La Poesia italiana del Secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century

Donatella Bisutti

 

Donatella Bisutti è nata e vive a Milano. Ha ottenuto nell'84 il Premio Montale per l'Inedito con il volume Inganno Ottico, (Società di Poesia 1985), poi tradotto in Francia nell'89 dal poeta Bernard Noel per le Editions Unes con il titolo Le Leurre Optique. Successivamente ha pubblicato la raccolta di versi Penetrali, (Boetti & C. 1989) e il poema sacro Colui che viene ( Bruxelles 1994) edizione bilingue con prefazione di Mario Luzi , patrocinio della Commissione Europea per la Cultura, Violenza , (Dialogo libri 1999) e La nuit dans sa clolure de sang, ed. bilingue, trad. Jean-Jacques Boin e Bernard Noel, (Editions Unes, 2000). Sue poesie figurano in diverse riviste e antologie italiane e straniere, Ha svolto un'opera di divulgazione della poesia in una forma assolutamente nuova attraverso due volumi L'Albero delle parole, edito da Feltrinellí nel 1978 e poi in edizione accresciuta nell'Universale Economica sempre di Feltrinelli nel 1996, dedicato in particolare aí ragazzi, e il saggio bestseller La Poesia salva la vita, Mondadori 1992 e Oscar Mondadori 1998. Come traduttrice ha fatto conoscere in Italia poeti come Jon Silkin, Louis Simpson, sull'Almanacco dello Specchio, Edmond Jabès, di cui ha tradotto e curato per Mondadori il volume La memoria e la mano,1992, e Bernard Noel di cui ha tradotto e curato il poema La caduta dei tempi, Guanda 1997, premio Biella per la traduzione.Sta preparando un'edizione completa con inediti della poetessa Fernanda Romagnoli per Garzanti. Cura la collana di poesia L'Albero delle Parole per le edizioni Dialogolibri. Nel 1990 è stata presidente dell'Association Européeenne pour la Diffusion de la Poèsie con sede a Bruxelles, tiene corsi di aggiornamento per insegnanti e laboratorí per le classi elementari e medie e un corso di poesia per adulti presso la Fondazione Archivi del 900 di Milano. E' membro del Pen Club delia Svizzera ltalana, figura nel comitato direttivo dell'Unione Lettori Italiani e della rivista Poesia. E' anche narratrice (Voglio avere gli occhi azzurri, Bompiani 1997) e autrice per ragazzí (L'Astromostro, Feltrinelli 1980, Lucio e la luce della luna, Campanotto 2000).

 

 


da "Inganno ottico " ed. Società di poesia 1985 Premio Internazionale Eugenio Montale

per l'Inedito:

 

Vivendo

Contro il vetro

il disegno di un respiro

- prima e dopo, invisibile.

 

Paura

Non della morte, ma

della metamorfosi

- accettare di privarsi di sé

come acqua che si lasci versare

e prende forma da ciò che la contiene

e corre via - e l'assorbe la terra

ed è e non è più - senza pena, forse

eppure non va persa.

Lenta, arrischiata

ogni cosa matura

per un attimo

di colma beatitudine

poi trabocca

come l'acqua di un vaso

fugge la pienezza.

 

Canzone d'amore cannibale

So che ti ritroverò

non potrai sfuggirmi

mia è l'immaginazione

catturato come un insetto e trafitto

immobilizzato spaventato rassegnato

comunque sarai

farò di te quello che non vorrai

con calma mi appresterò a divorarti

l'amore non lascia niente sul piatto

neanche le chele.

Ti avrò mangiato e succhiato

svuotato

- non vorrei tuttavia che tu soffrissi

vorrei che godessi anche tu

della felicità immensa

dì essere cibo.

 

Conoscenza

La conoscenza avviene per semplificazione Non è un aggiungere, ma un togliere, fino alla

perfetta trasparenza. Lasciare depositare in fondo al vaso i detriti, il pulviscolo inutile che

si è mescolato all'acqua trasportando il vaso da una parte all'altra della stanza. Anche

vivere non è aggiungere tempo al tempo accumulato, ma sottrarre l'eccedenza del tempo

fino alla perfetta consumazione Anche in questo caso il pulviscolo inutile viene depositato

in un vaso.

 

Da "Penetrali" ed. Boetti & C, 1989:

 

Natura morta

Fuori nevica.

Una brocca

sul tavolo ha rosse trasparenze.

Sbucci piano la mela.

Ti tenta l'avventura

di quella buccia lucida

che avvolge

la luce della stanza.

Ogni oggetto

ha una sua consistenza inutile,

così rassicurante,

Il piatto dì lucida ceramica

se l'inclini

riflette un cielo nitido

di calce bianca.

 

Anniversario dei morti

 

Tu che con braccia severe

mi allontanavi

e mi atterrivi con storie di fantasmi

ora t'affacci timida da sopra il muro

per timore di essere scacciata.

Nevica

e i tuoi piedi freddi in una

vaga foschia lasciano impronte.

