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PER NON DIMENTICARE GABRIELE GALLONI

PER NON DIMENTICARE GABRIELE GALLONI

Nato e vissuto al Trullo, quartiere di Roma, amava scrivere in versi, ma non è stato un “Poeta der Trullo”. Le sue opere le firmava infatti per esteso, senza ricorrere a nick name. Usava il proprio nome ed il cognome: Gabriele Galloni, classe 1995. Un poeta.  A dicembre andrà in stampa un nuovo libro e sarà il settimo. Il secondo ad uscire postumo. Perché Gabriele Galloni, dal 6 settembre del 2020 non c’è più. Ma ha lasciato un’importante traccia di sé che, soprattutto attraverso i propri versi. Ma anche attraverso il ricordo di chi gli ha voluto bene e lo ha visto crescere, immergersi nella sua passione, la scrittura, fino all’ultimo. Lo testimonia anche la pagina facebook, che teneva aggiornata con le proprie opere. E’ ferma al 4 settembre, con l’ultimo post pubblicato: una poesia inedita.  “Ha sempre amato la scrittura ed ha imparato a leggere da piccolissimo, ancor prima di camminare – ha raccontato a Romatoday Imma Bacci, la mamma – ricordo che quando era un bambino divorava i libri ed i fumetti. Lo mettevo nel carrello della spesa, quindi era davvero piccolo, e gli davo un libro. Ci si immergeva ed il tempo di arrivare alla cassa aveva già finito di sfogliarlo”. Talento precoce, Galloni in soli 25 anni ha messo insieme una produzione letteraria invidiabile. Gabriele ha sempre portato con sé tre cose: un libro, una penna ed un’agenda, dove poter raccogliere i propri spunti” ha spiegato la mamma “e già da adolescente amava andare in giro per le bancarelle, alla ricerca dei libri più rari”. Un ragazzo con una passione ben chiara, quindi, che traspare dalla sua produzione letteraria. Dai primi lavori, con l’Istituto Rossellini, dove si è diplomato, è passato rapidamente a scrivere per riviste specializzate, come Pangea per la quale si è occupato della rubrica “Cronache della fine”, frutto di interviste fatte ad una dozzina di persone che erano malate terminali. Iscrittosi alla facoltà di lettere moderne, nel 2015 ha incontrato il poeta Antonio Veneziani che, ha spiegato la madre, “sarà suo mentore fino alla fine”. Due anni più tardi, appena ventiduenne, esce  “Slittamenti” (Augh! Edizioni) seguito da “In che Luce Cadranno” (Rp Libri), “Creatura Breve” (Edizioni Ensamble 2018) e “Sonno giapponese” (Italic 2019). Sempre nello stesso anno esce “L’estate del mondo” (Marco Saya Edizioni). Uscirà invece postumo, nel 2020, “Bestiario di un giorno di festa” (Edizioni Ensamble 2020).  “Vorrei che la storia di Gabriele fosse conosciuta ancor più di quanto non lo sia già – ha spiegato la madre – perché mi piacerebbe che ai giovani arrivasse il messaggio che bisogna coltivare le proprie passioni, magari facendosi aiutare dalla famiglia, dalla scuola o dalle persone che si hanno vicino. E vorrei che emergesse anche una cosa che ritengo importante: nelle periferie, come al Trullo dove mio figlio è vissuto, ci sono tante belle realtà che possono emergere e che andrebbero valorizzate”.

romatoday

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