La Poesia italiana del Novecento - The italian Poetry of the 20th century

Anna Santoliquido


 

Anna Santoliquido, nata nel 1948 a Forenza (Potenza), vive a Bari. Dal 1981 ha pubblicato diciannove raccolte di poesia, tra cui “Ed Ŕ per questo che erro” (Smederevo, 2007), “CittÓ fucilata” (Kragujevac, 2010),  “Med vrsticami/Tra le righe” (Lubiana, 2011), “Casa de piatrǎ/La casa di pietra” (Bucarest, 2014), “Versi a Teocrito” (Bari, 2015), “I have gone too far” (Stepanakert, 2016, edizione inglese-armeno), un volume di racconti e ha curato diverse antologie, tra le quali “Zgodbe z juga – Antologija  južnoitalijanske kratke proze” (Lubiana, 2005). ╚ autrice dell’opera teatrale “Il Battista”, rappresentata nel 1999. Traduttrice e operatrice culturale ha fondato e presiede il Movimento Internazionale “Donne e Poesia”. ╚ componente del Coordinamento della Sezione Nazionale Scrittori SLC-CGIL e responsabile per “Puglia‑Basilicata” ed Ŕ anche responsabile per la Puglia del PEN Club Italia. ╚  membro onorario dell’Associazione Scrittori della Serbia. Le sue poesie sono state tradotte in diciannove lingue. ╚ presente in numerose riviste, saggi critici e antologie nazionali e straniere, tra cui “Scrittrici Italiane dell’ultimo Novecento” (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Roma, 2003), e “I nostri primi trent’anni. La Vallisa – Serbia” (Belgrado, 2015). ╚ redattrice e collaboratrice di varie riviste e giornali, tra cui “La Vallisa”, “Clic-Donne 2000”, “Le reti di Dedalus”.

 

Wikipedia        https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Santoliquido

Web                   annasantoliquido@libero.it

 

POESIE

 
da I figli della terra

 

La casa di pietra

 

Ho rivisto                                                                         

dopo anni                                                                         

la casa di pietra                                                                

avvolta dal sole                                                                

e dalla quiete.                                                                   

Il tempo

nel silenzio                                                         

ha scolpito                                                                                                             

la sua storia

sulla facciata esterna                                                          

per offrirla in dono                                                                      

agli occhi curiosi

dei forestieri dell’estate.

Anche il vecchio platano

continua a dipingere

il suo quadro

con l’ombra fresca                                                           

che da lunghi anni

regala

alle pietre arroventate                                                      

e ai resti                                                                                

di una porta                                                                                      

ormai consunta.

Il sedile                                                                              

Ŕ ancora lý                                                                                         

testimone

nella sua dignitÓ                                                               

di pietra.                                                                                            

Non c’Ŕ pi¨ colei                                                                                  

che dal volto bruno

e dai capelli bianchi

scrutava il cielo

a modo di preghiera…                                                          

Tutto aveva un sapore

di storia vissuta,

di rimpianto.

Ho rivisto la vita

in un ciuffo d’erba

cresciuto per miracolo

in una crepa.

Ho parlato con le pietre

della bellezza

della vita

e dell’amore.

                                                                                                        

Mio padre

 

Mio padre comunicava

con i suoi silenzi,

la profonditÓ

del suo sguardo,

la curva

del suo corpo

ormai malato.

Mio padre scriveva

sulla faccia del mondo

con i colpi

lenti

ritmici

del suo bastone.

 

 

da Ed Ŕ per questo che erro

 

Ritorni

 

I

chissÓ come sar˛

tra cent’anni

se le gote saranno

muschio o terra

 

II

non sentir˛ il trapasso

mi rapirÓ la luce

le labbra non emetteranno rantoli

ma versi

 

III

vorrei accanto i ragazzi

il mulo nella stalla

i pulcini sotto il letto

le viole nel bicchiere

 

IV

ritorner˛ nei sogni

nei desideri delle madri

nella passione degli amanti

nelle nubi del mattino

 

2 gennaio 1997

 

 

Cimeli

 (L’Africa)

 

