“IL TEMA DELL’ADDIO” DI DE ANGELIS

La raccolta Tema dell’addio (Mondadori) di Milo De Angelis rappresenta uno dei vertici più alti e radicali della sua produzione poetica, nonché un punto di riferimento imprescindibile nella letteratura italiana del secondo Novecento e degli inizi del Duemila. Pubblicata nel 2005, si impone come un libro di svolta, non tanto per una rottura stilistica evidente, quanto per l’intensificazione estrema di nuclei tematici già presenti nell’opera precedente di De Angelis e portati qui a un grado di essenzialità e urgenza senza precedenti. All’origine del libro vi infatti è la malattia e la morte della compagna del poeta, Giovanna Sicari, figura a sua volta significativa nel panorama poetico italiano. Tuttavia, ridurre Tema dell’addio a un semplice libro “che tratta del lutto” sarebbe fuorviante. Piuttosto, si tratta di una scrittura che si colloca nel punto di intersezione tra esperienza biografica e interrogazione ontologica: la perdita concreta diventa occasione per mettere in questione i fondamenti stessi della presenza, del tempo e del linguaggio. L’addio, perciò, non è un evento circoscritto, ma un campo di forze che attraversa l’intera raccolta; è un processo dilatato, che si consuma nella progressiva sottrazione dell’altro e nella simultanea presa di coscienza della sua irriducibilità al sé. La morte non è tematizzata come “fine”, ma come soglia, come spazio in cui i confini tra essere e non essere si fanno porosi. La raccolta presenta dunque una struttura apparentemente frammentaria, composta da testi brevi, spesso privi di un legame narrativo esplicito. Tuttavia, a uno sguardo più attento, emerge una forte coesione interna, determinata da un movimento circolare e ossessivo: il ritorno su immagini, luoghi, parole chiave. Non c’è sviluppo lineare, ma una sorta di variazione continua sul medesimo nucleo traumatico. Questo andamento ricorsivo riflette una temporalità alterata, tipica dell’esperienza del lutto, in cui il tempo cronologico viene sospeso o deformato: il passato irrompe nel presente, il presente si immobilizza, e il futuro appare svuotato di senso. Uno degli aspetti più rilevanti di Tema dell’addio è poi il lavoro sul linguaggio. De Angelis adotta una scrittura estremamente concentrata, caratterizzata da versi brevi, enjambement frequenti, pause nette. La sintassi è ellittica, talvolta spezzata, e richiede al lettore uno sforzo interpretativo. Questa difficoltà non è mai ornamentale, ma il risultato di un processo di sottrazione. Il poeta elimina tutto ciò che è superfluo, riducendo il discorso a nuclei minimi di senso. Ogni parola appare necessaria, come se fosse stata “strappata” al silenzio. In questo senso, la scrittura si configura come un atto etico prima ancora che estetico: dire il dolore implica una responsabilità, un rifiuto della retorica e della consolazione facile. Altro elemento distintivo della raccolta è la forte presenza del corpo e dello spazio domestico. La malattia, difatti, non è mai astratta, ma si manifesta attraverso segni concreti, gesti quotidiani, oggetti familiari. Letti, stanze, corridoi, ospedali diventano luoghi di una geografia del dolore e dell’amore. Il corpo dell’altro, progressivamente trasformato dalla malattia, è al centro di uno sguardo che varia tra prossimità e impotenza. Non vi è dunque idealizzazione, ma il corpo è visto nella sua fragilità, esposto, destinato a dissolversi. Tuttavia, proprio questa materialità radicale impedisce ogni deriva metafisica o simbolica eccessiva e molte poesie assumono la forma di un dialogo implicito con la persona amata. Si tratta, però, di un dialogo asimmetrico, interrotto, in cui la risposta dell’altro è assente o solo immaginata. Questa tensione tra presenza e assenza costituisce uno dei motori più profondi della raccolta, in cui la parola poetica tenta di colmare uno scarto, di mantenere aperto un canale di comunicazione che la morte minaccia di chiudere definitivamente. In questo senso, la poesia si configura come un gesto di resistenza: non contro la morte in sé, ma contro la cancellazione del legame. Pur nella sua radicalità, Tema dell’addio si inserisce in una tradizione ben precisa della poesia italiana ed europea. Si possono intravedere infatti echi della linea lombarda (da Vittorio Sereni a Franco Fortini), ma anche affinità con autori come Paul Celan, soprattutto per quanto riguarda l’idea di una parola poetica ridotta all’essenziale e segnata dall’esperienza del trauma. De Angelis, tuttavia, mantiene una voce assolutamente riconoscibile e unica, che si sviluppa coerentemente lungo tutta la sua opera, da raccolte come Somiglianze fino ai lavori più recenti. Tema dell’addio è pertanto un libro che non concede nulla al lettore in termini di immediatezza o conforto. Eppure, proprio in questa durezza risiede la sua forza: si tratta di una scrittura che non rappresenta il dolore, ma lo attraversa, lo mette in atto mediante il linguaggio stesso, interrogando in modo radicale cosa significhi perdere qualcuno e, soprattutto, cosa significhi continuare a parlare e a vivere dopo quella perdita.

Lucrezia Lombardo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto