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LA MAGIA DEL NON LUOGO IN ROBERTO PAZZI

LA MAGIA DEL NON LUOGO IN ROBERTO PAZZI

Erano dieci anni che Roberto Pazzi ci lasciava senza le sue poesie, un tempo impensabile nelle tempistiche contemporanee, eppure il tempo giusto secondo l’esempio dei grandi del passato. Il tempo giusto per una riflessione lenta sulle cose, e l’attesa che esse compiano su di noi i necessari cambiamenti. Così arriva, dopo una vita da romanziere e numerose presenze al premio Campiello, allo Strega, al Viareggio e altro, “Felicità di perdersi, Poesie 1998- 2012”, pubblicate da Barbera Editore. E per noi la felicità di perdersi leggendolo. Perché è così: ci prende per mano, con una lingua seducente e piana, e ci conduce a giro nei tempi, per stazioni deserte, fermate di autobus, sul greto del Po. E dopo tanto girare ci accorgiamo che siamo sempre lì dove lui è, a Ferrara. La città deserta e abitata dai Continua a leggere →

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STILE E MISTERO IN PAOLO FEBBRARO

STILE E MISTERO IN PAOLO FEBBRARO

Forse la poesia è un essere altrove. Scriverla è prendere il volo, librarsi sulle cose, immergersi nell’acqua invernale fino a toccare il fondo. Il mondo deve avere confini più remoti di quanto si crede. Gli elementi sono quattro o forse più e altrettanti sono i mondi in cui si divide il mondo, tutti da esplorare, siano storia e natura, mito o cronaca. Ricorro un po’ inconsultamente a queste immagini per spiegarmi lo stile misterioso, nella sua determinazione e limpidezza, nel quale un naturale bisogno di poesia prende corpo in Paolo Febbraro, forzando i perimetri di ogni oggetto percepibile e pensabile. Febbraro ha un modo tutto suo, civile, razionale, selvatico per eccesso di onestà, di smontare gli scenari quotidiani e scavalcare a oltranza ciò che comunemente è oggetto di fede cieca. Come si vede in ogni poesia, verso e frase di questo suo ultimo libro, Fuori per l’inverno (Nottetempo), i versi invadono ogni semplice atto di pensiero, mentre il pensare non lascia in pace i versi, se ne impossessa, li strazia  e rimodella, inventando senza sforzo apparente la più straniata e straniante musica di parole che si può leggere oggi nella poesia Continua a leggere →

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LA POESIA DI MATTEO BIANCHI

LA POESIA DI MATTEO BIANCHI

La poesia di Matteo Bianchi, scegliendo nel folto dei discorsi quotidiani nella raccolta  La metà del letto (Lorenzo Barbera Editore), dà rilievo di immagini e irripetibilità alla presa di posizione dell’uomo nei confronti di se stesso e del mondo. Per cui la disposizione etica ha spazio lirico e il suo atteggiamento morale ha misura di canto, in queste pagine rastremate e tanto più intense nella loro concentrazione. La capacità immaginativa ne è il motore: un’energia intellettuale capace di trasfigurare da immagine a immagine in un vorticoso susseguirsi di riferimenti culturali e di ricordi, di figure e di dati del presente. Tutti elementi che contribuiscono in ogni caso in modo decisivo a disegnare un “insieme”, universo immaginario, dentro al quale si evidenzia la riconoscibilità generazionale dei trentenni, senza per altro assurgere a nessun tipo di presunzione e rimanendo anzi con i piedi ben piantati per terra dentro il nostro Continua a leggere →

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I “RICORDI DI ALZHEIMER” DI ALBERTO BERTONI

I “RICORDI DI ALZHEIMER” DI ALBERTO BERTONI

A me, che non sono un critico e nemmeno un poeta, la poesia di Alberto Bertoni ha dato soprattutto il senso di una incredibile fisicità, e ovviamente si può parlare per i suoi scritti di profondità, umanità, coinvolgimento conscio e inconscio che afferra il lettore e lo tiene incollato alla pagina. Questi Ricordi di Alzheimer  (Book Editore,  terza edizione) descrivono il rapporto del poeta con il padre malato e prossimo a scomparire, fino alla conclusione che apre il libro: “Commiato”. Si tratta della vicenda dolorosa, tragica, di una famiglia modenese, di una vicenda come tante, che in quanto tale, cioè come frammento biografico, “importa poco o pochissimo”, secondo l’opinione dell’autore; quante famiglie, quanti documenti, quante riflessioni psicologiche o psichiatriche accompagnano la malattia! “Se questo stesso libretto – scrive Alberto Bertoni – giunge ora alla sua terza edizione, fatto raro e singolare per un testo Continua a leggere →

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“MANCANZE” DI ALESSANDRO FO

“MANCANZE” DI ALESSANDRO FO

Nello sguardo di un suo personaggio (e nella propria scrittura) Antonio Pizzuto vedeva «qualcosa prossima alla preghiera, che dei voli è l’estremo». Me ne son ricordato scorrendo Mancanze (Einaudi), con il quale Alessandro Fo festeggia le nozze d’argento con la poesia (il suo esordio risale infatti al 1989, sotto le insegne dell’indimenticabile Vanni Scheiwiller, con la breve silloge Le cose parlano, ospite di 7 poeti del premio Montale), suggellato dall’ascensione di un palloncino «fatto a coniglio blu». Il tema della preghiera riconduce alla fase ‘religiosa’ della poesia dell’autore, annunciata nella sezione conclusiva del gemello Corpuscolo (Einaudi, 2004), quel Libro d’oro che ora costituisce, con incremento di undici ‘pezzi’, l’anta sinistra di un trittico completato al centro dal quadro musicale e modicamente profano di Il tono blu (variazioni Chopin) e a destra dalle variegate Figure d’angeli (il collegamento Continua a leggere →

