La Poesia italiana del Novecento - The italian Poetry of the 20th century

Renato Greco


 

Renato Greco Ŕ nato a Cervinara (AV) nel 1938, poeta di Ariano Irpino (AV), dove ha passato l’infanzia e la prima giovinezza, e vive a Modugno, alle porte di Bari. ╚ autore di quarantotto raccolte singole di poesia, tra le quali le pi¨ recenti sono: “Un brusio d’anime” (Ladolfi Editore, 2012), “Colloqui e amabili fraseggi” (L’artedeiversi, 2013), “Il vero dello sguardo” (Ladolfi Editore, 2013), “La parola continua” (Sentieri Meridiani Edizioni, 2013), “Finzioni e altri inganni” (L’artedeiversi, 2014), “Variabili geometrie” (L’artedeiversi, 2014), “Quaderni palesini  II” (Tabula fati, 2015), “Quaderni palesini  III” (L’artedeiversi, 2016). Ha al suo attivo un’opera di poesia epica in 5 volumi dal 1996 al 2000: “La lunga via, da ieri fino a dove”, Epopea umana dall’OscuritÓ al V secolo a. C., in 146 sequenze di endecasillabi sciolti e relative note storiche di complemento (Edizioni dal Sud) e le raccolte antologiche: “Autoantologia, Poesie scelte 1955-2000” (Edizioni dal Sud, 2002), “Biografia d’amore, Poesie scelte 1950 – 2005” (Edizioni dal Sud, 2005), “Dediche” (Besa Editrice, 2009), “La sabbia, il vento, Poesie scelte 1952-2010” (a cura di D. M. Pegorari, Sentieri Meridiani Edizioni, 2011, tradotta in Spagna da Turpin Editores di Madrid, nel 2012, col titolo “La arena, el viento”). ╚ autore di saggi, tra gli altri, su Salvatore Quasimodo e Vittorio Bodini.

 
        

Web            rengreco2@gmail.com     

 

POESIE


 

da  “POESIE  2003/2004” 

 

 

Galli  in  cortile

 

 

Capo trib¨ semita di Kabul barbuto

con turbante e caffettano neri, sta’ fermo!

 

Non avventare dagli occhi lampi di fuoco,

bestemmie miste alle preghiere del Corano!

 

Non agitarti, fermo!, maledetto pollo!,

quasi il sole si copra col tuo mantello nero!

 

Non costruisci proprio niente, neanche il regno

che vorresti creare del tuo dio in terra!

 

Anch’io, anch’io, anch’io! La foga mi spinge

a grandi passi impettito nel mio cortile!

 

Se tu cosý nel tuo, io nel mio! Galli

feroci che il destino non faccia incontrare!

 

E se minuscolo a tuo petto, non ti temo,

rizzo la cresta, gonfio il petto: e chicchirichý!

 

 

 

Uno  fuori  dal  branco

 

 

Il bambolotto lustro delle televisioni.

Il divo milionario dei ritmi pi¨ alla moda.

 

 

Le teste vuote che stravedano per loro.

 

 

Le folle ossessionate di ragazzi soltanto

che cercano l’occasione di “farsi”,

(come dicono).

 

 

Nessuno sognerÓ altro che d’assentarsi,

lasciare il suo presente senza vie di sbocco

e un modo per stordirsi, uscendo da se stessi

per poi sentirsi peggio ogni giorno di pi¨.

 

 

A tutti sfuggirÓ chi ci guadagni in questo

mondo dell’artificio.

Solo qua e lÓ, non sempre,

uno fuori dal branco avrÓ lampi di luce

nel sonno tormentato credendo di sognare

nelle sue lunghe notti un’isola beata.

 

 

Ricca, ma di silenzi e quasi senza folla.

 

 

 

Autonomia,

casa  del  poeta

 

 

Non so se si domanda cosa cavi,

in fatto di nome e soddisfazione

il moderno poeta, dallo scrivere

che fa del suo pi¨ intimo sentire

nella spietata societÓ di sempre

che non coltiva il campo dello spirito

nel pi¨ sciatto e banale rapportarsi

ai valori dell’utile e concreto.

 

 

Io, sý, me lo domando. Per la legge

di chi pratichi un’arte senza gloria

e malgrado il silenzio che comporti.

