Ugo
PIERRI

Ugo Pierri è nato nel 1937 a Trieste, dove è vissuto fino alla scomparsa nel 2026. È stato uno degli artisti più originali del dopoguerra triestino, anima inquieta e di frontiera, irriverente per scelta e talento. Ha frequentato da giovane il celebre salotto di Anita Pittoni e Giani Stuparich in Via Cassa di Risparmio, per poi intraprendere una strada solitaria, lontano dai salotti borghesi della città. La sua produzione in versi per lo più satirica e di epigrammi pungenti, in dialetto triestino e in italiano, pubblicata soltanto a partire dagli anni Novanta, spesso sotto pseudonimo, comprende: Aiku lokali (1996), Football Party (1996, con racconti di Vittorio Cozzoli, Sergio Serra, Roberto Weber), Noi parrocchiani (1997), La gabbia del pane. Racconto di un fannullone (1999), Icaro depennato. Racconto ospedaliero (2001), Mamie blu (2001, con poesie di Paolo Speri -Taf), In JHS we trust, in JVD we must (2005), Ossetia (2011), I like war. Krieg macht Frei(2016), Il tempo difficile (2020), Cara Norma Desmond (2022), Non fossi mai nato (2025). Ha pubblicato i racconti: Veintuber (2018), Milù (2018), Otto venditore di cravatte (2018), Nelograd (2019), La gabbia del pane (2000), Trauma cranico (2023). Suoi libri, inoltre: L’agenda (2013) e La scala a chiocciola Lettere 1966-1979 (con Anita Pittoni, a cura di R. Cepach e F. Delben).

POESIE

In stazion nel fumo dei capoti
ti che te parti per Cervignan
a sconderte nei libri
e la gente che ridi
de persi che i ne vedi
nel specio grande de la sala d’aspeto

Me contava mama che Santa Rita
me contava mama che Santa Rita
se ciamava la ceseta
dove che la pregava
per capir se iera meio
tignirme o abortir
un sotoscala de Vasari
povero per poveri
un quadratin de incenso
picio
estate bojo inverno jazzo
la me portava zà grandeto
a pregàr che iero vivo
e che gavevo un teto

Visto de sera
visto de sera
el porto par un alvear
de soli fuchi
[…]
paròn de casa
el se impinissi el cul
prestando bori
 […]
no voio basar
linguete de vipera
nè labri fini
tuti gavemo
gabie, anca chi doma
bestie feroci
più vecio te son
più stagioni de piombo
vedi i tu oci
 […]
poeti, santi
navigatori, mati
imprenditori
no solo de pan
ma anche de pesse
vivi el cristian

Mi raccolse un amico
mi raccolse un amico
mentre ero malato
cercano un impiegato
disse
il posto è decoroso
si tratta di disegnare
se non badi al guadagno
il vitto è assicurato
a vita
disse
se così si può dire
da allora sono internato
in una ditta
che fabbrica cartine

Dei poeti ricorderemo i loro versi
dei poeti ricorderemo i loro versi
non se di notte succhiavano la benzina
dal serbatoio del vicino di casa
dei pittori ricorderemo i loro quadri
non le botte che sistematicamente
affibbiavano alle loro mogli
degli architetti odieremo i cementi armati
ma dei loro calzini bucati
non interesserà nessuno
di te grande vissarionovic
non la sacrosanta vendemmia dei kulaki
tantomeno l’algoterapica Siberia
soltanto l’emancipata santa madre russia
e tu piccolo editore
che interesse hai a pubblicare le parolacce
del divino amedeo volfango mozart

Non viviamo in una bella epoca
non viviamo in una bella epoca
questo è un mondo terribile
il peggiore dei mondi possibili
gli ebrei vincono premi letterari
gli omosessuali
ricoprono cariche pubbliche
i malati di mente scrivono poesie
i negri sono in testa alla hit-parade
gli zingari hanno i loro corsi scolastici
gli slavi pretendono il libretto del lavoro
i mendicanti suonano chitarre elettroniche
gli operai non chiedono che aumenti
non c’è più religione
per fortuna
dio è con noi

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