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IL DUBBIO SECONDO JACOBELLIS

IL DUBBIO SECONDO JACOBELLIS

Cosa significa originare un dubbio, generarlo dalla propria stessa identità di ipotesi e strutture del pensiero, costruite nel tempo? Come il linguaggio alimenta e scardina la matrice di senso del dire attraverso la funzione dialettica e destabilizzante del ‘contrario’? Queste sono alcune delle riflessioni generate dal libro Il vantaggio del dubbio di Gianfranco Jacobellis (Biblioteca dei Leoni), riflessioni su come il pensiero della lingua si sposti dal reale come un dispositivo del senso, verso la lingua del possibile, situandosi in una ‘soglia’ , nella sospensione delle ‘nature’ che determinano l’uomo e lo confondono. “Una divinità / Accanto alla natura / Precede l’umano / Nasconde per farsi svelare / Inutile cercare analogie / Non si deve sembrare / Sarebbe vita apparente / Ci dobbiamo chinare / E raccogliere l’invisibile”. Raccogliere dunque ricavare dai resti della storia visibile, concreta, determinata nel tempo, la sua ombra attiva, le sue ‘nature’, rese plurali dalla dialettica dei contrasti: natura/cultura/politica/teologia/. Questa incognita densa e dinamica che è la ‘nota a margine’ nel senso proprio di discorso che avviene nelle zone limitrofe, periferiche del pensiero. Il dubbio è questa esitazione così imprendibile che problematizza ogni accadimento e ogni esperienza del vivere, del come vivere e che permette di ‘prendere tempo’ dal tempo ordinario e normativo, stratificando il dis-senso dello stare al mondo problematizzando la sua fenomenologia, la sua magmatica formazione e deformazione, rendendo possibile, sempre attraverso la lingua della poesia. Tutto questo conduce verso l’acquisizione di altre conoscenze e di un trasferimento da una origine conosciuta ad un’altra possibilità del divenire, di una identità scissa ma che in questa frammentazione trova una nuova forma di incontro tra l’aspirazione ragionevole dell’incontro, della aderenza, e l’abbandono ragionato allo smarrimento inteso come perdere l’orientamento per ritrovare, forse, il tempo perduto ( ‘gli attimi invisibili’) e quello mai conosciuto: “il dubbio incontra i colori/ e li disperde”. Perché il tempo così caotico e ripetitivo nel discorso poetico e filosofico di Jacobellis, si ostina a travolgere i corpi con gli assoluti mentre con il dubbio (e il suo vantaggio, dunque un oltre tempo) “siamo bolle d’anima / basta sfiorarle / per farle scomparire”.

Lidia Riviello

Literary.it

 

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