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I ‘SALTI’ DI ANNAMARIA FERRAMOSCA

I ‘SALTI’ DI ANNAMARIA FERRAMOSCA

Annamaria Ferramosca, Andare per salti (Arcipelago Itaca). Nella scrittura poetica c’è chi vuole nascondere l’inganno, facendo credere di stare presso al mistero mentre in realtà è il vuoto a ogni passo. La natura della poesia è vicina a quel che si può definire, invece, il segreto del mondo. Pur esibendosi agli occhi umani da migliaia di anni, a ogni svolta d’epoca c’è qualcuno che se ne preoccupa e s’interroga. E più accade questo, più il mistero fa finta di niente, svolta per vie e vicoli difficili da percorrere. Ma misteriosi non sono i colori, le piogge e le ombre bagnate di nature e città, le cattedrali di rocce da Zanzotto definite “conglomerati”. Sarebbe da indagare l’ascendenza del poeta di Pieve di Soligo avuta sulle nuove generazioni, coscienti o meno che ne siano. Frammenti di questa matrice si ritrovano anche in tutta l’opera fin qui pubblicata da Annamaria Ferramosca, e nell’ultima raccolta. I “salti” con cui si passa da un pensiero a un altro, da un luogo a un altro, sono il racconto di un assillo generante l’opera, per lo più valoroso, e per niente estraneo al mondo turbato dai propri sommovimenti. Una poetessa come Annamaria spesso posa a terra lo zaino, e gira lo sguardo verso i modi che liberano la lingua dalla generica passività a cui assistiamo: la domanda allora è “cosa devo farci con questo spudorato pianeta”, sapendo la difficoltà di poter aggiungere ancora qualcosa dopo decenni di opere che hanno attraversato guerre, disastri, ribaltamenti psichici e politici. La molteplicità è figlia del suo tempo, le prospettive da cui capire hanno avuto (e hanno) bisogno di strumenti aguzzi per penetrare la segretezza. Nelle carte vengono richieste complessità di ricerche e rinnovate misure d’indagine. C’è da chiedersi se tutto questo è già cominciato, e se i rivolgimenti ascoltati in Andare per salti sono parte di un vortice di disorientamento e di quel po’ di rigore utile alle generazioni affinché oltrepassino le grame barriere linguistiche attuali. Certamente il libro segnala forti ramificazioni, consapevoli allontanamenti dal cliché apologetico del “sentimento” come (quasi) unico spazio da frequentare. Essere sottomessi non fa per Annamaria, per lei è da preferire il ritrovarsi su una nave che trascini al largo. Avendo con sé gli strumenti (e braccia adeguate) per piegare vele e timoni secondo il proprio volere linguistico. Non lasciamoci fuorviare dalle metafore, basta vedere gli strappi e le svolte presenti in quasi tutte le pagine di Andare per salti, le diatribe sensoriali e le piegature dominanti negli stessi versi. Non nuova a questi elementi, la poetessa prosegue nella sua personale visione di scene reali e realtà zoomate dai video, visione che ha un assetto di vero rapporto fra poesia e verità esistenziale. Supremazia del pensiero qui vuol dire suoni, odori e lingue del mondo in movimento, senza il filtro dei supporti elettronici. Il treno dell’autrice è quello che parte a fatica e frena ancora sferragliando sulla strada ferrata, uguale da almeno due secoli. La sua poesia passa per un canale strettissimo, è un volo radente su spazi di alture impervie, di case e recinti, di città che “erano tutte venezia”: non può essere altrimenti per chi afferra il primato bifronte delle bellezze rimaste e i disastri incombenti. Torna alla mente il “trauma” zanzottiano, quando nel clima del libro Ferramosca tenta di ricucire i lembi, inserendo tratti che rinnovano. E questa è profondità del fantastico, il segno di una ricostruzione di tutti gli oggetti che in generale nel mondo ci stanno a cuore.

Elio Grasso

LaDimoraDelTempoSospeso

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