E, tuttavia, non desisto o freni

in alcun modo la mia voce, sola,

per dire al mondo che ci sono anch’io.

 

 

Sebbene da essa non mi venga nulla

e nemmeno ai poeti che conosco.

 

 

Con essa, mi consegno a queste pagine

da cui non colgo altro che il mio crescere

d’animo e di persona non schierati,

pur nella condizione di un nessuno.

 

 

 

 

Inverno

 

 

Il gelo suggerisce inverno.

Inverno Ŕ una lista di proscrizione.

Io, ero fuggito prima.

 

 

Ma esaminiamo se Ŕ costato

allontanarsi di lÓ

e con quali parole.

 

 

Non mi Ŕ costato molto, in veritÓ,

e non ho speso una parola.

 

 

Occhio ai commenti degli sfortunati

costretti a rimanere al gelo

che non sgravi nessuno d’influenze,

malori e febbri o cali di pressione

e sfinimento per i giorni grigi

che non lascino scampo ai colori.

 

 

Io, ero fuggito prima,

evitato i mari in tempesta.

 

 

Mi sono trasferito ai tropici

dove, come in sogno, mi giunga

ora la voce che mi suggerisce:

“Inverno, va’ al diavolo

e ti dico in vero poco”.

 

 

 

 

 

Procedimenti

 

 

Gradualmente, a piccole tappe,

diminuisce il dolore dell’anima

non so se per l’etÓ o per stanchezza.

 

La grande bestia sanguinaria

allontana da me i suoi uncini

e io siedo nella consueta stanza,

muto e quasi assopito, come

il piccolo burocrate che Ŕ chino

diligentemente sui suoi registri.

 

I solitari raramente hanno

amici – solo conoscenti –

sonora esclusa luce delle notti.

Io corro pi¨ del mio dolore,

lo allontano dal mio recinto

che non soggiaccia che ai silenzi.

 

Le grandi piogge del dissenso

hanno scavato una distanza

nelle montagne del dovere

adoperarsi a ogni costo.

 

Io costruisco la mia opera

sui fondamenti della lingua

fra i rigori della forma

e di parole misurate.

 

 

Malasorte

 

 

Hanno tradito il seme che cresceva

nella natura libero e selvaggio,

aggirato i problemi e le coscienze

credendo in un teorico futuro

se non per pura fame di profitto

e non preoccupandosi per altro.

Per essi soltanto l’oggi Ŕ che conti

e odiano che glielo si rinfacci.

 

 

Dalle loro mani dipende

un incertissimo avvenire.

NÚ alcuno ha fatto da contrasto

alla perniciosa tendenza

all’autodistruzione, alla rovina.

 

 

Ogni voce contraria non fa testo

per la loro mentalitÓ distorta.

Hanno importante il momento da cogliere,

l’apparenza che vinca la sostanza.

 

 

E basta che ogni tanto un’illusione

faccia fare un solo passo all’indietro

da queste infami strade compromesse

e si gridi al miracolo, al portento,

dimenticando quello che ci aspetti.

 

 

 

Elastici  e  poesia

 

 

Si stabiliva la distanza.

Dieci passi, pi¨ cinque.

In modo che non vi

fossero dubbi per nessuno

e gli elastici uguali.

 

 

I sottili, usati per fermare

gli incartati.

Che non sarebbero

mai arrivati al muro.

Avrebbero richiesto

ali per farlo.

Ci si schierava, rigorosi,

e si lanciavano gli elastici.

 

 

Non vincevo mai a quel gioco.

Erano bravi pi¨ di me.

L’elastico da me scagliato

cadeva spesso a qualche distanza

dal fatidico muro.

 

 

╚ come adesso,

che vorrei tagliare

un mio traguardo personale

nella poesia complessiva

ed esso mi si sposti

in lÓ nel tempo

che inizi a mancarmi.

 

 

 

Distante

 

 

 

Distante e come un sogno evanescente

il luogo in cui ti piacerebbe stare.

 

 

Anche importa con chi: oppure mentre

la donna incontri che sapresti amare.

 

 

 

 

 

 

 

Voli

 

 

I grandi voli del pensiero,

gli intimi voli che uno faccia

viaggiando in ogni luogo e tempo.

 

 

Senza bisogno di valigie

nÚ di compagni avventurosi.

 

 

Nelle domenicali docce

giocandosi in piedi il momento

sotto lo scrosciare dell’acqua.

