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IL VIAGGIO POETICO DI ANNA SANTOLIQUIDO

IL VIAGGIO POETICO DI ANNA SANTOLIQUIDO

Con Una vita in versi (LB Edizioni), raccolta di interventi critici e testimonianze, poesie e racconti, spartiti musicali e opere d’arte, il mondo intellettuale rende omaggio ai settant’anni della poetessa Anna Santoliquido. Dice una sua poesia: “la carne perisce / io non la sento / una voce mi chiama / la seguo convinta / mi porta per mano / per mare per monti / mi dice parole / soavi suadenti è la poesia” (Anna Santoliquido, da La vigna, 1992). Suppongo sia realistica l’osservazione di Wolfgang Goethe quando sosteneva: «Chi desidera capire la poesia deve recarsi nella terra della poesia, chi desidera capire il poeta deve andare nella terra del poeta». Da studentessa, lettrice, poi critica, di entrambe le terre poetiche, volevo (meglio: tentavo) di percepirle con efficacia percorrendole numerose, guidata dalla speranza di acquisire, nel viaggio, uno strumento necessario o, al minimo, utilissimo, a cogliere i messaggi dell’arte sul vivere ogni volta interpellati. Indifferente, quindi, ai successi, magari parziali, della messa in campo di tali indici esegetici, anche da ragazza – prima dell’avvento della semiotica  –   ho sempre nutrito un atto di coscienza, non vago, capace di suggerire la domanda: dove mai si troverebbe una “terra” analoga, generale ed esclusivo contesto di poesia? Oppure, rimanevo perplessa per via di un altro quesito: se il versificare autentico collima con la libertà dell’animo, uno status originario non dovrebbe essere l’autore a sceglierlo spontaneamente in chiave autonoma da τόποι-tópoi geografici e storici, temporali? Ero sicura di quanto i due ambiti coincidessero, in un rapporto, tuttavia, non di stampo logico-causale come in apparenza, piuttosto di matrice dialettica, in cui l’itinerario sociale e quello della natura divenissero interlocutori immediati. In una simile classe di riferimenti, con l’esperienza della maturità, inserisco con ammirazione l’aura creativa di Anna Santoliquido – poetessa, saggista, narratrice, traduttrice – della quale il libro Una vita in versi costituisce un articolato segno di ossequio prezioso da parte del mondo intellettuale in occasione del settantesimo compleanno. La singolare, raffinata sintesi narrativa-illustrativa si mostra ricca delle significative tracce di un’esistenza alimentata dalla greca ποίησις-poíesis, nell’intimo di una “poetica” – nei termini introdotti dal professor Walter Binni – mutata in vita essa stessa. Il volume, pubblicato da LB Edizioni, curato dalla saggista Francesca Amendola con prefazione di Antonio Decaro, sindaco di Bari, è un omaggio speciale, strutturato, nonché corredato, in virtù di passato, presente e futuro intensi, lirici, concreti di questa donna nata nella Basilicata, da cinquant’anni residente nel capoluogo pugliese, fondatrice e presidente del Movimento Internazionale “Donne e Poesia”. Come scrive la Amendola, introducendo la prima parte dedicata a interventi e testimonianze, «scrittori, poeti, saggisti traduttori hanno ricostruito l’iter letterario e umano di Anna; ne è nata non solo una ‘geografia’, attraverso i luoghi che caratterizzano gli incontri e le tappe, ma anche una schedatura critica della sua scrittura». Mentre accoglieva dall’Associazione Culturale “Euterpe” il prestigioso Riconoscimento alla Carriera durante la cerimonia conclusiva del VII Premio di poesia “L’arte in versi”, a Jesi il 10 novembre, una τύχη-tiùke favorevole ha sortito il nostro incontro. La circostanza – in senso semiotico – per conoscersi meglio e comunicare era pertanto ottimale, anche quando abbiamo sfogliato insieme l’antologia. Il giudizio estetico trasmesso dalla sua figura complessiva è stato quello di nutrire una visione esaustiva del successo dell’atto semico avviato nell’affrontare l’evocazione di un τόπος-tòpos letterario. La Santoliquido è stata infatti, sin dagli inizi, ben cosciente di quanto il ricevente, per comprendere il messaggio considerato, debba poter interpretarne, nei vari segni, i segnali lanciati e, parimenti, le circostanze relative. Nel microcosmo dei suoi componimenti, nonché nelle pagine di Una vita in versi, il posto principale per cogliere il significato degli scritti