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IL MONDO INTERIORE DI LAURA PIERDICCHI

IL MONDO INTERIORE DI LAURA PIERDICCHI

Laura Pierdicchi, Voci tra le pieghe dei passi (Edizioni del Leone), sin dagli esordi ha messo in evidenza la capacità di ricorrere alla poesia come strumento efficace di conoscenza di se stessi, anche adatto a relazionarsi con il prossimo. Il versante da lei esplorato è sicuramente quello lirico che ha per oggetto il mondo interiore del poeta e la ricostruzione del reale filtrata attraverso l’esperienza del vissuto. Ma la sua liricità è tutta un’altra cosa da quella tradizionale, quest’ultima essendo caratterizzata dallo scavo nei momenti di estasi e/o di scoramento nostalgico derivanti da un’impostazione di solitario egotismo che abbia come unico interlocutore l’alterego fittizio del poeta. Al contrario, Pierdicchi si è sempre mossa all’insegna di una poesia di relazione e di correlazione dei rapporti umani, in grado di mettere in contatto la propria interiorità con il prossimo suo e di mettere a nudo la dinamica dei rapporti interpersonali e gli arricchimenti — ovvero le devastazioni — di fantasia e di sogno che tali rapporti causano come ricadute nell’animo della poetessa. Gli esempi più noti di questo versante della poesia appartengono alla tradizione statunitense e si ritrovano nei seguaci della cosiddetta poesia confessionale che ha avuto come interpreti fra gli altri Silvia Plath e Anne Sexton. In Italia qualcosa di simile si ritrova in Amelia Rosselli, che è forse l’unico nome di poeta italiano avvicinabile alle soluzioni di contenuto e di stile di Laura Pierdicchi, anche per il carattere in comune di grande vitalità e invenzione del linguaggio poetico adottato. La poesia di Laura Pierdicchi e da considerare tra gli esiti di attualità più significativi e ricchi di prospettiva della nostra letteratura.

Sandro Gros-Pietro

Literary.it

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