rosse non si chiudono sulla dentiera mal fatta o è soltanto questione di respiro. Tiene la bocca aperta (in un sorriso? ) sotto il naso rapace, gli occhi coperti da enormi occhiali neri, la grande borsa cullata dolcemente in grembo. Alla sua destra la più vecchia di tutte, o la più arresa (è anche la più dimessa), sta sempre zitta e fuma strizzando gli occhi col ritmo di un pendolo. Occhi fessure. Alla sinistra (- Io stamattina convinta che fosse domenica, verso le nove e mezza vado a Messa) una faccia d'ocra, tonda, tonda tondi gli occhiali con montatura bianca. Muove sempre la bocca come chi piange un pianto silenzioso le lacrime coperte dalle lenti scure. - Ho una forma intestinale, non so se sia una forma di influenza che prende l'intestino - Io prima non mangiavo senza vino. Lo sai. Ora mi fa bruciore. - Oggi ho mangiato una minestrina di brodo, una fetta di lingua e un piatto di zucchini, con quello che costano, zucchini lessi. - Io apro, la mattina, tutte le finestre. Qualsiasi tempo sia- lo sento dire a quella che non vedo. Un cappotto cammello che sembra messo addosso ad un cuscino, con un cespuglio di capelli grigi un lobo un orecchino. Invece vedo bene la più grassa (- Saran stati dieci gnocchi e cinque sparagi di numero, domenica, e una fetta di dolce- quella era buona- e un quartino di vino) che parla come non avesse i denti le labbra aperte sulla lingua rossa, il mento una ghiandola sperduta nella mammella flaccida del collo. ( "L'ozio Letterario" n.11- 1984)
IL TEMPO, LA MEMORIA E LA FAVOLA
Colonia
Me ne ricordo tanti in quella spiaggia che se il tempo ci avesse messo in fila, per passare, ancora sarei lì a trascinare a riva l'orizzonte.
* Passa il tempo del gioco con l'ultimo fischio del prete. Dimenticata nel cortile è la gioia che si gonfia si alza e rimbalza che arriva ai tuoi piedi e puoi prenderla a calci.
Nella strada
Nella strada lontanissima lì proprio sotto casa passi quando la scuola è finita. Da dietro i vetri alito sulla memoria e non ricordo di ricordare più. ( "7 Poeti del Premio Montale"- '87)
Prima Comunione
Mi hai detto goffamente
tutto quel niente
che avevi capito.
Ma adesso riposavi finalmente.
Adesso era finito.
("Il sole tramonta ad Oriente")
* Le memorie intinte nel vino stemperate dal sonno confuse nel mattino io non so a chi appartengano.
L'uomo a cui lavo la faccia
oggi
ha qualcosa che non vuole
dividere con me.
("Discorso Diretto"- Quaderno 12-1986)
La casa in cui ho vissuto
La casa in cui ho vissuto
ha i sigilli alle porte.
Nel buio delle finestre
chiuse
la goccia non martella
più il secchiaio
ed il silenzio disegna ragnatele
sulle pareti nude.
Una sera
rimuginando i passi
in quella strada
l'ho trovata abitata.
E dentro c'ero io
così felice che m'è parso
un peccato disturbarlo.
E son tornato indietro.
Nella notte.
("Il sole tramonta ad Oriente")
La passeggiata
Così fermi un istante! Sorridete! E al lampo del magnesio furono tutti insieme nella lastra.
Il velo nero spariva nelle mani dischiuse per un volo di colombe dentro il giardino inglese.
Singole note raccolte in assonanza avanzano tenendosi per mano, pallidi nell'esame dell'essere guardati.
Poi quando la luce della sera ridipinge di seppia lo scenario si rifugiano ancora nell'istante uniti nel gazebo difesi dal sipario del sorriso. Con il viso affondato nella madre a piangere è soltanto la bambina per quella timidezza per cui ha vergogna di piangere.
Villa Letizia
T'accompagna la voce
sino a quel punto
estremo del foglio
riservato ai saluti.
Quando sarai grande
mi porterai.
Era l'anno dei gelsomini
fioriti sul balcone
che scotta i piedi nudi.
E il catrame
tra le mattonelle
è un lutto che si liquefa
al sole.
("7 Poeti del Premio Montale"-'87)
*
Quando dormi sei
così estremamente
lontana
e nello stesso tempo
così estremamente
dipendente
dalla mia veglia.
Non dormi serena
come la gatta
che sa ogni cosa,
t'arrampichi su sogni
che tanto t'appartengono
da rimanerti ignoti.
Quello che è nostro
noi non lo sappiamo.
Non possiamo barattarlo
neanche con un giorno di vita.
("7 Poeti del Premio Montale"-'87)
Voi vivete
Voi vivete
carcerati tutti assieme
dentro i miei occhi chiusi.
Voi vivete.
Non chiedetemi la libertà.
("7 Poeti del Premio Montale"-'87)
*
Io amo i pazzi
con gli occhi smarriti
con gli occhi grati
per una bugia,
avidi di cortesia,
dolcemente noiosi.
Io odio i pazzi
che non sono furiosi.
("Il sole tramonta ad Oriente")
America 1984
La coda per l'imbarco
su questo bastimento
con le ali
scivola lentamente
come la lacrima
che gonfia la valigia
legata con gli spaghi
del pudore.
Dietro la vetrata
parenti fermi
nel vestito buono
percorrono a ritroso
tutto l'oceano
per rimanere là
dove la terra
ha il sesso
e nella notte
ci si fa l'amore.
