La Poesia italiana del secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century

 

Fabrizio Lombardo

Fabrizio Lombardo è nato a Bologna nel 1968. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesia: "Carte del cielo", (Edizioni Pendragon, Bologna, 1999); "di quello che resta" (Quaderni di poesia, Bergamo, 1998); "Il cerchio e il silenzio" (Squadro Edizioni Grafiche, Bologna, 1995). Sue sillogi sono presenti nelle antologie: "Àkusma - Forme della Poesia contemporanea" (Metauro edizioni, Pesaro, 2000); "VI Quaderno di Poesia Italiana" a cura di Franco Buffoni, (Marcos Y Marcos, Milano, 1998); "Le poesie del Navile" (Mobydick, Faenza, 1996); "Il grande blu, il grande nero" (Transeuropa, Ancona, 1988). Suoi lavori sono presenti inoltre nei cataloghi: "LíEuropa dei poeti" (Clueb, Bologna, 1999), "18ƒ World Congress of Poets" (Bratislava, 1998), "Voci di Poesia" (Pendragon, Bologna, 1997) "GENOVANTACINQUE" (Genova, 1995); e in numerose riviste, tra cui: "La clessidra", "Atelier", "Tratti", "Versodove","Private","Dispacci".Suoi testi sono stati tradotti in Francia, Slovacchia, Stati Uniti ed Irlanda.É tra i fondatori, nel 1994, della rivista di letteratura "Versodove", di cui ora è vicedirettore. http://www.pendragon.it/versodove/index.html

Bibliografia critica

- Mauro Ferrari "Líocchio e il cuore: riflessioni sui contemporanei" in La Clessidra nƒ1/2000.- Marinella Marchetti "Il no fatto chiaro dal respiro" in Àkusma - Forme della Poesia contemporanea (Metauro edizioni, Pesaro, 2000).- Paolo Febbraro "Carte del cielo" Poesia ë99 Annuario (Castelvecchi, Roma).- Giuliano Mesa "Note sul Sesto Quaderno", Versodove nƒ 11.- Niva Lorenzini "Le nuove modalità della forma chiusa" Il verri nƒ 9, maggio 1999.- Andrea Cortellessa "Carte del cielo" Poesia nƒ 134.- Selìm Tietto "Carte del cielo" Punto di Vista nƒ 23.- Flavio Santi "Carte del cielo" Atelier nƒ 15.- Paolo Febbraro "Poesia contemporanea. Sesto quaderno italiano" Poesia ë98 Annuario (Castelvecchi, Roma).- Fabio Ciofi "Poesia contemporanea. Sesto quaderno italiano" La Clessidra nƒ2/99.- Fabio Pusterla "Codice a sbarre (oblique)" in Sesto quaderno italiano (Marcos Y Marcos, Milano, 1998)- Alberto Cappi, "Carte del cielo" in La voce di Mantova 22.4.1999.

- Marco Denti, "Poesia dal cielo" in http://www.lettera.com/libri

 

 

da CARTE DEL CIELO

Marcos y Marcos, Milano 1998 e VersodoveTesti - Pendragon, Bologna 1999

***

Hai una mappa del mondo per me/ ed una carta

del cielo: un quadro infranto

di senso; tu/ muovi i tuoi fianchi in un

cerchio che è sogno e silenzio, perché cambi

il nome alle cose e resti nel mio sguardo. Io

mi muovo in un crocevia senza

segnali, né nomi. Tra le parole che stanno sul confine.

***

La verità ti somiglia. Anche a

guardarla attraverso questa luce

riflessa dal dover dire. Dal dover

fare. É il segno delle tue labbra che

seguo/ senza sospetto. Mentre mi muovo

tra ritratti di naufragi e giorni che sono

i rendiconti poi, che sono la vita anche.

Seguo con le dita i segni del viso. E so

di non poter parlare/. In questa assenza di voce

senza cambiare il senso/ senza mostrare una

lucentezza che non può risponderti/ perché finge.