Inconsolata mi tendi

la mano, ché la speranza è anche dei morti.

Così madre bambina percorri i viali

tu che dominavi, incerta,

finalmente un sorriso

sulla chiusa falce delle labbra.

Ma nevica e la giornata

volge alla sua fine - nemmeno questa volta

apportando il perdono

o l'oblio.

 

Su un quadro di Nolde al Museo di Copenaghen

 

L'avvampare del rosso e dei giallo

con selvaggia delizia

l'Orco divora i suoi bambini

amando sé nella carne e nel sangue.

La bellezza è forse una

più intensa voracità

al centro della vita?

Intorno a lava incandescente

gli smorti colori della cenere.

Quando l'occhio

cessa di essere abbagliato

allora scopre le viole - dopo

soltanto dopo.

Schive e affollate -

una corona alla luce.

Cancellano l'aggressività delle corolle.

Silenziosamente trasformano la sconfitta in vittoria,

nude e luminose di buio.

Ora non vedi che queste. Le sole

a muoversi: il movimento

percorre il quadro. Non più una tela cosparsa di colore,

ma una pagina che si sfoglia.

Alcune sono aperte, altre si inclinano, altre ancora si chiudono al vento che le investe.

Sono l'ombra dei fiori luminosi, diversa dall'offerta della vita:

piuttosto, ciò che essa sottrae,

il velato splendore

i loro gambi, lacci.

Vivono una straordinaria animazione:

curiose, tumultuose, si muovono

in diverse direzioni

Fuggono quella pennellata grigia:

il turbine che sopravviene.

Soggette al vento, quindi

Capaci di servirsene,

di sottrarsi

alle insidie dei cervi e delle lepri.

Poi noti il loro centro giallo

un astro minuscolo nel buio:

la luce è il seme.

Solo alla fine scopri che le margherite

nella gloria apparente del loro rosso e giallo

arretrano.

Ammassate contro il vaso lanciano

grida di terrore e i petali sono braccia

levate a proteggere i volti

paonazzi di polline, teste

che saranno tagliate.

Ti accorgi che

anche le viole sono piegate e vinte,

si stanno reclinando nel vaso,

muoiono.

 

Da "Colui che viene ", ed. Les sept dormants, Bruxelles 1994:

 

La notte

 

lo ti amo ti amo gridi non sai a chi

ed esci nel buio a cercarti

in luoghi perduti di merci e di anime

dove ti circonda una siepe di uomini

e un'alta siepe di muri

e tu con quel grido senza vedere nulla

che mastichi e inghiotti fermo a un angolo dì strada

io ti amo a chi non sai balbetti

perché tu non sei e dici

sì a chiunque

allora sei prostituta e drogato, spacciatore e ladro

non per amore dell'uomo

ma per orrore dell'uomo

allora senti quell'antica voglia di uccidere

temendo di frugare nella tua stessa carne.

 

Il viandante

 

Come una vela sospinto sulla strada

finché viene il crepuscolo

e il vento cade come un'onda grigia.

Gli alberi hanno pelame dì animali

le loro cime velano le stelle

e il cuore del bosco si allontana dentro il bosco

da ogni suo punto si dipartono strade

eppure il centro è sempre nell'attesa

di un silenzio più fitto e più sospeso

dove non si è formata la parola.

 

 

Da Violenza " Dialogolibrí 1999

 

Anche nell'orrore

la rosa.

La rosa di sangue.

 

 

Pulizia

 

Uccidere da lontano

Senza toccare.

Evitare il contagio.

Lavarsi le mani

sporche di sangue.

Lavarsi le mani

nel sangue.

*

Gli angeli

con vesti di filo spinato

Gli angeli dalle lingue strappate.

Gli angeli senza grido.

*

Di ossa facciamo spade.

Armi.

Da un teschio uno scudo rotondo

 

 

Inediti (pubblicali in riviste):

Eros

Pauroso, che ti nascondi in grembo ad una vecchia

e preferisci i libri al libro inesauribile del corpo,

allo sfogliare gli strati della pelle

fino alla nudità paonazza di Eros, lo scorticato.

Avevo un cappello di pelo di lupo

E nei tuoi occhi la luce era un riso

Che non cessa di gorgogliare in gola.

Da allora molte volte mi è parso di vedere assai più chiaro

ma più spesso sono stata un cieco abbandonato

in uno spiazzo vuoto.

 

Inedito

 

Hai portato via la mia vita

dimmi dove.

Non è con te - tu non l'avevi cara

non è con me - che non ho più palato né odorato.

Dimmi dove l'hai condotta, sola e nuda.

E ancora trema

per te, la condannata.

 

inedito

 

 

L'albero dei cachi

 

 

Primo viaggiatore

 

L'albero dei cachi si sviluppa

contro il cielo dell'ultima stazione.

sulla nudità dei rami

la bassa traiettoria dei soli invernali.

Per loro l'albero ha rinunciato

alla sontuosa lucentezza delle foglie.