("Il sole tramonta ad Oriente")
Le campane (Portese,31 Luglio 1985)
I pesci dentro il lago
hanno carne e sangue
che non sembra reale
sotto le onde
e sotto la majonnaise.
Vegetariano ipocrita
li spruzzo di limone.
Ed acqua minerale
miscelata col vino.
Vino e pesci e pani
già moltiplicati
da un Dio sclerotizzato
che qui conta le ore
con voce di campane.
A moltiplicare
gli orologi di quarzo
ci hanno pensato
invece
i giapponesi.
In tutto il mondo.
E il tempo passa
ovunque in silenzio
e quasi non mi accorgo
che quest'anno ancora
si è interrotta la scuola
sulle mie insufficienze
ormai croniche
ed irreparabili
a Ottobre.
Dalla finestra aperta
sento motori
che russano altri sonni
ignari di girare
attorno a un lago.
Ad un mare finito
e senza sale.
Così ringrazio
il parroco fissato
che suona le campane
per svegliarmi
per ricordarmi
che questa è un'altra scuola
e un'altra estate.
Domani mangio wurstel
che è carne di maiale.
("Il sole tramonta ad Oriente")
Pinocchio
Quando ogni ceppo al fuoco ti diventava cenere ed hai capito l'ora che passava, hai dipinto la fiamma nel camino per barattare con il calore il tempo, e con l'ultimo legno mi hai fatto. Un burattino che della solitudine distruggesse l'angoscia e no il silenzio. Per questo devo odiarti.
Anche dall'ubriachezza dell'amore quello che annulla morte ed egoismo (altruismo e vita forse diresti tu) nascono burattini. Marionette legate ai fili di un cognome. Tu sei nato dal pianto e per quante mai croci ho genuflesso la tristezza è madre del rancore. Perciò non ho potuto. Subito. Amarti.
Quando non hai serrato l'uscio al Paese dei Balocchi, quando hai permesso che pagassi i miei sogni turchini col raglio disperato di un somaro, quando, bambino inutilmente, ti ho cercato per ritrovare il suono del silenzio tranquillo tra coperte rimboccate, ti ho odiato ancora. E amato. Come me stesso, il marinaio che naviga a ritroso verso i capelli bianchi sulla riva. E non gli basta questo e quello.
Remando verso te che eri la vita, quella che mi restava, sono morto nel ventre di balena di una morte serena. Finalmente. E quando mi hai raggiunto nella mia stessa tomba "Finiti padre e figlio - mi son detto - come è giusto che sia". Ma poi s'è rivelato che padre e figlio non si finisce mai e sono uscito per morire ancora dietro ai tuoi sogni. Allora sì. Ti ho amato.
Se i due ladroni
avessero lasciato
il seme sotterrato,
nel Campo dei Miracoli
forse sarebbe nato
il tronco e il ramo e,
alla carezza di uno
stesso vento,
insieme
un altro frutto.
("Il sole tramonta ad Oriente")
da "FUTURO ANTERIORE"
* E' già mattino e non c'è ancora luce.
Mia madre s'è già alzata.
Le cose che la notte ha anchilosato svegliano piano il sonno della casa. Sono sbadigli piccoli ancora sul cuscino, il brivido dell'acqua, la maniglia, il gorgoglio del bricco, la spazzola che imbianca i tuoi capelli.
Inspiro - espiro.
(I piccoli rumori descrivono il silenzio. La soglia del contrario dall'opposto. Notte e giorno).
Il fiammifero striscia ciabatte e sbatte l'anta del latte condensato.
Espiro - inspiro.
Qual è il cuore che batte dentro i miei occhi chiusi?
* Per la finestra aperta (giusto il tempo di chiudere le imposte) entra un lembo di notte. Ed un brivido dopo diventa buio di casa che passa dentro il naso col respiro e che è la tua aria ed è la mia.
Espiro - inspiro.
Nel cielo sopra il cielo del mio tetto si trita nell'aria di fuori il fischio lontano di un fuoco che sale squamando d'argento la coda di luce. Aspetto lo scoppio, la chioma che esplode in frammenti raccolti in bagliori negli occhi che il botto ha serrato. E' la stella cometa che poi caduta a casa sul sughero più alto della grotta, non spaventa galline e dromedari né pecore e pastori e neanche me.
Stanotte a mezzanotte nasce Gesù Bambino l'unico Dio che non mi fa paura.
Espiro. Tende il ventre di rughe la zampogna fino alla nota che s'alza, striscia intenerisce ed eccita spaventa e poi finisce in uno sbuffo, un soffio, in un sospiro. Inspiro.
* "Non mangi non stai bene?" Passa mia madre e viene a toccarmi la fronte con la mano.
Velo viola melanconia che sale tutti e quattro i quattro piani ed entra in casa mia e piagnucola gocce nel secchiaio.
Quel tanto di sicuro che resta fermo lì. Non rimbalza e non rotola. Basso d'altezza tale da pagare il biglietto in filovia, non sale sulla sedia, quel poco di certezza.
"C'è l'acqua nella vasca si raffredda non ti chiudere a chiave". E invece sì.
* Christeleison gloria excelsis kyrieleison.
Ebraico, greco armeno, arabo russo, gotico, ruinico cirillico. Anche latino.
Don Giuseppe Miracola sta esasperando Dio che oggi s'è tirato sopra gli occhi la coperta viola. Non Gli piace.
Guardo il Pantocreatore e mi pare seccato di non essere stato disegnato, appiccicato sopra la vetrata, con la faccia rivolta verso fuori. Da lì si può vedere fino al mare. (Così mi son distratto e quasi mi scordavo di portare il messale all'altro lato).