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LE POESIE DI MARCO TORNAR

LE POESIE DI MARCO TORNAR

La pubblicazione del volume Poesie Edite (1980-1992) di Marco Tornar presso le Edizioni Tabula Fati intende recuperare e riproporre la produzione dell’autore precedente a La scelta, silloge che — edita nel 1996 da Jaca Book nella collana “I Poeti” — costituì per il poeta pescarese una sorta di consacrazione ufficiale, sancendone definitivamente l’inclusione nel novero delle più importanti voci poetiche della sua generazione. Marco Tornar, nato nel 1960, era stato poeta precocissimo: la prima plaquette di versi, Il segreto, è del 1981, e addirittura le sue prime pubblicazioni (come Enrico Carlo Ciancetta, il suo nome all’anagrafe) risalgono a quando aveva diciotto anni, quindi al 1978 — l’anno de La parola innamorata, l’antologia feltrinelliana che in qualche modo definì una nuova Continua a leggere →

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ELIS ISLAND DI SILVIO RAMAT

ELIS ISLAND DI SILVIO RAMAT

Ancora una volta Silvio Ramat è riuscito a sorprenderci con un libro di poesia. Dopo Il Canzoniere dell’amico espatriato (2009 e 2012 in seconda edizione accresciuta), dove si revoca in dubbio addirittura la paternità dei testi attribuiti a un amico lontano, dopo il poemetto eponimo in La dirimpettaia e altri affanni (2013), dove il poeta si fa narratore di una vicenda drammatica osservata dalla finestra per 20 capitoli di 16 versi ciascuno, ora in Elis Island la metrica diventa duttile strumento epistolare in un fitto carteggio con l’amica Elisabetta.Graziosi, italianista dell’Università di Bologna. L’Elis del titolo è appunto abbreviazione del nome della corrispondente, ma naturalmente Elis Island non può non ricordare per identità di pronuncia l’isoletta davanti alla baia di New York, Ellis Island, un tempo primo approdo degli emigranti negli Stati Uniti e oggi celebre per la Statua della Libertà, giusto il sottotitolo Poesie da un esilio. Silvio Ramat infatti immagina di scrivere da un luogo misterioso, ignoto perfino a lui, al tempo Continua a leggere →

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I PICCOLI DETTAGLI DI LUCIANO ERBA

I PICCOLI DETTAGLI DI LUCIANO ERBA

Luciano Erba appartiene a quella “linea lombarda” che Anceschi nell’omonima antologia del 1952  identificava nell’esperienza letteraria legata al mondo della borghesia lombarda e della civiltà industriale, in cui sono calati i poeti del così detto “Lake District” Como-Varese-Luino. Si tratta di un humus culturale profondamente segnata da una vena realistica e pratica, variamente articolata e risolta in termini ironico-fantastici tali da tradurre, in poesia, la messa a fuoco oggettiva in allusione e in ragguaglio marginale e distratto. Dentro la “linea lombarda” di cui occupa il versante a destra (“conservatore illuminato” lo definisce Raboni, “petit bourgeois” si definisce da solo), Erba si individua, in una sostanziale continuazione della tradizione poetica della generazione precedente, come l’esponente Continua a leggere →

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ANTICLIMAX DI LUCA CANALI

ANTICLIMAX DI LUCA CANALI

Ricordi a brandelli e ossessione di esistere. Nel duplice dramma Luca Canali ha sempre convissuto con la propria esaltante consapevolezza di essere un testimone in perenne viaggio. Capace di attraversare la violenza brutale del mondo contemporaneo e di descrivere da sapiente navigatore anche l’universo degli antichi Romani. Imbattendosi costantemente nel mostro orrendo della morte da sconfiggere o narcotizzare tramite una lucida autoironia. Con questa visione materialistica del procedere Luca Canali, classe 1925, giunge ora con leggerezza di scrittura alla silloge Anticlimax (Biblioteca dei Leoni, pp. 96, € 12) nel quotidiano tentativo di trovare un equilibrio fra realtà alienante e lucida follia. Traccia dopo traccia Luca Canali descrive le diverse trasformazioni, condannato a dolore, angoscia, infelicità, deperibile essenza, universale corruzione, decomposizione imminente. Non a caso il titolo stesso del Continua a leggere →

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ALBERTO MARIO MORICONI L’INCENDIARIO

ALBERTO MARIO MORICONI L’INCENDIARIO

È stato definito «il poeta più originale del nostro secondo Novecento» (Cesare Segre), che «sfugge a ogni possibilità di inquadramento nel panorama della poesia novecentesca» (Elio Gioanola), la cui «sperimentazione di grande originalità nel panorama del nostro Novecento non ha molti esempi che le si possano avvicinare» (Giorgio Patrizi) e il cui linguaggio «ridefinisce i confini del genere “poesia”» (Niva Lorenzini). Alberto Mario Moriconi, che è scomparso nel 2010 a novanta anni, ci ha lasciato in eredità un’esperienza straordinaria e inimitabile di poesia che mescola la più viscerale stratificazione colta a umori solfurei nella formula di una luciferina energia intellettuale di matrice illuministica. Un procedere ironico che si può vedere nelle righe che dedica alla sua vita di poeta (in Vita becera del poeta, da Un carico di mercurio): “Meno / la vita becera / del poeta, / mi tengo il ceffone / o mal lo Continua a leggere →