I

padre

annegavi nel sangue

mordevi la sabbia

rimpatriasti con la guerra

nelle pupille

poi i campi si ammantarono

e spunt˛ la speranza

col tempo scontasti

gli orrori e l’audacia

immobile raccontavi

le danze tribali

il miraggio dell’acqua

di te Ŕ rimasto

il canto africano

e il ritratto

 

II

c’era l’America nei tuoi sogni

ti destreggiavi con la lingua

e i progetti

di notte vagavi nel deserto

abbeveravi il cammello e il dromedario

all’alba trottavi

col cavallo e la bisaccia

 

III

le tue dita erano piante aromatiche

il busto l’alveo del torrente

le gambe tronconi

cimeli bellici

 

IV

mi coprivi di fragole

e mammole

mi allietavi

con chiocciole e grilli

 

V

non eri solo nel fosso

il male per˛ era tuo

le ossa si sgretolavano

per l’impotenza e la rabbia

 

VI

ho appreso da te

a dosare le parole

il tuo silenzio

era disperazione

e conforto

 

VII

non hai sfiorato

le guance di tuo padre

lo ammiravi all’orizzonte

con il sigaro

e il panciotto

 

VIII

piccola mia

in trincea i ricordi erano dolci

tra granate e pallottole

scorgevo le sembianze di tua madre

nel sonno badavo al raccolto

in Africa la smania era brace

tu eri giÓ creatura nell’intimo

 

IX

batte forte il tamburo stamane

Ŕ il richiamo dei caduti

l’onda calda

un segno di pace

 

6 giugno 1989

 

 

 

La madre dell’Est

                                      a Desanka Maksimović

I

venne dall’Est

la grande madre

aveva il cappello

e il sorriso largo

 

II

si innamor˛ della luce

l’icona slava

dissert˛ con le pietre

e gli alberi

 

III

port˛ versi e fiabe

l’usignuolo della Jugoslavia

con nello sguardo

il colore della terra

 

IV

lambý l’anima della Puglia

la dea della poesia

gustandone i sapori

e la storia

 

V

declam˛ con la voce del Sud

la madre dell’Est

regalandoci sogni

e lirismo

 

VI

ci spron˛ alla gioia

la ninfa del bosco

spargendo amore

sulle strade a Mezzogiorno

 

24 luglio 2003

 

 

Testamento

                                     a Moma Dimić

I

lascio in ereditÓ ai passeri                                                                   

le emozioni represse

riscalderanno il nido

proteggeranno la specie

 

II

al falco lascio le visioni

e l’ampiezza della fantasia

aggiungeranno estro al volo

lo rallegreranno al vespro

 

III

al cerro e alla quercia

lascio l’intimitÓ dell’opera

li aiuterÓ a sopportare il gelo

e le barbarie

 

IV

alla vigna lascio le idee acerbe

matureranno con il sole

saranno aglianico

e brindisi

  

V

alla luna lascio un sentimento mai nato

sarÓ incanto e resurrezione

dovrÓ covarlo con l’energia della scienza

e la genuinitÓ dei semplici

 

VI

al fuoco e alla neve

lascio l’impeto del linguaggio

e la brina delle liriche

alimenteranno la tenerezza

 

VII

al fiume e al ruscello

lascio la liquiditÓ dei segni

scorreranno fino a quando l’uomo

difenderÓ il creato

 

VIII

al cielo e ai bimbi

lascio i colori della scrittura

le rime e le assonanze

e i mulinelli dell’innocenza

 

IX

al nulla lascio la pena

i grumi di sangue

l’ansia delle doglie

e l’inquietudine

 

X

ai poeti lascio il dilemma

la giovialitÓ del percorso

e la purezza delle pagine

li tramanderanno ai posteri

 

XI

alle parole lascio una carezza

soave come il miele di acacia

grata per la fedeltÓ

e la battaglia

 

5 settembre 2003

                                                                                         

 

da Med vrsticami/Tra le righe

 

La sposa agreste

 

I

credeva che il firmamento si sfogliasse

invece lanciava fiamme

l’anima sull’incudine

i cavalli a briglie sciolte

 

II

lei pestava il sale nel mortaio

innaffiava il roseto

rattoppava la vita

pensando al suo uomo a New York

 

III

chissÓ come trascorreva le notti!

