La Poesia italiana del Secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century

Enrico D'Angelo

Enrico D'Angelo è nato a Luzzi (Cs) il 22 luglio 1954, vive e lavora a Grottammare nelle Marche. Ha pubblicato le raccolte di versi: Le giornate (Periferia, 1984), Quasi una serra (Plural, 1991), L'Attenzione (Periferia, 1994), col poeta arabo Malik, Andata e ritorno (Fenun, 1997), Night (Abramo, 2003), Merci madame de la nuit (Abramo, 2005), Il fiore della serpe (Cattedrale, 2009), Versi Esitasti (Di Felice, 2013). È stato redattore della rivista "Periferia", per la quale ha ideato e curato la sezione 'Africana'; ha fondato e diretto il semestrale di letteratura internazionale "Plural" e ha ideato, essendone ancora il direttore, “Smerilliana”. Attualmente dirige la collana di poesia per le edizioni Di Felice. Suoi testi poetici sono apparsi su varie riviste, fra le quali "Ritmica", "Oriente & Occidente", "il rosso e il nero", "Novilunio", "Istmi", "l'immaginazione", "Versodove". È presente in Amore traduttore (traduzioni da Henri Michaux, Periferia, 1995) e ne L'avventura amorosa. Antologia della poesia italiana contemporanea (Abramo, 2000). Hanno scritto, fra gli altri, sulla sua poesia: Raffaele Sirri, Gabriele Frasca, Ciro Vitiello, Gianni Maffei, Mauro Minervino. È stato tradotto in tedesco (da Riccardo Held) e in slovacco (da Stanislav Vallo). Ha curato la raccolta di novelle orientali La vita e la sanguisuga (Abramo, 1997); la raccolta di novelle slovacche Il sorriso verso il buio (Abramo, 2001).

E-mail  dangeloen@gmail.com

 

 
La soglia

 

 

SONETTI DEL VOI

 

 

 

 

*

Di moto è l'immagine che io ho

nel mentre risalite conturbata

eppur puntuale e svelta sul metrò

d'ognuno dei sottosuoli Voi inviata:

nel ventre entrate d'una galleria

vestigia di caverna a nulla alterna

di luogo in cui patiste ruberia

di cosmica sabbia a Voi già interna.

 

 

 

 

1.

L'allegro conversare della sera

è un paziente cercarsi che poco aiuta

del vivere i bagliori e la sua mera,

anzi odore di polvere ne fiuta.

Eppure, mentre spengesi la luce,

annuncia un'altra luce la presenza

che, inedita e discreta, in Voi traduce

i moti luminosi di coscienza.

Se poi l'ombra dell'ombra mi seduce

dopo ogni appuntamento con l'amore,

allora appare tutto in piena luce

dal Vostro corpo reso anima ancora.

E allegra chiedete, pur nel peccato,

se forse un Dio abbiate o un uomo Voi amato.

 

 

2.

A fior di labbra quest'ombra Vi dona

se incerta tremola d'un bel sorriso

che chissà quali ricordi ripone

entro le pieghe d'una gonna lisa.

Il tranquillo cuore che mai minaccia,

o mente che ragiona eppur inclina

verso un sentire dentro che s'affaccia,

mano con mano adesso ci avvicina

proprio lassú dov'Amore immutato

resta, e non cambia colpo dopo colpo

questa mia e Vostra intimità innata

quando pian piano quando in una volta.

E, accanto a Voi, triste prende tristezza

nuova chi rinunci ad altra carezza.

 

 

3. Scespiriana CVI

Da cronache d'un tempo, quanto perso,

vedo descritte creature mirabili,

la cui beltà irradia in antichi versi

e dame morte e cavalieri amabili;

allora, tanta bellezza ammirando,

di mano o piede o labbro od occhio o ciglio,

quell'antica penna Voi da tanto

annuncia, qual sublime meraviglia.

Cosí i detti pregi restan profezie

di questo tempo, Voi prefigurando;

ma il passato, sapendoVi per via

di visione, non seppe piú alto il canto.

Mentre qui, noi che vediamo il presente,

occhi abbiamo colmi, lingua tacente.

 

 

4.

Questa fertile in Voi terra di casa

a colpi di rima alfine toccare

tanto che vita non sembri di stasi

ma ardita piú della parola rara.