Si concentra nel miele del pensiero.

 

Secondo viaggiatore

 

Albero dì un eden spoglio, nel sogno ha ottenuto

di riportare l'inverno all'estate.

Nulla indica più chiaramente

che la vita non nasce dalla necessità

ma dal sovvertimento

e la bellezza è il frutto dell'immaginazione.

 

Inedito

 

 

 

Se

Se un cavallo fosse solamente un cavallo

e non tutti i terrori che fremono nella sua coscia rotonda

o la tempesta che scuote la criniera

se non fosse l'occhio visionario e folle

che cela il segreto dell'acqua

o la coda imperiale nella sua forma arcuata

a sferzare lo schiavo

se esso non fosse un'oscura montagna

sotto di te

ma - come è - un animale timoroso e irruente

pronto a valersi di ogni astuzia

per essere libero e giocare

e tu sapessi amarlo con tenerezza

ma non seriamente -

quando si impenna sulla sabbia

gli assesterai un colpo deciso nei fianchi

spingendolo fra le onde.

 

 

Inedito

 

 

Lo sguardo

 

Il gatto

apparve dal fondo dei giardino

leccò un po' dalla ciotola

poi sedette immobile

lo sguardo diritto fisso

le sue pupille nelle mie pupille

senza ringraziare né chiedere

solo guardare.

Ed io fui intera nelle sue pupille

interamente dentro quello sguardo

senza giudizio senza attesa

quietamente fui.

 

Inedito

 

Il libro

a Aldo Palazzeschi

 

Dal fondo del tempo si leva

la nera figura che addita

la colpa e misura la pena.

Qual'era la colpa?

Di essa si è persa memoria.

La nera figura non sa

solo il custode del libro lo sa

il libro col nero sigillo

nel libro sta scritto e il passato

non è mai cancellato.

Ah potessi quel libro sfogliare

lasciare

al suo posto

un bianco senza futuro.

Ah non fossi mai nata

io sono la non amata.

Inedito

Voce

io senza voce

voce cieca

voce accecata

io senz'occhi

io muta e cieca

io afona

voce strozzata

voce che strozza

io parola

senza voce senz'occhi

io parola vibrante

a tastoni gemendo

voce impalata

gola

agnello impalato

io nuda

esco fuori

su tacchi

altissimi

corpo nudo

bellissimo

io

bellissima

sfido lo sterminio

parlo

di me parto

io danzo

e canto

il mondo mi vede.

 

Inedito

 

 

Nascita

 

Tu uscita dal buio e dal dolore

verso la vita

e la tua lontana morte

verso un tuo non richiesto dolore

e sofferenza e rischio

e inevitabile pena

ma anche gioia e pienezza

nel maturare del frutto

appeso al ramo

nella perfetta sfera

carne affonderà i denti

golosa la vita.

 

Inedito

 

Ballata della nascita e della morte

 

Separata da quel ventre

di umori e succhi

che fu la mia casa

e volendo dimenticare mi rifiuta

pezzetto di carne sanguinosa

piombo

nel precipizio oscuro della notte.

Ti capovolgi e ruoti

precipitando fra le stelle

perfori

la chiusa volta celeste

nel cunicolo del sangue e delle feci

pezzetto di carne sporca

ora puoi solo esplorare il buio

e

perderti.

La notte non ha appigli

non sai se precipiti o sali

e le tue dita battono sul vetro

quando dal nero abisso d'acqua

affiori a respirare.

Tu non sei nulla.

Proiettata fuori da quel corpo

che ora ad altri si dà

il tuo solo legame è con ciò

che odi.

Ed ora questo grande corpo morto davanti a me

ha lasciato l'ormeggio

allontanandosi immenso

quella parte di me che è morta.

Aprite questa bara

ancora non ho conosciuto il mondo.

Questo corpo che mi è stato caro

dovrà dunque disfarsi?

 

Inedito

 

Per A ung San Suu Kyi prigioniera

 

Dalla chiusa corteccia germogliando

senza braccia né mani

senza gambe né piedi

tu parli o silenziosa

giorno per giorno

della morte

fai cibo.

Chi farà tacere il silenzio?

Chi fermerà ciò che non si muove?

Ti hanno rinchiusa,

non sapevano di farti seme.

 

Inedito

 

Natività di Rennes.

 

Crisalide strettamente avvolta

Da fasce

Ancora tutta avvolta nel sogno del parto

Partorita dalla nuda

verticalità del rosso

che ancora tutta la sommerge

come chiaro sangue

il rosso

il rosso

il rosso.

Non sappiamo ancora.

Nel buio del grembo fosti intero

ed ora

in un buio papavero di luce

sei la crisalide.

Ancora non sappiamo.

Orizzontale

traspare

dentro il suo cuore rosso

tinge la chiara veste che nasconde il seno

rigida

vuota

che da un suo punto oscuro tesse

l'attesa della stoffa

l'attesa di quel rosso.

 

Transaltions