La Poesia italiana del Secondo Novecento - The italian Poetry of the second half of the 20th century
Francesco Belluomini
Nato a Viareggio il 10 luglio 1941. Vive a Lido di Camaiore. Poeta e operatore culturale, ha fondato nel 1981 il Premio Letterario Camaiore dedicato alla poesia, di cui e presidente.
Ha pubblicato: Laltro io ( Campobasso 1976 ), Già dellequivoco ( Seledizioni, Bologna 1978 ), Giorni miei: la storia già scritta, ( Forum, Forlì 1979 ), I racconti dellanima ( Periferia, Cosenza 1982 ), Il melomalessere ( Tracce, Pescara 1985), Tartine e/o Quartine ( Campanotto, Udine 1990 ), Nudità degli eletti ( Viareggio, 1993). Ha inoltre firmato il romanzo Le ceneri rimosse ( Newton Compton Editori , Roma 1989 ).
Tra le opere antologiche e monografiche che raccolgono suoi lavori si devono ricordare: Poesia della metamorfosi (Stilb, Roma 1984 ), Poesia italiana contemporanea ( Vague, Parigi 1985 ), La poesia in Toscana ( Forum, Forlì 1985), A cominciare dalla zeta ( Campanotto, Udine 1985 ), Il sogno di Parnaso ( a cura della biennale di Alessandria, 1986 ), Inchiesta sulla poesia italiana in prospettiva duemila ( Avellino-Riscontri 1986 ), Guida ai poeti degli anni Ottanta ( Spirali, Milano 1987 ), Le proporzioni poetiche ( Laboratorio delle arti, Milano 1988 ), Le parole dello Sport ( Como 1991 ), La poesia in forma chiusa, ( Alessandria 1990 ), La parola originaria ( La Corte, Mantova 1991 ), Poeti latini tradotti da scrittori italiani contemporanei ( Bompiani, Milano 1993 ), Accessibili distanze ( La vita felice, Milano 1999 ). Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e riviste specializzate.
Di Francesco Belluomini hanno parlato con testi e interventi critici: Gabriella Sobrino ( Già dellequivoco, Roma-Bologna 1978 ), Guglielmo Pedroni, Mario Luzi, Andrea Bisicchia, Renata Giambene, Federico Hoefer, Lina Angioletti, Gaetano Salveti ( Giorni Miei: la storia già scritta, Forlì 1979 ), Riccardo Marchi, Lorenzo Vota, Walter Nesti, Lea Canducci ( Forum-Quinta Generazione, 1983 ), Marcello Ciccuto ( Letture in Versilia-Stilb 1984 ), Rina Li Vigni Galli
( Incognita, Milano 1984 ), Mario Lunetta ( Il melomalessere, Roma-Pescara 1984 ), Antonello Trombadori ( Roma 1985 ), Giorgio Cusatelli, Leonardo Mancino ( Viareggio 1985 ), Stefano Jacomuzzi ( Biennale di Alessandria 1986 ), Alberto Frattini ( Riscontri, Avellino 1986 ), Paola Lucarini Poggi ( Hellas, Firenze 1986 ), Stefano Lunazza ( Guida ai poeti degli anni Ottanta, Milano 1987 ), Giorgio Barberi Squarotti ( La poesia in forma chiusa, Torino-Alessandria 1990 ), Alberto Cappi ( Tartine e/o Quartine, Mantova-Udine 1990 ), Vincenzo Guarracino (Milano-Bompiani 1993 ), Manrico Testi ( Dalla Torre Matilde alle vette Apuane, Baroni-Viareggio 1996 ), Enzo Eric Toccaceli ( Accessibili distanze, I volti della poesia, Milano 1999).
UNA MANCIATA DI SASSI
Dondolano le scarpe sdrucite
delluomo seduto sul bordo del fiume.
Immoto è lo sguardo sul cerchio
del sasso lanciato, che allarga
per poi svanire nel nulla.
Un altro sasso, un altro cerchio
e in esso il film del tempo perduto.
Una pausa, un tonfo, un cerchio
ancora più grande, e sullargine
una manciata di sassi la cui ombra
è sfruttata da due mosche in amore.
1976
SENZA INGIURIE SGORGA
Entro limiti segnati appoggio il peso delle mie orme venate da un filo di verde.
Al palo la tortura di mordersi le mani rendendo agli altri il tuo frenato, che senza ingiurie sgorga.
Ma passando i confini con la forza del mio -schiavando le mode- vestirà la mia vita solo panni feriali.
1977
FINE ANNO : CONSUNTIVO
I giorni sono vecchi di mercato le strade hanno perso simpatie gli eventi ci hanno pigiato sulle scale e la natura affretta la chiusura del sipario.
Troppi la lavagna ha cancellato i grandi si sono resi pellegrini le vele son rimaste nelle stive e luggia mi divora il resto della mente.