Ci sono immagini che ricordo raccolte in un respiro

insicuro/ in una chiusura di verso affrettata, o

in un'assenza; quello che dimentico sono certe

parole, certi passi incerti che non stanno

nei versi. Che stanno nel vero.

***

Nello spazio ristretto resti - seduta

accanto al vetro - il treno passa

attraversando l'apertura lasciata

tra il muro e la luce.

***

"come recidere" dici "avendone il coraggio e

l'amarezza insieme - in bocca - anche". E indichi

una casa abbandonata/ le cose rimaste sullo

sfondo e ripeti che basterebbe chiudere in modo

definitivo con le parole/ con il mondo. Per andarsene. (apro

il coperchio dell' F-1/ perché la pellicola prenda luce)

***

...ti richiamano i gabbiani e ti

descrivono, stridendo in

volo tra un'onda di pietre/ in un giro

del caricatore/ che lascia

un'immagine di

sabbia senza traccia, uno spazio

bianco da interpretare/ filtrando la luce.

Waltz

 

Seguiremo una strada qualunque, non

per sbaglio né per finzione. Capovolta la

carta resta questa frattura nel

verde/ o tra le pietre - e come portando

pesanti parole, muoveremo gli occhi in

una fuga seducente, in un tempo danzato

dentro le cose/. Sarà come vedere lo

spazio scavato dalla pioggia

trasformare l'orizzonte in una furiosa

rivolta degli occhi. Come scendere il dolore

controvento. Hai un fiore da

mostrarmi. Ed una mano di terra e torba, che

nascondi nelle tasche. Dicendo che è per l'avvenire.

 

"pornography"

 

Un movimento al contrario, uno spostamento, e tutto

quello che avevamo portato sin qui scompare/ in questa

magrezza di parole/ in questa notte di pioggia. E ritrovo

soltanto un tracciato impreciso

di strade e di ricordi, di passi senza orizzonte. In questa

città deserta che ha le labbra ferite dall'acqua e dal

silenzio.

***

dalla costa ti sporgi a fissare altre

parole/ (altre frasi). nel controluce

di una pioggia leggera e lenta.

ci sono solo le auto, ferme a guardare

un paesaggio già stanco di sguardi. da un

finestrino abbassato un sacchetto di plastica

ci sembra, nel volo, un altro gabbiano/

***

Nascondi una carta tra i capelli/ un disegno di

pioggia, un riflesso oscurato dalle poche cose

rimaste. Il nero. Il passato. Come se - lasciato

aperto - il diaframma non riuscisse a

raccogliere la luce. E ci obbligasse a ricordare.

 

SEI POESIE

 

"ain't gonna rain anymore"

(Nick Cave)

 

1.

un gesto. bianco. cercando di sfiorarne

il corpo. l'occhio che si allontana, che morde il

silenzio/ feroce/ che chiama/ sfuggendo le

mani/ lacerando le parole - la lingua

stretta tra i denti in un grido - ti descrivo una

morte/. lo spazio improvviso/ mancante

che si apre alla distanza, all'assenza. "perché non vuoi

baciarlo?"

2.

con un movimento incerto/ uno scatto

impreciso dell'occhio/ provo a

raccogliere questo nuovo abbandono/ come

la morte di qualcuno che non riesci a

dire. la nebbia fuori sposta le nostre

incertezze, le allontana/ dentro, sempre di più.

 

"Pietà"

 

senza guardarlo/ lì - già morto -

la testa tenuta sul petto/ quasi a sottrarlo.

4.

muovi appena le labbra, per respirare.

per dire (forse). gli occhi aperti. guardando

le mani immobili/ chiuse, e le voci appiattirsi, tese

nell'aria, in questa veglia di morte

con lamorte - la sua - addosso/ da dimenticare.