Cosí a volte, rincasando con lena,

sia lieve la sera e d'ampio ventaglio

se pur l'ombre diverse in strade piene

durante il passeggio il lampione eguaglia.

Le voluttuose labbra al pan di spagna

ora gusto baciando e, quando l'edera

il balcone invade quasi a campagna,

il desiderio permane nel credere

a lavica rosa o ad altra odorosa

quanto di fiamme dà storia amorosa.

 

 

 

5.

Meraviglia che accenda luce immensa

d'una donna la mano fra i tendaggi;

o che rosa nel vaso renda intenso

olezzo il vivo gesto d'un omaggio.

Intanto spira raso terra agli orti

il vento - e sbanda il panno in cima all'asta

e al rogo manda fra aeree fiamme il torto

che sempre salva il nulla che non basta.

Di Voi lo sfavillìo agisce or felice

ché cose assai di cuore l'occhio mira:

come quando in cielo d'un lampo la radice

sull'intima casa di luce attira

fulminea l'energia che l'aria ingombra

e scarica del lampo al suolo l'ombra.

 

 

6. Scespiriana LX

Come onde verso la petrosa spiaggia,

cosí gli istanti fan flutto finendo,

ognuno in noi mutando l'altrui viaggio,

in quanto affanno se avanti spingendo.

Nasce la vita in un mar di lucori,

striscia a maturità, quasi raggiante,

ma eclissi ne stregano gli splendori,

e il tempo, che tutto dona, pur ammanta.

Il tempo affligge le età fiorite,

e linee affonda rugose di bellezza,

a dolci essenze di natura invita,

ma leva colla sua falce ogni ebrezza.

Eppur nei tempi il mio verso riluce

in Voi, spregiando la sua mano truce.

 

 

 

7.

Nel clima autunnale del pomeriggio

celano il Danubio nebbie sospese

e, nel luogo d'appuntamento, grigia

si fa intorno, fra i palazzi, l'attesa.

Fradici d'acqua, prima queste foglie

eran dei rami la malinconia,

forse d'ogni passo umano la soglia

conosciuta, quasi una prateria

umida di brina. Ma or che di corsa

tu arrivi, dalla città nel rumore,

qui s'avvera che, intime risorse,

han fine i viaggi in incontri d'amore.

E parlerai cogli occhi, i tuoi di Marta,

chiederai ch'io resti, che giá io non parta.

 

 

 

*

Poi che illibata permane la storia

Vostra, per quanto mia sia, e specie induce

d'ogni vicissitudine la scoria

in un'acqua che disseta di luce,

certa la parola ci grava da dire

salvo confidare in quella che scarsa

nel conversare sia, ma abbia sue le mire

di un'intimità innata a Voi già parsa.

 

 

 

LA SOGLIA

 

 

 

 

In limine

 

Questo giorno come questa pagina

svolta che non sa se terminare a ieri

o essere per l'indomani, che estrema

ritenta la luce proprio ove intimo

tremore è l'ultimo pensoso sguardo;

e, tenera in sé di segni e di sogni,

in noi cosí resta incontro del tempo

con il tempo, quando ci leggeremo.

 

 

 

 

Cose e nebulose

 

Pure se lasciati in un estremo

crescere in cui, cinti di polvere

e gas, nudi negli occhi fidiamo

in semplici cose e nebulose

oppure da esse ci lontaniamo,

ancora di noi si cura il mare

quando pesca un incidente raggio

e nel rifratto raggio ci misura

la nostra direzione di libertà.

 

 

 

 

O malinconico cuore

 

O malinconico cuore, io non conto

di lasciarti da solo per il mondo

quando a me il rinunciarti duole

perché per te solo nacque l'amore

.per questa morte sopravvivente

per questa vita soprammorente

credo nelle stille dei colori

sento negli echi le parole;

e per ciascuna sono in parte quale

l'aria stregata da foglie nel vento

e in quell'altra rimasta uguale

la zolla galleggiante del sentimento

o la luna che riluce avendo

oltrepassato il limite mortale

o il sole che riduce avendo

oltrepassato il limite vitale.

 

 

 

Parlando e tacendo

 

Pare subentri del silenzio il nero

e il cuore riceva e al tacere induca;

anche per questo diviene il pensiero

un mentale andare che non va in buca.

