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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PAGNANELLI

Remo Pagnanelli

Tombeau

L’anno ha pochi giorni perfetti.
Non ci lascia mai incolumi la divinità felpata.
Noi la subiamo come l’eccessivo caldo
o il troppo freddo.
Nel corso passano senza freno i dagherrotipi
della nuova eleganza e ci portano via
le donne e la vita.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ADDAMO

Sebastiano Addamo

TRAMONTO
Questa luce corvina e i cavalli
impazienti battano la paglia per
la futura età senza ombre, gli alti
occhi sono spenti strisce di suoni
illuminano i deserti,
eco di sonni e labili attese
d’albe vecchie, ossari si rizzano
dappertutto,
non vogliamo nemmeno
espiare non aspettiamo più niente
parole inconsolabili
nella sera trasparente almeno fracassino
le tempie spezzino le rampe, gli spazi
corrodano una volta lasciati dagli
dei in fuga.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: VIGOLO

Giorgio Vigolo

STAZIONE

In sere d’eterno
diluvio m’è grato rifugio
la cupola interna
della stazione; e mi basta
sentire l’odore di zolfo
del fumo dei treni
perché subito si sfreni
la mia fantasia sedentaria
e via se ne fugga
fuor della scura tettoia
cercando nel buio dei prati
la gioia dell’erba nera

che succhia la pioggia.
Cammino su e giù per l’asfalto
di questa gran piazza coperta
che simula un vuoto mercato
o una cattedrale smessa.
I greci avevano il portico candido,
ma a noi meglio si conviene
questo fumoso chiesone
sconsacrato, ridotto a stazione.
Chiaror di lampi celebra
sotto l’arco di ferro
il puro altare delle montuose nevi.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: ACCROCCA

Elio Filippo Accrocca

IL RITORNO
Non riesco ad abituarmi
a non vederti più, a non sentirti:
è forse la condanna per chi resta?

Se avessi potuto raccogliere
nel cavo della mano la tua voce,
avrei almeno un’eco del respiro…

La tua aurora ancora scrive: è il fiato
d’una parola che rimane, il segno
della tua presenza indecifrabile.

Oggi due moto per le vie di Roma
(la stessa marca, stessa cilindrata):
ho chiamato, ma hanno accelerato.

Se ripercorro quella litoranea
o sollevo la sabbia di Lavinio,
tra le dita riaffiora il tuo profilo.

La filigrana del viso
torna a emergere dal vuoto,
come a un’estrema lente di follia…

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: CROVI

Raffaele Crovi
UNA CASA
Se abbandonate
se deserte di voci
se vuote o disabitate
le case si ammalano
cominciano a creparsi
a sgretolarsi, finché diventano
un cimitero senza croci.
Perciò, almeno una volta
al mese io vado a trovare
la mia casa di campagna,
la mia solida compagna
degli anni di ragazzo,
la testimone disinvolta
delle inquietudini della gioventù:
non c’è finestra, stanza, davanzale,
in essa, a cui non abbia dato del tu.
Magari le faccio visita
senza entrare,
ma ne accarezzo i muri,
dicendo: «Sta buona, sono qui intorno,
potrai imprigionarmi, se vuoi,
la prima volta
che farò ritorno,
ma intanto non nutrirti
della muffa verde che sbuca
dalle tue pietre, combatti il tempo –
intacchi, se vuole, i calanchi,
ma non i tuoi solidi fianchi –
tu resisti, mansueta, io arrivo,
non chiuderti come una tomba,
lascia aperta la soglia,
perché entri a far riposare
il mio corpo stanco
nella tua stanza più spoglia».
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LA POESIA DELLA SETTIMANA: FORTINI

Franco Fortini

QUANDO
Quando dalla vergogna e dall’orgoglio
Avremo lavate queste nostre parole.

Quando ci fiorirà nella luce del sole
Quel passo che in sonno si sogna.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PICCOLO

Lucio Piccolo

SE NOI SIAMO FIGURE
Se noi siamo figure

di specchio che un soffio conduce
senza spessore né suono
pure il mondo dintorno
non è fermo ma scorrente parete
dipinta, ingannevole gioco,
equivoco d’ombre e barbagli,
di forme che chiamano e
negano un senso – simile all’interno
schermo, al turbinio che ci prende
se gli occhi chiudiamo, perenne
vorticare in frantumi
veloci, riflessi, barlumi
di vita o di sogno
– e noi trascorriamo inerti spoglie
d’attimo in attimo, di flutto in flutto
senza che ci fermi il giorno
che sale o la luce che squadra le cose.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: PASOLINI

Pier Paolo Pasolini

SUPPLICA A MIA MADRE

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: GUIDACCI

Margherita Guidacci

In silenzio
Scrivo parole ogni giorno.
Non so dove arriverò,
scrivendo.
So che potrei tacere.
Colui che sa, non parla.
Muto nel ventre del tempo
dove uomini gridano, anche.
Lo sguardo
basterà per comprendere e dire
quanto la voce non dice.
Sfioro ogni istante, ogni giorno
l’urlo e il tuono. Vivo intorno.
Potrei fermarmi e attendere.
In silenzio.

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LA POESIA DELLA SETTIMANA: SPECCHIO

Mario Specchio

Di notte

È nella notte il canto delle Parche

quando chi dorme sembra già assopito

per sempre e i fuochi fatui ai cimiteri

prolungano il respiro di quel sonno.

Verrai di notte, mi sfiorerai leggera

nella tua voce ancora una poesia

avrà forma di vento

e sarà il vuoto colmo degli spazi

sarà la solitudine del mare

e le greggi che lasciano al mattino

il caldo della stalla, o grida roche

di fuori all’avanzare dell’incendio.

Ad ogni notte ti fai più vicina

ed io sento il frusciare del tuo manto,

preparo per te vasi di frutta,

lascia aperto un libro, brucio incenso.