erano bianche o nere le sue donne?

il broncio e la voglia

li sciacquava alla fiumara                               

 

IV

il bastimento straripava di bifolchi              

giorni tristi nell’oceano

la speranza tra i denti

la colpa nelle unghie

 

V

come conciliare i sentimenti

con l’acqua?

bisognava sradicarsi dalla terra

per raggiungere il nuovo mondo

 

VI

il bimbo nel grembo

sfidava il destino

lei intonava canti

che attraversavano il bosco

 

VII

le lenzuola erano candide

sull’erba secca

la giumenta scalpitava

sotto l’olmo

 

VIII

le lettere erano testamenti di tenerezza

frasi sanguigne

lei conservava l’organetto nella cassa

la candela sul caminetto

 

IX

al vespero allungava lo sguardo

lui non tornava dalla vigna

forse conversava nel porto

annusava il tabacco

 

X

“l’America Ŕ lontana

e io l’acqua non la passo”

ripeteva la sposa agreste

con il corpetto e il coltello

 

XI

la notte smaniava

baciava i figli

recitava il rosario

scagliava la scarpa al grillo

 

XII

per anni arrivarono i dollari

poi il filo si ruppe

la roncola falci˛ i coniugi

e vinse il silenzio

 

26 luglio 2007

 

 

 

da Casa de piatrǎ/La casa di pietra

 

 

Stupor mundi

                                                   a Tommaso Pedio

ho l’energia del Mezzogiorno

la testardaggine di chi ha partorito nei campi

e lottato con il padrone

gli stenti non mi hanno sconfitta

 

ho mischiato miele e fiele

attinti dalla terra

sono brigante e allodola

canto e maledico gli stolti

 

in me un oceano di fierezza

per la murgia le cattedrali le laure

le colline i castelli le foreste

 

rabbia e dolcezza mi contendono

sono ulivo e quercia

ginestra radicata alla costa

 

27 agosto 2010

 

 

 

Erotica/mente

 

tolgo l’aglio dall’uscio

se arrivi di notte

ti affronto

 

i denti li frantumo

la smania di morte

Ŕ polvere di fronte al mio eros

 

nel cratere ho nascosto l’ampolla

se erutta mi illumino

e fecondo la pagina

 

nei poemi confluiscono i fiumi

vedo l’Arges il Reno il Tamigi

la Sava e il Danubio

 

nelle virgole scorrono l’Ofanto e il Basento

i punti sono stagni

delizia di rane e vermi

 

Belgrado, 25 settembre 2010

 

 

 

inedite

 

La casa nell’aria

 

col passare degli anni

ho costruito una casa

tra cielo e terra

 

la proteggono i venti

gli spiriti dell’aria

e le stelle binarie

 

Ŕ impastata di sogni

e brina del bosco

riluce notte e giorno

 

non ho tradito

la casa di pietra

mi attira la leggerezza

 

la casa sospesa

Ŕ adornata di versi

e germogli

 

mi rifugio

quando sono stanca

e trabocco

 

26 ottobre 2014

             

 

La profetessa Anna

 

la profetessa Anna

si guadagn˛ il cielo nel tempio

quanto distante la mia sorte!

 

scarabeo nell’ambra

mi dimeno

rido e piango

 

il mio regno Ŕ la pagina

in preda al delirio

mi avvinghio alle colonne

 

pu˛ la poesia sorreggere il mondo?

e se fosse il silenzio

pi¨ efficace del ritmo?

 

resto in ascolto ai crocicchi

se passa il vento

lo afferro e combatto

 

3 febbraio 2014

 

 

Traduzioni

 

 

 

THE HOUSE OF STONE

 

I’ve seen again

years later

the house of stone

wrapped in the sun

and in silence.

Time

silently

has chiselled

its story

on its outer face

offering it as a gift

to the curious eyes

of summer visitors.

The old plane-tree too

still paints

its picture

with its cool shadow

which for long years

it has given

to the burning stones

and the remains

of a door

long worn out.

The seat

a stony witness

in its dignity

is still there.

She is no longer there

she who darked-faced

and white-haired

questioned the sky

as if in prayer…

Everything had an air

of past history,

of regret.

