COME UN LIBRETTO D’OPERA

Con Fuochi di Lisbona (Passigli Editori) Paolo Ruffilli ci colloca al centro di una serie di incroci  e di dinamiche che si diramano tra i personaggi del suo romanzo: il protagonista, che partecipa a un convegno sul poeta portoghese Fernando Pessoa a Lisbona, dove intreccia una coinvolgente storia d’amore con Vita −  nome così emblematico (come avere la forza di prendere congedo da lei?), − il poeta Fernando Pessoa stesso e Ophélia Soares Queiroz nel loro intenso rapporto d’amore.

Fondale e coprotagonista delle vicende è la città di Lisbona, sentinella sul bordo dell’Atlantico,  “sull’orlo del naufragio”, in continuo dialogo con il suo fiume, il Tago, la cui luminosa linea traccia un confine oltre cui scorrono nuovi continenti, popoli e mondi esotici, ancora in qualche rapporto con la città lusitana, grazie a un simbolo, il battello che traghetta la folla tra Lisbona e Outra Banda, che sembra essere l’unico strumento in grado di mantenere aperte le mitiche rotte lontane.

Il racconto si dipana immerso nella luce crepuscolare della città, dove ai tramonti incandescenti corrisponde l’incendio incontrollabile dei sentimenti.

La visita ai luoghi cari a Pessoa, la trattoria da lui frequentata, una delle stanze della pensione in cui il poeta aveva vissuto: è una sorta di pellegrinaggio che induce un’immedesimazione sempre più esplicita tra il protagonista e Vita.

Le citazioni dal carteggio intercorso tra Ophélia e Fernando, intercalate tra le pagine del romanzo, accentuano l’intreccio tra le due storie d’amore, che, in qualche modo, finiscono con il sovrapporsi.

Si innesca una coralità di voci, che non sono solo quelle dei protagonisti; le loro vicende evocano quelle di altri celebri amori impossibili, che, proprio perché inappagati, durano oltre lo scorrere del tempo.

All’inizio della lettura mi ero accorta che spesso le frasi contenevano una rima o un’assonanza; proseguendo mi sono resa conto che non si trattava di un fatto sporadico, ma che tutta la scrittura del romanzo ne è intrisa.

Non ne sono rimasta, tuttavia, sorpresa dal momento che anche la poesia di Paolo Ruffilli nasce insieme a una forte, intrinseca musicalità e non di rado, nelle presentazioni, l’autore propone le sue liriche insieme a un’esecuzione musicale, spesso contraddistinta dai ritmi sincopati e incalzanti che sono la cifra dei nostri giorni.

Così il ritmo costante che si effonde dalle pagine di Fuochi di Lisbona è affine a un componimento musicale, è una lunga canzone d’amore, una base da cui trarre un libretto d’opera.

Linda Mavian

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