La Poesia italiana del secondo Novecento - The Italian Poetry of the second half of the 20th century

Biagio Arixi

 

Biagio  Arixi   è nato a Villasor  in  provincia  di Cagliari, il  3  febbraio  1943, vive e lavora  a Roma.

ha  pubblicato:

Poesia:

Amore: sale quotidiano (Ase Edizioni,1979)

Polvere nera (Edizioni Carte Segrete,1980)

Diverse giovinezze (Lucarini Editore,1981)

Violenza immaginaria ( Soc. di Poesia, Milano,1984)

Grandine ( Edizioni del Leone,1989)

Le vie del cuore (Edizioni del Leone,1997)

Omaggio alla  Sardegna, libera traduzione da Peppino Merea (Edizioni Dioscuri,1984)

Romanzo:

Figlio  di Vescovo, romanzo ( Pironti Editore,1988)

Fiabe:

Il mago innamorato ( Edizioni  E. Elle Trieste,1984)

L'ago  d'oro di Acquachiara (Edizioni La Conchiglia Capri,1994)

Il mago innamorato (Edizioni Einuadi Scuola,1994)

Mercurio e l'isola blu ( Patrone Editore,1999)

Vento  e la barriera di piume ( Patrone Editore,1999)

La maga Baraccona  e  le  conchiglie  stregate( Patrone  Editore,1999)

L'ago d'oro di Acquachiara ( Patrone Editore, 1999)

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E' tradotto  all'estero.

 

 

 

1-           Chiaro orizzonte che confondi
              le idee. C'è terra o mare dietro 
              quel filo che all'occhio nega
              la realtà?
              Fantasiose fiaccole, nell'alto
              delle porte del cielo, m'attirano.
              Sagome d' angeli, a mezz'aria sospese,
              chiamano con melodiosi cantici,
              per risvegliare assonnate voluttà.
              E raggi pungenti infilzano il sole,
              sfera d' oro bruciante che cattura
              le mie fantasie infuocandole subito
              più del sentimento, per moltiplicarmi
              i brividi indolori: felici abitudini
              negate agli uomini che non conoscono 
              la mia piacevole punizione.


2- SCELTE 
                                                            
Se fossi nato cieco 
e mai, lo sguardo avesse
colto la tua immagine;
nella mia cecità, comunque,
avrei preferito te.
A guardarmi sarebbe stato
il cuore, sacro testimone
capace a colorarmi il sogno
che m'attirava con il suono
della voce, con la forza 
delle mani che hanno stretto 
il viso mio, annullando
questa finta cecità.  





3- RAPIMENTO 
 
                Da tempo sprofondavo in un sonno
                inquieto sopra l'olimpo che avevo
                 costruito per il mio egoismo, da dove
                 spodestai muse e divinità.
                 Ma un'evidente verità covava dentro
                 me: quella di cercare di un dio da amare,
                 sapendo in coscienza che senza ardore
                 difficile è campare. E, sei arrivato
                 tu, forte del tuo potere, a prendermi,
                 anzi rapirmi , come un Ganimede.
             
4-  LA CAMERA
La camera era la più sontuosa
della casa. D'opale erano i lumi
sempre accesi che con obliqui raggi
lambivano il letto un po' disfatto,
senza guastarne la solennità.
Tu, giovane ed ignaro, giacevi a me
vicino come un eroe che ha perso
ogni entusiasmo e senza orgoglio,
stemperato e sognante, palpavi
nella luminosità incombente il corpo
tuo venusto, in completa nudità.
      Crudele prova che mi comprometteva,
      rendendo più argentini i suoni
      e fatale la mia vulnerabilità.









5-              LA SORTE
Era soltanto un gioco, quando iniziai.
Il dardo che scagliasti volutamente,
presto mi catturò. Io dissi: < Mai! >.
Però divenni mite. Mansueto come 
la più comune bestia cedevo al peso
lieve sopportato, impreparato.
Il gioco è continuato negli anni
venduti all'avventura. Ancora oggi
dura- complice la Sorte - la voglia
ingorda di godere quanto per noi
estinguerà soltanto avida morte.



6-           VIVA GLI DEI
           
                   Viva gli dèi! Anche se ignoro 
                   l'inviolato olimpo della loro residenza.
                   Ma io osanno i numi sconosciuti
                   che t' hanno generato e a me donato
                   la conoscenza del tuo spirito
                   indomabile, con l'incerto della circostanze
                   facenti mirabile pure l'arroganza.
                         E un delirio brutale scuote
                         la mia vita più del temporale,
                         se fulmini ogni momento scagliano
                         i tuoi acquosi occhi quando guardi;
                         attizzando con lampi i tormenti miei,
                         che spingono a implorare l'aiuto
                         degli dèi!.