5.

nel buio. sedute. a formare un semicerchio.

nera corona. nera notte di rosari tra le mani.

hai lasciato la stanza/ e spezzato - la rabbia

negli occhi, i pugni stretti sino a farti

male - l'inutile attesa/ quella finta, interminabile

preghiera. mi basta ricordarlo. a volte. dici.

6.

perduto nello spazio oscurato/ in questo

lungo silenzio che non riconosci/ in questo passato/

calcoli le distanze: tra il corpo

immobile, disteso, come sopra ad un frammento di

vetro rimasto nell'ombra, il rumore dei passi ed il

ticchettare veloce del cuore, sul bordo

del mondo. qui/ nella stanza che si sfalda in abissi e

dolori/ in frasi e ricordi/ nei colpi sordi, di una casa

abitata solo dagli anni, nell'incomprensibile

fuggire dei volti, dei corpi/: le morti le ricomponi

nel riflesso deformato dell'occhio/ nel peso delle parole/

con la voce che non riesce ad uscire/ inseguendo

un luogo dove restare. per andartene.

 

da IN LUOGO DEL SILENZIO

Blackbally

Non cíè più nessuno - e forse non cíè

mai stato - qui/ tra la torba e la resina bianca

della terra. Tra le pietre. Tra le parole

oscure. Non lontano resta una città ruvida/ dagli angoli

acuti e vicoli: entrare è come portarsi la torba

nelle tasche/ come bruciare negli angoli.

Nella stanza. Muoversi in silenzio/ misurando le

voci/ respirare la cenere nei volti/ i sassi e i

suoni/ cercando i segni dei morti forse: una mano

sottile indica una croce di pietra. Chiusi

nella casa, guardiamo la linea affilata dellíombra.

***

La scala - a chiocciola - che sale a

vite nello spazio sospeso, irreale al

passo, la torre di pietra, roccia riflessa/

goccia sul viso/ il luogo dove abitò

Yeats, con altre parole, così diverse dalle mie, è

solo un verso ritrovato - this winding, gyring, spring

treadmill of a stair is my ancestral stair - l'immagine

che si confonde sulla carta. L'inganno di uno

specchio in cui ogni passo è scritto al contrario.

 

da ARCHITETTURE D'ACQUA

 

***

osservi l'architettura dell'acqua, come una

città in disfacimento/ da attraversare. costruisci

mappe e percorsi, ipotizzi una struttura/ un

senso, da potermi raccontare. per condurmi.

c'è uno strano silenzio. in questa pioggia.

***

non so descriverti la strada che porta a Orione e

nemmeno mostrartene i confini. oggi, cerco soltanto di

ascoltare il vento/ o la pioggia che strappa le

parole dalle mani. perché tutto quello che resta - a noi -

è il non sapere. il nero. il dover restare.

***

un progetto di città - questo - (già disegnate le

strade/ indicati i crocevia, le piazze...) che non

prevede nomi per le vie, in cui i luoghi non hanno

luoghi a cui riferirsi/ parole in cui rispecchiarsi/ un

progetto (questo) a cui sovrapporre ora la tua

immagine di silenzio. il tuo non saper più dire. la

mano immobile. l'ombra della voce.

***

ciò che mostro è quello che nascondo: una

figura tracciata a matita/ un'ombra/ o

la maschera delle cose. nellíangolo del quadro, quello

che la luce non illumina, stanno le parole/ il

senso/ (una soluzione possibile). il resto sono solo

punti e linee da unire/ come in un gioco enigmistico.

 

 

da FEEDBACK

***

Se guardi il cielo, il fumo bianco della

Montedison e i fuochi, sono Ferrara/ questa

notte. Nella luce di un altro giorno che arriva a

confondere gli occhi. A serrare le labbra.

Sprofondandoci dentro a questo intestino di ricordi/

nell'acido delle parole vissute/ nelle viscere

dei luoghi che ci portiamo appresso/ (anche

per una vita/ hai detto) che stanno a ricordarci le cose

morte/ e le altre: le più sporche.