spetta al destinatario: e tuttavia – in virtù dell’abilità magistrale dell’autrice, e in base alla teoria dell’argentino Jorge Luis Prieto – ecco la poetessa, fissando l’obiettivo del processo semiologico concepito per divulgarlo, mostrarsi in grado (secondo una Weltanschauung personale) di stabilirne lo scopo, pur di radice dialettica, in rapporto al quale la comprensione di noi interlocutori sarà “buona” o “cattiva”: vale dire, potremo aver compreso o meno una poetica del genere. La parte di Una vita in versi intitolata “Disegni e ritratti” ospita dipinti e sculture dedicati ad Anna da noti artisti: Barbarito, Damiani, De Luca, Linzalata, Lodeserto, Masini, in compagnia di altri. Segue il capitolo “Fotografie”, attinente gli incontri di Anna Santoliquido con personaggi della cultura conosciuti nell’hic et nunc della quarantennale attività letteraria: il Nobel Iosif Brodskjj, la grande Desanka Maksimović, Predrag Matvejević, il siriano Adonis, gli italiani Margherita Guidacci, Maria Luisa Spaziani, Mario Luzi, Dacia Maraini. Non mancano celebri figure del Mezzogiorno con i lucani Albino Pierro e Vito Riviello, la pugliese Maria Marcone, il compianto professor Michele Dell’Aquila dell’Ateneo di Bari, il meridionalista e poeta Vittore Fiore. Inoltre, sono riportati coinvolgenti componimenti indirizzati alla scrittrice, ad esempio di Mariella Bettarini («collettiva Parola che / Dentro l’anima riposa a / Onor di sé e di coloro che – come te Anna – la onorano») e di Michele Damiani («Anna / della pietra e delle noci / Anna / del cardo e delle spighe / Anna / dei piccoli miracoli / dei tuoi pochi o molti ben compiuti»), traduzioni in inglese (Mary V.C. Pragnell) e in latino (Orazio Antonio Bologna), accanto a spartiti musicali dei maestri Komorowski, Golia, Stea. Ma, in fin dei conti, cosa accade se “Il tempo / nel silenzio / ha scolpito / la sua storia / sulla facciata esterna / per offrirla in dono / agli occhi curiosi / dei forestieri dell’estate?” Nelle strofe de La casa di pietra del 1981, suppongo che da stranieri, in una calda estate rasserenante si possa, però, mirare un riparo in versi dalla calura e dalla nebbia dell’afa, auspicando, con ampio trasporto, ad andare al di là di ricordi ininfluenti, illusori; come del resto, nel primo Ottocento, Emily Dickinson ammoniva in Non esiste un vascello veloce come un libro:“There is no Frigate like a Book / To take us Lands away / Nor any Coursers like a Page / Of prancing Poetry / This Traverse may the poorest take / Without oppress of Toll / How frugal is the Chariot / That bears the Human Soul”. A lungo ha viaggiato la Santoliquido, tanto quanto i suoi libri (tradotti in oltre venti lingue), conducendo un impegno operativo di storiografia letteraria o di letteratura storica in equa misura orientato verso una natura e una società progressive. Ma non è opportuno – più di una volta asseriva Binni – valutare i poeti «come un dopo almeno ideale rispetto a strutture e tendenze di loro non bisognose», poiché la loro forza di interpretazione è originale «e di sollecitazione di moti spesso oscuri e fermentati di una situazione storica, sociale, politica, culturale». La poetessa di Forenza continua a viaggiare nei giorni a seguire con la sua ispirazione letteraria imparando a illuminare luoghi della sensibilità e dello spirito: nel brano La sposa agreste (dalla raccolta Med vrsticami/Tra le righe pubblicata a Lubiana nel 2011), dalle parole di una donna rimasta in patria ad attendere il marito emigrato viaggiando per mare negli States dickinsoniani, apprendiamo: “credeva che il firmamento si sfogliasse / invece lanciava fiamme / l’anima sull’incudine / i cavalli a briglie sciolte”. Concludendo, vorrei citare lo studioso canadese Northrop Frye nel suo celebre lavoro Agghiacciante simmetria, dedicato a William Blake: «Coloro per i quali soggetto e oggetto, esistenza e percezione, attività e pensiero sono tutte parti di un’antitesi gigantesca, penseranno naturalmente che l’uomo sia diviso tra una volontà egocentrica e una ragione che stabilisce contatti con il non-Io». Con Anna Santoliquido, e con il mitico Blake, illustratore del Paradise Lost di John Milton, di sicuro noi non lo crediamo.

Cinzia Baldazzi

Pensieri in divenire

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