    
     
   7-              Come aquila
                     o comune rapace
                     avvistata la preda
                     discende rapido
                     da gravità sospinto
                     bramoso di posarsi
                     dove si sazierà:
                     …< così io! >.
                     Smanioso, tanta volte
                     attratto, chino su di te!


  8-             Andar lontano, viaggiare con
                   la mente, distante da te per
                   non pensarti e poi, deciso,
                       abbandonarti!.
                   Mi domando: < Vale la pena? >.
                   Sei tu il binario, l'itinerario,
                   il traguardo, la sosta, il freno.
                   …e, solo con te, anche se
                      sbuffante procede questo treno!

    















  9-             Riportami il pensiero 
                  tentatore,
                  quando ad angelo
                  atteggiavi il tuo viso pulito,
                  e gli occhi umidi di pianto
                  ad un altro colore.
                  Riportami il sapore
                  delle lunghe giornate,
                  l'attesa vana e la smania
                  atroce che lasciava le
                  membra più stanche
                  ma vigoroso il cuore.
                  Riportami al tempo
                  dei fuggevoli momenti
                  che tu mi concedevi.
                  Non avrò rimpianti!


  10-           TIMORE
                     Ti prende la paura con gli artigli
                     di un falco dal mare quieto
                     della pace.
                     Passa il giorno e la notte
                     e l'avido rapace a me non ti 
                     riporta… anzi, tace!
                     Muoio solo nel mio mare quieto,
                     senza pace!




11-              Scateni a ciel sereno,
                       temporali. 
                       Tolgo le vesti fradice
                       e dentro, intatti e asciutti,
                       rimangono altri mali. 




12-               Quello sguardo pungente
                      che mi penetra in fondo 
                      quando assorto mi scruti,
                      non è lama che taglia,
                      ma un richiamo che turba
                      i pensieri e la mente.
                                




13-                Riflessi acuti fuorescono
                      dal tuo sguardo radioso
                         che mi plasma.
                         Sorrisi scoprono 
                         il nitido colore
                         dei tuoi denti che provocano
                         tentazioni e piaceri,
                         da sentirmi ladro.
                         … ma rubare per brama
                         dell'amore, può farmi ladro
                         ed anche peccatore?
                         

     
                  
       
    14-             Due parole già scritte,
                         dette e consacrate che,
                         a sentirle, farebbero
                         piacerebbe anche a un dio:
                         Amore mio!




                   
    15-             LA VITA
                      
                       Passano i giorni lieti, tristi
                       avvenimenti mai visti
                       ti fanno sognare
                       ed ancora a lungo vorresti errare.
                       Ricordi lontani ti fanno gioire
                       e vorresti sentirne
                       la dolce carezza
                       e riviverne sempre l'ebbrezza.
                       Ma sei vecchio ormai e non puoi
                       ora correre, ridere e correre ancora,
                       ti resta soltanto una cosa infinita:
                       la vita!











16-                 L' ORIZZONTE
                       
                       La stretta strada di campagna 
                       che mi riportava alla realtà.
              
                       Pensieroso, anzi assillato
                       da problemi irrisolvibili
                       e ingombranti andavo, mirando
                       confuso l'orizzonte.
                       Ma non lo scorgevo affatto, preso
                       com'ero da un affanno ingrato:
                       quello di pensare sempre te: amante,
                       figlio, amico ( o che parola più comune ) 
                       dovrei ancora usare per non turbare
                       sempre la tua attenta suscettibilità.
                       Si! guardavo un filo viola 
                       che tagliava, anzi spezzava
                       in due la terra al cielo,
                       con la sua irrealtà.
                       E l'orizzonte non m'appariva
                       come l'avevo sempre immaginato.
                       Questo orizzonte era molto frastagliato.
                       Sembrava proprio che l'avessi costruito
                       te, pessimo tagliatore, con forbici
                       assassine, intenta solo a modellare
                       la tua futile e contorta vanità.
                       


17-                  GRANDINE
                                       
                          E quando piove, tu
                          diventi grandine.
                          E ogni grano che violento
                          cade nel mio terreno asciutto,
                          è più d'una ferita.



18- IL NUME PROTETTORE
Notte tempestosa di temibile
bufera. Turba il vento, con mugugni
riottosi, l'intima preghiera.
Invocavo la pace cercando verità
e la ragione perduta tempo fa.
Ma i santi non m'ascoltano più
essendo peccatore.
Chi ho contrariato amando troppo
con passione insana, quel grande
uomo che a me appariva un nume
protettore?
Tacciono le divinità.
Cessata è la bufera.
La notte resta nera.