 

Dall'ombra

 

Tutto si genera dall'ombra - sai -

anche la parola che giace/

la parola

crocifissa/ che tace

cercata senza timore/ nell'ombra

- quando il cielo

chiude la città in un orizzonte di fuoco/

o quando la notte penetra

tra il gioco delle mie paure/ o tra le cose

che si richiudono

bruscamente/ resto,

tra le pagine trascritte, come nelle sere d'inverno.

Ho seguito - non io (forse) - la luce senza mai

toccarla/ la voce piana, in frammento che si intozza e

balla in calli di silenzio, in orli e precipizi. IN

THE SHADOWPLAY ACTING OUT

our OWN DEATH.

Toccare la materia del mondo e mordere. Senza

conoscere il mondo/ ah! que le monde est grand à

la clarté des lampes! Aux yeux du souvenir

que le monde est petit/

e viaggiare (muovendosi) tra le parole

versate/ in una topografia di specchi

e raccontare/ e dire: senza dire. (E scopare: la storia.

Anche). C'è uno sguardo che cerca ed uno che tace -

non qui

davanti a me. Qui ho solo volti senza volto e canzoni di

torba e ghiaccio. A pag. 93 di "Angelus Novus" ed. Einaudi,

Benjamin scrive: "nel sostituirsi dell'informazione

alla più antica relazione, e della "sensazione"

all'informazione, si rispecchia l'atrofia

progressiva dell'esperienza." Non resta che

aspettare. Cercare forse. In quest'ombra che

inghiotte saliva e sangue. Che fotte scrittura e

lingua. IN THE SHADOWPLAY/ TO THE

CENTRE OF THE CITY WHERE ALL ROAD MEET

LOOKING FOR /

 

***

Eí mattina. Con il tedesco in mutande

e tatuato in mezzo al petto e sul

capo (che è rasato)/ con una croce

uncinata, davanti alla doccia. Líostello

è di quelli con la muffa. Ti chiedo

è un nazi-skin o solo uno

stronzo? Tu sorridi e mi sai anche impaurito.

Qualcuno fa colazione. Saluti.

Nel bagno lo sciacquone non funziona.

( e non scrivo questo solo per dirlo;

ma perché questa poesia vuole stare

bassa, come da molti anni ormai la

poesia dovrebbe stare. Quello che mi

rode è quando sta china/ col culo

sempre pericolosamente alzato. )

Sai cosa pensavo - non quella mattina

in North Strand Road, con il tedesco che

non ci lasciava passare - ma ora/ pochi

minuti fa, quando parlavamo

: ad una great swindle della poesia. Forse

farò suonare i miei versi.

SerialKiller

Di tanto in tanto, non

sempre, sospendo l'esercizio.

Questo riempire vuoti con volti

che ricordo/ spesso. E cose dette.

Da chi non lo ricordo mai

bene. Cancello sulla carta le

bocche, mozzando la lingua

prima. Tenendo soltanto le

parole. Che metto assieme,

cucendo suono e ritmo, mostrandone

il silenzio. Lasciando aperta la mia

mano perché ne accolga il sangue

che cola/ lento. Non c'è molto da dire

di altro. Ma è che mi diverto. Anche

se devo interrompere, qualche volta,

perché si confondano le tracce.

***

con fatica. le mani appoggiate al silenzio/ attraverso

la pioggia, nella notte: una statale qualunque/ (I let

love in di nick cave alla radio) ma è un ritmo che non

riesco a seguire, mentre cerco le parole/ la cadenza

della voce per descriverti

quello che è andato perduto. (because I do not hope

to turn again). E in questa poca luce non riesco nemmeno

a tracciare una mappa, a darti delle coordinate per farmi

ritrovare.