1977
ECCIDIO (S.Anna)
12 Agosto 1944
Ed altri vennero dal sentiero sconnesso nel silenzio dellalba profumata di rovi e castagni.
Ed altri ancora
Piangi bambino leredità del mondo!
I tuoi tre anni non sanno: la guerra tra i vinti ha seminato fumo nero e nel vento disperde eroi senza medaglie.
Oggi si e innalzato il cemento dove fiorivano le rose
e le mimose del bosco.
Piangi ragazzo leredità del mondo!
Hai letà delle memorie ma i martiri inseguono il tempo.
1978
E LA PICCOLA A LETTO
Noi due a parlare da folli con i vetri rigati dalla pioggia, noi due e la piccola a letto a costruire castelli con la bolletta della luce da pagare
1978 Lido di Camaiore
10 LUGLIO 1941 (La mia nascita)
La tempesta delluomo stordisce e mitiga gli evviva degli amici e il premio del regime. La méta dellopera giace ai piedi dellidea che suggerisce le canzoni dalla musica stonata.
Poca cosa tra le mani ostentata con orgoglio: appartenere alla vita il momento sbagliato.
Imprecare per sperare otto volte su dieci.
1979
INNOCENZA FERITA
Siamo tornati né attesi né inattesi liberi di prenderci negli eterni riti di questa commedia degli inganni o di riprenderci lentità venduta.
Il giuoco non ha più problemi reali: lio tutto, lio plurale, lio sempre, fossanche per ventanni sopra il mare dinnocenza ferita ( desueta o consueta ).
Forse ricadremo nelle stesse buche carpiati in caparbie difese indifese, che ci permettono di nutrire da fermi lamara contraddizione che ci spiazza.
Abbiamo pagato questo clima ansioso il nostro dire dalle spalle larghe, lo starcene stretti ai nastri di partenza senza poggiare mai i piedi sulle staffe.
Ora si può discendere dalla parte opposta senza lassillo di un vessillo imprudente, senza curarci dalla carta che cincarta e mettere allasta una rivoluzione involuta.
Così offresi ( con mani, piedi testa e cuore ) a passo lento nella ripresa, con lessere illibati che noia contro noia.
1981
PER-MUTA-AZIONE + META CHE FORA : IN PEST/REVIVAL
RACCONTARE A NESSUNO
( ma Ulisse non centra, per favore )
Raccontarci oggi sacramentando sacrificati al gioco del parlato messo in fila.
Asfittici raccontare saltellando tra le righe di fossili tarde masturbazioni mentali; raccontare assessuati di assuefatte ragioni mentre il vento ci vomita addosso linadempienza incipiente di noi inadempienti con pretesa dascolto di futuri fantasmi; e girare a braccio tra vendita e consumo dando scontato quel quid di scollamento in margine alle nostre disattese attese, traditi dallonda che ci frange dentro nel cupo suono del mare della sera.
- Santa Croce SullArno
LA VITA DI MIA MADRE
Abbiate pietà di me che mi racconto quel poco per sfuggire una paura. .
E solo una storia per cani randagi vecchia ruggine impigliata tra i denti, sbracata ormai dal senno di poi in un disordine dun ordine a senso: se avesse senso il senso di un ordine.
La ragione insinuata dal tarlo che erode il falso equilibrio dello spento scalino, unaria di festa sciupata allinizio dal vezzo del vizio di tanti padroni: se fosse vezzo il vizio di tanti padroni.
1982
I RACCONTI DELLANIMA
Mi hanno detto tutto: perfino poeta
Se cado faccio fatica a rialzarmi
Ho una età anteposta alla ragione delletà
Però ora qualcosa la vorrei:
vorrei ammazzare un cane se lo possedessi.
Tenace inseguo lutopia della normalità
Non mi basta lunica variante al sistema
Ho ucciso un cane non mio una volta
Ma
oggi
prima
gli mozzerei la coda;
faticoso e non farsi leccare le mani.
1982
IO-NOI
Paghiamo ancora questo tempo anche nostro verità di un vero su misura senza le arguzie dellinverno che trasloca lasciandoci in mano solo una risposta:
CE DA DANNARCI LANIMA PER UNA PAGINA SCRITTA.
( Scontata a stento la scontrosità del primo mattino, indolenziti da un riposo con lorario imposto e scassati dal catarro che ci spacca le pareti di una fragilità inapparente. )
MA FINCHE LA FESTA CONTINUA: BEVIAMO.
E non importa se scavalchiamo i brocchi: domani vestiremo i pochi sogni e seguiremo i cani in muta muti.
1983
( Self colloquio con Giancarlo Majorino )
VETRINA DONDA
Scusami: mi scappa leffetto nord.