Intanto si dice che il suo affinamento

il tempo lo abbia parlando e tacendo.

Poi in noi si traduce, e un po' di talento

è un abbraccio e una conversazione;

poi in noi si traduce, e un po' di talento

è una preghiera e una conversione.

 

 

 

Se acqua o cielo

 

 

Dove ognuno muove o segna il passo,

e dove la vita pare incerta sul dafarsi,

l'angolo non è piú quel preciso punto

del pensiero che cela o a volte svela.

Ma come si riflette l'acqua nel cielo

e il cielo appunto nell'acqua... ne sai

tu forse il principio del riflesso?

in quale dei due - se acqua o cielo -

ha origine l'imitazione o in quale

nasce, a se stessi ignota, la comunione?

 

 

 

Linfa vegetale

 

Pallide linee

di linfa vitale

tra la fine e il principio

un ritornello appena accennato

è il vicolo disordinato della bellezza

pallide linee

di linfa vegetale

appena alle abituali note

fumide degli auguri, di risa

e cristalli un tintinnìo commuove

nell'aria fra le risa un pianto

intanto che il compleanno cade

dell'inganno alle nostre vite

pallide linee

di linfa vitale

pallide linee

di linfa vegetale

volge il salice all'acqua

e nelle foglie le radici

ogni mattina vogliono bere

infilando la testa nelle proprie ginocchia;

intanto nella stanza cadono i miei occhiali

sul pavimento, i libri ridendo si riassorbono

nel muro e (si lamenta) il tempo

si lamenta se mi arrendo

mi tolgo gli abiti e li appendo.

 

 

 

La fonte e l'ombra

 

Da questo a quello, da ciò che era

a ciò che sarà: cosí si ricava la forma

equilatera del triangolo dove esista

un rapporto corrisposto fra lato

e lato, mutevole e fisso ad ogni istante,

anche per quel nulla fra lato e lato

chiamato angolo, che un nulla separa

da un nulla. Ma un intervallo vi sia

che nel tempo fra me e la presenza

di Dio rimuova la fonte e l'ombra.

 

 

 

Lasciato al dunque

 

Lasciato al dunque. Né per esso ti sia

concesso di dire e non dire. Soltanto

un dunque doc, senza mania quindi

in tutta inerzia, a bocca stanca.

Ma al dunque, ti prego, dunque sorridi.

 

 

 

Sotto vuoto spinto

 

Sotto vuoto spinto, le lancette

nella propria rallentata rotazione

non eludono dell'attesa la fretta.

Erompe con le lancette dalla cassa

numeraria l'orologio: essendo disertore

del finito, viene ordinato di far fuoco

gli sparano: manifesto mortuario il suo

diario, affisso al muro in calendario.

 

 

 

Icona

 

Al chiar di luna perdura l'icona

di sé fa mostra intanto che dispare

felina dietro i vetri del balcone

nel soffio d'ombra d'una stanza cara.

Pur se fiamma arde nella stanza amica,

e lieve schiara l'angolo in penombra,

l'icona cela la sua forma antica

e chi suole svelare ora s'adombra

per l'acre dubbio se forse non sia

immagine sacra o volta a magia.

 

 

 

Della mano

 

 

Della mano sia sorte la carezza

sí da dirsi mano che piú non scorda

questo di noi intenso e privato ardore

che infinito se stesso invera il cielo;

dunque tace il pensiero e lo si apprezza

quassú nel firmamento dei ricordi

se gradino a gradino nel pudore

qual risposta d'Amore ascende e vela

col dentro il fuori, cedendo al divino

il nostro e suo fra nobili destino.

 

 

 

 

Misterica

 

Qual eterea luna a stella vicina

la varia nube ti vuole sua spuma

o patina d'un'acqua cilestrina

ch'evaporando di tinta si sfuma;

nel moto ondulatorio dei marosi

ogni cosa ha la natura di faro

che scruta prossime le nebulose

ma estremo tutto difetta se schiara;

allora nel nottario lo stupore

riponga sguardo e battito di ciglia

e Amore che conquista il suo dolore

lo atterri il mistero di cui sei figlia.

 

 

 

Oh questo fare...

