“Grammatica Degenerativa in Disconnessioni Mentali“ di Alfredo Alessio Conti è un’opera che non si limita a essere letta, ma che si impone come esperienza, come viaggio nei frammenti più reconditi dell’animo umano e della società contemporanea. Conti ci offre una raccolta di poesie che sfida ogni convenzione, decostruendo non solo il linguaggio poetico tradizionale, ma anche la nostra stessa comprensione del mondo digitale in cui siamo immersi. Viviamo in un’epoca dominata dalla connessione costante, dalla comunicazione immediata e dalla presenza virtuale che spesso sostituisce quella reale. Tuttavia, in questo incessante flusso di dati e immagini, qualcosa si è spezzato: il legame con il nostro io autentico. È proprio in questo spazio di disconnessione – tra ciò che siamo e ciò che appariamo, tra il desiderio di essere visti e la paura di essere ignorati – che si muove questa raccolta. Il titolo stesso, Grammatica Degenerativa in Disconnessioni Mentali, è un manifesto. La “grammatica degenerativa” rappresenta la frammentazione del linguaggio, ma anche della mente e delle relazioni umane. Le “disconnessioni mentali” non sono soltanto il tema centrale dell’opera, ma la sua stessa essenza. Ogni poesia è un tassello che cattura il senso di alienazione, solitudine e dipendenza che caratterizza la nostra epoca, il tutto raccontato con un linguaggio che si spezza, si distorce, si ricompone in una forma nuova e sconvolgente. Le poesie affrontano una varietà di temi universali – l’identità, il tempo, la memoria, la perdita – ma lo fanno attraverso la lente distorta della modernità digitale. In versi come quelli di Tik Tok o Non ho più, l’autore esplora la frenesia di un’esistenza scandita da notifiche e feed, dove il tempo sembra scorrere senza lasciare tracce tangibili. In IA e Meta Verso, si interroga sul ruolo dell’intelligenza artificiale e della realtà virtuale nel ridefinire i confini della nostra umanità. Un aspetto che emerge con forza è il senso di frammentazione: ogni poesia è un frammento di un mosaico più grande, uno scorcio di un panorama mentale e sociale in cui tutto sembra fluido, incerto, instabile. Non c’è linearità in queste pagine, eppure ogni parola, ogni immagine, sembra guidare il lettore verso una comprensione più profonda del caos che caratterizza la nostra era. Ma non è solo un libro sulla tecnologia o sulla disconnessione. È anche una riflessione sull’umanità, sul modo in cui cerchiamo di definire noi stessi in un mondo che sembra volerci ridurre a semplici dati. In questa tensione tra il virtuale e il reale, tra la presenza e l’assenza, si trova il cuore pulsante dell’opera. Conti non ci offre risposte né soluzioni. Non c’è un messaggio univoco o una morale da trarre. C’è, invece, un invito a riflettere, a guardare il nostro mondo con occhi diversi, a chiederci cosa significa davvero essere umani in un’epoca in cui la tecnologia promette tutto, ma spesso lascia il vuoto. Questa raccolta non è per chi cerca una lettura facile o consolatoria. È un testo che richiede attenzione, introspezione, e, talvolta, il coraggio di confrontarsi con verità scomode. Ma per chi accetta la sfida, Grammatica Degenerativa in Disconnessioni Mentali offre un’esperienza unica: un’opera che non solo parla del nostro tempo, ma lo abita, lo analizza, e lo trasforma in poesia. Benvenuti in questo viaggio. Siate pronti a perdere e ritrovare voi stessi tra le pagine.
Prefazione