Oltre non reggo il filo della fuga ma muta di noi quanto senza dimora un risalire di suoni da controra.
Certo Giancarlo il mare mi asseconda tutte passioni e i segni sottomuro, ma giuro una memoria non troppo fausta un vecchio bluff senza una luce a molla.
Mi porta in tondo la vetrina donda tutto di sale quanto mi circonda, ma nego un percorso fine corsa un depurare qualsiasi sentimento.
Lo so Giancarlo, respira sui navigli non mai quieta quellaria di sentiero, ma ignoro un domani di straforo un mascherarsi dentro la parola.
1983
MA DICO
Non mi sento di chiudere completamente: è pane è bere la mia gente speranza di niente.
Certe sere seguito dal cane mi resta ludito, ma dico in tono compito parole che non sanno guarire che nemmeno quella bestia di cane sembra gradire.
Non mi sento di chiudere né pane, né bere, ne gente neppure quel niente.
Certe sere né udito, né cane né tono compito ma dico.
1983
GIORNI MIEI (1952)
Dimenticata lansia dello sguardo ripercorro la via dei sogni muovendo incontro al miracolo del sole incurante del volgere del capo e mi procuro un minimo di spazio disarcionando il resto dellinfanzia stretta al gioco degli adulti che mescolano mugugni al vino nelle sere a scarsa luce.
Sacrifico un tot dinnocenza sullaltare eretico del mondo che lecca ancora le ferite piegato da valanghe di parole sospinte dai sicari del vento.
1984
VIAGGIO DALLINTERNO
Ci è vietato il pudore, noi voce premuta sulle cose su quanto non muta sullasse inclinato di un mondo mai nato.
Ci è vietato fermarci, noi tema obbligato sulla scena su quanto già dato sul tasso istintivo
di un verso più vivo.
Ci è vietato fuggire, noi somma radente sui dogmi su quanto ci tenta sul passo informale di un canto che sale.
Ci è vietato il silenzio, noi taglio insidioso sul foglio su quanto più roso sulla ressa iniziale duna voce che vale.
Ma è vietato il divieto, noi sorte prevalente sulla notte su quanto ci mente.
Febbraio
1984
Francesco Belluomini
Da Il Melomalessere, Pescara, Tracce, 1985
X
Noi nonostante le amarezze le sfide fallite più destrezze lespresso il composto di gesso senza bozza davviso permesso la fronte con la ruga contratta la proroga salute distratta ostruzioni sul cardo di carta i momenti più eredi di Sparta
XI un deluso riporto riposo il cervello più tardo più roso di frustate su schede perdenti degli scatti più strani dei denti senza sole sullora legale si riparte su quello che cale un deviato lavvolto tradito ogni piatto il poco servito
XII lo sdegno su facili prede su ricerche di stampo di fede palinsesti di troppi credenti di fiducie su stesse tangenti la battuta sul tempo tedioso ogni mondo il sistema geloso di progetto letale del ghetto dinchieste più lunghe del detto
XIII
Noi nonostante glintoppi risposte di troppi purtroppi refuso il successo sul dato una stele lideale schedato il più vano contorno dinsano un racconto feriale nostrano su suddetti aloni più gretti né indisposti né grida di vecchi XIV i rintuzzi dembargo totale un consesso su stesso tonale il durante sicuro sfondato né sembianze su bianco parato il tradotto sul punto di piazza senza biada cavalli né razza stessa dote soffusa la posta
un sentire sul fiato di costa
XV né medaglia lavvento lascolto già trascorso sul pelo del volto né di vele il mare più bianco un appello di piede più stanco né asfissia desueto non tonto un periodo tacciato di sconto più serrato sul senno di poi lo sbracato ogni segno di noi.
DI ME VIVI SEDUTA
A mia moglie
Mi capisci spero anche se annotta presto sul divano nessuna flotta ha più il suo capitano di ventura né stura desideri oltre il consenziente questalcova; di me vivi seduta questo dato piegato alludire: cè sorriso invernale dentro un David senza nessun Golia.
1985
DIALOGO DELLIMPOSSIBILE
Don Giovanni e Molière
"- Non fu da padre il gesto che mi diede vita ma tua arsura e fonte di repressi desideri, immaginario avvenire tra dischiuse vertigini: frutto di tetre mura e traslate speranze."
"- Tu di me, per me giuoco e riscatto volo dape su ogni fiore di sbocciata bellezza, ebrezza e tirannia di perdersi nello scoprirsi pasta della tua pasta nel sottaciuto ribelle."
"- Io di voi, per voi in talami di riscaldate lenzuola servo e padrone di fantesche e matrone dun tutto lustri e latrine, avanzo di vetrine, negato a lugubri rintocchi di campana."
"- Pagai di tasca mia la tua immagine sanguigna, particolare in cronaca del mio tempo oscuro, dentro di te disposi lazimut del mio futuro come Aristòfane pagò di suo linespresso."