I’ve seen life again

in a tuft of grass

growing miraculously

in a crevice.

I’ve spoken to the stones

about beauty

and life

and love.                                                     

 

(from I figli della terra, 1981

Translated by  Valerie Cleverton)

 

 

RETURNING
 

I

who knows what I shall be like
in a hundred years' time
whether my cheeks be
moss or soil

II
unaware of my demise
light will bear me off
my lips uttering not moans
but verse
 

III
I want the children beside me
the mule in the stable
chicks beneath my bed
violets in the beaker


IV
I will return
in the desires of mothers
in the passion of lovers

in the morning clouds

2nd January 1977

 

(from Ed e' per questo che erro, 2007

Translated by Janet Mary Wing)

 

 

 

WILL  
                                      for Moma Dimić

I
I will leave the sparrows
my pent up feelings
to warm the nest
to protect their kind


II
to the hawk I leave my vision
and extent of fantasy
to inspire their flight
to gladden the dusk


III
to the oak and the turkey oak
I leave the intimacy of my works
to help them bear iciness
and barbarianism

IV
to the vineyard my unripe ideas I leave
the sun will mellow them
into aglianico
and health will be drunk


V
to the moon an unborn sentiment
as enchantment and resurrection must it be hatched
with the energy of science
and the authenticity of the simple


VI
to fire and snow
I leave the impetus of language
and the rime of its lyrics

they will fuel tenderness

 

VII
to river and stream
I leave the fluidity of signs
they will flow as long as humanity
defends the universe

 

VIII
to the heavens and children
the colours of writing I leave
with its rhymes and assonances
and its vortices of innocence


IX
to thin air I leave sorrow
blood clots
the anxiety of labour pains
and restlessness

X
to poets I leave the dilemma
the joviality of the journey
and the purity of the pages
to bequeath to posterity
 

XI
to words I leave a caress
as sweet as acacia honey
grateful for their loyalty
and the battle

5thSeptember 2003

(from Ed Ŕ per questo che erro, 2007

Translated by Janet Mary Wing)

 

 

 THE COUNTRY BRIDE

I
I thought the firmament shed its leaves
instead it threw flames
soul on the anvil
horses at full tilt


II
she crushed salt in the mortar
watered the rose garden
patched up her life
thinking of her man in New York


III
who knows how he spent his nights!
were his women white or black?
sulking and desire
washed away by the river


IV
the ship was brimming with peasants
sad days on the ocean
hope clenched between teeth
guilt under their fingernails

 

V
how to reconcile feelings
with water?
they'd had to rip themselves from the land
to reach the new world


VI
the child in the womb
challenged destiny
she sang songs
that drifted through the woods

 

VII
the sheets were candid
on the dry grass
the mare impatient
under the elm tree

 

VIII
his letters bore witness to tenderness
full-blooded sentences
she kept his hand organ in the chest
the candle above the hearth

 

IX
at dusk she gazed afar
he would not return from the vineyard
maybe he was down the docks chatting
sniffing tobacco


X
“America is far away
and I am not crossing the water”
she used to say to herself
the country bride with her bodice and knife


XI
at night she yearned
kissed the children
said her rosary
tossed a shoe at the cricket


XII
year after year the dollars arrived
then the thread was broken
the sickle severed bride from groom
and silence reigned

26th July 2007

 

(from  Med vrsticami/Tra le righe, 2011

Translated by Janet Mary Wing)

 

 

FREEDOM

freedom means
rising at the crack of dawn
to wonder at flamingos in flight

wander across meadows
seeking wild fennel
and mushrooms

overwhelmed with joy
before the beauty
head-over-heels for the verse

freedom is emotion
carnal delight
a canticle with a safe-conduct

 

2nd March 2010

(from CittÓ fucilata, 2010

Translated by Janet Mary Wing)

 

 

 

 

STUPOR MUNDI

                                                            to Tommaso Pedio

I have the energy of the South

the stubbornness of she who has given birth in the fields

and struggled with the boss

hardship has not defeated me

 

I have blended honey and bile

drawn from the earth

I am a brigand and a skylark

I sing and curse fools

 

in me an ocean of pride

around the Murgia the cathedrals the Lauras          

the hills the castles the forests                                                             

 

rage and sweetness vie for me

I am olive and oak

gorse rooted to the coast

 

