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LA FIGURA FEMMINILE IN BARBERI SQUAROTTI

LA FIGURA FEMMINILE IN BARBERI SQUAROTTI

La figura femminile sembra incarnare il momento centrale dell’avventura poetica di Giorgio Barberi Squarotti (si veda ora l’opera complessiva Dialogo infinito, Genesi). La donna è spesso colta nella sua corporeità giovane e fresca, in lieve e quasi aerea nudità, in innocente sensualità e talvolta in una quotidianità da cui cerca di svincolarsi; o nell’atto di evadere (nel senso di uscire quasi fisicamente) da una rappresentazione iconografica per collocarsi in un’atmosfera surreale: in tutti i casi la figura femminile, oltre a significare l’ideale della bellezza (della quale Barberi Squarotti è assolutamente innamorato in tutte le sue forme, naturali e artistiche), si carica di valori simbolici, poiché per la sua stessa gioventù rappresenta la speranza, necessaria alla vita dell’uomo. Non a caso il termine “speranza” si aggiunge al secondo emistichio dantesco di Purg. XIV, 109 (“le donne e’ cavalier, li affanni e li agi”) a formare il titolo di una raccolta del nostro poeta (Gli affanni, gli agi, la speranza, L’Arcolaio, 2009) e figura anche in un altro suo titolo (I doni e la speranza, Anemone Purpurea 2007). E, già che ci siamo, un ulteriore e quasi identico ammicco dantesco (“fra l’affanno e l’agio”) è ne La declamazione onesta (Rizzoli,1965, Le carte imperfette, p.27, v. 27). L’immagine muliebre, percepita e colta in vari contesti situazionali (per strada, in treno, in un prato, in un ufficio postale, in un quadro, nello svolgimento di attività casalinghe, ecc.) serba poi nella sua accentuata carnalità – seni, fianchi, ventre – il presagio della maternità che apre nuove vite e garantisce il futuro. E questo, al di là di ogni piacere estetico. In ogni modo l’imponente occorrenza della figura femminile contribuisce a creare, in ambito simbolico-concettuale, un sorta di campo semantico che conferisce alla donna una serie di attribuzioni – bellezza, gioventù, speranza, ideale – tali da farla ritenere fonte di ispirazione, primaria e insostituibile, nella poesia di Bárberi Squarotti.

Pasquale Balestriere

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