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FAZIO: L’ATTRAVERSAMENTO DEL LIMITE

FAZIO: L’ATTRAVERSAMENTO DEL LIMITE

Meccanica dei solidi di Raffaela Fazio (Puntoacapo). Mai titolo poteva essere più indovinato per questo libro, nel dettaglio del particolare e nell’estensione simbolica della definizione. Non solo perché di meccanica dei solidi si sta parlando mentre avviene l’accadimento della prima poesia, ma anche perché gli avvenimenti di tutti i testi della raccolta hanno a che fare con lo stesso processo.  La meccanica dei solidi, in fisica, è la parte della meccanica che riguarda lo studio delle stato di tensione e di deformazione dei corpi solidi al fine soprattutto di evidenziarne i limiti di resistenza al variare delle condizioni di carico: forze esterne che vengono a produrre cambiamenti più o meno consistenti. E, in queste pagine, l’azione violenta di qualcuno e di qualcosa viene a forzare appunto i limiti di resistenza di corpi, corpi umani, fino a produrre quel cambiamento di stato estremo che è il passaggio dalla vita alla morte. Le persone che stanno dietro ai versi di Raffaela Fazio sono “vittime”: morti violentemente a seguito di un attentato terroristico, di un incidente, di una rappresaglia, di un’impresa al limite, di un femminicidio. Sono morti nell’atto di difendere o salvare altri. Dietro alle tenebre cognitive che ci sono nel rimanere vittima di fattori esterni, il poeta cerca le parole per nominare quel misterioso attraversamento del limite, la “tensione di rottura” che appunto accompagna la divisione della vita dalla morte. Singolare angolazione questa, scelta dal poeta che chiede alle parole le ardue baluginanti illuminazioni di quel misterioso percorso che tende verso il buio, la misurazione di quel “vuoto che risucchia” a un tratto verso altri orizzonti magari, chissà, dischiusi di colpo ai morti ma serrati intanto ai vivi. La domanda non ha risposta: “Fin dove si risale / se il buio non ha uscita / ma solo una pendenza?” E l’altra, ancora più tagliente, anche questa senza risposta: “Cos’è che tiene a galla / e il nulla avvolge tutto?” Se le risposte non si trovano, che valga almeno l’ipotesi: “La morte è un tronco cavo / quasi un nido / intorno a cui resiste il verde. / Non si sopravvive / mai del tutto. / Né mai del tutto / ci si perde.” Approdo sapienziale, già di per sé significativo. L’indagine del poeta si fa ancora più penetrante nell’affrontare l’esperienza di quelle che possiamo chiamare “vittime consapevoli”, più o meno consapevoli insomma di offrire se stesse alla sopravvivenza di altri, per istinto materno, per sprezzo del pericolo, per generosità, per una spinta del profondo. Con mano leggera la poesia di Raffaela Fazio ci conduce dentro quegli attimi estremi in cui si consumano le speranze e le decisioni. Ed eccoci trascinati di fronte alla battaglia in corso, mirabilmente descritta: “Due forze in gioco: / la natura imparziale / e la scelta / dell’uomo che sposta /di tre quarti d’oncia”, cioè il peso dell’anima, “l’ago della bilancia.” Occasione sorprendente e coinvolgente per chi legge.

Paolo Ruffilli

Prefazione

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