 

***

"non serve chiedere a chiunque passa" - ti dico - "o sapere

quale sia la strada, il nome della città/l'indicazione per

uscire/ o soltanto la direzione. è che dobbiamo restare in questo

cono d'ombra - fermi e immobili, in silenzio - a guardare le labbra insanguinate/ i polsi o i volti che si allontanano/

le cattedrali che esplodono. le nostre stesse parole

inzaccherate di vento e rancore". (un uomo ci passa accanto

portando poche cose con sé/ uscendo di scena. fuori).

 

da Àkusma - Forme della Poesia contemporanea

(Metauro edizioni, Pesaro, 2000)

PASSAGE (4/4)

"Quando la vita ritorna, cessa la contemplazione (il sangue scotta, gli occhi

non guardano più il cielo e la terra, accarezzano quel che è vicino). Partenza. Ritorno. Da che cosa? a che cosa?"

(Renato Serra)

 

1.

cíè nebbia ora/ in questo passaggio. in questo

paesaggio assente. città deturpata. sera che

cade. o già caduta. muoviti piano/ senza

nascondere il viso - lo vedi - già disfatto

dall'inverno. e lo tocchi/ con mani di carta

sottile, pagine e silenzio. e non tracciare

il confine. la ferita delle labbra/ che brucia.

2.

(april is the cruellest month)

le piccole pietre tra le tue mani,

aguzze parole/ l'occhio

in taglio di luce, obliquo/ e lo spazio

che resta/ che pesa, lo sento

tra i passi (inseguendo la palpebra incisa nel vento).

3.

tra i rami/ tra le foglie cadute/ si svelano

gli oggetti. tra le nostre bocche/ nellíalba (april is

the cruellest month) accanto ad un muro díombre.

che sono i miei morti. (breeding/ lilacs) "ma non è

appartenere questo..." hai detto "non è non avere

padri/ la nostra orfanità. ma questo averne/

di continuo. e contarli come si contano gli anni."

puoi indicare anche le tracce/ da qui. quello che è

rimasto, confuso tra le parole e gli enjambements. e

rendere conto. Waiting for the tape to run/ we've been

moving round in different situations/ décrire.

4.

ci sono soldati e gente che corre/ ammassata,

fitta/ che cade - è un sogno che faccio spesso. del

resto la notte non finisce a Hiroshima/ scriveva

Roversi nel 1965. ma non è continuare a stipare di

macerie i libri/ e passare attraverso/ e indagare/ che

può risponderti/ ora. e dare senso alle cicatrici

che porti addosso/ al diluvio di turno tra belfast

e palermo/ (and the dead tree gives no shelter).

5.

Kommt, bohrt euren Stollen!

la voce della notte - nera - ti somiglia/ nella cadenza,

mentre guardo le mani inseguire la struttura di un

heartcairn e cerco tra le foto che ho fatto, il momento

esatto in cui tutto è passato/ in cui il vetro ci ha reso

il gelo dello sguardo. lo stacco. il taglio. lía capo.

6.

La nostra porta è chiusa, e noi siamo dentro, e la chiave

Eí girata sulla nostra incertezza; in qualche luogo

Un uomo viene ucciso, o una casa bruciata,

Eppure nulla di questo ci appare chiaramente:

7.

...la pioggia ridisegna le radici. líauto veloce incrocia

la pianura. la città è un fuoco senza voce. hai

líincertezza delle parole/ mentre frantumi lo specchio

per non vedere quello che resta. dietro.

arrivare al confine/ per non fermarsi. il fango

sopra i vestiti. ascoltiamo i discorsi dei passanti.

riaccendo la radio. il muro di cemento segna/

non confonde. "THE PASSPORT, PLEASE!"

è uníombra che parla. il fucile puntato

8.

la scrittura capovolge le cose/ raccolta in un giorno

conficcando lo sguardo - piano - dentro líorizzonte

di nubi e nebbia/ in controluce. hai attraversato

il paesaggio/ coi capelli legati/ e con le mani

scomponi le mie parole in gesti ampi/ le scavi

come si fa con la terra. o per ripararsi dalla pioggia.

da Sirene di maggio - foglio di poesia, maggio 2000

Minimi spostamenti

.3

Non cíè nessun progetto di poetica/ solo nuova economia.

