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GLI OCCHI DI ALMARINA

GLI OCCHI DI ALMARINA

Il libro si intitola Almarina (Einaudi), di Valeria Parrella. Protagonista, Elisabetta Maiorano: insegnante di matematica nel carcere minorile di Nisida alle porte di Napoli. Elisabetta è rimasta vedova e la sua vita sembra perdere contorni precisi nella quotidianità quasi priva di significato dopo la morte del marito, condizionata da un’opacità esistenziale che le sta togliendo luce. Fino al giorno in cui incontra in mezzo ai suoi alunni gli occhi di Almarina, una giovane romena sedicenne condannata per furto  e che, maltrattata e abusata nel suo paese, in fuga attraverso i Balcani è arrivata fortunosamente in Italia. A Elisabetta non interessa il motivo per cui i suoi distratti allievi si trovano rinchiusi a Nisida, per lei non è importante ciò che hanno fatto, ma quello che ancora possono fare in un futuro incerto e forse già segnato negativamente dal loro passato, consapevole com’è che “torneranno da dove sono venuti, e da dove sono venuti è il motivo per cui stanno” lì dentro. Elisabetta vuole bene a questi ragazzi cosi poco abituati a fidarsi degli adulti, ma il lavoro nel carcere per come è organizzato le si rivela troppo labile, ogni giorno in una classe diversa senza continuità, senza poter mai finire un programma che in realtà non esiste neppure sulla carta. Quotidianamente deve fare i conti con la continua distanza che la separa dai ragazzi e che non può essere esperienza indolore, che anzi per lei è lacerante e sempre meno accettabile. Proprio l’incontro con Almarina la spinge ad andare oltre quell’intermittenza apparentemente insuperabile, decisa a vincere le resistenze burocratiche che sembrano non favorirla nella richiesta di un affidamento. Almarina è per Elisabetta la figlia mai avuta e Almarina trova in lei la speranza per un futuro migliore. Ma Elisabetta vede negli occhi di questa ragazza la luce di un possibile futuro anche per se stessa, nell’incontro misterioso nella diversità delle loro due solitudini.

Nel prologo che apre il libro la protagonista dichiara che “i ricordi restano sempre dove li abbiamo lasciati”, parole che rivelano subito il filo conduttore scelto da Valeria Parrella per il suo racconto che si sviluppa in forma quasi di diario e che traccia tra presente e passato la storia di Elisabetta. Con una scrittura nettissima di grande peso specifico e dalla sorprendente tonalità aurorale (anticipata già da quei cerchi sulla superficie del mare della bellissima immagine di copertina), l’autrice coinvolge il lettore nella progressiva decisione della protagonista di rompere l’insoddisfacente condizione di vuoto della sua vita e di intrecciare il proprio dolore e la propria speranza ai dolori e alle speranze di Almarina. E, da scrittrice delicata e incisiva, riesce a farlo con un equilibrio straordinario tra le ragioni della testa e quelle del cuore che sono, insieme a contrasto e a complemento, la temperie di energie che vive il personaggio di Elisabetta e che il lettore a sua volta riesce a condividere e ad attraversare lui stesso con piena soddisfazione.

Paolo Ruffilli

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