Mary de Rachewiltz, nata da Ezra Pound e Olga Rudge e affidata a contadini tirolesi nella sua infanzia, ha vissuto un rapporto complesso di venerazione e distanza con il padre. Superato nel tempo il trauma di abbandono, ha legato parte della sua vita alla custodia e alla traduzione dell’opera poundiana (ha curato l’archivio paterno e tradotto in italiano l’opera monumentale dei Cantos), difendendone la memoria senza mai sacrificare la propria voce autonoma e affermandosi al contempo come raffinata poetessa. I suoi versi nascono dal vissuto personale e dall’infanzia in Val Pusteria oltre che dal rapporto complesso con la figura paterna. Tutta la sua scrittura si fonda sull’esperienza concreta, sul bilinguismo e sui dettagli luminosi della vita contadina alpina, opposti a ogni forma di astrazione meccanica o artificiale. In particolare, Maschere tirolesi (1957), raccolta d’esordio, è il libro in cui emergono le radici e il paesaggio alpino della sua infanzia. Il diapason (1965), di lì a qualche anno, approfondisce il timbro lirico dell’autrice, fino a Gocce che contano (1994), la raccolta della maturità in cui risuona in pieno la sua voce poetica, in una personalissima scrittura fatta di cose semplici, oggetti quotidiani e legami materiali resistenti al trascorrere delle vicende umane. Molto interessante, nella sua personale vicenda privata e nel rapporto con la grande poesia internazionale del tempo, è Discrezioni. Storia di un’educazione (1973), intensa opera autobiografica in prosa che dialoga con le origini familiari e il Novecento storico.