19- STELLE CADENTI
Precipitava velocemente un astro
solcando l'aria con sfacciata luce.
Credulo del solito potere delle stelle
cadenti, espressi fiducioso un desiderio:
- Ti rivolevo ancora come una volta,
  quando la terra e il cielo, insieme,
  ci abbracciavamo formando sopra noi
  unico guscio.-
Molto tempo è passato. Nulla s'è avverato!
E quel mistero popolare che m'illuse senza
che tu ritornassi, mi rende ancora sognatore,
ma fermo a un precipizio, incapace di muovere
altri passi.



20-            DISPERAZIONE
Il sole, alto, trafiggeva il mare.
Un gabbiano, sulla riva, attendeva
di morire, esausto dai quotidiani 
voli dispersivi e senza fine.
Accomunato a lui provai la stessa
fiacca, e subito sentii afona la morte
strozzarmi duro con forzute braccia. 

                         
  21-             A chi non è capitato
da bambino ancora
alla scuola elementare, 
durante il dettato,
o la bella scrittura: sbagliare!
Si prendeva la gomma
e cancellando si cercava
di correggere l'errore.
La carta, a furia di sfregare
sulla sua superficie, si bucava.
Cosi', di nuovo si ricominciava.
Da grande, nella vita è stato poi
lo stesso!
Sugli sbagli cancellati
altri se ne sono accumulati
E, come un cancro,
giorno per giorno
hanno mangiato l'anima
e la mia gioventù.










22-          E se non fosse amore? Pur se
le palpitazioni erano violente
più della voglia di cercare?
No! il nostro è più che amore.
E' un gabbiano che vola alto
come l'aeroplano, spezzando
le nuvole gravide di pioggia
e trafiggendo come freccia
il cielo screziato d' ametista.
                            Atterra poi sulle piste
del cuore, lambito da una luce
per farlo esplodere: voglia
matta di godersi il frutto
prelibato, con avidità.
Respiriamo uniti, stretti
da un laccio che non crea
sofferenza, ma la remota
letizia che ha dato sempre
voce ai poeti e ai cantori
che vivevano nella santità.
















23-          INNO 
            
                   " Anima pura! "   ti dicevo calmo
convinto della vera affermazione.
" Dammi la tenerezza! "   esortavo
tremante, portando le tue mani alla 
mia testa che stava posata sul tuo cuore.
E tu, sospinto a forza dalla passione
che temevi sempre di rivelare, coi piedi
puntati sotto ai miei, sollevasti il mio 
corpo per intero e come una tegola
m' adagiasti su te, caldo e fremente.
Viso contro viso. Torace con torace.
Perfetto sincronismo di tutti i movimenti
Che legavano l'addome mio al tuo.
E ti rubai il respiro… 
Il fiato accumulato in quel momento.
Tutto fu mio. Io, soltanto tuo.
Il tempo fu fermato!
………………….…
non muore in me, l'ora di quella notte
che ancora canta con vibrazione acuta
l'inno per te, che mi ha ridato vita.
24-              GIOCO
Passa l'amaro giorno 
della mia sconfitta
e dal tuo volto il gaudio
dell'ultima conquista.
Ma, pure traditore resti 
sempre l'unico padrone,
della mia mente immersa
nel più scabroso gioco
che ha acceso la passione.
         25-              Ci siamo divorati: avide
conchiglie in un tappeto
di sale. Ora, restano gusci
umidi, sovrapposti, nella morbida
notte che genera illusioni.
     Un gabbiano, in mezzo al mare,
     solo, senza compagno, privo
     di fratelli attende aiuto
     dopo molteplici richiami.
- A chi racconterà le insidiose
passioni che gli struggono
il cuore, se nessuno è vicino? -
                          Torna! E con un lampo
                          incendia ancora i sogni
                          miei ed i pensieri tutti
                          come Nerone, per gioco,
                          bruciò l'antica Roma.
                          

                         
         26-            L' INCANTATORE
                       
                          Ieri, t'abbandonavi come un pulcino
                          alla carezza lieve d'una mano;
                          al gioco serio della vera magia
                          che mi rendeva di te, l'incantatore.
                          Dopo, rigirando il tuo corpo caldo 
                          e bruciante su lenzuola bagnate
                          di sudore, da tanta brace,
                          tale a un serpente scivolasti via
                          togliendomi la pace.
                          Ed io, incantatore, rimasi ancora solo
                          pronto a morire della solita agonia.