 

 

Si mettano ali, si voli

con trepidi squilli del cuore.

 

 

╚ volo adatto a pi¨ traguardi

che copra miglia e miglia altrove

senza cercare mai ritorni.

 

 

Sfidando ogni legge o legame

nel baratro rosso del sangue.

 

 

 

 

I  miei  motivi

 

 

I miei motivi, antichi ragazzi come me,

dall’inizio alla fine di un lunghissimo scrivere.

 

 

Ma voi li conoscete per l’animo inquieto

e la gioia di dire e per la vena facile.

 

 

Anche per questa, sia, ma come corollario

dello stupore d’essere e sentirsi un diverso.

 

 

Uguale in tutto agli uomini e solidale fratello

ma, tuttavia, illuso dall’arte mia povera.

 

 

Avrei voluto dirvi di pi¨ e meglio, certo,

trarre dal mio bagaglio mirabili leggende.

 

 

Ma ho penato, e tanto, scavato anche nel fango

sperando di trovare la gemma da donarvi.

 

 

Ora non Ŕ il momento di fare del teatro.

Mentitemi, vi prego.

Ditemi che mi amaste!

 

 

 

 

 

 

Da “L’ARENA,  EL  VIENTO”

 

 

ALAS  INVISIBLES  TUS  PARDOS

 

 

Alas invisibles tus pardon

pelos tendrÓn en la tarde

y mayo por ti olerÓ de acacias

que estÓn a punto de florecer. En el silencio

repentino de los pÓjaros

murmurarŔ despacio tu nombre

y me sonreirÓ de la sombra

tu rostro africano.

Tus manos serÓn flores sobre de mi

brotados y le apretarÚ temblando,

pregundandote perdona del engano:

de la estaci˛n y de la juventud,

de este nuevo amor que me toma

por ti que no sabes y que te acampas,

como un idolo antiguo paro a la oscuridad,

mi beso adorador.

 

1952 – 1989  -  La llave cay˛ a mar

 

 

 

FUGA   DE   BACH

 

 

Prodigue una nave y no me vuelvo

a mirar porque es interminabile.

Secuestrada escucha tu paso conducire

yunto a mý. La catedral estÓ vacia,

cantante a la pasi˛n del antiguo

Bach. Me he sentado sobre sillas largas

y sobre la alfombra una botella vacia

en el mientras un disco  gira sobre su pilar

y veo tus ojos subitamente

que guinan y luego devuelve, lejanos.

Llego las manos en acto de rogar,

quizÓs llore un poco, mientras  una paz

nueva me baja en pecho y te agradesco

no haber llegado hasta yo, para me

haber sonreido de lejos.

 

1964 – 1989  --  La llave cay˛ a mar

 

 

 

PRESENCIAS  SULFUREAS

 

 

Las presencias sulf¨reas en los suenos.

Particulares formas de presagio

de que  se propaga el espectro de cada

imprombable estructura.

Mensaje

allucinante.

MÓscaras grotescas.

Acercamientos minimos,

ay dulzuras,

a la esencia real de las cosas.

 

1972 – 1991 – Cantas sobre el anochecer

 

 

 

INVENTARIO   ECLESIAL

 

 

la iglesia es el lugar donde se recoge

lo mejor del barrio el domingo.

nos ves a las mujercitas, los muchachitos,

el farmÓceutico, el abogado, el doctor,

el empleado, obrero, dirigente,

a veces el politico por votos,

el esbirro disfrazado de burguŔs,

las senoras de clase y de docena,

el prestinaio, el artesiano en justo,

alg¨n studiante de liberaci˛n,

un pueblo denudo de compungidos

vestido con su vestido mej˛r.

no hay un credente.

 

1995 – 1995 --  Minucias y otros casus de hoydia

 

 

 

NUESTROS   OTONOS

 

 

Tu otono es parecida a una fiesta

alrededor de una anteiglesia de campo.

Os giran los colores de los novivos

y los vestidos de las campesinas

llegadas a divertirse y a parlorear.

Hay alla una ruinosa fragante concentraci˛n

de tenderetes colmados por poco,

que serÓn manana quiÚn sabe d˛nde.

 

Parecido es el mio a un triste corteo

de týos que cuchichean entre ellos

y buscan el momento para derretirse,

dejando los pocos intimos a entristecer

extraviados bajo el fresco de los cipreses.