 

In che misura scrivere ora il certo

se poi un sorriso vieta di truccare

il volto che la vita serba incerta

pur forse non volendo, ma che fare?

oh questo fare... come di matassa

che s'aggroviglia al moto di qualcosa;

che qui, nel doppiofondo d'una cassa,

di trottola ha sembianze e senza posa

attorno a sé girando stanca ed anzi,

in bilico per poco, va giú in danza.

Solamente un canto per questa terra

che a mente tiene l'ordine del moto,

forse un antico sentiero di guerra

vittoriosa ed all'uomo ancora ignoto.

 

 

 

La soglia

 

Se appena una mano scosta lo scuro

ecco in agguato un'ombra nel sole

e quasi una luce getta sul muro

di noi la preghiera che brucia in gola.

D'ognuno giunge il tempo dell'offesa

quando essere indecisi sulla soglia

è la piú vergognosa delle attese.

Non basta pregare di sana voglia

in qualche moschea, sinagoga o duomo

se poi il dolersi e lo straniarsi insieme

sono d'un uomo che già sappia l'uomo

di carne non fatto ma d'altro seme,

sono d'un uomo che già sappia l'uomo

d'anima non fatto ma d'altro seme.

 

 

 

Finis

 

I

Ma sinceramente

quale fede

coagulare mentalmente

se oramai

sapere di morire

non è

che un pensiero?

 

 

II

Cominciano a mancare

uno alla volta

tutti insieme

poi, dopo la pioggia,

si nasconde una lacrima

nell'aria ch'evapora

sapere di vivere

non è che un pensiero.

 

 

 

 

Spiriti domestici

 

 

 

1.

Nel sole che smorza i colori

per me tu ti pettini, sensibile

ad un nuovo romantico invito

o dolce innamorata indulgente.

A tratti delicati, carezziamo

nei volti la voglia di fragilità.

Allunghi nella luna l'amore

e i capelli spettini, sensuale

ad un nuovo impudico invito

o bella innamorata indulgente.

A tratti estenuati, carezziamo

nei volti la voglia di continuità.

 

 

 

2.

A me sembrava un peccato disumano

non desiderarti, per niente lasciarti,

esistere di cuore in cuore arreso;

oh verdonna, che dalle tue labbra

adolescente sarò nuovamente reso,

quale vervita è mai l'attesa che sé

d'intesa sempre e qui se stessa attende.

 

 

 

3.

E non dire quanto vi fu di sciocco

prima di quel piatto in cui offristi a uno a uno

quali fili d'erba nel vento gli occhi

nella visione d'attenderti via

da smorfie, l'uscircene di due in una

sola lontanantesi compagnia.

 

 

 

4.

Tanta ne soffonde,

da una goccia

piovuta a sera,

di luce fra le ciocche

dei tuoi capelli,

ora che ripari per via

sotto i rami fioriti

del roseto, in attesa

di rinnovate compagnie.

Timoroso nel cuore

un piccolo Puskin

ti stringe, e la carne tenti

di tacitarne, o Maria;

ma l'anima,

l'anima soltanto

alla soglia s'avvicina

(pur se giovane

già arida di vita)

della tua vagina

- in questa serata

piovosa, te ne torni

nuova arrivata

sul marciapiede comunale,

sotto il manto del roseto

ove il meno regale

fra i virili s'accommiata,

o regina. O Maria

d'Ucraìna.

 

 

 

5.

Lesbia è tornata, giovane

e tanto piú bella di prima;

e per me soltanto

se non Catullo ma io

son qui a baciarla.

Quieta ora sorride, vana

sapendomi ogni parola

ché nulla di meglio posso io

di quel che neppure Catullo

allora seppe con parole dirle.

Lesbia è tornata, o Marta

anzi sei tu, viva

in questo vivo foglio di carta.

 

 

6.

Io qui ti ringrazio

perché in ogni momento hai cercato fra le parole

quelle giuste per parlarmi;

 

e grazie anche

d'aver ogni giorno lasciata libera sempre l'ora

piú intima per incontrarmi

 

d'aver spento la luce artificiale con soltanto i raggi

della luna per amarmi

 

d'aver accettato tre rose come d'un mese di maggio

cosí odorose da inebriarmi;

 

ma sopra tutto grazie

perché della vita il senso che va e viene

oramai è un vuoto tutto pieno.