         27-             SENZA IL TUO GIOCO
  
                           E' solo ieri che tu sostavi
                           sugli argini delle mie speranze,
                           sospirate gioie di un amore immenso
                           che ci legava, mai logorato o consumato.
                           E, tale ad un fanciullo mi guardavi
                           assorto come se fossi un grande fiume.
                           Forse per simpatia, oppur per gioco,
                           ogni tuo atto era come un sasso
                           che scagliato dentro l'acqua formava
                           nella mia trasparenza ampi cerchi
                           che, nel rapido, ritmico, spaziarsi
                           m'invadevano fino a conquistarmi
                           per intero. Il peso generatore
                           di simile fenomeno, calava giù
                           con lievità a posarsi tra le cose
                           accumulate dei giorni già vissuti.
                           Oggi, lo stesso gioco non mi produce
                           l'identica magia di facile conquista.
                           Sono divenuto un fiume opaco e plumbeo,
                           senza quei circoli che disegnavano
                           ombre superbe e piacevoli tremori.
                           Ora, fluendo nel solco che ancora mi
                           contiene, tutti i ricordi e i fatti
                           superati stanno depositati tra
                           i sassi già scagliati: continue
                           vibrazioni nel fondo tetro e privo
                           di colori. Non campo più senza il sapore
                           di quelle gioie che tu mi regalavi e
                           m'inventavi, e so che morirò quel
                           giorno che ancora ti vedrò giocare
                           ma, sulla sponda di un diverso fiume!
                        
   

            



        28-              MIELE
Molti hanno scritto
e più volte affermato
che la cosa più dolce 
senza dubbio è il miele.
Io lo nego e rispondo,
pur se un po' imbarazzato,
che loro hanno errato
perché non ti hanno provato.






        29-              MISTERIOSO INTERROGATIVO
La terra è terra dappertutto.
La carne degli uomini è mortale
in tutto l'universo. Si nasce
per magia della natura da identiche
viscere materne. Eppure resta in noi
il mistero assoluto di sapere perché
lingue diverse parla l'umanità,
che ha simili i gesti e i sentimenti:
d'amore o d'odio, ma dovunque al mondo,
ci si unisce o ci si dividerà










        30-              UOMINI
Sono nati uomini e altri cresceranno
che coltivano dentro l'ambizione
smodata di conquistare terre
e patrimoni. Altri per giudicare,
senza rimorso alcuno, il bene o il male
dei valori altrui, legando alla vergogna,
l'individuo accusato. Uomini avidi 
di potere che fanno di un governo 
e di uno stato, il postribolo infame
dell'affare privato. Uomini infermi
piagati e doloranti, abbandonati a se
stessi, senza la comprensione di quel dio
assente, intento com'è ad elevare
a santi coloro che hanno rinunciato
a tutto, per vivere in casta, castità.
Uomini quasi sempre perdenti,
con le amicizie e gli umani
sentimenti, che pagano tangenti
anche per ingoiare l'aria che
respirano che ingrassa poi i capi
delle cosche, gonfi di malvagità.
Uomini umili di poche risorse, 
che mendicano la compassione
altrui, relegati al ruolo tragico
di schiavi. Uomini soavi, adusi
a predicare il bene e praticare
il male. Uomini privi di morale
ancora trascinati da un credo
sindacale che non ci aiuta più.
Categorie animali che non ho mai
amato e che mi fanno gridare:
  - Viva gli uomini che vivono
  il peccato, ignari di condanne 
  e false religioni. -
  - Viva gli uomini coraggiosi,
  che disperdono il proprio seme
  della virilità, nei corpi maschi
  che macerano il proibito amore,
  senza la paura di un'annunciata
  morte, o altre indegne falsità.


  31-          LE MANI DIPINTE  
Nel semplice murale dipinto da
un delicato artista per inneggiare
la pace erano figurate due mani uguali.
Solo il colore le diversificava: una
era bianca e l'altra nera; unite però
nella solenne stretta della pura
amicizia: sogno continuo dell'umanità.
Eppure, dissimili furono le origini
e l'opposta razza che le tenne divise.
Se lo confidarono appena unite
in quell'atto d'amore che il sapiente
pittore vedeva come l'unico simbolo
contrario al dolore.
  -  Ho bussato alla porta di inumani
potenti , bramando la pace e sperando di dare
fiducia alle genti - confidò
quella bianca, aderendo al contatto 
della mano più scura, che fiera 
mostrava indelebili segni di lotte
cruenti, combattute per salvare
innocenti, da umilianti tormenti.
-  Sono ferita, ma ho vinto! E liberi
vanno, figli e fratelli sottratti dal buio, 
verso la luce della libertà. -
Quelle mani dipinte si stringevano forte.
E così resteranno nel tempo futuro
come un pegno di pace, per aprire
frontiere e nuove realtà.












        32-              QUELLO CHE SONO 
Poeta per scrivere cose veritiere.
Poeta che piange e s'addolora
quando muore qualcuno ignorato 
da tutti: anche dal cane amato
che viene privato di seguire
il morto nell'ultimo viaggio
della separazione.
            Poeta che ride di se stesso;
            che soffre come un cammello 
            sgridato dal padrone.
            Poeta lontano dagli sporchi
            che solitario innalza
            l'impalcatura per la scena,
            solo per vocazione.
            Poeta incompreso dai mediocri
            amante del dolore e della vita;
            mistico per amore.