Sobres es un cielo uniforme, todo gris,

irregolarmente lagrimoso,

mientras que los violines tardan sobre lo flÚbil.

 

1985 – 1995 – Camino entre las estrellas

 

 

 

FELIZ   CULPA

 

 

No, no lo tendriamos nuestro,

el impulso que nos empuja

en las desaventuras a la autoestima

o en los desastres a buscar la vida.

 

Ni a mi darýa

inigualado amor

y alivio y raz˛n de mi mismo

la inclinaci˛n  al sueno,

a la bellezza,

si Úste de cantar

es el feliz,

dolce y terribile

mi culpa.

 

1990 – 1997 – Obra nona

 

 

 

CARRETA   DE   LOS   MARES

 

 

Aquel humilde buque que revuelta

despuÚs de mÓs que trenta anos todavia el mar,

lleg˛ ayer en el puerto a descargar.

 

Firme legado al quelle, vientre vacio,

en medio a otros disfrazados a arte,

a chimenea apagada.

 

Entre los puentes iluminados

de las mÓs j˛venes hermanas, a tarde

casi parece no semos,

lento a entrenarse del orýn.

 

Tres marineros y un cocinero

de color lo esperan acabar.

 

1990 – 1998  -  MÓs luz de sombra

 

 

 

MI  CORAZON  DE PAPEL

 

 

Mi coraz˛n de papel es tan frÓgil,

que con nada los trapos. Arr¨galo

dunque juegos, sin hacer caso.

 

Mi coraz˛n de papel es tan blanco,

que lo ensucias con nada y aquellas huellas

no basta toda la sangre a limpiarle.

 

Mi coraz˛n de papel estÓ tan hecho,

que basta ya alguno pliegue y una solata

para verlo sombrero a un albanil.

 

1990 – 1999  --  La evidenzia de los vivos

 

 

 

TIA   MARIA

 

 

Sobre la tia Maria fue prohibido

poner pregunttas a los adultos.

El se divis˛, blanca de pelos,

sesi˛n a la ventana al primer plan:

los se llevaron en habitaci˛n las comidas.

Por quantos anos fue asý la istoria

de aquel siempre lleva dique,

del silenzio que fue solicitado

para no molestar a la anciana juntada,

ahora enferma,

retirada Úl antes de la guerra,

duena de la casa y la tierra,

en su reducido espacio de dos habitaciones

a causa de una desilusi˛n de amor.

 

1991 – 2000  -  Desde  lugares  anteriores

 

 

 

GEMA

 

 

Quien puede tenerte su, Úl es encantado.

 

Quien te llevas a la mano, te acaricias tiernamente como flor rara.

 

Feliz quien te hablas, quien te tocas, quien duerma junto a ti en

tu resplandor.

 

No le importa que eres tan dura

y fuerte y angolosa, cuando senalas,

asý fÓcil, su curaz˛n de viario.

 

1990 – 2002  -  El  pianeta  sumergido

 

 

 

HIJOS   DEL  VIENTO

 

 

Somos hijos del viento y volÓtines.

 

Hemos llegado  del aire, no es nuestro

y el viento, a un rasgo, privarÓ de ello.

 

Ha sido el viento a llevarnos aquý

y serÓ el viento a reconducimos calle.

 

Como sabemos que estarÓ en el viento

que seremos olvidados, por fin.

 

1991 – 2003  -  Los  paisajes  sensibles

 

 

 

OTRA   COSA   CURIOSA

 

 

es que no me gusta por un detalle de que

sea glot˛n, que sÚ: el seno bien formado,

las caderas estrechas, la curva ridonda de

las nalgas, la suavidad, el olor, otro, pero

como en ella estÓn bien junto incluso

discordando, cada uno, de alg¨n modo:

 

ejemplo, el pequeno estrabismo que la

hace despistada mientras me mira, las

piernas largas, el labdomen un poco

corto, los brazos sutiles, las manos

fuertes, el color pÓlido de la piel:

 

y ella mismo, se lo dijera que me

gusta por lo menos en lugar de por

el mÓs que le atrae en cada mujer,

muy la entretendria y dirya:

lo supe ch’eri est¨pido, pero asý!

 

2001 – 2007  -  En  contrapunto

 

 

(Trad. Michele Vigilante)