Ugo da una parte e io dall’altra, stiamo accompagnando Anita (la Pittoni), invitata a celebrare Giotti. All’improvviso si ferma, prende le nostre mani e dice: “Voglio che siate amici”. Noi restiamo in silenzio, senza dare una parola di risposta. Sì, lo siamo diventati, in un modo, per certi versi straordinario. E non solo per il felice augurio di Anita, ma perché entrambi, per vie e storie diverse, eravamo certi della realtà dello spirito e della libertà che ne consegue. Certo, da farne buon uso, coerente e senza timidezze. Sapeva del rischio di apparire ad alcuni donchisciottescamente connotato, ma, per tutti coloro che non capivano, un giorno così ha risposto ad una mia considerazione: “Ti sa, i xe curti”. Anche oggi, cominciando veramente a vivere da ‘postumo’ (così diceva di sé fin dai primi giorni della nostra amicizia) lascia come eredità il muoverci a capire quale segreto fa della vita e dell’opera una cosa sola. A tutti, anche a quelli che non sapevano di essere ‘curti’. Lui, attraverso le sofferenze, aveva guadagnato, grazie al grandissimo talento, l’umiltà grande.
Vittorio Cozzoli


Mi associo a Vittorio Cozzoli nel ricordo di Ugo Pierri, della sua sensibilità e intelligenza, della sua libera creatività.
Paolo Ruffilli