Nessuna revisione da fare/ solo stringere

i denti (chiudendo gli occhi per lasciarsi andare

a fondo). Immobili, gli alberi/ nella brina

come gelati da un mattino prolungato, rimandano

líimmagine di un orizzonte capovolto. Líautostrada

murata dalla nebbia. Il panorama è ancora lì/ chiuso

nelle macchinette fotografiche per bambini e turisti.

24 scatti. Memoria e mondo raccolti in un clic da poche lire.

Le onde dei giorni tra le case/ e in faccia. Salate.

Perfino la tristezza, a guardarla, ha cambiato forma.

Non più strada deserta o nebulosa. Pioggia e notte

così concrete da frantumarsi. Da disorientare.

 

 

Translations:

Fabrizio Lombardo

da Carte del cielo - Star charts

Traduzione di Alessandra Tubertini

 

***

Youíve got a world map for me/ and a star

chart: a picture shattered

of sense; you/ move you hips in a

circle of silence and dream, because you change

the name of things and remain stuck in my eyes. I

keep moving about in a crossroads without

signals, nor names. Among the words

that lie on the borderline.

***

In the restricted space you remain ñ seated

by the window ñ the train passes

through the opening left

between the wall and the light.

***

a project of a city ñ this is ñ (streets

already drawn/ crossroads marked, and squaresÖ)

which ignores street names, whose places have no

places to refer to/ words to reflect in/ a

plan (this one) now to be tied in with

your image of silence. your knowing not

how to say any longer. the motionless

hand. the shadow of the voice.

SerialKiller

From time to time, not

always, I stop this practice.

Filling empty spaces with faces

I remember / often. And things said.

By whom I can never remember

well. I erase mouths on the

paper, cutting off the tongue

first. I keep the words only. And

put them together, sewing sound

and rhythm, showing

their silence. Leaving my hand open

to collect their pouring blood

so slow. Thereís not much else

to be said. The fact is I enjoy it. Even

if I have to stop, at times,

to hide my tracks.

 

Sei poesie - Six Poems

Traduzione di Pasquale Verdicchio

 

ain't gonna rain anymore

Nick Cave

1.

a gesture. white. attempting to breach

its body. the eye as it moves off, biting

the silence/ ferocious/ that calls/ escaping

the hands/ tearing the words - the tongue

tight between the teeth in a shout - I describe

a death for you. the sudden space/ lacking

that opens to distance, to absence. "why will you

not kiss him?"

2.

with an uncertain movement/an imprecise

sudden jerk of the eye/ I try to

gather this new abandon/like

the death of someone who cannot be

said. outside the fog shifts our

uncertainties, pushes them away/further in.

 

"Piet "

without looking at him/ there - already dead -

his head on his chest/ almost removing him.

4.

you only slightly move your lips, to breathe.

to say (maybe). eyes open. looking at

the motionless hands/closed, and the voices

flattening, tense in the air, in this death vigil

wearing death - his - to forget.

5.

in darkness. seated. in a semicircle.

dark crown. black night of rosaries in their hands.

you have left the room/ and shattered - the anger

in the eyes, fists clenched to the point of

pain - the useless wake/ the false one, unending

prayer. it is enough to remember it. at times. you say.

6.

lost in the obscured space/ in this

long silence that you do not recognize/in this past/

you calculate distances: between the body

immobile, laid out, like upon a fragment of glass

left in the shadow, the sound of steps and

the fast ticking of the heart, on the edge

of the world. here/ in the room that breaks into abysses

and pain/ in sentences and memories/ in dampened whack,

of a house inhabited only by years, in the incomprehensible

escape of faces, of bodies: you recompose the deaths

in the deforemed reflection of the eye/ in the weight of the words/

with the voice unable to exit/ following

a place in which to remain. so as to leave.