"- Vecchio di vecchia moralità mi privasti luce inghiottito nelle viscere della tua presupponenza, senza smarrire la forza della mia grandezza nella tua gloria di tragicomica tristezza".
"- Oggi tu trasceso al ruolo contumace, pesto, viziato, rivisitato in date ricorrenti, posso donarti nudo in pagine trascritte: esempio di quanto regalai alla vita."
Febbraio 87
I VENTI DELLESTATE
A Piero B.
Ricordi i venti dellestate sulle testa canute dei vecchi contadini piegati sul ventre rigoglioso della radura serpentata dal solco dacqua sorgiva che tagliava in due i faggi nell'armonioso concerto delle foglie.
E sopra per i declivi abetati ti strappavi alle ombre invitanti e nell'azzurro i tuoi sogni teneri come arbusti liberavi nell'aria
Sperduti giorni nel rosso di quel sole
degli stentati anni della tua crescita.
Oggi nallassolate griglie roventi di lucide snodate vie di città, curvo tu sulle scrivanie del doppio petto ti acquieti nell'età già quieta disegnando sul bianco delle pagine i colori freschi della tua infanzia.
1989
LAMICO DEL PIAZZALE
A Giorgetto Guidi
Certo non va memoria e rompicapo in quel daccapo di questa umanità; ma ti rivedo nel freddo del ritorno solo di nome tra tanti tuttattorno e sotteso demozione ti ricordo nei voli del buffet della stazione.
" Mi hanno parlato gli astri" dicevi esorcizzando il buio della follia e disegnando quel mondo delusione di bocche senza grida e quelle mura del furto alla paura, solo per dire: " Io cero, ma tanti erano presenti".
Io non cero Giorgio, ma avrei potuto anchio assentarmi in quella malattia
Nei percorsi circolari della storia ti fu negato il mare per servire un parastato di confine e oggi non sei che niente in questa colombara.
1989
LARCO DELLE RAGIONI
I cancelli della mia solitudine restano aperti nell'indifferenza di coloro che mi corrisposero quando cavalcavo estrosi destrieri senza conficcare nelle loro carni gli speroni delle mie troppe pretese.
Eppure tutto sembrò così atteso: quel tanto di peso, quel tanto di paura e sulla dirittura del mio arresto come modesto tributo di pazienza alla vecchia committenza di frontiera, ormai a sera nel verde del mattino.
Furono danni le soste sulla corda finchè stremato nell'aria nausebonda varcai quellarco un tempo di ragioni e fui vicino ai deschi dei padroni, ma nel voltar le spalle allamicizia spolpai ossi non rosi da dentiere.
1990
LA PARTITA
Nella partita del break e controbreak mi gioco a tutto braccio il passante di diritto sul rovescio dattacco dellavversario anche se non risolvo il game che mi conduca al quinto set che sinora mi sorprendo a vincere.
Vivere della stessa moltitudine senza la genia dello scontro frontale mi costringe a mantenermi in palla cercando nel palleggio di fondocampo dincrociare sulle righe le risposte che talvolta mi finiscono in rete.
Non cè età per affrontare il match né superfici in cui giocare meglio; nell'incontro che non ci lascia scegliere bisogna scovare in sé il coraggio di strappare il servizio alla morte e di decidere tutto al tie-break.
1990
Barricate dargilla rotte in gola
E notti dietro notti per i giorni da
Leone. Sì che gambero allamato sulla
Lenza nell'impatto con le fauci del ragno.
Un passaggio della storia impersonale:
Occasioni per il furto del passato, nel
Magma incontrollato della fantasia
Incauta. Ma navigati orgogli donda
Nutrono-nutriti-di vivaci tonalità
Il ritratto scolorito del vissuto doggi
Viareggio 1993
DAL DOSSO AL DI LA DEL GUADO
A Dario Bellezza
Sei andato ma lalba è sorta chiara ed è spuntato un sole senza lacrime.
Un fatto che accomuna, nessuna transazione, come la guerra che combattiamo assieme.
La storia, quella dei pochi, non comprende quelli dei taboga, i disattesi della parola; il semiOlimpo ha le mani callose quelle che non trasudano nei salotti.
Sei andato lasciando i tuoi fendenti di carta, la tua dolente ironia, quel nonostante tutto del vivente tra viventi. Non eri atteso e non aspettarti ora gli oltre degli echi: per noi le campane suonano solo a morto.
Chissà perché la cosa, quali le radici, gli azzeramenti degli scalini forse la quota della tua "toscanità", forse un versificare nello stesso solco.
Un rapporto pesantito dai miei carichi, dalla gente, dal pudore del mio essere ortodosso; ma non serve la morte, per indebolire lamicizia.
1° Aprile 1996
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