27 August 2010

 

(from Casa de piatrǎ/La casa di pietra, 2010

Translated by Mary V. C. Pragnell)

 

 

THE EXPLOSION

                                            to Franca Amendola

when I was born

the torrent overflowed

the cocks crowed

and sparrows chirped

 

when I was born

the horses neighed

my mother ground her teeth

and committed herself to the Madonna

 

when I was born

the flying stars bargained                               

and a battlesome spirit

descended on earth            

 

when I was born

the wind settled on the roof

gathered strength

and raised the birth cry

 

3 July 2014                            

                                                                                                                 

(from In the crystals of time - poems for Genzano, 2015

Translated by Mary V. C. Pragnell)

 

 

 

STUPOR MUNDI

                                                              fŘr Tommaso Pedio

ich habe die Energie des SŘdens

die Dickk÷pfigkeit derjenigen, die in den Feldern geboren

und mit dem Herrn gekńmpft hat

die Not hat mich nicht besiegt

 

ich habe Honig und Galle gemischt

sie aus der Erde gesch÷pft

ich bin Banditin und Lerche

ich besinge und verwŘnsche die Toren

 

in mir ein Ozean von Stolz

wegen der  Murge der Kathedralen der Lauren

der HŘgel der Burgen der Wńlder

 

Zorn und Sanftheit streiten in mir

ich bin Olivenbaum und Eiche

an der KŘste verwurzelter Ginster

 

27. August 2010

 

(aus Das Haus aus Stein, 2014

▄bersetzt von Julia Wachenfeld)

 

 

DIE EXPLOSION

                                                     fŘr Franca Amendola

als ich zur Welt kam

trat der Bach Řber die Ufer

sangen die Hńhne

und die Buchfinken

 

als ich zur Welt kam

wieherten die Pferde

knirschte meine Mutter mit den Zńhnen

und Řberlie▀ sich der Madonna

 

als ich zur Welt kam

verhandelten die umherschweifenden Sterne

und ein kńmperischer Geist

kam auf die Erde herab           

 

als ich zur Welt kam

bettete sich der Wind auf das Dach

verschnaufte

und nahm den ersten Schrei auf

 

3. Juli 2014                                                                

 

 (In den Zeitkristallen - Gedichte fŘr Genzano, 2015

 ▄bersetzt von Julia Wachenfeld)

 

 

RELIQUIA

(┴frica)

 

I

padre

te ahogabas en la sangre

mordÝas la arena

te repatriaste con la guerra

en las pupilas

luego los campos se cubrieron

y brotˇ la esperanza

con el tiempo expiaste

los horrores y la audacia

inmˇvil relatabas

las danzas tribales

el espejismo del agua

de ti ha quedado

el canto africano

y el retrato

 

 

II

AmÚrica estaba en tus sue˝os

te manejabas con la lengua

y los proyectos

por la noche vagabas por el desierto

abrevabas el camello y el dromedario

al alba trotabas

con el caballo y la alforja

 

III

tus dedos eran plantas aromßticas

el busto el cauce del torrente

las piernas mu˝ones

reliquias bÚlicas

 

IV

me cubrÝas con fresas

y violetas

me alegrabas

con caracoles y grillos

 

V

no estabas solo en el foso

el mal sin embargo era tuyo

los huesos se disgregaban

por la impotencia y la cˇlera

 

VI

he aprendido de ti

a dosificar las palabras

tu silencio

era desesperaciˇn

y consuelo

 

VII

no has rozado

las mejillas de tu padre

lo admirabas en el horizonte

con el cigarro

y el chaleco

 

VIII

cari˝o

en la trinchera los recuerdos eran dulces

entre granadas y balas

divisaba las facciones de tu madre

en sue˝os me ocupaba de la cosecha

en ┴frica el deseo era brasa

t˙ eras ya criatura en lo Ýntimo

 

 

IX

suena fuerte el tambor esta ma˝ana

es la llamada de los caÝdos

la ola caliente

una se˝al de paz

 

6 de junio de 1989

 

(de Es por eso que yerro, 2007

Traducciˇn de Emilio Coco)